luigi montefiori george eastman

IL NECROLOGIO DEI GIUSTI – È CURIOSO CHE PROPRIO NEL GIORNO IN CUI A CANNES È PASSATO ‘MINOTAUR’, A ROMA SE N’È ANDATO LUIGI MONTEFIORI ALIAS GEORGE EASTMAN, CHE NEL 1968 INCARNÒ PER FEDERICO FELLINI PROPRIO IL MINOTAURO IN UNA DELLE SCENE PIÙ MEMORABILI DEL “SATYRICON” - ATTORE NEGLI ANNI ’60, POI REGISTA DI FILM DI CULTO E STRACULTO, È STATO UN PERSONAGGIO FONDAMENTALE DEL NOSTRO CINEMA DI GENERE – È STATO ANCHE SCENEGGIATORE E PROTAGONISTA DELL’ESTREMO “ANTROPOPHAGUS” DI JOE D’AMATO, L’HORROR CANNIBAL CHE GLI DETTE GLORIA ETERNA TRA I FAN… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

george eastman e federico fellini in satyricon

E’ curioso che proprio nel giorno che a Cannes è passato “Minotaur” del regista russo Andrei  Zvyagintsev, a Roma se ne è andato per sempre un personaggio fondamentale del nostro cinema di genere, che nel 1968 incarnò per Federico Fellini proprio il Minotauro del labirinto di Cnosso in una delle scene più memorabili del “Satyricon”.

 

Quando George Eastman alias Luigi Montefiori, attore negli anni ’60, poi regista di film di culto e straculto come “DNA, formula letale”, “Anno 2020, i gladiatori del futuro”, ma soprattutto sceneggiatore e protagonista dell’estremo “Antropophagus” di Joe D’Amato, l’horror cannibal che gli dette gloria eterna tra i fan, si leva la maschera da Minotauro nel fil di Fellini, si vede un ragazzone sorridente di 2 metri per nulla aggressivo.

 

Ricordo che, abitando a Genova al tempo, e essendo Montefiori nato e cresciuto a Genova, fece molto colpo vederlo apparire dietro quella maschera minacciosa di mostro. Ma tutta la carriera nel cinema è stata in fondo un apparire, scomparire, calarsi in personaggio assurdi che lui stesso aveva scritto per questo suo fisico eccessivo, da peplum.

george eastman 10

 

Ne fanno testimonianza proprio “Antropophagus” e i film che girò, da sceneggiatore, per Joe D’Amato alias Aristide Massaccesi, indecisi tra l’horror e l’hard. Sempre di pura e dichiarata exploitation. Nato nel 1942 a Genova, giocatore di rugby e se non ricordo male anche di pallanuoto, alto com’era, Luigi Montefiori viene molto presto a Roma in cerca di fortuna.

george eastman 2

 

Studia un anno al Centro Sperimentale ma con un fisico da atleta, bello, muscoloso, viene da subito accalappiato per il cinema. Sono finiti i Maciste e gli Ercoli, sfortunatamente, e deve adattare il suo fisico agli spaghetti western. Come accadde anche a Fabio Testi. Lo troviamo così in “Django spara per primo” di Alberto De Martino nel 1966, il suo primo film, dove fa curiosa apparizione come figlio di Nando Gazzolo.

george eastman in amico, stammi lontano almeno un palmo

Eccolo ancora in “Due once di piombo (Il mio nome è Pecos)” di Maurizio Lucidi con Robert Woods protagonista nel ruolo di Pecos. E’ lo stesso Montefiori a ricordare la follia dei set del cinema di genere del tempo. “Lucidi era un pazzo. In una scena si era incartato. Doveva fare una scena di dialogo e non sapeva se mettere la macchina a destra o a sinistra. Si mise le mani alla testa, in posizione yoga, rimase fermo dieci minuti e poi, concentratissimo, decise l’inquadratura. Però aveva un grosso piglio sul set, mostrava molta sicurezza”.

 

Non era tanto meglio “L’ultimo killer” di Giuseppe Vari, che a lui piaceva molto. A quel tempo Montefiori viveva a casa di Renato Mambor, l’artista, fidanzato di Paola Pitagora. Anche Mambor faceva spesso ruoli western. Ma in ruoli minori. Montefiori diventa invece presto protagonista col nome di George Eastman, ideato per lui dalla assistente regista Serena Canevari, in “Bill il taciturno” diretto da Massimo Pupillo, prodotto da un distributore regionale napoletano, tal Salvatore Frignano, alla sua prima e unica uscita.

 

Sostituisce Robert Woods, cacciato dal set da Lina Wertmuller in “Il mio corpo per un poker” o “The Belle Star Story”, western al femminile con Elsa Martinelli. Negli anni ’60 compare distrattamente anche in film di altro genere, “Il cobra” di Mario Sequi, “Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica” di Michele Lupo, “Un poker di pistole” di Giuseppe Vari. Con Ferdinando Baldi compare in “Odia il prossimo tuo” e “Preparati la bara!”.

 

george eastman 3

Nel primo film, ricordava, “C’era una scena che mi ha fatto molto penare. Mi dovevano torturare. Stavo con le mani legate dietro la schiena, appeso a testa in giù dentro un pozzo pieno di serpenti. E e stuzzicavano i serpenti perché stavano troppo calmi!”. E’ uno dei “Cinque figli di cane” del titolo, secondo film diretto da Alfio Caltabiano e ribattezzato Alf Thunder. In realtà non aveva grande passione per recitare.

 

george eastman in emanuelle e francoise

Ha dovuto farlo perché aveva il fisico giusto, ma avrebbe preferito da subito fare lo sceneggiatore. Al punto che il “Fellini Satyricon”, piuttosto che un lancio in grande stile nel cinema dei maestri, è quasi una sorta di tentativo di addio al cinema. Cresciuto negli spaghetti western prodotti da Manolo Bolognini, fratello di Mauro, diretti da Ferdinando Baldi, fa il suo esordio casualmente come sceneggiatore in “Ciakmull”, che verrà diretto dal direttore della fotografia Enzo Barboni alla sua opera prima.

george eastman e karin schubert in tutti per uno botte per tutti

 “Manolo aveva il contratto fatto, gli attori pronti,” ricordava Montefiori, “ma gli venne contestata la sceneggiatura dalla distribuzione e il film stava per saltare. Era disperato, io avevo il contratto come attore, ero più disperato di lui. Gli dissi: vado a casa, provo a riscriverlo e vediamo che succede. Ho riscritto parte dell’inizio e tutto il secondo tempo. Lui lo ha portato alla PAC, la società che lo distribuiva, e lo hanno accettato”.

 

Il titolo così sofisticato, Ciakmull, era il nome di una terribile divinità messicana. Sembra che se lo fosse inventato Giovanni Testori, molto legato al clan Bolognini al tempo, innamorato di un giovane attore che bazzicava il set. Alterna ruoli da attore a sceneggiature scritte per sé. Così lo troviamo come solo attore in “La collina degli stivali” di Giuseppe Colizzi e in “Bastardo, vamos a matar” di Gino Mangini, western fatto senza soldi che ebbe non pochi problemi.

 

 “Il mio personaggio”, mi disse, “era un messicano alla Tepepa, un cazzarone. E c’era Antonella Steni che voleva farsi sposare da lui. Lo abbiamo girato in Spagna. Mangini era un folle, sempre esagitato, su di giri, sembrava che stessimo a fa’ Dostojeski. Non era tutto a posto”. E infine lo ritroviamo coprotagonista con Giuliano Gemma, ma anche soggettista e sceneggiatore idi un western maggiore, “Amico, stammi lontano almeno un palmo…”, diretto da Michele Lupo, il film che doveva garantirgli la vera svolta nella carriera.

 

george eastman 4

“L’idea era quella di un western alla Butch Cassidy con Gemma e me dove, alla fine, morivamo tutti e due”, ricordava. “Giuliano se ne innamorò subito. Scrissi la sceneggiatura, la mandai a Giuliano e lui mi disse che, se non avevo un produttore, lui ne aveva uno pronto. Portammo il copione a Franco Committeri, gli piacque, mi staccò un assegno e io ritornai a vivere. Per me era un periodo abbastanza buio”.

 

  Solo che poi Goffredo Lombardo chiede un lieto fine e farà riscrivere la sceneggiatura. C’è una storia stupenda che ricordava del set di “Quel maledetto giorno della resa dei conti” iniziato da Gino Mangini e finito da Sergio Garrone, girato nel 1971. “Io e Laura Troschel eravamo andati a scuola insieme a Genova e ci eravamo innamorati. Poi lei andò a Roma. Quando arrivai anche io scoprii che si era appena sposata con Pippo Franco. Non la rividi più.

 

george eastman in regalo di natale

Un giorno, Mangini mi chiama per fare un provino con tre attrici. Non sapevo chi fossero. Era una scena d’amore a letto. Così mi ritrovo a letto con Laura Troschel senza saperlo. Il risultato fu che io lasciai mia moglie e lei lasciò Pippo Franco. Un casino che non finiva mai.” Inguaiato nel cinema di genere con produttori che non danno tanto spazio agli sceneggiatori, gli cambierà la vita l’incontro con Aristide Massaccesi non ancora Joe D’Amato per un tardo western, “Giubbe rosse”.

george eastman cani arrabbiati

 La missione è quella di scrivere la sceneggiatura di questo sub-sub-film alla Fulci coi cani e il Grande Nord in soli tre giorni per Aristide Massaccesi, già direttore della fotografia, che doveva esordire proprio con questo western e per l’occasione si inventò il nome di Joe D’Amato. “In realtà non avevamo nulla se non un titolo che piacque alla produzione: Giubbe rosse”.

 

Montefiori si era scritto anche un bel ruolo di antagonista a Fabio Testi, ma il produttore non ne volle sapere di farlo recitare. Montefiori neanche firmò la sceneggiatura. Scrisse anche il copione di un western più importante, “Keoma” di Enzo G. Castellari, che venne molto cambiato da Mino Roli e poi durante la lavorazione.

 

george eastman in rosso sangue

“Hanno tolto molte cose, sono andati a sottrarre. Doveva essere un film forte, una favola nera, me lo hanno rovinato. Hanno avuto timore che fosse troppo cupo. C’era un finale molto più bello. Keoma aveva il problema che non sapeva chi dei tre fratellastri fosse il suo vero fratello. Un’idea che avevo rubato a “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo. Per non uccidere il fratello, Keoma, nel finale originale, decide di farsi ammazzare. Allora interviene il padre che ammazza il fratello condannando così a morte i suoi due figli. Di certo era un film diverso da tutti gli altri”.

 

Tutto il cinema del tempo, e Montefiori se ne accorge subito, è uno scontro con registi e produttori e distributori. Il mondo del cinema bis è una specie di giungla dove comandano i più forti. Lui stesso, quando sta da Bolognini, boccia la prima idea di “Lo chiamavano Trinità” di Enzo Barboni, dove doveva essere protagonista assieme a Peter Martell. La cosa la ricorda bene anche Montefiori.

 

george eastman 7

“Fui io a convincere Manolo Bolognini a non farlo. Mi avevano portato il soggettino scritto da Barboni. Era una cazzata, non c’erano né le battute né le trovate che poi mise nel film. Non c’era niente. Lui, quelle cose, le mise mentre girava. Manolo mi ha rimproverato per anni di avergli fatto rifiutare il film”.

 

Con Joe D’Amato, muovendosi tra horror e porno e hard, anche mischiandoli tutti e tre, “Sesso nero”, “Hard sensation”, “Le notti porno dei morti viventi”, inizia una collaborazione che tutti i fan del cinema di genere adoreranno. Scrive molto per il cinema, si specializza in noir, crime, polizieschi violenti, erotici, avventurosi, “Canne mozze”, “Le evase” con Lilli Carati, “Il fiume del grande caimano”, “La ragazza del vagone letto”, “Caligola: la storia mai raccontata”.

 

 Quando arriverà il tempo delle serie televisive si adatterà a far di tutto, infaticabile, “Uno bianca”, “Il Maresciallo Rocca”. Credo che abbia lavorata tutta la vita, chiuso in un corpo da minotauro.

george eastman 6george eastman e serena grandi in le foto di gioiageorge eastman 9george eastman in preparati la bara!george eastman antropophagus 2george eastman in amico, stammi lontano almeno un palmogeorge eastman 8george eastman antropophagus 1george eastman satyricon george eastman 1george eastman 5

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni ignazio la russa antonio tajani fabio rampelli roberto occhiuto marina berlusconi cirielli

DAGOREPORT – IN QUELLA POLVERIERA CHE E' DIVENTATA L'ARMATA BRANCA-MELONI, LA MICCIA E' COLLEGATA A DUE EVENTI: L’ELEZIONE SUPPLETTIVA IN CALABRIA E IL VOTO A SCRUTINIO SEGRETO ALLA CAMERA SULLA LEGGE ELETTORALE (SPUNTERANNO FRANCO-TIRATORI TRA COLORO CHE SANNO DI NON ESSERE RICANDIDATI NEL 2027? CHE DECIDERANNO LE DONNE DI FORZA ITALIA INVEPERITE PER LA MANCATA ALTERNANZA DI GENERE?) – IL CASO CALABRESE, CON IL CANDIDATO DI VANNACCI CHE RUBA VOTI A FORZA ITALIA E RISCHIA DI FAR VINCERE IL PD, PUO’ ESSERE L’OCCASIONE CHE TAJANI ASPETTAVA DA TEMPO: REGOLARE I CONTI CON IL GOVERNATORE OCCHIUTO, SUO NEMICO INTERNO, SU CUI RICADREBBE LA COLPA DELLA SCONFITTA DI FABIO ROSCIOLI, TESORIERE DI LADY BERLUSCONI – SE LA FAIDA TRA GLI AZZURRI È PALESE, IN FDI DEVONO GESTIRE I MALUMORI DEI “RAS” LOCALI. A MILANO LA RUSSA NON DIGERISCE LA PROPOSTA DI CANDIDARE A SINDACO L’AZZURRO PEREGO, NOME NON SGRADITO A VIA DELLA SCROFA - IN CAMPANIA C’È LA ROGNA DEL VISPO CIRIELLI, L'EX COLONNELLO DI GIORGIA CHE INVOCA DI IMBARCARE VANNACCI NELLA COALIZIONE - NEL LAZIO IL MENTORE DELLE SORELLE MELONI, FABIO RAMPELLI, NON SOLO SI E' AUTOCANDIDATO A SINDACO DI ROMA IN BARBA AL PARTITO, MA SCALPITA PER PIAZZARE I SUOI "GABBIANI" NELLE PROSSIME LISTE ELETTORALI - STENDIAMO UN "PELO PIETOSO" SUL'ALTRO ALLEATO, LA LEGA SPROFONDATA AL 4,5% CON SALVINI APPESO A CIO' CHE POTRA' SUCCEDERE DOMENICA PROSSIMA SUL PRATONE DI PONTIDA...

roberto vannacci elly schlein giorgia meloni legge elettorale ballottaggio

DAGOREPORT! LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE? MONTA IL DIBATTITO CON 160 COSTITUZIONALISTI CHE ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE - LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA' DELLA CONSULTA – LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO): UNA NORMA CHE IN REALTA’ FA COMODO A FORZA ITALIA E NOI MODERATI IN FUNZIONE ANTI-ONORATO MA ANCHE ALLA SINISTRA, CHE SI METTEREBBE AL RIPARO DALLE NUOVE CREATURE POLITICHE (TIPO GRILLO) – VANNACCI AL 99% NON DOVREBBE AVER BISOGNO DI RACCOGLIERE LE 6MILA FIRME - L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN…

elly schlein giuseppe conte dario franceschini

DAGOREPORT - CONTRORDINE, COMPAGNI, LE PRIMARIE SI FARANNO INDIPENDENTEMENTE DALLA LEGGE ELETTORALE! CONTE HA DATO UN AUT AUT AGLI ALLEATI DEL CAMPO LARGO METTENDO I GAZEBO COME “CONDICIO SINE QUA NON” PER ESSERE NELL'ALLEANZA CON IL PD – MA LE PRIMARIE, OLTRE A ESSERE DIVISIVE, SONO UN GRAN CASINO SUL FRONTE REGOLAMENTARE: SARANNO APERTE O CHIUSE? CI SARA’ IL VOTO ONLINE? E PREVEDERANNO UN BALLOTTAGGIO? - PER ELLY, CHE TREMA PERCHÉ CONTE CON LA POSIZIONE SULL’UCRAINA DRENA VOTI AL PD SCESO AL 20%, I GAZEBO SONO DIVENTATI UN PROBLEMA ANCHE ALL’INTERNO DEL PARTITO (AL PUNTO CHE NON HA POTUTO CONCEDERE L’ENDORSEMENT A MARIO CALABRESI, CANDIDATOSI A SINDACO DI MILANO, PERCHÉ HA PAURA DI PERDERE I VOTI DI PIERFRANCESCO MAJORINO). COSI’ PER BLINDARSI E’ COSTRETTA A STRINGERE ACCORDI CON RENZI, FRANCESCHINI E ALTRI CAPATAZ DEM. MA NON ERA LEI CHE DICEVA “NON VOGLIAMO PIÙ CAPIBASTONE E CACICCHI?”

giorgia meloni tommaso longobardi giovanbattista fazzolari gian marco chiocci filini

DAGOREPORT - COME MAI GIORGIA MELONI HA FATTO “ROTOLARE LA TESTA” DEL SUO STRATEGA SOCIAL, TOMMASO LONGOBARDI? A POCHI MESI DALLE ELEZIONI, CON I SONDAGGI CHE DANNO IL CAMPO LARGO IN VANTAGGIO E VANNACCI CHE SCIPPA CONSENSI A DESTRA, LA DUCETTA SI È ACCORTA CHE LA PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI NON FUNZIONA PIÙ – LONGOBARDI ERA GIÀ FINITO NEL MIRINO DEL “CERCHIO TRAGICO” DELLA SORA GIORGIA DOPO LA DISFATTA AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DOVE ERANO STATI DECISIVI I VOTI DEGLI ELETTORI PIÙ GIOVANI PER IL “NO” – ORA LA DUCETTA VUOLE UNA SVOLTA NELLA COMUNICAZIONE DEL GOVERNO E RICICCIA L’IDEA DI ASSOLDARE COME PORTAVOCE IL DIRETTORE DEL TG1, GIAN MARCO CHIOCCI. PICCOLO PARTICOLARE: CHIOCCI, FIN TROPPO AUTONOMO ED ESPERTO, SAREBBE UN “ACQUISTO” INDIGESTO PER FAZZOLARI E FILINI, IL DUO CHE GESTISCE LA MACCHINA COMUNICATIVA DI FDI – SI VOCIFERA CHE PALAZZO CHIGI PENSI A GINO ZAVALANI, VOLTO DI ESPERIA, PER RILANCIARE I SOCIAL – LA PRECISAZIONE DI ZAVALANI

giorgia meloni antonio tajani maurizio lupi alessandro onorato giuseppe conte matteo renzi roberto vannacci ignazio la russa

DAGOREPORT! - GIORGIA MELONI HA PAURA DI TORNARE ALLE URNE E VUOLE UNA NUOVA LEGGE ELETTORALE CHE AZZOPPI GLI AVVERSARI, A PARTIRE DALL’EMENDAMENTO “AMMAZZA-CESPUGLI” SULLA RACCOLTA DELLE FIRME - IL BLITZ E' UTILE A TAJANI, CESA E LUPI PER FERMARE ONORATO CHE POTREBBE ROSICCHIARE VOTI A FORZA ITALIA, UDC E NOI MODERATI - L'APPOGGIO DI CONTE ALL'ASSESSORE DI ROMA SEMBRA UN "BACIO DELLA MORTE": "PROGETTO CIVICO" STA DIVENTANDO "PROGETTO PEPPINIELLO"? - GLI OCCHI DEGLI ADDETTI AI LAVORI SULLE ELEZIONI SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA PER IL SEGGIO ALLA CAMERA: VUOI VEDERE CHE IL CANDIDATO DI VANNACCI TOGLIERA' VOTI AL CENTRODESTRA E FARA' VINCERE IL PD?

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO…