IL NECROLOGIO DEI GIUSTI - È MORTO ALL'ETÀ DI 75 ANNI LUCIO MONTANARO, UN GIGANTE DELLA COMMEDIA SEXY ITALIANA DEGLI ANNI ’70, QUELLA DI EDWIGE FENECH, ALVARO VITALI, LINO BANFI E GLORIA GUIDA - NESSUNO COME LUI SAPEVA RACCONTARE LE STORIE DI MARIO MEROLA CON IMITAZIONI, RUMORI E COMMENTI NON RICHIESTI - SUL SET DI UNO DEI TANTI FILM, MEROLA VIDE UN ORSO E GLI CHIESE: "LUCIO, MA CHE È ANIMALE È QUESTO? NON NE AGGIO VEDUTO MAI UNO UGUALE". LUCIO: "È ’NU CANE!" E MEROLA STUPITO: "NU CANE!? SEI SICURO? NUN NE AGGIO MAI VEDUTO UNO ACCUSSÌ GRUOSSO!"

 

Marco Giusti per Dagospia

 

lucio montanaro 5

Nessuno come Lucio Montanaro, che se ne è andato senza avvertire a 75 anni nella sua Martina Franca amatissima, un gigante della commedia sexy italiana degli anni ’70, quella di Edwige Fenech, Alvaro Vitali, Lino Banfi, Gloria Guida, sapeva raccontare le storie di Mario Merola con imitazioni, rumori, commenti non richiesti.

 

Da Merola che gioca e perde rigorosamente ogni volta, a Merola che stramangia, con tanto di rumore degli spaghetti che vanno giù. Ma la storia dell’orso mi faceva ridere sempre. Sul set di uno dei tanti film di Merola prodotti da Ciro Ippolito, che lo aveva portato addirittura in Turchia, Mario Merola vede un orso. Che non aveva mai visto.

 

E chiede al fido Lucio, l’amico del cuore su quei set. “Lucio, ma che è animale è questo? Non ne aggio veduto mai uno uguale…”. E Lucio: “Mario, è ’nu cane!”. E Merola stupito: “’nu cane!? Sei sicuro? nun ne aggio mai veduto uno accussì gruosso!”. Nu cane…

 

lucio montanaro 4

L’altra storia incredibile, che poteva andare avanti ore, era quando Federico Fellini lo chiamò insieme al grosso Gepi & Gepi per “E la nave va”. Pagati, preparati, venivano presi dall’albergo e portati sul set tutti i giorni. Nell’attesa di recitare. Ma i giorni, le settimane passavano, e Fellini girava altro e rimandava la loro partecipazione.

 

Eppure li aveva voluti lui, era andato proprio a cercarseli. E Gepi & Gepi incominciava a non poterne più. E Fellini rimandava, rimandava… E Lucio portava avanti questa storia per non so quanto tempo.

 

Ho incontrato per la prima volta Lucio Montanaro ormai venticinque anni fa, agli inizi di Stracult, il programma di Rai Due, la rete che fu di Carlo Freccero, che allora firmava anche il programma con il nome di “Sal Mineo”, sul set di una commedia sexy tardissima che si girava a Ischia, Se lo fai sono guai, diretta da Michele Massimo Tarantino, prodotta da Pietro Innocenzi con un cast che spaziava da Alvaro Vitali a Gianfranco D’Angelo, da Stefano Masciarelli a Maurizio Mattioli.

 

lucio montanaro 6

Protagonisti erano la brasiliana Lucila Diaz e Stefano Fabrizi. E’ lì, in un albergo di Ischia, proprietà di un signore che mise soldi su questo film e non so se mai più li riprese, che incontrai Lucio Montanaro.

 

E veramente non ci siamo più lasciati. Mi fece l’imitazione della 600, del telefono a gettoni, della gallina, grandi numeri del suo repertorio. E cominciò a raccontarmi le storie della commedia sexy come se fosse stato un Eden perduto. Lo era. Lo è. Ne sono pienamente convinto.

 

Era un piccolo cinema a conduzione quasi familiare dove si sentiva ancora un calore, un sentimento, un coinvolgimento, dove i set e le troupe sono sempre le stesse, dove i giovani comici, come Alvaro e Lucio, si legano a quelli più grandi, i Carotenuto, i Banfi, dove ancora compaiono caratteristi eroici, come Terzo o Alfonso Tomas. Gran parte di quella esperienza verrà risucchiata, e non sempre per il meglio, dai cinepanettoni tanti anni dopo, quando ormai la stagione della commedia sexy sarà morta e sepolta.

 

lucio montanaro 7

Lucio, forse perché era molto giovane al tempo, l’ha vissuta proprio come sperienza formativa di vita oltre che di lavoro. E ricordava miracolosamente tutto. Io, come tutti i ragazzacci della turbocritica militante di fine anni ’70, e questo tutti, poi, comprendeva solo me e il mio caro amico Giovanni Buttafava, avevo già adocchiato Lucio come complice-spalla di Alvaro Vitali nei geniali primi film della serie delle dottoresse e soldatesse ideati e diretti da Nando Cicero, scritti da Francesco Milizia e prodotti da Luciano Martino qualche anno prima, cioè La dottoressa del distretto militare e La soldatessa alla visita medica, che incassò nel 1976 la bellezza di un miliardo e duecento milioni di lire.

 

Lì Lucio aveva grandi numeri insieme a Alvaro Vitali, ovvio, soprattutto alle prese con problemi intestinali, epidemie di scorregge, culi che sparano come mitragliatrici, ma anche numeri da solo in stretto accento di Martina Franca.

 

Cicero, che con Mariano Laurenti e Michele Massimo Tarantino, si dividerà poi la regia di questi film, ma che aveva una mano di regia più pazza, più selvaggia, ma sicuramente più autoriale, al punto che il suo complice segreto per le gag più esagerate era un genio come Giancarlo Fusco, è il primo a vedere nel giovanissimo Lucio Montanaro un comico naturale e a costruirlo come personaggio per tutta la lunga serie delle commedie sexy.

lucio montanaro 3

 

Lucio già si era notato in due film precedenti, in “Vieni, vieni amore mio” di Vittorio Caprioli con Ciro Ippolito e Imma Piro protagonisti, tutto girato tra Martina Franca e Polignano a Mare, dove ha un buffo ruolo di maniaco del sesso, addirittura un “misuratore di culi”, e poi in “Giubbe rosse” di Aristide Massaccesi, dove non so che ci facesse. Il cinema è così.

 

Ma è Nando Cicero, inserendolo “fisicamente” accanto a Alvaro e agli altri marmittoni dell’esercito della Dania Film, a renderlo massa comica, pronto però a confrontarsi con maestri Renzo Montagnani e Nino Terzo, a dargli quella rotondità di comico che non ancora non possedeva. “Chi è stato? Chi è stato abbia almeno il coraggio della responsabilità della propria scorreggia!”.

 

Impossibile non ridere di fronte ai film di Cicero, ma anche di fronte a quelli, più classici, di Mariano Laurenti. E impossibile non vedere nella commedia sexy del tempo il coronamento della commedia all’italiana più estrema.

 

lucio montanaro 2

Proprio mentre la commedia all’italiana prendeva strade più borghesi e meno interessanti. La scoperta della commedia scorreggiona e di un autore folle e geniale come Cicero fu per me qualcosa di esplosivo a cavallo tra gli anni 70 e gli anni 80, nel pieno degli anni di piombo.

 

Magari il modo per uscire da una cappa pesantissima che vivevamo tutti i giorni. Ma il modo anche per uscire dai film dell’impegno a tutti i costi. Commedia sexy e poliziotteschi furono una via d’uscita per tutta una generazione che non ne poteva più di morte e di retorica.

 

Se lo spaghetti western ci aveva forgiato, ci aveva fatto rivoluzionari almeno della critica, la commedia sexy ci portava ancora più in là, facendoci superare ogni ostacolo critico, da Rondi a Fofi. Loro, Alvaro, Lucio, Nino Terzo erano i nostri eroi. Lo sapeva bene anche Federico Fellini, e per questo lo chiamò assieme a Gepy&Gepy per un ruolo che non ebbe mai, ma che fece rimanere Lucio dei mesi a Roma. Lucio faceva ridere e aveva anche un fisico da comico antico. Bei tempi.

MARIO MEROLA

 

Allora conoscevo le battute dei film di Cicero e Laurenti a mente. “Me cecassero gli occhi…”. E poi vennero i Merola movies, ideati, prodotti, in gran parte diretti da Ciro Ippolito certo, e Nadia Cassini che prese il posto della meravigliosa Edwige.

 

Arrivarono i barzelletta movies. E “I carabbinieri” di Francesco Massaro, un altro amico che abbiamo eprso da poco, scritto da Enrico Vanzina e prodotto da Galliano Juso, dove Lucio è in coppia con Sandro Ghiani e fanno “Alca e Seltzer”.

 

Lì, scrivo in un dotto articolo sul rarissimo “I nuovi mostri – comici italiani degli anni 80”, uscito nel 1981, Lucio “si concede due numeri spaventosamente complessi di queste ariette. Grazie ai suoi numeri di bombardamenti… trema perfino Bombolo”.

 

E così diventa “forse il più degno erede di Vitali”. Perché Alvaro, allora, faceva ridere davvero. Soprattutto nei film della Dania. Non mi ricordo quante volte avevo inserito le gag di Lucio e di Alvaro, ai tempi di Blob, di quando Blob era Blob, diciamo quello degli inizi, associato a chissà quale politico del tempo.

lucio montanaro 1

 

Perché per me la commedia sexy e i suoi protagonisti erano un serbatoio inesauribile di trovate comiche, magari eccessive, ma sicuramente devastanti all’interno di un cinema spesso noioso e piccolo borghese. Erano la rivoluzione tanto aspettata.

 

Quando ho potuto, dopo gli anni di Blob, ho cercato di inserire Lucio a Stracult. La sua apparizione come finto Mario Merola nell’edizione dell’aeroplano, la chiamo così perché si svolgeva tutto su un aeroplano delle Stracult Airlines con Lillo e Greg, Max Giusti, Enzo Salvi, era memorabile.

 

MARIO MEROLA

Non solo perché faceva un Merola favoloso, che arriva col pane cafone e la giacca troppo stretta, che ha paura di volare, ma perché univa al suo Merola una serie di rumori pesanti rigorosamente eseguiti con la bocca, che ci riportavano proprio alla commedia sexy piuttosto che ai Merola movies.

 

Magari un po’ Merola se la prese, “cosa mi hai fatto diventare…” disse a Lucio, ma in realtà era una parodia affettuosa e lui stesso lo sapeva. Lucio non poteva che farla così, eccessiva e sconveniente. Come tutto quello che ha fatto. “Me cecassero gli occhi”. Arrivederci, Lucio

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