putin musk zelensky von der leyen donald trump netanyahu

DAGOREPORT - NON TUTTO IL TRUMP VIENE PER NUOCERE: L’APPROCCIO MUSCOLARE DEL TYCOON IN POLITICA ESTERA POTREBBE CHIUDERE LE GUERRE IN UCRAINA E MEDIORIENTE (COSTRINGENDO PUTIN E ZELENSKY ALLA TRATTATIVA E RISPOLVERANDO GLI ACCORDI DI ABRAMO TRA NETANYAHU E IL SAUDITA BIN SALMAN) – I VERI GUAI PER TRUMPONE SARANNO QUELLI "DOMESTICI”: IL DEBITO PUBBLICO VOLA A 33MILA MILIARDI$, E IL TAGLIO DELLE TASSE NON AIUTERÀ A CONTENERLO. ANCORA: ELON MUSK, PRIMA O POI, SI RIVELERÀ UN INGOMBRANTE ALLEATO ALLA KETAMINA CHE CREA SOLO ROGNE. LA MAXI-SFORBICIATA AI DIPENDENTI PUBBLICI IMMAGINATA DAL “DOGE” POTREBBE ERODERE IL CONSENSO DEL TYCOON, GIÀ MESSO A RISCHIO DAL PIANO DI DEPORTAZIONE DEI MIGRANTI (GLI IMPRENDITORI VOGLIONO LAVORATORI A BASSO COSTO) – I GUAI PER L’EUROPA SUI DAZI: TRUMP TRATTERÀ CON I SINGOLI PAESI. A QUEL PUNTO GIORGIA MELONI CHE FA: TRATTA CON "THE DONALD" IN SEPARATA SEDE O RESTERÀ "FEDELE" ALL'UE?

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU

DAGOREPORT

Non tutto il Trump viene per nuocere. Nell’attesa di insediarsi, il prossimo 20 gennaio, come nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump non resta con le mani in mano.

 

Vuole dimostrare che il suo carattere muscolare e il piglio da risolutore portano risultati concreti ben prima di poggiare nuovamente le terga nello studio ovale.

 

volodymyr zelensky donald trump

 

I suoi più grandi obiettivi sono arrivare alla pace in Medioriente e alla tregua in Ucraina, certificando di fatto l’inettitudine di Biden e dei democratici. Le prime mosse del tycoon, subito dopo aver vinto le elezioni, sono andate in questa direzione.

 

Due giorni fa ha parlato al telefono con Netanyahu, a cui già a luglio aveva intimato di “mettere fine alla guerra”, e Bibi, che si è ben guardato dal fermarsi per non concedere un vantaggio agli odiati Biden e Kamala, ora vuole fare un regalo al suo amico Trump con una tregua.

 

JOE BIDEN KAMALA HARRIS

Di qui la presunta visita al Cairo (smentita ufficialmente, ma le diplomazie sono al lavoro) per trovare un accordo con Hamas per il rilascio degli ostaggi e una pausa nel conflitto.

 

Sul dossier Ucraina, Trump è stato molto più duro: ha chiesto a Zelensky di sedersi al tavolo delle trattative, minacciando di dare lo stop agli aiuti militari.

 

L’ha incontrato due volte (una a Washington e l’altra a Parigi all’inaugurazione di Notre Dame) e in entrambi i casi ha strigliato il riottoso presidente ucraino, cercando di convincerlo a ingoiare il rospo e a negoziare con Mosca. 

 

L'approccio sembra dare i suoi frutti. Oggi Zelensky, in un'intervista al quotidiano francese "Le Parisien", ha ammesso per la prima volta: "L'Ucraina attualmente non ha forze sufficienti per riconquistare il Donbass e la Crimea con mezzi militari, pertanto conta sulla diplomazia".

 

telefonata tra donald trump vladimir putin - vignetta by osho

Trump sta avendo un comportamento simile  con Putin, a cui ha chiesto la fine dell’operazione speciale in Ucraina, accettando di aprire un canale diplomatico con Kiev, con la minaccia di armare così tanto l’esercito di Zelensky da trasformarlo in una spada di Damocle permanente sul tetto del Cremlino.

 

Gli osservatori più attenti sostengono che nella direzione di una diplomazia muscolare con Mosca rientri anche l’attentato al generale Igor Kirillov. Per quanto rivendicato dall’intelligence di Kiev, l’attacco non sarebbe frutto delle sole manine ucraine. Come a dire, possiamo colpire ovunque e chiunque, anche ai più alti gradi del potere russo...

 

il video dell attentato a igor kirillov a mosca 3

Dal punto di vista delle negoziazioni, Trump sembra essere l’uomo giusto al posto giusto: uno spregiudicato giocatore di poker con tutti gli assi in mano. Se riuscisse nel suo obiettivo, il primo anno del suo secondo mandato sarà una manna per tutti.

 

Senza due guerre a prosciugare l’economia globale, ci sarebbero conseguenze benefiche per tutti: il costo dell’energia e l’inflazione potrebbero tornare a livelli accettabili, rasserenando il clima sui mercati.

 

Dopo un po’, però, inizierebbero i dolori per la decisione di Trump di imporre dazi alle merci in arrivo negli Stati Uniti. L’Europa, a quel punto, si troverebbe in grande difficoltà, costretta a trattare con il tycoon da una posizione di debolezza. E se The Donald eviterà di interloquire direttamente con Ursula von der Leyen, preferendo un approccio bilaterale con i singoli paesi, l’Unione verrebbe ulteriormente depotenziata (e a quel punto Giorgia Meloni che fa: tratta con Trump in separata sede o resterà "fedele" all'Ue della sua amica Ursula?).

 

donald trump ed elon musk assistono al lancio di un razzo di spacex foto lapresse 2

Eppure non ci sono solo rose e fiori per Trump, nei prossimi mesi. Prima o poi Elon Musk si rivelerà per quel che è: un ingombrante alleato che può creare molte rogne al presidente.

 

Da “Doge”, ovvero responsabile del dipartimento per l’efficienza governativa, il ketaminico Mr. Tesla vuole dare un’ampia sforbiciata ai 2,2 milioni di dipendenti federale evocando un impossibile taglio della spesa pubblica da 2mila miliardi (l’equivalente del Pil italiano).

 

Il tecno-liberismo di Musk rischia di creare molti problemi di consenso a Trump, che rischia già di perdere le simpatie delle aziende americane per il piano di “deportazione” dei migranti: togliere manodopera a basso costo farebbe saltare sulla sedia quasi tutti gli imprenditori degli States.

donald trump elon musk

 

Inoltre, Trump deve stare molto attento al bilancio a stelle e strisce, gravato da un debito pubblico in continua crescita (a dicembre 2023 ha raggiunto la soglia dei 33mila miliardi, il 129% del Pil): dove troverà le risorse per compensare il maxi taglio di tasse per i ricchi promesso in campagna elettorale?

ELON MUSK AL COMIZIO DI TRUMP AL MADISON SQUARE GARDEN - FOTO LAPRESSEdonald trump ed elon musk assistono al lancio di un razzo di spacex foto lapresse 7ELON MUSK, DONALD TRUMP, DONALD TRUMP JR., E ROBERT F. KENNEDY JR.il video dell attentato a igor kirillov a mosca 2

DONALD TRUMP BENJAMIN NETANYAHU

DONALD TRUMP - ELON MUSK - GIORGIA MELONIIGOR KIRILLOV

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMPbenjamin netanyahu, donald trump e i ministri degli esteri di barhein e emirati arabi uniti

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI