julio sergio e il figlio enzo

“NONOSTANTE IL TUMORE, SORRIDEVA SEMPRE, MI HA INSEGNATO IL VERO SENSO DELLA VITA” – L’EX PORTIERE DELLA ROMA JULIO SERGIO PARLA DEL FIGLIO 15ENNE ENZO SCOMPARSO PER UN TUMORE CEREBRALE CONTRO CUI LOTTAVA DAL 2020: "IL VIDEO DAL PARRUCCHIERE? ENZO SI ARRABBIAVA OGNI VOLTA CHE DOVEVA TAGLIARE I CAPELLI. IO CERCAVO DI DONARGLI SPENSIERATEZZA. L’IDEA DI TAGLIARLI INSIEME È NATA PER QUESTO" – "PRIMA DI ANDARSENE MI HA CHIESTO DI INCONTRARE NEYMAR" – L’AIUTO DELLA FEDE PER SUPERARE IL LUTTO – VIDEO

 

https://www.la7.it/intanto/video/julio-sergio-ex-portiere-della-roma-e-il-gesto-damore-per-il-figlio-malato-di-cancro-09-07-2025-603419

 

Nicolò Franceschin per corriere.it - Estratti

 

 

«Mio figlio Enzo manca tutti i giorni. Il suo ricordo vive in ogni cosa che facciamo. Il ricordo di lui, di ciò che abbiamo fatto assieme, di ciò che eravamo».

 

Avete combattuto per cinque anni.

julio sergio e il figlio enzo

«Nel 2020 gli hanno diagnosticato il tumore. Abbiamo lottato ogni giorno e in ogni modo. Abbiamo anche vissuto momenti incredibili insieme».

 

Come avevate scoperto il tumore?

«Enzo aveva spesso mal di testa. A questo si erano aggiunti dei problemi di equilibrio. Dopo molte visite e nessuna risposta, una pediatra ci aveva consigliato di fare una tomografia. Ricordo bene quel giorno. L’esame era iniziato alle 5 di pomeriggio. Alle 8 di mattina del giorno successivo era già in sala operatoria per il suo primo intervento alla testa».

 

Nell’ultimo periodo le condizioni erano peggiorate.

«Ho vissuto le ultime settimane al suo fianco. Un giorno ha chiamato me e sua mamma per parlarci. “Sono stanco, ho bisogno di riposare”. Era stanco, debole. La malattia si era aggravata. Se n’è andato per un’infiammazione ai polmoni durante l’ultima radioterapia. Il sistema immunitario non rispondeva più».

 

JULIO SERGIO 11

Enzo Bertagnoli è scomparso lo scorso 27 luglio a 15 anni. Da cinque anni durava la battaglia contro un medulloblastoma. Pochi giorni prima aveva fatto il giro del mondo il suo video con il padre Julio Sergio Bertagnoli (ex portiere di Roma, dove è nato Enzo, e Lecce) mentre si tagliavano i capelli insieme: «Era un ragazzo speciale. Sorrideva sempre, nonostante tutto. Mi ha insegnato il vero senso della vita».

 

 

Cosa significa per un genitore sentirsi dire quelle parole da un figlio?

«Ti crolla il mondo addosso. Allo stesso tempo, però, comprendi cosa sia l’amore incondizionato per qualcuno. Da papà avrei voluto che restasse ancora con noi, ma lasciarlo andare era la cosa migliore per lui, era la sua volontà».

 

Come avete vissuto gli ultimi giorni?

«Sono stati molto intensi. Il venerdì era stato indotto in coma farmacologico. Sapevamo che non si sarebbe più risvegliato. Aveva ancora battito, ma non sarebbe tornato da noi. La domenica se n’è andato».

 

julio sergio

Il vostro video dal parrucchiere aveva fatto il giro del mondo?

«Non pensavo potesse avere quella risonanza. Enzo si arrabbiava ogni volta che doveva tagliare i capelli. Era un momento delicato, andava sempre in giro con un cappellino. Io cercavo di donargli spensieratezza. L’idea di tagliarli insieme è nata per questo. Il video è stato anche un modo per dare sostegno a chi stava vivendo la stessa nostra situazione».

 

Ha ricevuto molti messaggi di vicinanza?

«Sì, anche dal mondo del calcio. Mi ha fatto piacere. Sapere che c’è il rispetto dell’essere umano e che gli altri ti vogliono bene per la persona che sei: sono sensazioni che donano un po’ di conforto».

 

Ha mai pensato di non farcela?

«Non era un’opzione. Non lo era per Enzo, per mia figlia, per la mia famiglia. Se avessi mollato, tutto sarebbe crollato. È una consapevolezza che ti fa scoprire una forza interiore che prima non avresti mai immaginato di avere. E quella forza ti aiuta a rimanere in piedi anche dopo la sua morte».

 

Ha pianto in questi anni?

«Con lui poche volte, non potevo permettermelo. Da solo sì, ho pianto. Ho pianto tanto. Mi aiutava a sfogarmi. È dal giorno della diagnosi che convivo con un senso di angoscia. Ogni mattina mi alzavo con l’idea di dover trovare una soluzione, una cura per mio figlio. Ci sono dei momenti in cui fai fatica ad andare avanti e crolli. Ho da tempo uno psicologo e da poco anche uno psichiatra. Senza il loro aiuto è dura reggere. E anche la fede mi ha aiutato tanto».

 

julio sergio e il figlio enzo

Come l’ha aiutata la fede?

«A capire che non tutto deve avere una spiegazione».

 

Si è sentito in colpa?

«All’inizio i pensieri sono tanti, ti chiedi se hai qualche responsabilità per quanto è successo. Mi domandavo per esempio se la separazione tra me e sua mamma potesse aver influito. Mi chiedevo perché proprio a noi. Con il tempo ho capito che ci sono variabili che non puoi controllare, come la malattia. Arrivano e basta. L’unica cosa che puoi fare è accettarlo e combattere».

 

Le capita di parlare con lui?

«Enzo è sempre con me. Lo vedo e lo sento in ogni attimo. È nelle mie giornate e nelle mie preghiere. E ogni tanto ci parlo. Quando ho momenti difficili gli chiedo una mano, so che mi può aiutare».

 

Che ragazzo era?

JULIO SERGIO

«Incredibile. Non ha mai pianto, nonostante da anni non avesse una vita normale. Aveva smesso di svilupparsi fisicamente, non aveva più i capelli dietro alla testa. È stato capace di crearsi il suo mondo, di trovare una sua forza interiore. E pensava sempre agli altri. Un episodio penso possa far comprendere la sua umanità».

 

(...)

«In una delle nostre chiacchierate gli avevo detto che sarei dovuto essere al suo posto. “No papà, tu devi pensare a mamma e a mia sorella”, la sua risposta. Questo era Enzo. E questi anni, nonostante spesso gli sviluppi fossero negativi, sono stati miracolosi. Penso sia stato l’unica persona in grado di reggere sei trapianti».

 

«Assolutamente. Guardava tutte le partite del Santos e, quando possibile, della Roma. Aveva detto alla mamma che avrebbe voluto fare dei corsi da allenatore per venire a lavorare con me. Prima di andarsene mi ha chiesto di incontrare Neymar. Per fortuna siamo riusciti a organizzare la visita».

 

Qual è la cosa più importante che le ha insegnato?

«Il valore delle cose, il senso della vita. 

 

Cosa direbbe a chi vive la sua stessa situazione?

«Vivere la situazione nel modo più sereno e spontaneo possibile. Fare del bene, di esprimerlo e dimostrarlo agli altri. Non possiamo controllare ogni cosa. E ora voglio essere d’aiuto a queste persone

 

(...)

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