conte 19

CINQUE STELLE DA QUATTRO SOLDI - CONTE SI È ACCORTO CHE PER FARE POLITICA CI VOGLIONO I DENARI MA LE CASSE DEL M5S SONO VUOTE. NEL PARTITO DEI FRANCESCANI, DEGLI SCONTRINI, DEI BONIFICI RITIRATI, L’IDEA DI GIUSEPPI È QUELLA DI SFRUTTARE LA MEGA-LIQUIDITÀ DEI GRUPPI PARLAMENTARI E I RISPARMI DEI PARLAMENTARI. TUTTO FA BRODO: ANCHE IL 2XMILLE. MISTERO SUL VECCHIO FONDO DEL MICROCREDITO

Carlo Tecce per espresso.repubblica.it

 

conte 19

Il Giuseppe Conte di questo periodo, il corrente Giuseppe Conte, da non confondere con la versione gialloverde ai tempi di Matteo Salvini né con il rivestimento giallorosso ai tempi di Goffredo Bettini e neanche con l’offeso da Beppe Grillo o il minaccioso con Beppe Grillo, insomma il Giuseppe Conte capo dei Cinque Stelle o dei Cinque Conte si è accorto che per fare politica ci vogliono i denari. Un assillo. Un tormento. Quasi una vergogna per gli ultimi puristi grillini oltre il medesimo Grillo.

 

Allora il presidente proclamato Conte sta lì, nel partito dei francescani, delle restituzioni, delle donazioni, dei rendiconti, degli scontrini, dei bonifici ritirati, dei bonifici inoltrati, dei bonifici agognati, a studiare un modo, di innocuo impatto mediatico, sennò gli elettori si spaventano, per accumulare più denari.

 

Che poi, i denari, servono per pagare la struttura di un partito classico, non un prototipo della democrazia diretta, piuttosto un esemplare della vetustà: sedi centrali, sedi locali, utenze, portaborse, consulenti, trasferte, banchetti, avvocati, sondaggi, manifesti, propaganda.

conte di maio

 

 

FORZIERE SOTTO CHIAVE

Secondo una stima di Luigi Di Maio, elaborata lo scorso anno nel giorno in cui si congedò da capo politico, i Cinque Stelle hanno rinunciato a 106 milioni di euro pubblici in una legislatura e mezza. A ogni stima, però, non si è precisato mai abbastanza che i Cinque Stelle percepiscono, com’è legittimo e necessario, i generosi contributi destinati ai gruppi di Camera e Senato che sono tarati sul numero dei componenti. Ciascun deputato o senatore che abbandona i Cinque Stelle, non lascia un vuoto, ma un buco nel bilancio. Non proprio un buco, un foro. Però i fori sono tanti.

 

 

conte di maio

Il gruppo alla Camera ha ricevuto 9,1 milioni di euro nel 2019 e 8,6 nel 2020 per le costanti defezioni. In proporzione al gruppo al Senato è andata peggio con 6,4 milioni di euro nel 2019 e 5,8 nel 2020. Oltre la metà di queste risorse viene utilizzata per gli stipendi dei collaboratori. I Cinque Stelle non hanno alternative: o caricano i costi degli assistenti a vario titolo sui gruppi di Camera e Senato, com’è successo per Rocco Casalino, o si affidano a un organismo esterno, com’è accaduto fino a luglio con l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio. A proposito: la transazione col figlio di Gianroberto per il riscatto dei dati degli iscritti si è conclusa con tre bonifici a luglio per un totale di 316.000 euro.

 

 

 

 

virginia raggi giuseppe conte

Al varo della legislatura, tre anni fa, i Cinque Stelle disponevano di 333 parlamentari. Adesso sono instabilmente a quota 234. I gruppi di Camera e Senato riescono ancora a risparmiare più di 3 milioni di euro assieme, ma la differenza fra entrate e uscite si assottiglia.

 

L’abbondanza di parlamentari ha permesso al Movimento di affastellare una preziosa liquidità: più di 15,5 milioni di euro. I contributi sono riservati alle attività parlamentari e dunque non possono soddisfare le esigenze del partito, ma ci sono spese - sondaggi, personale, promozione - che se pure concentrate sui deputati e senatori portano beneficio all’intero partito o comunque non si distinguono molto.

 

Conte ha intenzione di attingere anche dai risparmi dei parlamentari per lanciare la sua stagione che comincia dal mattone. L’ex premier ha adocchiato e affittato presto un elegante ufficio in via di Campo Marzio 46 a Roma, in zona palazzo Montecitorio, già operativo per le elezioni amministrative seppur non ancora ammobiliato: è di proprietà di Ibl banca, che voleva un inquilino di prestigio, oltre 500 metri quadrati per oltre 10.000 euro al mese.

 

STATO AMICO

conte cartonato

Nei depositi bancari dei Cinque Stelle ci sono altri 7,5 milioni di euro - l’ultimo aggiornamento è di agosto - per finanziare progetti umanitari, educativi, culturali e di piccole imprese. Si tratta del fondo del microcredito che i Cinque Stelle, sin dall’ingresso in Parlamento, hanno alimentato con versamenti mensili di 2.000 euro da sottrarre allo stipendio di onorevoli.

 

Ha funzionato con l’entusiasmo degli esordi, poi si è inceppato con la burocrazia, i sotterfugi, le sanzioni, le espulsioni. Nel bel mezzo dei drammatici viaggi fra Roma e Kabul, deliberando per sé e per gli altri, Conte ha annunciato che un pezzo di quel gruzzolo verrà usato per l’accoglienza dei profughi afghani. Il capo decide in autonomia siccome al momento è sprovvisto di vice o vice dei vice. Se non si contraddice, procede spedito.

 

 

giuseppe conte e luigi di maio con la card del reddito di cittadinanza

Però i parlamentari paganti, una minoranza, non sono d’accordo e prima che l’ex presidente del Consiglio stanzi parte o gran parte di quei 7,5 milioni di euro desiderano discutere, soprattutto perché temono che possa dirottarli sul nuovo Movimento. Il deputato bresciano Claudio Cominardi, il solo rimasto a valere uno, cioè la sua parola vale la sua e nient’altro, è il tesoriere senza poteri che il fondatore Beppe Grillo e il reggente Vito Crimi hanno nominato a dicembre.

 

 

GIUSEPPE CONTE

 Ad aprile l’ex premier ha varato la sua riforma. In passato i parlamentari erano costretti a elargire 2.300 euro mensili al partito di cui 2.000 per il fondo del microcredito e 300 per la piattaforma Rousseau. Conte ha portato la tassazione a 2.500 di cui 1.500 per la beneficenza e il supporto alle imprese e 1.000 per il partito da costruire. Gli attuali parlamentari dovrebbero rimpinguare le casse con 585.000 euro al mese, ma nel quadrimestre aprile, maggio, giugno e luglio, compresi gli sbadati e i redenti, si è arrivati a 1,6 milioni contro i 2,3 previsti.

 

L’obolo di 1.000, dopo una iniziale diffidenza (non s’era capito chi la spuntava fra Casaleggio e Conte e poi fra Conte e Grillo), oggi viene saldato con regolarità da quei parlamentari che sperano in un’altra candidatura a dispetto delle regole sui due mandati. Gli inadempienti sono almeno un terzo e il flusso non consente grossi investimenti o impegni per gli acquisti. Così il tesoriere Cominardi supplica i parlamentari di anticipare le rate e il buon esempio l’ha dato Crimi ad aprile.

davide casaleggio

 

I 234 parlamentari in organico ai gruppi con 1.000 euro a testa potrebbero garantire 234.000 euro al mese per il funzionamento del partito da qui al voto, quando, per il taglio delle poltrone e dei consensi, Conte si ritroverà poche decine di migliaia di euro. Perciò l’ex premier valuta soluzioni più solide: l’adesione al 2xmille.

 

A novembre i tesorieri devono consegnare un modulo alla Commissione che controlla i bilanci dei partiti insediata in Parlamento per accedere al meccanismo del 2xmille, uno strumento leggero che ha sostituito i famigerati rimborsi pubblici. Con la dichiarazione dei redditi, il militante, l’elettore o il simpatizzante può destinare il 2xmille al suo partito di riferimento.

 

GIUSEPPE CONTE COME FORREST GUMP - MEME

La scelta è libera e, se non si sceglie, i soldi restano allo Stato. I Cinque Stelle hanno sempre rifiutato di usufruire di una forma surrettizia di finanziamento pubblico, ma stavolta potrebbero accodarsi. Fare come gli altri. Diventare come gli altri. Di fatto essere gli altri. Ormai il gettito annuo sfiora i 19 milioni di euro. Il Partito democratico è il più organizzato e il più ramificato (anche nei Caf) e oscilla fra 7 e 8 milioni di euro, le due Leghe (la vecchia Nord e la Salvini Premier) superano i 3 milioni, Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si ferma a due milioni abbondanti. La base dei Cinque Stelle è ancora ampia e Conte potrebbe ambire a un paio di milioni.

 

GIRO A VUOTO

Dopo averne svelati molti, Conte ha paura di svelare il vero Conte. Questa paura si è acuita con l’investitura a capo dei Cinque Stelle. Vuole un Movimento diverso, ma se è troppo diverso lo possono accusare di essere un dissipatore di memorie e valori e se non è troppo diverso lo possono accusare di essere un populista con la pochette. Una cosa diversa l’ha fatta. Ha incontrato imprenditori di media e grande stazza, a volte con l’intercessione dell’ex viceministro Stefano Buffagni, un Cinque Stelle che ha relazioni con quel mondo, per illustrare il suo Movimento. Alcuni hanno espresso curiosità. Altri hanno ascoltato.

 

Nessuno si è schierato al suo fianco. Per un paio di motivi: Conte è vago sui temi e ha posizioni modellabili e, soprattutto, viene reputato il principale oppositore del premier Mario Draghi. Col piano di ripresa e resilienza e le cascate di denaro, non conviene esporsi col nemico. Scusate, c’è un altro Conte in sala?

GIUSEPPE CONTE NAPOLEONE

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