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ALTRO CHE MELONELLUM, GLI ELETTORI VOGLIONO SCEGLIERE CHI ELEGGERE! – SECONDO “ONLYNUMBERS”, IL 71,4% CHIEDE DI POTER ESPRIMERE LE PREFERENZE DIRETTE SULLA SCHEDA ELETTORALE. UN DATO TRASVERSALE CHE COINVOLGE GLI ELETTORI DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI – ALESSANDRA GHISLERI: “SUL SISTEMA ELETTORALE IN SENSO STRETTO, GLI ITALIANI APPAIONO DIVISI E POCO APPASSIONATI: IL 35,1% PREFERIREBBE UN MODELLO MAGGIORITARIO CON SFIDA DIRETTA NEI COLLEGI, IL 38,4% UN SISTEMA PROPORZIONALE, IL 26,5% NON SA. ALLA DOMANDA SU QUALE DOVREBBE ESSERE L'OBIETTIVO PRINCIPALE DELLA LEGGE ELETTORALE, QUASI UNO SU DUE (48,3%) RISPONDE ‘GARANTIRE GOVERNI STABILI E MAGGIORANZE CHIARE’. AGLI ITALIANI INTERESSA POCO LA FORMULA TECNICA IN SÉ, QUANTO IL RISULTATO: UN GOVERNO CHE DURI E SAPPIA DECIDERE”

Estratto dell’articolo di Alessandra Ghisleri per “La Stampa”

 

SONDAGGIO ONLY NUMBERS SULLA LEGGE ELETTORALE - LUGLIO 2026

C'era una data, il 9 giugno 1991, in cui gli italiani decisero di chiudere un'epoca. Con il referendum sulla preferenza unica, quasi 30 milioni di cittadini bocciarono un sistema diventato, agli occhi dell'opinione pubblica, sinonimo di scambio clientelare, correnti di partito e potere gestito a porte chiuse.

 

[…]   Gli italiani non abolirono le preferenze per capriccio: lo fecero perché il Parlamento appariva ormai un circolo chiuso, un luogo di scambio di favori più che di rappresentanza.

 

AULA DELLA CAMERA RESPINGE L'EMENDAMENTO DI FDI SULLE PREFERENZE

A più di trent'anni di distanza, un nuovo sondaggio Only Numbers restituisce un'istantanea che sembra riavvolgere il nastro della storia, ma con una torsione interessante. Sul sistema elettorale in senso stretto, gli italiani appaiono divisi e poco appassionati: il 35,1% preferirebbe un modello maggioritario con sfida diretta nei collegi, il 38,4% un sistema proporzionale, mentre il 26,5% non sa o non risponde.

 

 Una spaccatura quasi a metà che segnala più indifferenza che convinzione. Il "come" si vota non scalda gli animi, complice la percezione che, qualunque sia la legge, il risultato per il cittadino comune non cambi granché. […]

 

GIORGIA MELONI

Alla domanda su quale dovrebbe essere l'obiettivo principale della legge elettorale, quasi un italiano su due (48,3%) risponde "garantire governi stabili e maggioranze chiare", contro appena il 16,6% che indica la rappresentanza proporzionale; il 27,5% vorrebbe entrambi allo stesso modo.

 

La trasversalità politica è notevole: la stabilità è priorità assoluta sia per l'elettorato di maggioranza (62,9%) sia, in misura minore, per quello di opposizione (45,3%), primo pensiero persino tra gli elettori PD (44,9%) e M5S (37,1%).

 

Agli italiani interessa insomma poco la formula tecnica in sé, quanto il risultato che produce: un governo che duri e sappia decidere. […]

 

SONDAGGIO ONLY NUMBERS SULLA LEGGE ELETTORALE - LUGLIO 2026

Sulla scelta dei candidati, il quadro invece è nettissimo. Solo il 13,2% si accontenterebbe di liste bloccate decise dai vertici di partito; il 71,4% - più di sette italiani su dieci - chiede di poter esprimere preferenze dirette.

 

Il dato non conosce colore politico: oscilla poco tra maggioranza e opposizione, da Fratelli d'Italia al M5S, da Forza Italia al Pd. Lo conferma un terzo dato quel 79,4% (35,5% "molto" + 43,9% "abbastanza") che ritiene importante scegliere direttamente i propri eletti, contro solo l'11,8% che lo considera poco o per nulla rilevante - dal 68,7% di Azione al 100% di Italia Viva, passando per l'80,8% della maggioranza e l'88,1% dell'opposizione -.

Il filo che lega questi numeri parla di sfiducia più che di ingegneria elettorale.

 

protesta dell opposizione alla camera contro la legge elettorale foto lapresse

Gli italiani non hanno grandi opinioni tecniche su maggioritario o proporzionale, probabilmente perché nessuno dei due, così come applicato negli ultimi vent'anni, ha davvero restituito loro centralità. Ciò che è chiarissimo è il rifiuto delle liste bloccate, percepite come l'ennesimo modo con cui la politica si autoperpetua, scegliendo da sé chi mandare in Parlamento senza rispondere all'elettore.

 

È lo stesso sentimento del 1991, ma capovolto: allora si limitò il potere dei "capi bastone" che gestivano pacchetti di preferenze; oggi si chiede l'esatto contrario, cioè di restituire ai cittadini la voce che le liste bloccate -introdotte con il Porcellum nel 2005 e mai davvero superate- hanno tolto.

 

GIORGIA MELONI PRIMA PAGINA IL MANIFESTO

È la dimostrazione plastica di come il pendolo della fiducia popolare sia tornato, con altri strumenti, al punto di partenza. La sensazione di un ceto politico che decide per sé, per le sue liste e per le sue rendite di posizione. Non è un caso che a questo giudizio si accompagni anche una linea dura sulle soglie di accesso al Parlamento. Infatti, quasi la metà del campione (45,7%) indicherebbe una soglia al 5%.

 

[…]  Sarebbe un errore liquidare questi numeri come l'ennesima fotografia dell'antipolitica. Non c'è rabbia generica, ma una richiesta precisa: restituire ai cittadini la possibilità di scegliere chi li rappresenta, non subire nomi calati dall'alto, una domanda di responsabilità del parlamentare verso il proprio elettorato, non verso il segretario di partito che lo ha candidato in un collegio sicuro.

 

riforma della legge elettorale

Il paradosso è che questa domanda arriva mentre l'affluenza elettorale è ai minimi storici e la partecipazione attiva si restringe a una minoranza. Senza una risposta, il rischio è che la distanza tra Palazzo e Paese continui ad allargarsi: da un lato una classe dirigente percepita come autoreferenziale, capace di rinnovarsi con le stesse liste indipendentemente dal giudizio elettorale diretto, mentre dall'altro un elettorato sempre più spettatore, fino a scegliere semplicemente di non votare più. Trentacinque anni dopo quel referendum di giugno, la domanda di fondo degli italiani non è cambiata.

 

legge elettorale

Gli elettori desiderano poter scegliere chi li governa, non limitarsi a ratificare decisioni prese altrove. Chi in Parlamento continuerà a far finta di non vederlo rischia di pagarlo, se non nelle urne, nel silenzio sempre più assordante di chi smette di partecipare.

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