pedro sanchez keir starmer

ALLARME ROSSO IN EUROPA: I LEADER DI SINISTRA CADONO UNO DOPO L’ALTRO – NEL REGNO UNITO KEIR STARMER SI È DOVUTO DIMETTERE DOPO IL GOLPETTO ORGANIZZATO DAL SINDACO DI MANCHESTER, ANDY BURNHAM – IN SPAGNA PEDRO SANCHEZ RESTA INCOLLATO ALLA POLTRONA CON IL VINAVIL MALGRADO LA CORRUZIONE CHE LO CIRCONDA: IL SUO EX BRACCIO DESTRO, JOSE LUIS ABALOS, È STATO CONDANNATO A 24 ANNI, E LA MOGLIE BEGONA È STATA RINVIATA A GIUDIZIO. LUI ACCUSA I GIUDICI COME UN QUALUNQUE PREMIER DI DESTRA (NON LO DITE A ELLY SCHLEIN, GRANDE FAN DEL “GUAPO” PEDRO) – LONDRA E MADRID SONO LE ULTIME CAPITALI EUROPEE IN MANO ALLA SINISTRA, MENTRE IN FRANCIA AVANZA IL LEPENISMO, IN GERMANIA I POST-NAZISTI DI AFD E IN ITALIA CRESCE L’ULTRADESTRA MILITARESCA DI ROBERTO VANNACCI. AUGURI!

 

@itvpolitics Sir Keir Starmer has announced he will resign as leader of the Labour Party. Speaking outside Downing Street, he added he will remain as Prime Minister until a leadership contest is complete. Starmer was facing increased pressure to resign as prime minister following Andy Burnham’s success at the Makerfield by-election. #itvnews #keirstarmer #primeminister #politics ? original sound - ITV Politics

 

1 - LA LUNGA CATENA DI ERRORI E LA FINE DI UN «GENTLEMAN» ARRIVATO NEL POSTO SBAGLIATO

Estratto dell’articolo di Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera”

 

PEDRO SANCHEZ KEIR STARMER

Una persona decente nel posto sbagliato: si riassume così la tragedia di Keir Stramer — perché di tragedia personale si tratta — il sesto primo ministro britannico a finire bruciato dalla Brexit in dieci anni.

 

Eppure, nel luglio 2024, era entrato a Downing Street sorretto da una maggioranza schiacciante: ma, soprattutto, animato da tante buone intenzioni.

 

[…] Come è stato […] possibile che Starmer sia diventato in poco tempo il primo ministro più impopolare della Storia moderna, più del clownesco Boris Johnson, più di quella Liz Truss che in sole sette settimane aveva portato la Gran Bretagna sull’orlo della bancarotta finanziaria?

 

NIGEL FARAGE - ELEZIONI LOCALI REGNO UNITO 2026

[…]  la verità è che lui è sempre rimasto ciò che era, ossia un avvocato, un magistrato, poco avvezzo e molto a disagio con le manovre e gli intrighi di Westminster, ma anche con le necessarie battaglie di idee che accompagnano la politica. A ciò si aggiungeva una totale mancanza di carisma, una legnosità a comunicare, una incapacità di connettersi con la gente che gli impediva anche di spiegare efficacemente i (pochi) successi della sua amministrazione.

 

Così il pubblico gli ha voltato rapidamente le spalle di fronte ai clamorosi errori di giudizio compiuti fin dall’inizio: come il discorso in cui annunciava che «le cose sarebbero andate peggio prima di migliorare», invece di infondere un messaggio di speranza; o come quando la sua prima decisione di peso è stata il taglio dei sussidi per il riscaldamento ai pensionati («Starmer fa morire le nonnette di freddo», furono i commenti).

 

KEIR STARMER ANDY BURNHAM

Ma lo sbaglio di fondo è stato credere che la débacle dei conservatori fosse stata un fallimento morale, piuttosto che politico, e che dunque bastasse restaurare probità e serietà nella vita pubblica — invece di avviare una approfondita analisi delle cause — per rimettere tutto a posto.

 

Peggio ancora, poi, che lo stesso governo Starmer si sia rivelato presto tutt’altro che specchiato, quando è esploso lo scandalo dei regali da parte dei finanziatori del partito, dai vestiti agli occhiali fino ai biglietti per concerti e partite.

Una vicenda che ne ha distrutto la credibilità.

 

PEDRO SANCHEZ KEIR STARMER

Ciò che da molte parti veniva rimproverato a Starmer era il suo atteggiamento legalistico, procedurale, che privilegiava le regole rispetto ai contenuti: un approccio formalistico tanto inadeguato in patria quanto però, in ultima analisi, foriero di successi sul piano internazionale. Perché qui Starmer ha dato indubbiamente il suo meglio, riportando Londra al centro della scena internazionale, facendone il perno del sostegno europeo all’Ucraina, riavvicinandosi alla Ue, ammansendo prima Donald Trump e poi tenendogli testa.

 

Sul piano generale però, presentandosi solo come «quelli che non sono i conservatori», i laburisti di Starmer erano arrivati al governo impreparati, senza uno straccio di programma […]: ma questo rifletteva il fatto che lo stesso premier non era mai stato un uomo di idee.

 

Quando gli avevano chiesto quale fosse il suo libro preferito, o la sua poesia, aveva detto di non averne: e quando avevano provato a chiedergli cosa sognasse, aveva risposto che «io non sogno». E così, in questo vuoto, la macchina governativa batteva in testa, i più stretti collaboratori venivano presto licenziati e prendeva il sopravvento una narrativa che enfatizzava gli scandali, le marce indietro (i giornali inglesi ne hanno contate almeno tredici) e i passi falsi.

 

pedro sanchez begona gomez

Fino al più clamoroso di tutti, quello che probabilmente ha segnato il destino del premier: ossia la nomina del più che compromesso Lord Mandelson ad ambasciatore a Washington. Una mossa che mirava a piazzare un tessitore esperto di relazioni al cuore della Washington trumpiana, passando però sopra i già noti legami di Mandelson col finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein. Lì si è capito che Starmer era solo un guscio vuoto e che dietro la sua goffaggine […] non c’era molto altro: come aveva detto lui stesso una volta, «lo Starmerismo non esiste e non esisterà mai». Ma ormai il tempo è scaduto, resta solo il buco nel quale è finito per precipitare.

 

2 - SPAGNA, NUOVA TEGOLA PER SÁNCHEZ: 24 ANNI AL SUO EX BRACCIO DESTRO

Estratto dell’articolo di Sara Gandolfi per il “Corriere della Sera”

 

jeffrey epstein con il principe andrea e peter mandelson in accappatoio

È arrivata la prima, attesa, condanna contro un ex membro del governo di Pedro Sánchez, il premier socialista spagnolo salito al potere otto anni fa rovesciando un esecutivo di centrodestra corrotto e oggi assediato dagli scandali giudiziari contro il suo vecchio «circolo magico» e i suoi parenti.

 

Ieri, la Corte suprema ha condannato all’unanimità a 24 anni e tre mesi di carcere l’ex ministro dei Trasporti nonché ex segretario organizzativo del Psoe, di fatto il numero tre del partito: José Luis Ábalos è stato riconosciuto colpevole per i reati di associazione per delinquere, corruzione, peculato e traffico di influenze relativamente all’inchiesta sul «Caso mascherine». In base al codice penale spagnolo, l’ex ministro sconterà però al massimo 16 anni dietro le sbarre.

 

principe andrea peter mandelson 2

La Corte ha condannato a 19 anni e 8 mesi anche l’ex consigliere di Ábalos, Koldo García, e a quattro anni e mezzo l’imprenditore Víctor de Aldama, che ha incassato una commissione di circa 3,7 milioni (che non dovrà restituire) per favorire contratti pubblici, in particolare per una fornitura di mascherine da 13 milioni di euro durante la pandemia.

 

PEDRO SANCHEZ KEIR STARMER

Avendo collaborato nelle indagini, a quest’ultimo è stata sospesa l’esecuzione della pena in cambio di lavori socialmente utili. Ad aprile, in una dichiarazione durata sette ore davanti alla Corte suprema, Aldama ha tirato in ballo direttamente Sánchez, collocandolo al vertice della gerarchia dello scandalo. Il premier, però, non è indagato in nessun caso giudiziario.

 

[…]

 

Ábalos, Koldo García e Santo Cerdán, il «Rasputin della Moncloa» succeduto ad Ábalos come segretario organizzativo del Psoe, formano il terzetto che aiutò Sánchez a riconquistare la carica di segretario generale del Psoe nel 2017, dopo la sua destituzione avvenuta tre anni prima, e poi ad arrivare fino alla Moncloa, sede del governo spagnolo.

 

JOSE LUIS ABALOS

Fu Cerdán, oggi in attesa a sua volta di sentenza per corruzione, associazione per delinquere e traffico di influenze, ad architettare la strategia per la riscossa di Sánchez e poi l’accordo con i separatisti catalani e baschi che gli ha permesso di guidare un governo di minoranza.

 

Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito popolare, ieri ha chiesto per l’ennesima volta le dimissioni immediate di Sánchez, affermando che la sentenza della Corte suprema «segna la fine della sua via di fuga» e una «situazione incompatibile con la democrazia». L’opposizione non ha però i numeri in Parlamento per far passare una mozione di sfiducia  […].

 

JOSE LUIS ABALOS PEDRO SANCHEZ

Da parte sua, la Moncloa fa sapere che il governo «deplora e condanna senza palliativi i comportamenti che chiaramente attentano contro i principi vertebrali del servizio pubblico» mentre la portavoce del Psoe ha commentato lapidaria «chi sbaglia paga», salvo poi criticare la sospensione della pena per Aldama: «Vale la pena essere un corruttore in Spagna?».

 

La lenta agonia giudiziaria intorno al «circolo magico» socialista non finisce qui: sono una dozzina gli scandali che assediano il Psoe. Dal «caso Zapatero», l’ex premier socialista incriminato con le figlie per riciclaggio, alla moglie e al fratello di Sánchez — Begoña Gómez e David — fino all’«idraulica» Leire Díez, che assieme a Cerdán avrebbe utilizzato il dossieraggio contro giudici e poliziotti per cercare di fermare le indagini sui presunti misfatti del potere.

Koldo GarcíaJOSE LUIS ABALOS PEDRO SANCHEZ

Alla prossima puntata.

BEGONA GOMEZ PEDRO SANCHEZnigel farage su cameo 5BEGONA GOMEZ PEDRO SANCHEZ

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...