giuliano amato sergio mattarella

“LA POLITICA E’ MALATA E I GOVERNI, NON POTENDO CONTARE PIÙ SULLA COESIONE DEI PARTITI, CREANO LA COESIONE CON DECRETI, MAXI-EMENDAMENTI, FIDUCIA” – GIULIANO AMATO FA LA RADIOGRAFIA ALLA NOSTRA MALANDATA REPUBBLICA: “CI POSSONO ESSERE RIFORME UTILI, MA IL MALATO, È LA POLITICA. IL PARLAMENTO E' CENTRALE - ABBIAMO INSEGUITO DUE CHIMERE FRANCESI (IL DOPPIO TURNO E IL SEMIPRESIDENZIALISMO) TRANNE POI CONSTATARE CHE LA POLITICA DISFUNZIONALE HA TRAVOLTO TUTTO PURE IN FRANCIA - LA MALATTIA È LA CRISI DI RAPPRESENTANZA, DA CUI SI È USCITI COL POPULISMO? SE I CITTADINI PARTECIPANO ATTRAVERSO I SOCIAL, IN CUI OGNUNO È SOLO E SPARA LA SUA, E LA SPARA "CONTRO", COME SI PENSA CHE LE COSE CAMBINO?”

giuliano amato 22

Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “la Stampa”

 

Presidente Giuliano Amato, ma davvero "nessuno ostacolo è più forte della nostra democrazia", come ha detto Sergio Mattarella?

«Questa affermazione può aver stupito solo chi è abituato a racconti della storia della Repubblica punteggiati più da guai che da vicende positive, da colpi di Stato tentati o mancati, da strategie sovversive e corruzioni corruttive. In verità, la democrazia ha sempre retto davanti a tutto questo».

 

Inevitabilmente ci troviamo a parlare della Repubblica dei partiti, la stagione più feconda.

«È importante ricordarlo oggi, perché per la nostra democrazia non è stato facile diventare forte. Non va data un'immagine dolciastra di un'Assemblea costituente dove tutti sono d'accordo. Ma va sottolineata la volontà di costruire, allora, una casa comune e la ricerca di soluzioni, anche se non sempre sono state unitarie. Ricordo che, per dirne una, l'indissolubilità del matrimonio non passò per un solo voto…».

parlamento italiano

 

Insomma, la lezione dei partiti che integrano le masse nello Stato, in presenza di una società civile debole, la pedagogia repubblicana…

«[…] La Dc aveva il problema di convertire alla democrazia un elettorato in buona parte nostalgico del fascismo. Il Pci di addestrare alla democrazia l'organizzazione interna da partito rivoluzionario. Togliatti sapeva bene che l'Italia, dopo Yalta, doveva collocarsi nella sfera di influenza americana. E cominciò a ricostruire il "partito nuovo" sulla base delle regole comuni della Costituente».

 

È la storia di una felice anomalia politica che si sviluppa poi nella contesa tra una Costituzione formale antifascista e una costituzione materiale anticomunista.

attentato di palmiro togliatti

«Col punto di equilibrio rappresentato dalla centralità del Parlamento e del lavoro parlamentare. Riforma agraria, Cassa del mezzogiorno, piano casa: le opposizioni erano effettivamente partecipi […]».

 

Non a caso, la crisi del parlamentarismo coincide con la crisi della Repubblica.

«[…] i governi, non potendo contare più sulla coesione dei partiti, creano la coesione con gli strumenti: decreti, maxi-emendamenti, fiducia».

 

Nasce da qui anche il tema delle riforme, che è una storia quarantennale di fallimenti.

«Ci possono essere riforme utili, ma il malato, nel frattempo è diventato la politica. Non la casa in cui sta. Aggiustare la casa senza aggiustare chi la abita ti illude di risolvere il problema. E infatti abbiamo inseguito due chimere francesi – il doppio turno e il semipresidenzialismo – tranne poi constatare ora che la politica disfunzionale ha travolto tutto pure in Francia».

 

giuliano amato (2)

La malattia è la crisi di rappresentanza, immagino, da cui si è usciti col populismo.

«Se i cittadini partecipano non attraverso i dialoghi collettivi, ma attraverso i social, in cui ognuno è solo e spara la sua, e la spara "contro", […] come si pensa che riparando la casa ci si comporterà in modo diverso?»

 

La Costituzione, finora, è stata più forte dei tentativi di cambiarla. Come mai?

«Al fondo c'è un legame sentimentale degli italiani con la Carta. Ci sono pilastri della Repubblica più radicati di quanto si pensi».

 

Anche l'Europa è un pilastro o è solo un vincolo?

«L'Europa nasce su una grande spinta valoriale, "mai più guerra tra noi", sui milioni di morti, sulla Shoah, poi certo, oltre ai valori, c'è la convenienza. […]».

 

Non pensa che, per come è stato declinato il vincolo esterno post 1989, sia stato il primato della compatibilità economica sul bisogno sociale? Di lì la rivolta.

sergio mattarella discorso di fine anno - vignetta by vukic

«Questo è accaduto negli anni Duemila, quando la globalizzazione ha portato tante imprese fuori e tanta migrazione dentro. Di lì il "difendiamoci" da soli. Poi con la pandemia abbiamo constatato che insieme ci difendevamo meglio, e anche sull'immigrazione non è pensabile la logica dei confini nazionali. […]».

 

[…] «Gli anni Settanta sono: la strategia della tensione, che parte da prima col piano Solo, piazza Fontana, il tentato golpe Borghese, e poi gli anni di piombo. Ma sono anche tra i più produttivi come riforme sociali e civili: Statuto dei lavoratori, divorzio, nuovo diritto di famiglia, ordinamento penitenziario, aborto, servizio sanitario nazionale, abolizione dei manicomi. Tutti frutti del lavoro parlamentare».

 

giuliano amato (3)

Come ha scritto lo storico Miguel Gotor, le bombe in questo paese sono sempre "bombe intelligenti": esplodono per impedire i cambiamenti.

«La democrazia però è stata più forte. […] anche perché quello post Sessantotto fu, come abbiamo appena constatato, un decennio di grande modernizzazione».

 

A proposito di modernizzazione, facciamo un elogio del conflitto sociale, che nulla ha a che fare con la cultura dell'odio?

«Non c'è dubbio, ed è stato possibile, perché c'era un presupposto: partiti politici capaci di essere canali veri di partecipazione politica e capaci di far convergere punti di vista in visioni più generali, che sono fattore di coesione costruita, non presupposta».

 

IL CADAVERE DI ALDO MORO NELLA RENAULT 4 ROSSA

Fissiamo, anche qui, il punto di rottura: è in quella "sconcia stiva" in cui fu ritrovato Moro? Da lì la Repubblica è incapaci di riformarsi.

«L'assassinio di Moro cambia la storia. Viene meno quel processo al quale Moro pensava: la terza fase, fondata sulla collaborazione col Pci, che avrebbe preparato la democrazia dell'alternanza, non consociativa. Ci si arriva, all'alternanza, non per motivi endogeni ma esogeni dopo il crollo del muro e la crisi del'92».

 

Questa democrazia, che ha retto per decenni contro ostacoli esterni, può reggere davanti alla sua malattia?

«È il tema. E ha ragione Mattarella quando parla dei giovani come leva per cambiare. La politica radicalizzata è presentista: arretra di fronte al futuro in nome di una protesta presente. Per i giovani il futuro di un mondo cui noi non poniamo rimedi è parte del loro presente. […]».

giuliano amato

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