AO’, IO SO’ GIORGIA E TIRO DRITTO! – RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA DEL CENTRODESTRA A VENEZIA, MELONI LANCIA UN MESSAGGIO AL VELENO A OPPOSITORI E MEDIA (“E ANCHE OGGI, IL TANTO ANNUNCIATO CROLLO LO RIMANDIAMO A DOMANI”) E AVVERTE GLI ALLEATI SALVINI E TAJANI: LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE VA APPROVATA ALLA CAMERA ENTRO LUGLIO, ALTRIMENTI TANTI SALUTI ALLO STABILICUM – OGGI LA DUCETTA SI PRESENTA ALL’ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA PER CERCARE DI PLACARE LE IRE DEGLI IMPRENDITORI PER LE MANCATE RISPOSTE DEL GOVERNO ALLA CRISI ENERGETICA E PER I PASTICCI DI URSO…
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
[...] La vittoria del centrodestra a Venezia aiuta Giorgia Meloni a contenere, almeno per un giorno, la sensazione di un inesorabile declino. Dettaglio ancora solo psicologico, per carità: ma dopo il tonfo referendario è comunque utile a rifiatare. E così, dopo gli auguri di buon lavoro ai sindaci eletti, la leader intinge un post scriptum nel veleno: «P.S. E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani».
È la premessa che accompagna un'indicazione politica ribadita nelle ultime ore ai suoi dirigenti, che si può riassumere così: la priorità è una legge elettorale approvata alla Camera entro luglio.
INFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI
Con una postilla, consegnata a Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi durante l'ultimo colloquio: se falliamo nell'operazione e andiamo oltre l'estate, allora potremmo doverci rinunciare definitivamente. Subito, insomma, o mai più.
[...] Anche perché il mondo delle imprese aspetta risposte e l'intervento di oggi della premier all'assemblea di Confindustria (che da mesi malsopporta Adolfo Urso) serve anche a rammendare un rapporto sempre meno disteso.
Il fiato, dicevamo: la vittoria nel capoluogo veneto regala ossigeno. Quando si sparge voce di un possibile successo al primo turno, la premier scrive al senatore di FdI Raffaele Speranzon. «Possibile?», domanda. «Sì». «Sarebbe un miracolo mondiale».
adolfo urso e giorgia meloni - foto lapresse
Poi a risultato consolidato, a testimoniare la soddisfazione, la leader commenta un post di Repubblica con un articolo che riportava l'ultimo appello al voto di Elly Schlein per il candidato dem a Venezia - "Da qui mandiamo a casa Meloni" - scrivendo lapidaria: «A posto».
Tutto, in queste ore, si può leggere partendo da questa novità. La voglia di legge elettorale, innanzitutto, che costringerebbe il campo progressista a primarie dolorose.
Ma anche le mosse in politica estera, inclusi piccoli, emblematici dettagli. Ad esempio: la presidente del Consiglio non vedrà più il premier spagnolo Pedro Sánchez, oggi in visita a Roma per il Papa. Ufficialmente, per ragioni di agenda, e dunque tutto è rimandato a margine del Consiglio europeo di giugno.
GIORGIA MELONI EMANUELE ORSINI
Da Madrid, però, trapela una versione diversa: la disponibilità offerta a palazzo Chigi era larga, diversi gli slot per un faccia a faccia, ma la leader si sarebbe sfilata. Nel pomeriggio della conta alle amministrative vede anche l'ad di Netflix, Ted Sarandos, per discutere di come rafforzare gli investimenti in Italia. [...]
Conta però soprattutto la battaglia di luglio, si diceva: quella è la prospettiva e la speranza. Un mese in cui la destra si gioca tutto. Il voto di ieri, in questo senso, spinge Meloni all'azzardo. La tempistica è ben oltre il blitz, visto che sulla carta si ragiona di regole condivise, dunque da concordare con le minoranze.
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RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE
La tabella è serrata. Primo passo, oggi stesso: un vertice degli esperti del centrodestra per limare gli ultimi dettagli da inserire nel testo base sostitutivo. Non mancano i dubbi, a dire il vero, perché i tempi un po' si allungheranno: le opposizioni chiederanno infatti di convocare nuove audizioni.
Ma la maggioranza dovrebbe comunque procedere in questa direzione, perché cambiare la bozza con singoli emendamenti aprirebbe un varco anche all'ostruzionismo del campo progressista in commissione.
Anche i leader di maggioranza si vedranno. L'obiettivo è stabilire come muoversi sul nodo delle preferenze. Se Tajani accetta che soltanto i capilista siano bloccati - e gli altri a cercare la preferenza degli elettori – allora la modifica entrerà nel testo sostitutivo. Altrimenti, tutto sarà rimandato all'aula, dove il voto è segreto e le preferenze quasi certamente non passeranno.
matteo salvini giorgia meloni antonio tajani foto lapresse
[...] L'idea è affrontare il dossier tra la seconda e la quarta settimana di luglio. La guerriglia, appunto. Perché è così importante chiudere prima dell'estate, per Meloni? L'ha spiegato ai tre colleghi di governo: non possiamo reggere a lungo le proteste dell'opposizione. Ma soprattutto, non dobbiamo mostrarci impegnati per troppo tempo su una riforma elettorale, mentre la crisi morde. Serve un blitz, possibilmente non a ridosso delle prossime politiche.
Scavallare le ferie senza risultati a Montecitorio significherebbe una sola cosa: tenersi il Rosatellum. E dunque, che la battaglia abbia inizio.

