IL CROLLO DELLA ZARINA ROSSA – ARRESTATA LA DALEMONA LORENZETTI PER LA TAV IN TOSCANA: “HA AGEVOLATO DUE SOCIETÀ IN CAMBIO DI FAVORI PER IL MARITO” – “QUESTA MAGISTRATURA CI FA DIVENTARE BELRUSCONIANI”

1. TAV IN TOSCANA, ARRESTATA LORENZETTI
Grazia Longo per "La Stampa"

Politica e disonestà. L'arresto ai domiciliari dell'ex governatrice Pd dell'Umbria Maria Rita Lorenzetti - 60 anni, fino a ieri presidente di Italferr - e di altri 5 indagati, per associazione a delinquere, abuso di ufficio, corruzione e traffico di rifiuti, rivela un mondo di presunte illegalità all'ombra della costruzione della Tav in Toscana.

Ma c'è anche l'ostentazione di amicizie politiche altolocate, da Massimo D'Alema e Anna Finocchiaro, passando anche per Pier Luigi Bersani, Antonio Catricalà e Gianni Letta. L'inchiesta della Procura e dei carabinieri del Ros di Firenze ha bloccato i cantieri e puntato i riflettori su una «squadra che - come scrive il gip Angelo Antonio Pezzuti nelle 500 pagine dell'ordinanza - riporta ad un articolato sistema corruttivo». Maria Rita Lorenzetti è accusata di essersi adoperata per accelerare il pagamento a due società impegnate nei lavori della Tav a Firenze: in cambio avrebbe ricevuto presunti favori professionali per il marito. «Vantaggi assolutamente inesistenti», replica il suo avvocato, Luciano Ghirga.

I protagonisti dello scandalo, oltre alla zarina di D'Alema, sono Gualtiero (detto Walter) Bellomo, membro della commissione «Via» del ministero dell'Ambiente; Furio Saraceno presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, tecnico di Italferr; Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell'Autorità di vigilanza sugli Appalti pubblici; Aristodemo Busillo, della società Seli di Roma, che gestisce la grande fresa sotterranea «Monna Lisa» per realizzare il tunnel alta velocità sotto Firenze.

Le intercettazioni dei Ros raccontano tante verità, alcune delle quali al limite del grottesco. Quando vengono superati gli ostacoli burocratici e riprendono i lavori della Tav, la Lorenzetti organizza una cena per festeggiare e cita un'altra cena a cui è appena nata «da Vissani per il suo compleanno e c'era Moretti (l'amministratore delegato delle Ferrovie, ndr) che ha detto a D'Alema che io ero la sua presidente preferita e ha chiesto a Massimo di darci una mano per il Brasile».

Walter Bellomo punta alla poltrona di assessore regionale in Sicilia e in un sms afferma che «è importante il colloquio tra Bersani e Finocchiaro». Bellomo poteva influenzare il rilascio di un parere favorevole sulla Via e il 5 luglio 2012, Maria Rita Lorenzetti gli telefona dicendo: «Tu sei proprio bravo... L'ho detto ad Anna (Finocchiaro, ndr), l'altra sera siamo stati a cena insieme», e siccome «c'è la possibilità che con la spending review cancellino i cda e mettano dirigenti del ministero» «allora lei mi ha detto ...se ne fa un altro... vediamo un'altra cosa».

Un'altra volta Lorenzetti telefona alla Finocchiaro: «Senti Anna, fai una telefonata a Walter perché comunque deve far parte della "squadra". Ricordati». In un'altra occasione Lorenzetti assicura «un suo possibile intervento sia su Gianni Letta, sia su Antonio Catricalà». Dice, intercettata: «Tutti e due posso, quando sarà il momento..».

E ancora: c'è il disinteresse del benessere dei bambini, con il rischio di far crollare una scuola confinante con uno dei cantieri della Tav a causa di lavori realizzati «senza nesso logico». C'è il disprezzo per la sicurezza, con il pericolo incendi nelle gallerie - visto che le paratie ignifughe venivano costruite con materiali scadenti - e «l'utilizzo di guarnizioni non originali, che fanno schifo».

Per non parlare poi dell'ironia contro Berlusconi. La Lorenzetti, infastidita dall'attenzione della magistratura esclama al telefono: «ma veramente guarda... ma veramente ci fanno diventare berlusconiani».

2. L'IRRESISTIBILE ASCESA DELLA "ZARINA ROSSA" AMICA DI D'ALEMA
Francesca Schianchi per "La Stampa"

È stata tra le prime donne sindaco d'Italia, nel 1984, quando venne eletta prima cittadina della città dove è nata e vive con la famiglia, Foligno. Poi è stata la prima presidente donna di Regione eletta direttamente, nel 2000, al vertice dell'Umbria. La incoronarono con oltre il 56% dei voti: quando, cinque anni dopo, riuscì a centrare la rielezione portando a casa il 63%, la percentuale di consensi più alta d'Italia, le arrivò la telefonata di Berlusconi, allora presidente del Consiglio: «Va bene vincere, ma non stravincere - si complimentò - tutti dovremmo imparare da te come si fa a spiegare ai cittadini il lavoro fatto».

Tanto che lei, Maria Rita Lorenzetti, 60 anni quest'anno, una laurea in filosofia, formazione cattolica, una lunga militanza a sinistra, dal Pci fino al Pd, di fede dalemiana, avrebbe voluto provarci una terza volta, e nel 2010 si autocandidò, ingaggiando una dura battaglia col partito. «Mi considero una candidata alle primarie, non mi tiro indietro», giurò in un'intervista al "Fatto quotidiano": nonostante la grinta e la determinazione, che le sono valse il soprannome di "zarina", alla fine riuscirono a farla desistere, lo Statuto non le consentiva un altro quinquennio in Regione.

Ma la vita della Lorenzetti, ex dipendente della Provincia, sposata con un figlio, è tutta segnata dalla politica: da consigliere comunale, a sindaco, fino all'elezione a governatrice, con però un lungo passaggio anche in Parlamento, quattro legislature, a partire dal 1987, deputata semplice e poi anche presidente della Commissione ambiente e lavori pubblici della Camera, dando il contributo a leggi come la normativa sulla Protezione civile, la legge per la prevenzione dei rischi idrogeologici, i provvedimenti per la ricostruzione dell'Umbria e delle Marche del '97. Un'esperienza romana durante la quale diventa molto amica di Anna Finocchiaro, con cui condivide l'appartamento romano. Finito il mandato da presidente dell'Umbria, nell'agosto del 2010 arriva la nomina a presidente di Italferr.

Ieri, la tegola degli arresti domiciliari. «Un provvedimento inaspettato», lo definisce il suo avvocato, Luciano Ghirga. "Maria Rita Lorenzetti è stata sempre una persona intransigente nelle sue azioni. Ora è molto dispiaciuta per i suoi familiari e per gli umbri che comunque continuano a dimostrarle affetto". Gli umbri che l'hanno voluta come presidente due volte, rieleggendola con entusiasmo: nel 2005 guadagnò quasi 30mila voti più della sua coalizione.

«Sei la presidente più amata dagli italiani», scherzò allora D'Alema. Oggi, dopo questa decisione della magistratura legata ai lavori Tav in Toscana, ripete il suo legale, «non sa immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi».

 

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