LE GRANDI SCELTE DI DI PIETRO – DOPO DE GREGORIO, SCILIPOTI, RAZZI, ARRESTATE LE EX GIRLS DI ITALIA DEI VALORI, MARYLIN FUSCO E MARUSKA PIREDDA, PER L'INCHIESTA SULLE SPESE PAZZE IN REGIONE LIGURIA

Filippo Facci per "Libero Quotidiano"

 

La notizia non sarebbe neanche molto interessante: hanno arrestato dei dipietristi, capirai. Ma, per cominciare, sono due donne: sono le consigliere regionali della Liguria Marylin Fusco e Maruska Piredda, ora agli arresti domiciliari per l’inchiesta sulle spese pazze dell’ex gruppo dell’Italia dei Valori.

marylin fusco 31marylin fusco 31

 

La Fusco per la precisione sarebbe ex dipietrista (destino di tutti i dipietristi, prima o poi) ma entrambe sono accusate di peculato e sono due tipe originali come i loro nomi. La Fusco è una vera vamp, sempre in tiro. La Piredda qualcuno la ricorderà: si evidenziò come hostess pasionaria dell’Alitalia nel 2008 (divenne un personaggio corteggiato dal mondo dello spettacolo) e si catapultò in politica con alterne fortune.

 

Ora le due donne seguono il malefico destino che sembra accompagnare tutti i personaggi che Antonio Di Pietro tocca o sfiora. «Anche Cristo sbagliò uno dei 13 apostoli» disse il fondatore dell’Italia dei Valori nel 2010, quando la scia giudiziaria e immorale del suo partito si era fatta grottesca. Sì, perché sembrava che Di Pietro gli apostoli li avesse sbagliati tutti e 13: Antonio Razzi e Domenico Scilipoti erano appena passati da anonimi parlamentari Idv a salvatori della maggioranza berlusconiana: poi fu indagato Vincenzo Maruccio, tesoriere Idv alla Regione Lazio e già soprannominato «il Fiorito Idv».

 

maruska pireddamaruska piredda

Passava un mese ed ecco il caso di Paolo Nanni, consigliere provinciale Idv a Bologna indagato per peculato: fu accusato di essersi intascato soldi del partito e spuntarono ricevute esorbitanti per cene e convegni fantasma. Di seguito la disavventura del parlamentare Amerigo Porfidia, già sindaco di Recale (Caserta) indagato con un’accusa di coinvolgimento con cosche della camorra. E non si era ancora spenta l’eco del caso che aveva riguardato Cristiano Di Pietro, figlio di Tonino ed ex poliziotto, coinvolto nello scandalo napoletano dell’imprenditore Alfredo Romeo.

 

Stavamo per dimenticare anche Sergio De Gregorio, eletto in Senato con l’Idv e passato al centrodestra in pochi mesi: indagato anche lui.Non si tratta di fare censimenti: ma l’aura negativa di Di Pietro sembra non spegnersi mai. Se diciamo che forniremo solo pochi altri esempi tra tantissimi - e conosciamo il tema - non è un modo di dire. Andiamo a ritroso e ripartiamo da quel 2010.

 

antonio di pietro e marilyn fuscoantonio di pietro e marilyn fusco

In quel periodo venne fuori che Di Pietro si era ritrovato a cena sul Mar Nero con una serie di inquietanti personaggi bulgari, tra i quali uno, il boss mafioso Ilia Pavlov, verrà ammazzato da un killer pochi mesi dopo. Ancora: forse senza volere, Di Pietro si ritrovò a convivio pure con Vincenzo Rispoli, presunto boss della ’ndrangheta di Legnano, successivamente arrestato.

 

I giornali parlarono anche della nota cena che Tonino fece col funzionario del Sisde Bruno Contrada nove giorni prima che Contrada fosse arrestato per mafia. Nel 2008 si ritrovò a fare due comizi ad Amantea, in Calabria, con Franco La Rupa, già allora indagato per brogli elettorali e condannato per abuso, poi riarrestato con l’accusa di aver ricevuto aiuti elettorali alle regionali del 2005 da parte della ’ndrangheta capeggiata da Tommaso Gentile, infine in attesa di giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa.

 

maruska piredda maruska piredda

Ancora: nel 2004, alle comunali di Foggia, Di Pietro appoggiò Riccardo Leone (Sdi) che vantava condanne definitive per ricettazione, rapina continuata, resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, furto continuato e furto in concorso, evasione, danneggiamento continuato e violenza privata continuata, oltre ad aver passato due anni in un manicomio giudiziario. Non stiamo scherzando.

 

Un altro candidato appoggiato da Di Pietro, Domenico Padalino, vantava due condanne definitive per furto, oltraggio a pubblico ufficiale, inosservanza dei provvedimenti dell’autorità e resistenza a pubblico ufficiale, oltre a essere indagato per porto abusivo d’armi. Il suo capogruppo regionale Idv in Campania, nel 2008, un tizio con diverse imprese impegnate nel settore rifiuti, si vede ritirare più volte il certificato antimafia dalla Prefettura.

 

RAZZI SCILIPOTI RAZZI SCILIPOTI

E se andiamo più a ritroso nel tempo le cose peggiorano. Il proprietario della Aster - azienda che il giovane Di Pietro sorvegliava negli anni Settanta, quando era un imberbe dipendente del ministero dell’Aeronautica - è stato condannato per associazione mafiosa a 3 anni e 6 mesi per lo scandalo della scalata del casinò di Sanremo. L’appuntato della Polizia Roberto Stornelli, amicone di Di Pietro quand’era vicecommissario in via Poma a Milano, poi cooptato nella squadra di Mani pulite, nel 1996 è stato condannato a tre anni di carcere per corruzione dopo la derubricazione delle accuse di mafia.

 

VINCENZO MARUCCIO VINCENZO MARUCCIO sergio de gregorio a servizio pubblico sergio de gregorio a servizio pubblico

Un ex commercialista di Di Pietro, l’uomo che redigeva il suo 740 nel 1996, il primo febbraio di quell’anno fu arrestato a margine di un’indagine su un giro di squillo. Mentre un poliziotto della scorta personale di Di Pietro, nell’autunno del 1996, fu arrestato a margine di un’indagine su un giro di puttane.

 

DI PIETRO SUL TRATTOREDI PIETRO SUL TRATTORE

Poi c’è il segretario personale di Di Pietro quand’era magistrato a Bergamo, il maresciallo Giuseppe Di Rosa: nel 1985 fu arrestato per concussione mentre incassava una mazzetta da dieci milioni. Il costruttore Antonio D’Adamo, uomo da cui il magistrato Di Pietro accettò cento milioni in prestito senza interessi, finì sotto processo per turbativa d’asta e corruzione.

 

Altri amici e dispensatori di favori e case del giro socialista e democristiano (da Paolo Pillitteri ai cassieri Sergio Radaelli e Maurizio Prada, l’architetto Claudio Dini, l’imprenditore Valerio Bitetto e altri ancora) nel 1992 finirono quasi tutti in galera.

Continuiamo? Anche perché Di Pietro è politicamente morto, ma la maledizione - come ieri, in Liguria - continua dopo di lui.

 

 

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