giorgia meloni vox spagna

AVVISATE LA MELONI CHE IL PROBLEMA NON E' "LA FAZIOSITA' E IL PROVINCIALISMO DI CERTA STAMPA" ANTIPATIZZANTE MA BRUXELLES, CONTRARISSIMA AL SOVRANISMO & POPULISMO DE’ NOANTRI - PER QUESTO, COME DAGO-RIVELATO, LA DUCETTA HA IN MENTE DI FAR UN BEL VIAGGIO IN EUROPA PER INCONTRARE MACRON E SCHOLZ - DIRA' ANCHE A LORO CHE “DIO, PATRIA E FAMIGLIA È IL PIÙ BEL MANIFESTO D’AMORE CHE ATTRAVERSA I SECOLI”?

 

Paola Di Caro per il “Corriere della Sera”

 

GIORGIA MELONI 1

In una campagna elettorale di cui si ritrova ad essere — per voti, sondaggi ma anche per sua stessa rivendicazione — front runner della sua coalizione contro Enrico Letta, Giorgia Meloni sa bene che lo scontro subirà una semplificazione: destra contro sinistra. E se il gioco si fa duro, fascismo contro antifascismo. Così quando due giorni fa, sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia ha cambiato i termini della questione, riconoscendole la definizione in cui lei si ritrova, conservatori, (d’altronde presiede il partito dei Conservatori e Riformisti europei da quasi due anni), ha apprezzato.

 

Certo, lei stessa oggi non si sottrae alla logica dello scontro binario destra-sinistra: l’alleanza Letta-Calenda siglata ieri «fa chiarezza sulle forze in campo alle prossime elezioni. A misurarsi con il centrodestra e FdI ci sarà la solita sinistra. Il Pd, la sinistra estrema e Azione, la costola del Pd presieduta dall’europarlamentare eletto nel Pd, Carlo Calenda». Semplificazioni che però non esauriscono certo il tema.

 

GIORGIA MELONI ALLA DIREZIONE NAZIONALE DI FRATELLI D ITALIA

Galli della Loggia sostiene che la percezione in Italia di «conservatori» è «essere contro il cambiamento che vogliono i progressisti», e lei in un colloquio con il Corriere condivide «pienamente»: «La sinistra si vorrebbe arrogare il diritto di stabilire quale sia il progresso e quale sia la direzione nella quale devono andare i cambiamenti. Un conservatore non è contrario ai cambiamenti in sé. È contrario alla visione della sinistra secondo la quale progredire vuol dire cancellare tutto ciò da cui proveniamo».

 

Ma questo non basta, bisogna entrare nel merito: ci si può dire conservatori europei, affrontando i temi della modernità, ma mantenere slogan antichi, duri e puri, come «Dio-Patria-Famiglia»?

 

GIORGIA MELONI

Meloni — molto attaccata per i toni del suo comizio alla manifestazione di Vox — vuole chiarire: «Per noi conservatori significa innanzitutto sentirsi eredi. Avere cioè la consapevolezza storica di ereditare una tradizione, una cultura, un’identità e un’appartenenza. E il compito dei conservatori non è solo conservare questa eredità ma accrescerla, renderla viva e adattarla ai mutamenti imposti dalla storia. Per questo i conservatori non sono dei passatisti ma, parafrasando Prezzolini, sono gli uomini e le donne “del dopodomani”».

 

Ma non rinnega nulla: «Dio, Patria e famiglia non è uno slogan politico ma il più bel manifesto d’amore che attraversa i secoli. Affonda le sue radici nel “pro Aris et Focis” di Cicerone: “l’altare e il focolare” che da sempre fondano la civiltà occidentale».

 

Già ma ci si chiede, come fa Galli della Loggia, cosa significhi in concreto. Sulla scuola, ad esempio, dov’è il futuro? Lei precisa: «Il programma al quale fa riferimento Galli della Loggia è quello del 2018. Un equivoco nel quale sono caduti in molti. Evidentemente FdI è talmente coerente che a distanza di 5 anni il programma sembra in gran parte attuale. Per quanto riguarda la scuola, stiamo facendo un lavoro molto approfondito. In particolare ragioniamo sul fatto che in un mercato del lavoro ormai unico, i nostri ragazzi oggi escano dal liceo un anno dopo i loro coetanei di molti stati occidentali. Ecco, mantenendo l’attuale monte ore, vorremmo trovare delle soluzioni che consentano di superare questa differenza», è una proposta.

 

comizio di giorgia meloni dopo il voto al senato su draghi 3

Il rischio però è che la destra che lei per anni ha rappresentato la ancori ancora troppo a interessi corporativi. Ieri ha chiesto a Draghi di smentire le voci di vendita di Ita a Lufthansa perché se vincesse la sua coalizione «tutto potrebbe cambiare» e «dopo sacrifici indicibili per comprimerne i costi» occorre «valutare con attenzione la presenza dello Stato nella compagnia e la partecipazione azionaria di altri partner».

 

Una posizione insomma cautissima, per non parlare della lotta a difesa di categorie tradizionalmente vicine alla destra, come i balneari. Non è ora di fare un passo avanti? «Guardi, mi ha sempre incuriosito la visione di concorrenza e libero mercato di alcuni che proteggono e coccolano le grandi concentrazioni economiche, le grandi rendite di posizione dei monopolisti, si schierano con chi ha il controllo delle concessioni pubbliche di autostrade e aeroporti, ma invocano la concorrenza per tassisti, balneari e ambulanti. Se lo Stato vuole essere credibile deve partire dal mettere in discussione le rendite miliardarie», è la linea.

 

comizio di giorgia meloni dopo il voto al senato su draghi 4

È invece da superare, dice Galli della Loggia, il tema dell’origine postfascista della storia politica di Meloni. Anzi, la dicotomia «antifascisti contro fascisti» potrebbe persino giovare alla leader di FdI. E lei è d’accordo: «Potrebbe giovare perché gli italiani si rendono conto di quanto la sinistra cerchi di scappare dalle sue responsabilità accusando gli altri di cose assurde». Poi insiste: «Vorrei una campagna elettorale nella quale le forze politiche si confrontano su idee, progetti e visioni del mondo. Un terreno però sul quale la sinistra da sempre non vuole confrontarsi evidentemente perché si sente particolarmente debole. Questa abitudine della sinistra di tornare a parlare di fascismo e antifascismo in campagna elettorale credo che abbia stancato gli italiani sia di centrodestra che di centrosinistra», dice sicura.

 

GIORGIA MELONI.

Resta il tema della credibilità internazionale di quella che fino a poco tempo fa era considerata in molti ambienti internazionali una forza di destra radicale, poco rassicurante. Lei ha lavorato molto per spazzare via dubbi e diffidenze, sull’Ucraina ha preso la posizione più forte e atlantista di tutti i leader della coalizione, anche ieri ha applaudito al via libera della Camera all’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato. Di tutto questo l’editorialista del Corriere le dà atto.

 

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Lei si sente più sicura su questo terreno? «Galli della Loggia mi conforta e fa giustizia di tanto allarmismo ingiustificato. Ho assunto la guida dei Conservatori europei, una famiglia politica storica e pienamente inserita nel gioco democratico dell’Ue, e abbiamo aperto interlocuzioni ai massimi livelli internazionali. La faziosità e il provincialismo con cui certa stampa racconta di me non fanno un danno soltanto a Giorgia Meloni ma all’Italia, che viene sempre trattata come una nazione anomala da mettere sotto tutela», si duole.

 

E però, manca un passo: si aprirà a forze esterne al «fortino» di FdI? «Ci sono molte persone di valore con le quali abbiamo fatto un percorso in questi anni. E reputo che possano essere un valore aggiunto per FdI e per il governo della Nazione. Sicuramente diverse di queste saranno valorizzate se ne avremo la possibilità».

 

SILVIO BERLUSCONI E GIORGIA MELONIBERLUSCONI MELONIGIORGIA MELONI E MATTEO SALVINIberlusconi meloni salvini totiGIORGIA MELONI ANTONIO TAJANI MATTEO SALVINImatteo salvini giorgia meloni federico sboarina VERTICE CENTRODESTRA A MONTECITORIO

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI