AVVISATE OBAMA CHE IL DATA-GATE E’ SOLO ALL’INIZIO: IL ‘’GUARDIAN’’ PROMETTE NUOVI SCOOP

Guido Santevecchi per il "Corriere della Sera"

Ha piovuto tutto il giorno a Hong Kong. Gli agenti della Cia che stanno cercando la Gola Profonda Edward Snowden tra i grattacieli dell'ex colonia britannica hanno un motivo in più per odiarlo, dopo essere stati a mollo sotto l'acqua. Il tecnico informatico della National Security Agency che ha rivelato i segreti dei programmi Usa di sorveglianza e spionaggio antiterrorismo è scomparso di nuovo. Dietro di sé, quest'uomo di 29 anni, ha lasciato una serie di buchi neri.

Perché un ragazzo brillante come lui non è riuscito a finire neanche il liceo? Che cosa ha trasformato il patriota che nel 2003 si era arruolato nelle forze speciali per andare in Iraq in nemico e accusatore del «Patriot Act» votato dal Congresso dopo l'11 Settembre per combattere il terrorismo? Come ha fatto a tradire l'America e la fiducia di quelli che lavoravano con lui nell'ufficio della Nsa alle Hawaii?

Davvero prima di scomparire all'inizio di maggio non ha detto nemmeno una parola alla fidanzata con cui viveva in una bella casa con giardino? Possibile che l'abbia lasciata sola a rispondere alle domande degli investigatori, senza averla avvisata di aver deciso di entrare in guerra con il sistema?

Lei, che si chiama Lindsay, 28 anni, ballerina di pole dance, ha scritto sul suo blog di sentirsi «in mezzo al mare, senza bussola... al momento ciò che provo è solitudine. E per la prima volta nella vita mi sento forte abbastanza per restare da sola». Frasi che non aiutano a capire.

Anche i giornalisti del Guardian e del Washington Post che grazie a Edward hanno fatto lo scoop sui giganteschi programmi di intercettazione delle email e di catalogazione dei dati raccolti in tutto il mondo clandestinamente dalla Nsa americana, ammettono di sapere poco di lui.

Non ha lasciato un profilo Facebook, un account Twitter, tutto l'opposto di Lindsay che prorompe sexyssima in bikini dai social network. Edward era ossessionato dalla privacy, ma per almeno sette anni ha lavorato con il suo computer per penetrare la vita privata degli altri, è stato parte di programmi dai nomi inquietanti, come «Prism» e «Boundless Informant».

Ha aspettato molto, prima di farsi venire la crisi di coscienza che ha aperto una crisi politica gravissima per la Casa Bianca. È stato impiegato dalla Cia e dalla Nsa e alla fine lavorava alle Hawaii come contractor dei servizi segreti per 200 mila dollari l'anno, uno stipendio che fa capire quanto fosse apprezzato e competente.

Eppure, nell'intervista con cui domenica ha svelato il proprio nome e mostrato il suo volto, la Gola Profonda ha detto che le forze armate lo avevano deluso nel 2003 e il suo lavoro nell'intelligence lo aveva nauseato già nel 2007.

Con le forze speciali in realtà aveva fallito, perché nel 2003 non era riuscito a completare il corso di addestramento, bloccato da un incidente in cui si era rotto le gambe. «Ma quei pochi mesi bastarono a farmi capire che i nostri istruttori volevano solo uccidere gli arabi, non gli importava di aiutare gli iracheni ad ottenere la libertà», ha raccontato Snowden.

E quella raccolta di dati sulle telefonate di milioni di americani, l'intercettazione di email al centro di «Prism» lo avevano disgustato al punto di pensare per la prima volta a rivelare tutto alla stampa nel 2007. Era stato assegnato alla stazione di ascolto Cia di Ginevra: «Capii di essere parte di un meccanismo che faceva molto più male che bene»; ma si fermò quando nel 2008 venne eletto presidente Barack Obama: «Sperai che avrebbe riformato il sistema».

Nel 2009 Snowden lasciò la Cia e cominciò a lavorare da tecnico esterno per la National Security Agency. Un bellissimo stipendio, una fidanzata carina e un'ansia che non lo lasciò più. «Perché Obama portava avanti quei programmi che mi ero illuso volesse fermare».

Così Edward è scappato portando nel suo computer una quantità di prove sui programmi segreti dell'intelligence. Sappiamo che il 20 maggio ha preso un aereo per Hong Kong. Ha un obiettivo: mostrare che non tutti fanno la fine del soldato Manning, talpa di Wikileaks, in carcere e sotto processo. «Io ce la farò e così altri avranno il coraggio di seguire il mio esempio».

Il Guardian annuncia che «ci saranno altre rivelazioni forti nelle prossime settimane e mesi, ci sono decine di storie in quei files, dobbiamo solo decidere da dove cominciare». La battaglia per l'estradizione della talpa negli Usa sarà lunga: gli esperti legali a Hong Kong prevedono almeno un anno.

E spiegano che al momento Ed Snowden potrebbe ancora decidere di lasciare la città, se non lo ha già fatto. Ci sono Paesi come la Russia che si dicono pronti ad esaminare una sua richiesta di asilo. Pechino osserva in silenzio. Per gli agenti della Cia si annunciano altre giornate di caccia e bestemmie sotto la pioggia di Hong Kong.

 

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