silvio berlusconi licia ronzulli

BERLUSCONI, IL PRIGIONIERO DI "HARDCORE" - "IL FOGLIO": "È SILVIO CHE ALIMENTA TUTTE LE LEGGENDE SULLA SUA VERA O PRESUNTA PRIGIONIA. QUANDO MARIO DRAGHI HA CHIAMATO ARCORE, NEI GIORNI DISPERATI IN CUI IL GOVERNO STAVA PER CADERE, NON È RIUSCITO A PARLARE CON IL CAVALIERE. LA RONZULLI NON GLIEL’HA PASSATO, VOLEVA EVITARE CHE BERLUSCONI CAMBIASSE IDEA. VOLEVA PROPRIO FAR CADERE DRAGHI”. FIGURARSI SE QUALCUNO PUÒ FARE CAMBIARE IDEA A BERLUSCONI, BEN ALTRI SANTI CI HANNO PROVATO..."

Salvatore Merlo per “Il Foglio”

 

BERLUSCONI RONZULLI

Ci sono sempre una “fidanzata” e una “assistente” particolare, volgarmente detta badante. Le due sono figure stereotipiche, come nella commedia dell’arte. E infatti a prescindere da chi siano e come si chiamino, assistente e fidanzata sono sempre amiche (è però l’assistente che ha portato la fidanzata ad Arcore). Entrambe esercitano molto potere e sono molto temute dunque anche assai odiate, si muovono di concerto come complici, sono autoritarie (specie la badante) e ovviamente secondo tutti i cortigiani del Castello e del partito entrambe portano il Sultano a sbagliare.

 

licia ronzulli giovane

Già nel 2010, scherzando, Fedele Confalonieri chiamava il suo amico Silvio Berlusconi “il prigioniero di Arcore”. E già allora accadeva che una di queste signore, era Mariarosaria Rossi, l’assistente di dodici anni fa, in accordo con la fidanzata di allora, che era Francesca Pascale, non passasse al Cavaliere il telefono. Persino quando all’altro capo c’era il gran visir Gianni Letta. Oggi succede con Licia Ronzulli e Marta Fascina.

 

Dura, durissima, la vita accanto a Berlusconi, uomo che vive al di sopra del rigo, mago e circense capace di tramutare la Fininvest in un partito, lo share in voti, l’acqua in vino, le zucche in parlamentari. Duro il vivere degli ondeggiamenti della volontà capricciosa di un Sultano bugiardo ma sincero, sempre impigliato nelle sue troppe contraffazione della realtà. E stata la badante di oggi, Licia Ronzulli, a farlo sbattere malamente contro Giorgia Meloni? A farlo perdere giovedì in Senato? Sì. Ma anche no.

 

SILVIO BERLUSCONI LICIA RONZULLI MEME

Il Caimano zoppica, ma è ancora vivo. Tutto ciò che succede oggi, è già successo ieri. E certo Silvio Berlusconi è sempre più anziano, sempre più malfermo, sempre meno forte dal punto di vista elettorale, ma nessuna delle meccaniche di corte che in queste ore stanno alimentando il gossip di Palazzo e anche i retropensieri di Giorgia Meloni, sono una novità. Sembra quasi, anzi, di rivedere di nuovo lo stesso film di sempre. Oggi come ieri vuole la Giustizia e le Telecomunicazioni.

 

E già circa dodici anni fa si diceva che il Cavaliere fosse nelle mani di un gruppo di Erinni e di un cerchio magico che lo orientavano. Il che era vero, perché lui voleva che fosse così. E infatti lo è stato, vero. Finché lui stesso, il Sultano diverso (e anche un po’ perverso), non si è poi scocciato e da un giorno all’altro ha deciso di cambiare sia la fidanzata sia la badante. Secondo una routine stabilita e immutabile che deriva dalla natura anomala, per non dire asiatica, della sua leadership così lontana dai codici delle istituzioni e della politica classica.

licia ronzulli 3

 

A cominciare dal fatto che la politica, Berlusconi la fa a casa sua da sempre, mica in Parlamento dove lo ha costretto ad andare Meloni giovedì mattina. Bonaiuti, Verdini, Cicchitto, Bondi, andavano tutti a casa del Cavaliere. E Niccolò Ghedini aveva addirittura una stanza tutta sua per restare pure a dormire: colazione alle dodici, il punto sulla giornata tra un boccone di carne e di verdura, la riunione della sera con un Crodino e le pizzette. Perché è così che al Sultano piace di più esercitare la sua funzione di capo. A casa. Con la badante e la fidanzata dunque. Da sempre. E’ lui che vuole così.

 

licia ronzulli 5

Ed è lui che alimenta tutte le leggende sulla sua vera o presunta prigionia. D’altra parte chi di noi non vorrebbe poter dare la colpa a un altro per le telefonate perse, per le chiamate rimaste senza risposta? Quando Mario Draghi ha chiamato Arcore, nei giorni disperati in cui il governo stava per cadere, non è riuscito a parlare con il Cavaliere. Questo lo sanno in molti. Ebbene il Sultano ha dato la colpa a Licia Ronzulli. Ed ecco la leggenda: “La Ronzulli non gliel’ha passato, voleva evitare che Berlusconi cambiasse idea. Voleva proprio far cadere Draghi”.

licia ronzulli

 

Figurarsi se qualcuno può fare cambiare idea a Berlusconi, ben altri santi ci hanno provato. Ma la badante, assieme al cerchio magico, serve a questo. Uno scudo. Che dura finché il Sovrano, che non ama perdere, non si scoccia. D’altra parte a chi è andata la colpa del disastro di Forza Italia giovedì in Senato? A chi è stata imputata l’ostinazione di voler affrontare Giorgia Meloni in Aula? Alla Ronzulli, ovviamente. Come se la ex infermiera del Galeazzi di Milano fosse dotata di qualche autonomia o di intelligenza politica.

 

silvio berlusconi licia ronzulli

Come se l’ostinato, orgoglioso (e un po’ capriccioso) non fosse il Sultano di Arcore in persona, la cui forza e il cui carisma, benché senile o acciaccato, si riverberano nell’arroganza e nell’antipatia che Ronzulli suscita praticamente in tutti i suoi interlocutori politici e non. Compresa Giorgia Meloni. Anche quando volle rompere con Denis Verdini, con l’amato Verdini, il Cavaliere utilizzò la Rossi/Ronzulli, insomma la figura stereotipica della badante di Arcore. Gliela scagliò addosso. Perché lui non ama perdere e nemmeno licenziare. Lo fa fare agli altri.

 

silvio berlusconi licia ronzulli

Era il 23 luglio 2015, e le ultime parole di Denis, pronunciate nello studio di Palazzo Grazioli, poco prima che si rompesse il famoso patto del Nazareno e con questo anche il sodalizio tra lui e il Cavaliere, furono queste: “Presidente, io non posso prendere ordini da una ragazzina”. Certo, un tempo l’ostinazione di Berlusconi poteva essere aggirata perché esistevano mediatori come Gianni Letta e altri collaboratori con i quali gli avversari parlavano. Ora tutto il gruppo intorno al Cavaliere è più piccolo, scarno, quasi una ridotta.

 

LICIA RONZULLI MEME

Ma le meccaniche sono sempre quelle. “Guardi non esiste niente. Non ci sono Erinni, né badanti. E’ tutto Berlusconi. C’è solo Berlusconi. E se mi devo incazzare con qualcuno, io mi incazzo con lui”, diceva Daniela Santanchè dieci anni fa. E le badanti? “Recitano la parte che Berlusconi le assegna. Siamo tutti tasti di un pianoforte suonato da lui”. E non è certo al pianoforte che si possono attribuire le colpe del pianista.

Ultimi Dagoreport

150corriere

DAGOREPORT - ALL’EVENTO-CONCERTO ALLA “SCALA” PER LA CELEBRAZIONE DEI 150 ANNI DEL “CORRIERE DELLA SERA”, PRESENTE SERGIO MATTARELLA, NON SONO PASSATE INOSSERVATE LE ASSENZE ILLUSTRI DELLA POLITICA: DA FRATELLI D’ITALIA (MELONI E MANTOVANO) A FORZA ITALIA (TAJANI) FINO ALLA LEGA (SALVINI) - HANNO INVECE TIMBRATO IL CARTELLINO I SINISTRATI ELLY SCHLEIN, BONELLI & FRATOIANNI FINO AL “GIANNILETTA” DI CAIRO, WALTER VELTRONI - MA LA LATITANZA PIÙ CHIACCHIERATA È STATA QUELLA DELL’EX PLURI-DIRETTORE DEL “CORRIERONE”, PAOLO MIELI, CHE HA GIUSTIFICATO L’ASSENZA CON L’URGENZA DI “UN CONTROLLO MEDICO” A ROMA - FORSE, DALL’ALTO DEL SUO EGO ESPANSO, PAOLINO AVEVA INTUITO IL RUOLO DI MATTATORI CHE KING URBANO (PROPRIETARIO), LUCIANO FONTANA (DIRETTORE DEL ''CORRIERE'') E FERRUCCIO DE BORTOLI (PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CORRIERE) AVREBBERO AVUTO NELL’EVENTO DEI 150 ANNI E LUI NO? AH, SAPERLO... – IN COMPENSO, CONFONDENDO L’EVENTO STORICO CON LA CONVENTION AZIENDALE, CAIRO HA FATTO SFILARE SUL PALCOSCENICO, DAVANTI AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, BEN SEI BIG SPENDER PUBBLICITARI CHE FANNO LA GIOIA DEL BILANCIO RCS… - VIDEO

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...