“SE LA MELONI DOVESSE VINCERE IL REFERENDUM, AVREBBE LE CONDIZIONI PER INSTAURARE UNA PERMANENTE SVOLTA AUTORITARIA IN STILE TRUMPIANO” – GOFFREDO BETTINI, IDEOLOGO DEM, SPIEGA PERCHE’ VOTERA NO NELLA CONSULTAZIONE SULLA GIUSTIZIA, NONOSTANTE SIA FAVOREVOLE ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE: "SAREBBE IMPERDONABILE NON VEDERE IL GRANDE PERICOLO CHE ABBIAMO DINNANZI" - "LE ANIME BELLE CHE MI CRITICANO O SONO INGENUE O TROPPO FURBE. IL CONTESTO È MERITO. VOTARE SÌ PER NON APPALTARE LA RIFORMA È UN RAGIONAMENTO CONTORTO. POLITICISTICO E ILLUSORIO. NELLA REALTÀ DEI FATTI, IL SÌ È SOLO UN PIACERE A MELONI"
Ginevra Leganza per il Foglio - Estratti
“Se la Meloni dovesse vincere il referendum, avrebbe le condizioni per instaurare una permanente svolta autoritaria”.
In Thailandia viene sera. Goffredo Bettini svela al Foglio le sue inquietudini. “Il referendum sarà uno spartiacque”, dice l’ideologo dem. Perciò lei, onorevole, non è passato al fronte del No, contro Meloni, per banale tifoseria.
Lo ha fatto per scongiurarne i pieni poteri. Giusto?
“Giusto. Con la vittoria del Sì ci sarebbero le condizioni per una svolta in piena sintonia con lo spirito del tempo. E cioè con Trump. Che è l’esempio di una destra amorale e senza limiti visto che il merito, per lui, non esiste. Esiste solo la forza, che fa il merito”. Meloni rivelerebbe un suo vero volto? “E sarebbe per me imperdonabile”.
“Sarebbe imperdonabile non vedere come questo sia il più grande pericolo che abbiamo dinnanzi”. (…)
Lei ha perciò detto No per non finire, con Meloni, come suo nonno con Mussolini. Ma allora perché tanti uomini, a sinistra, voteranno in sintonia con FdI?
“Posto il valore politico del referendum, rispetto la scelta dei compagni e delle compagne che rimangono fermi sul Sì”.
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“Contrapporre gli ideali agli obiettivi è incomprensibile. I miei obiettivi, come i miei ideali, nascono da una spinta etica e da profondi convincimenti. Vede, appena ho dichiarato che ero aperto al Sì, ho sentito una pressione dei giornali di destra. Hanno utilizzato il mio nome a dismisura. Per colpire il partito e tutta la mia parte politica”.
La legge morale dentro di lei, la destra amorale sopra di lei?
“Il contesto ha pesato molto negativamente, sì. E poi le ‘anime belle’ che mi criticano, convinte che il contesto non possa prevalere sul merito specifico, o sono ingenue o troppo furbe”.
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Cioè?
“Non esiste un merito appeso al cielo. Non esiste nella realtà. E soprattutto non esiste nella politica. Il contesto è merito. Determina il merito. Ne svela il significato storico ed effettuale. Persino la morale, purtroppo, dipende dai tempi e dalle latitudini nelle quali si esercita”.
Fenomenologia del Referendum. La mente vota sì, il cuore dice no. Quanti uomini ci sono e quanto l’è pesata questa scelta?
“E’ stata una scelta sofferta. Maturata in totale solitudine”.
Non ne ha parlato con Conte?
“Non ho parlato né con Conte, né con Schlein”.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
[...] I riformisti del Pd, comunque, voteranno Sì. Forse per non appaltare l’intero successo al centrodestra.
“Votare Sì per non appaltare la riforma alla destra è davvero un ragionamento contorto. Politicistico e illusorio. Nella realtà dei fatti, il Sì è solo un piacere a Meloni. Tant’è che anche Renzi è stato molto prudente e ha lasciato libertà di coscienza”.
Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, dopo il Sì di Marco Minniti, li ha invitati ad abbandonare il partito. Lei che ne pensa?
“Non sono d’accordo. Il dissenso va compreso e verificato attraverso un confronto. Atti di repressione non mi appartengono. Anche se…”.
Sì?
“Anche se Pina Picierno, solo per avere, io, sollecitato un chiarimento sulla politica internazionale in modo ragionato, fermo, rispettoso, ha detto che la voglio cacciare dal Pd. E dopo di lei Filippo Sensi ha sostenuto che non ho il diritto di definirmi un democratico. Gli ultraliberali-liberisti raggiungono settarismi da me mai sperimentati”.
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