conte salvini di maio boccia

“CONTE TAGLI 4 MILIARDI ALLA MANOVRA O SI DIMETTA” – IL NUMERO 1 DI CONFINDUSTRIA BOCCIA E GLI IMPRENDITORI ALL’ATTACCO DEL GOVERNO - DODICI ASSOCIAZIONI CHIEDONO LO SBLOCCO DELLE GRANDI OPERE, I ‘PADRONCINI’ DEL NORD IN PRESSING SULLA LEGA  - E IL M5S, CHE PERDE CONSENSI NEI SONDAGGI, PREPARA UN PIANO B COL PD

torino imprenditori

Marcello Zacchè per il Giornale

 

«Dodici presidenti di associazioni di imprese così diverse tra loro non li metti insieme mai. Troppe rivalità. Ma questa volta è stato quasi naturale: il messaggio al governo deve partire forte e chiaro» commentava più di uno di questi presidenti, ieri a Torino. Dove, sul palco allestito alle Officine Grandi Riparazioni, si sono seduti i vertici di Agci, Ance, Confapi, Confindustria, Confartigianato, Casartigiani, Cna, Confcommercio, Confesercenti, Confagricoltura, Confcooperative e Legacoop. Mai successo prima. Più di tremila associati in platea. Tema: dibattere di Infrastrutture per lo sviluppo, partendo dalla Tav. Per poi firmare, in diretta, un manifesto unitario.

 

boccia

Nel quale la Tav Torino-Lione, che il governo Di Maio-Salvini non vuole fare, è sì centrale. Ma in realtà è quasi un pretesto per comunicare al governo che - con decreto Dignità, stop alle grandi opere e manovra in deficit da infrazione Ue - l' Italia che produce si è fermata e, come ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, «si è superato il senso del limite. Se siamo qui tra artigiani, commercianti, cooperative, industriali, qualcuno si dovrebbe chiedere perché».

 

Il pensiero andava a febbraio scorso quando, a pochi giorni dalle elezioni, Confindustria aveva riunito a Verona le sue assise, e presentato il piano per la crescita, applaudito da 5mila imprenditori che di lì a poco, nelle urne, avrebbero contribuito al successo della Lega. Il pensiero va lì perché la Lega di governo ha poi appoggiato provvedimenti opposti, a cominciare da lavoro e grandi opere. E oggi, 9 mesi dopo, ci troviamo sull' orlo della recessione. Ma qui a Torino non è arrivata solo Confindustria.

conte salvini di maio

 

Ma si sono uniti anche commercianti e coop, artigiani e agricoltori, costruttori e partite Iva. Tutti insieme a dare, almeno simbolicamente, un ultimatum a questo governo. Sottolineato dal grande applauso raccolto da Daniele Vaccarino, presidente Cna, artigiani e piccole imprese quando ha evocato «l' orgoglio degli imprenditori» avvertendo che «essere chiamati prenditori è diffamante. Questa è la giornata del nostro orgoglio e ora il governo ci deve ascoltare». Aria di misura colma.

 

E Boccia è entrato nel merito, rivolgendosi apertamente al governo: «Ho una promessa per Di Maio, un consiglio per Salvini e un contributo per il premier. La promessa per Di Maio è che se ci convoca tutti e 12 non lo contaminiamo; il consiglio a Salvini, che ha preso molto voti al Nord, è di pensare allo spread, perché preoccupa le imprese. E il contributo al premier è che questa manovra vale 41 miliardi, di cui 18 miliardi per pensioni e reddito di cittadinanza. Per 4 miliardi appena evitiamo la procedura di infrazione. Allora se fossi in Conte chiamerei i due vice premier e direi loro di togliere 2 miliardi l' uno e 2 l' altro, se nessuno dei due non vuole arretrare mi dimetterei e denuncerei all' opinione pubblica chi non vuole arretrare».

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

 

Il riferimento è alle ipotesi di correzione della manovra dal 2,4 al 2%.

Nei loro interventi i rappresentanti delle categorie hanno tutti sottolineato l' unità di pensiero sulla necessità delle grandi opere per un paese manifatturiero, trasformatore ed esportatore come il nostro. Mentre il professor Roberto Zucchetti, dell' Università Bocconi ha presentato uno studio sulle infrastrutture ricordando che, pur nell' era del cloud e della dematerializzazione, solo dai valichi italiani passano ogni anno 619 milioni di tonnellate di merci.

Il movimento no Tav non ha gradito e ha attaccato l' iniziativa degli imprenditori: «Non abbiamo mai visto tante sigle riunirsi in altri momenti, dall' inizio della crisi globale per rilanciare l' economia». Appunto: forse un motivo ci sarà.

 

2. QUELLA PROTESTA CHE DIVIDE LEGA E I 5S

 

Fabrizio de Feo per il Giornale

 

luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni tria

 Il grido di protesta in grisaglia grigia si alza composto da parte dei tremila imprenditori arrivati da tutta Italia alle Ogr, le ex Grandi Officine Riparazioni di Torino dove si riparavano i treni dalla metà dell' 800. Luogo simbolico scelto per la manifestazione organizzata per sollecitare il rilancio delle infrastrutture a partire dalla Torino-Lione.

 

Il messaggio spedito al governo dal partito del Pil è limpido, chiaro e tagliente. Un servizio di posta celere con ricevuta di ritorno a cui la Lega non resta indifferente, mentre i Cinquestelle scelgono la strada del silenzio. «Tutti hanno diritto di manifestare e la politica ha il dovere di ascoltare» dice Giancarlo Giorgetti, interpellato sulla manifestazione di Torino per la Tav e sulla prossima iniziativa annunciata dagli artigiani. «Noi non viviamo sulla luna ma in mezzo alla gente, alle imprese conosciamo le esigenze e sappiamo ascoltare quelle che sono le necessità di coloro che hanno voglia di lavorare».

 

L' approccio, insomma, è sempre quello basato sull' osservazione della realtà prima che sull' applicazione rigida di una scelta ideologica. Un approccio che - già qualcuno suggerisce dentro il Carroccio - dovrà essere adottato anche per comprendere la reale evoluzione e la dinamica del mercato del lavoro, visto che l' irrigidimento causato dal Dl Dignità non sembra produrre i risultati sperati e le categorie iniziano a essere in subbuglio.

 

CONTE DI MAIO SALVINI

Le fibrillazioni più forti si registrano, comunque, sulla questione settentrionale, con la classe imprenditoriale del Nord-Ovest e del Nord-Est schierata in una sorta di mobilitazione permanente per bloccare scelte «tafazziane» sulle grandi opere e ricordare alla Lega il suo contratto con il territorio. Un altro campanello d' allarme è sicuramente rappresentato dai tempi della manovra la cui gestazione diventa sempre più faticosa, considerato che doveva arrivare in aula alla Camera già ieri mentre l' inizio della discussione è slittato a domani. Senza dimenticare che in assenza di un accordo interno alla maggioranza e di un compromesso con la Commissione europea i veri nodi sono rimandati al Senato, in una sorta di gioco del cerino tra le due Camere.

 

vincenzo boccia

Qualche fibrillazione si inizia a cogliere anche nel campo grillino. Non è certo passata inosservata l' apertura del Fatto Quotidiano, il giornale più vicino alle posizioni dei Cinquestelle, che ha di fatto perorato la causa di un piano B. «In caso di elezioni anticipate il 55% degli elettori del Pd preferirebbero un accordo con il Movimento 5 stelle, il 9% con Forza Italia e il 3 con la Lega. A rilevarlo è un sondaggio di Antonio Noto per il Quotidiano nazionale», si legge sul quotidiano diretto da Marco Travaglio. La notizia oltre ad aprire il giornale viene poi trattata sulle pagine 2 e 3 con una ampia intervista a Gianrico Carofiglio, ex magistrato ed ex senatore Pd, oggi scrittore, che perora la causa di un accordo a sinistra tra M5S e Pd.

 

C' è poi l' incognita Europee con cui fare i conti. Ieri Alessandra Ghisleri intervenendo al PhotoAnsa 2018 insieme al direttore Luigi Contu ha fatto notare che se la Lega sprinta «M5s annaspa e perde consensi nei sondaggi.

 

Alcune proposte, come le chiusure domenicali, continuano a creare divisioni e tifoserie. Il vero rischio ora per il M5s è che la Lega diventi il partito del Sud». Con un risultato elettorale che modifichi radicalmente gli equilibri su cui si regge la maggioranza di governo.

 

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