bollore tesauro

BOLLORE’ NON CI STA A FARSI COMMISSARIARE DA UNO 007 ITALIANO – VIVENDI PRONTA A RICORRERE CONTRO L’APPLICAZIONE DEL “GOLDEN POWER” DA PARTE DEL GOVERNO – E SI RIVOLGE A CLAUDIO TESAURO, NIPOTE DI GIUSEPPE (EX CORTE COSTITUZIONALE) E PRESIDENTE DI INVITALIA: CIOE’ DEVE FARE RICORSO CONTRO IL PROPRIO AZIONISTA, IL GOVERNO

 

Antonella Olivieri per il Sole 24 Ore

 

BOLLORE' VIVENDI

Dietrofront sul golden power. Vivendi, che sembrava aver fatto buon viso a cattivo gioco a fronte delle prescrizioni governative su Telecom, ora ha cambiato idea e sta invece studiando il ricorso. «No comment» di rito dal gruppo transalpino, ma la linea sarebbe stata dettata direttamente dal gran capo di Parigi, Vincent Bollorè, che si sarebbe accorto - ragionando sulla portata degli obblighi imposti a Tim con l’esercizio dei poteri speciali - che da una parte avrebbe perso margini d’azione sul gruppo, pur avendo dichiarato a fine luglio l’avvio dell’attività di direzione e coordinamento, e dall’altra che si sarebbe trovato nella condizione - se avesse deciso di uscire dall’avventura telefonica - di non poter vendere la partecipazione se non a qualcuno gradito al Governo, probabilmente “al meglio”.

 

CLAUDIO TESAURO

Tutt’altro che soft l’impatto della nuova unità organizzativa, prescritta da Palazzo Chigi a presidio di difesa e sicurezza nazionale, che, affidata a un funzionario del Dis, avrà ampia voce in capitolo su tutte le attività strategiche, non solo Sparkle e Telsy, ma anche sulla rete Telecom. Ci sono 60 giorni di tempo, a decorrere dalla data del provvedimento (16 ottobre), per ricorrere al Tar del Lazio.

 

Con un implicito azzardo: a meno che sia concessa la sospensiva d’urgenza, o Tim si adeguerà alle prescrizioni entro i 90 giorni dettati dal decreto, oppure scatteranno le previsioni del comma 5 della legge 56/2012 che potrebbero portare fino alla vendita coatta della quota di Vivendi (23,94%) entro 12 mesi. Comunque, un contenzioso amministrativo destinato a prolungarsi per almeno un paio d’anni rischierebbe di paralizzare l’azienda.

 

giuseppe tesauro

La decisione di ricorrere è maturata mercoledì in tarda serata nel corso di un consulto con i legali del gruppo francese. A far da pivot, a quanto risulta, l’avvocato dello studio BonelliErede Claudio Tesauro, “nipote d’arte”, visto che lo zio è l’ex giudice costituzionale Giuseppe. Tesauro, che è anche presidente di Invitalia, l’agenzia del Mise sopra a Infratel che ha disposto i bandi per la costruzione della rete in banda ultralarga nelle aree disagiate vinti da Open Fiber, è un consulente molto ascoltato dal presidente Tim (e ceo di Vivendi) Arnaud de Puyfontaine.

 

tim cambia logo

Tant’è che sarebbe stato Tesauro a suggerire l’ingaggio del neo direttore della comunicazione Tim, Alessio Vinci, e del prossimo direttore degli affari istituzionali Francesco Russo, che, dal 2007 al 2014, ha lavorato proprio presso lo stesso studio legale, BonelliErede, di cui è partner. Sul dossier aveva lavorato anche l’avvocato Filippo Modulo, partner dello studio Chiomenti, che aveva preparato, per conto di Vivendi, la notifica ex articolo 1 della legge 56/2012 (poteri speciali in materia di difesa e sicurezza nazionale) relativa all’acquisizione della “partecipazione rilevante” in Telecom.

 

CARLO CALENDA PIER CARLO PADOAN

Tim, da parte sua, ha inoltrato solo dieci giorni fa la notifica ex articolo 2 (asset di rilevanza strategica nel campo delle comunicazioni) e il relativo procedimento dovrebbe concludersi entro novembre. Non è dato sapere se il neo ad, Amos Genish, fosse a conoscenza delle ultime iniziative del suo suo azionista, prese proprio alla vigilia del primo incontro con il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che mirava a ricucire i rapporti tra l’azienda e il Governo.

 

Tant’è che Genish avrebbe offerto al ministro la disponibilità a collaborare sul tema della fatturazione a 28 giorni nell’ambito di una soluzione di “sistema”, che riguardi cioè non solo Telecom - che di suo rinuncerebbe, a regime, a ricavi dell’ordine di un paio di centinaia di milioni - ma anche gli altri operatori che hanno adottato “l’innovazione” del mese lunare. Ma soprattutto Genish si sarebbe detto disponibile a discutere l’ipotesi di separazione della rete. Per l’incumbent l’infrastruttura è core business, ma in ambito pubblico si sta ragionando su come tutelare anche l’interesse nazionale.

 

RETE TIM

La separazione societaria - che è l’ipotesi sul tavolo sia del Mise che dell’Agcom - sarebbe una soluzione che ricalcherebbe il modello adottato da British Telecom con Open Reach per assicurare, come voleva il regolatore britannico, neutralità alla rete. Affrontare il discorso con spirito collaborativo potrebbe produrre il risultato di ottenere condizioni migliorative sugli obblighi che oggi gravano sull’incumbent. Sempre ammesso che le nuove iniziative legali dell’azionista francese non finiscano per irrigidire nuovamente i rapporti.

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO