donald trump bret easton ellis

NELLE MAGLIE DELL'AMERICA - HOLLYWOOD AMA TRUMP! LO SCRITTORE MALEDETTO BRET EASTON ELLIS RIVELA: ''LA MAGGIORANZA DEI MIEI COMMENSALI VOTERÀ DONALD. I MASS MEDIA NAZIONALI HANNO FATTO UN RACCONTO TOTALMENTE SBAGLIATO'' - SE TRUMP VINCE IL SUPER TUESDAY, DIVENTA INARRESTABILE. PURE IL ''NEW YORK TIMES'' AMMETTE: ''LA GENTE LO VEDE COME UN VINCENTE''

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

bret easton ellisbret easton ellis

E’ scoppiato nella notte di domenica il caso Hollywood, come quei segreti un po’ zozzoni che nella città del cinema si sussurrano fingendo un segreto, invece lo sanno tutti. A Hollywood, orrore, piace Donald Trump, e a rivelare che il re è nudo ci pensa uno scrittore sceneggiatore maudit, Bret Easton Ellis, quello di "American Psycho".

 

Il tweet è il seguente: “ Ieri sera ho cenato a West Hollywood con alcuni amici e una coppia che non avevo mai incontrato prima e sono rimasto molto stupito dal fatto che alla fine della cena la maggioranza di chi stava a tavola, soprattutto gente che lavora a Hollywood, ha ammesso di sostenere Donald Trump come presidente”.

 

bret easton ellis 2 bret easton ellis 2

Il tweet va alla grande, tra chi si indigna e chi ritwitta, come Donald Trump, nessuno smentisce, il Los Angeles Times tace, e Bret Easton Ellis precisa che “È stato uno shock che è arrivato per me al culmine di una settimana in cui avevo incontrato molte persone a Los Angeles che si dicevano sostenitori di Trump, mostrando che, ancora una volta, i mass media nazionali hanno dato un racconto totalmente sbagliato della questione: la loro speranza, a quanto pare, non è la realtà. Questo è tutto”.

 

Già, è tutto, ed è la migliore risposta alla letteratura cominciata sei mesi fa almeno per demolire “il pagliaccio” che osò farsi candidato a presidente. A Hollywood, esclusa la pattuglia di liberal inamovibili, i pagliacci sono sempre piaciuti.

 

trump bushtrump bush

Ora  nel giro di qualche giorno i tre repubblicani rimasti in lizza liquidano il Nevada, e Clinton e Bernie si contano in South Carolina, poi  via verso Super Tuesday, il Primo marzo, quando si vota in Alabama, Arkansas, Colorado, Georgia, Massachusetts, Minnesota, Oklahoma, Texas, Vermont and Virginia. Più, solo i repubblicani, in Tennessee e Alaska, e solo i democratici in American Samoa;  dopo sarà difficile per tutti menarla ancora con “vedrai che è un fenomeno provvisorio”, “adesso arrivano le persone normali e lo fanno fuori”, e altre sciocchezze illusorie del genere che impazza soprattutto sui giornali europei.

donald trump memedonald trump meme

 

Quelli americani hanno cominciato da già da un po’ a fare ammenda, sia pur acidamente, e dedicano al miliardario col riportone una attenzione spasmodica, soprattutto le televisioni, dove impazza, anche grazie al  fatto che qui si invita chi tira pubblico  e polemica, mica c’è la par condicio da minculpop.

 

trump trump

Liquidato il povero Jeb Bush, che ha sbagliato tutto proponendosi come buono e moderato, più cattolico e amico dei cubani d’America, parte che fa meglio Marco Rubio, e che, al contrario di quanto si dice in Italia, ha tirato fuori il fratello W. troppo tardi, per recuperare i voti della base del partito, a disastro compiuto. Funziona sempre così con la dinasty. Nel 2000 il pupillo Al Gore  evitò Bill Clinton e perse  (sul serio, non per finta); nel 2008 Hillary fu consigliata di non esporre il marito fedifrago, e  le mancò la forza vitale, l’energia testosteronica di Bill, tanto è vero che oggi, che lui è parecchio bollito, se lo porta dietro come un talismano.

 

johnny depp  nei panni di donald trump nel finto biopicjohnny depp nei panni di donald trump nel finto biopic

I Bush che furono presidente sono rimasti a lungo nell’ombra perché Jeb voleva proporsi come un vero grande moderato, peccato che i consulenti esterni della campagna avessero già all’inizio  dell’estate scorsa fatto sapere che gli elettori del Grand Old Party erano, e sono, soprattutto arrabbiati, molto arrabbiati con il sistema e con il partito, ritenuto moscio e inciucione, che era il caso di incominciare per tempo una campagna molto gridata, salvo poi negli ultimi mesi diventare un po’ più buoni.  Non sono stati ascoltati.

 

DONALD TRUMP TED CRUZ  DONALD TRUMP TED CRUZ

Il disastro interno al Gop non è solo politico, è anche economico, troppi soldi finora buttati per Bush, troppi per contrastare senza grande successo Trump. Eppure continueranno così. Trump ha ricevuto denaro da se stesso, 11 milioni di dollari solo questo mese, e da piccoli finanziatori spontanei, la stessa categoria che dall’altra parte ha finanziato il ribelle democratico Sanders. 

 

Ted Cruz, il senatore texano nato in Canada, inviso alla cupola del partito quanto il  newyorchese, ha cominciato la gara di febbraio con 13,6 milioni, è il più ricco. John Kasich, già semiaffondato, ma anche Marco Rubio, hanno in cassa fra tutt’e due meno di 7 milioni di dollari perché i finanziatori tradizionali credevano di dover concentrare gli sforzi su Bush, o perfino su Christie, ma soprattutto hanno sprecato una montagna di denaro in “negative advertising”, ovvero attacchi furibondi e cattiverie su Trump e Cruz.

 

ted cruz ted cruz

Un esempio? Right to Rise, un gruppo di Paperoni legato a Jeb Bush, ha speso nel mese di gennaio 34 milioni di dollari per denigrare i due cattivoni, col risultato che si è visto. Commenta sconsolata, e incazzata non poco, Laura Ingraham, star del talk radio show che porta il suo nome, storico appuntamento del mattino dalle 9 alle 12: “L’establishment Gop si racconta balle. Le elezioni hanno un nocciolo duro, che è il rigetto dell’agenda economica globale, delle politiche di immigrazione fallite; milioni di elettori vogliono che il partito  prenda una direzione populista”.

 

Eppure i finanziatori continueranno a organizzarsi strategicamente contro Trump e concentreranno sforzi e denaro su Rubio. Vi dico solo  che Our principles Pac, un gruppo che abitualmente finanzia i democratici su aborto, sanità e tasse, sta già investendo grosse cifre per convincere i repubblicani che Trump non è un conservatore affidabile. Per darsi un tono sostengono di aver già contribuito a ridurre i numeri della vittoria in South Carolina, che suona un po’ ridicolo. Vedremo.

 

SANDERS 2SANDERS 2

Oggi le cose stanno così: Trump ha 67 delegati, Cruz 11, Rubio 10, se entro metà marzo non lo fermano, l’unica possibilità di negargli a luglio a Cleveland la nomination repubblicana sarà una furibonda battaglia di colpi bassi per far cambiare voto ad alcuni delegati e taroccare la convention. Lo dico da mesi che così si fece, e accade sotto gli occhi di tutti, nel 1976 per fermare Ronald Reagan e mantenere la candidatura di Gerald Ford, e a novembre Ford perse contro Jimmy Carter.

bernie sanders bernie sanders

 

Il giornalista un po’ acido ma efficace che  mesi fa inventò il termine “Trumpusconi”, spiegava  che “Trump is Berlusconi in waiting, with less cosmetic surgery. Berlusconi is Trump in senescence, with even higher alimony payments. It’s a comedy, it’s a tragedy”, Trump è un Berlusconi in attesa di vittoria, con meno interventi di chirurgia plastica, Berlusconi è un Trump al tramonto, con alimenti ancora più salati da pagare. E’ una commedia, è una tragedia”.

 

Frank Bruni, già corrispondente a Roma del New York Times, ora editorialista, oggi si lamenta e si disgusta ancora, ma guarda in faccia la realtà, che è di una specie di Ercolino sempre in piedi, che più lo meni più si tira su, che più personaggioni lo attaccano, vedi Apple e Papa, più piace, più le spara grosse, più attizza gli elettori.

 

TRUMP BERLUSCONITRUMP BERLUSCONI

“Una donna mi ha detto che le piace perché è miliardario e non dovrà dire grazie a nessun rappresentante di poteri forti; un’altra che è un temerario, che non ha paura di niente e si batterà per lei; un ex militare che ora fa il camionista mi ha detto che i Veterani da decenni sono ignorati da tutti, e che Trump è diverso dai soliti politici. In un sondaggio fatto sabato scorso sulla preparazione politica ha vinto Rubio col 38 per cento, ma si votava anche sulla fiducia da dare a qualcuno fuori dal sistema, e Trump col 68 ha stravinto  e preso tutto”.

 

BERLUSCONI PASCALE the lady is a trumpBERLUSCONI PASCALE the lady is a trump

Conclude genialmente. “ I suoi fan vedono una persona che avanza senza scusarsi mai, con una forza che li fa sentire meno deboli. Vedono un vincente. E questa non è più solo un’illusione”.

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…

sondaggi pagnoncelli meloni salvini vannacci trump

DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE, È L’OBIETTIVO DI TRUMP - NEL 2019, ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI EUROPEE, BANNON RISPONDE A UNA MAIL DI EPSTEIN: “SONO CONCENTRATO SOLO SUL RACCOGLIERE FONDI PER LE PEN E SALVINI IN MODO CHE POSSANO CANDIDARSI CON LISTE COMPLETE” - MEZZO MILIARDO DI CONTRIBUTI NON PUBBLICI DI CUI NON SI HA TRACCIA HANNO ARRICCHITO LE CASSE DEL BRITANNICO FARAGE ALLO SPAGNOLO VOX, FINO AI NAZI-TEDESCHI AFD – FINITO A “VAFFA” IL RAPPORTO TRA TRUMP E MELONI, SGRETOLATASI LA LEGA, ENTRA IN CAMPO, CARICO DI MUNIZIONI, IL GENERALE ROBERTINO VANNACCI. E SUBITO IL SUO PARTITO FA IL BOTTO  - “L’AFD ALLEATO CON FUTURO NAZIONALE È LA SCOMMESSA DI BANNON. I PUNTI NEL PROGRAMMA SONO GLI STESSI: REMIGRAZIONE, FINE DEL SOSTEGNO ALL’UCRAINA. PIÙ IN GENERALE: IMPLOSIONE DELL’UNIONE EUROPEA” – E RICICCIA LA DOMANDINA: CHI FINANZIA L’EX PARA’ DELLA FOLGORE?

nicola fratoianni elly schlein vladimir putin gaetano manfredi

DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A MOSTRARE SOLO UN CAMPOLARGO SGARRUPATO E PIENO DI BUCHE - LA MANIFESTAZIONE DI NAPOLI HA FATTO INCAZZARE DI BRUTTO ELLY SCHLEIN PER LE INTEMERATE DI FRATOIANNI E DI CONTE CONTRO L'AUMENTO DELLE SPESE PER LA DIFESA: PER I LEADER DI AVS E M5S, DOPO QUATTRO ANNI DI GUERRA, L'EUROPA SI E' INVENTATA LA "MINACCIA PUTIN" - ANCHE IL LANCIO DEL SINDACO DI NAPOLI, GAETANO MANFREDI, COME LEADER DELLA "GAMBA CENTRISTA", HA INFIAMMATO I NEURONI DI ELLY - IL TIMORE DELLA SEGRETARIA CON L’ESKIMO È CHE IL NUOVO AGGREGATO, ANZICHÉ GUIDATO DA PERSONALITÀ NUOVE CAPACI DI ATTIRARE GLI ELETTORI MODERATI, SIA FORMATO DA POLITICI PD, COL RISULTATO DI FARLA PRECIPITARE NEI SONDAGGI...

mario orfeo mirja cartia dasiero theodore kyriakou

DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA FRATTURA INSANABILE CON IL NUOVO EDITORE, IL GRECO THEO KYRIAKOU, E LA NUOVA AD, MIRJA CARTIA D’ASERO – “PONGO” SI È OFFESO PERCHÉ I NUOVI PADRONCINI DI LARGO FOCHETTI HANNO DATO MANDATO AI CACCIATORI DI TESTE DI INDIVIDUARE UN PROFILO ADATTO A GUIDARE LA “CNN ITALIANA” CHE SOGNA IL MAGNATE GRECO. MA COME, È STATA LA RAMPOGNA DI ORFEO, IO SONO STATO DIRETTORE DI DUE TG (TG1 E TG3) E DG RAI, E QUELLI MI IGNORANO? SENTITOSI SCAVALCATO IRRIMEDIABILMENTE, ORFEO VOLA TRA LE MUNIFICHE BRACCIA DI LEONARDINO DEL VECCHIO – PER LA “CNN” DI KYRIAKOU DOVREBBE ARRIVARE IL DESTRISSIMO ANDREA PUCCI, ALLA FACCIA DEL CDR SOVIET DI “REP”…