churchill_nuovo_libro_larson

CI VORREBBE UN CHURCHILL - MAI COME ORA SERVIREBBE UN LEADER CAPACE DI DIRE LA VERITÀ AL SUO POPOLO ("NON HO ALTRO DA OFFRIRE CHE SANGUE, FATICA, LACRIME E SUDORE!"), A DIFFERENZA DI TRUMP CHE DEFINI' IL COVID "QUASI INNOCUO" O DEL MERLUZZONE BORIS JOHNSON - L'EX PREMIER BRITANNICO FACEVA LE SUE SCENEGGIATE AGLI OSPITI IN VESTAGLIA ROSSA O USCIVA NUDO DALLA VASCA PER RISPONDERE AL TELEFONO - I PARTICOLARI INEDITI NEL LIBRO "SPLENDORE E VILTA'"

Antonella Guerrera per “il venerdì di Repubblica

 

erik larson - splendore e vilta'

Mentre esce pure la titanica biografia di Andrew Roberts per Utet, ha senso scrivere l'ennesimo libro su Winston Churchill? «Me lo sono chiesto anch' io!», risponde serafico Erik Larson.

 

Scontato? Lo vedremo. Di sicuro, questo 66enne scrittore americano ha un grande pregio: essere uno storyteller, un cantastorie raro, puro e mesmerizzante, che trova sempre una chiave originale per raccontare - e noi ad ascoltare, anche se sappiamo già il finale di questo (i suoi bestseller La città bianca e il diavolo e Guglielmo Marconi e l'omicidio di Cora Crippen) e quell'altro (Il giardino delle bestie).

 

IL LIBRO SPLENDORE E VILTA' SU CHURCHILL

Ma forse il bello sta proprio qui. Come cantava Leonard Cohen in Anthem, «c'è sempre una crepa, e da lì entra la luce». È "l'inno" anche di Larson. E, a proposito di illuminazioni, il titolo di questa sua ultima fatica sull'ex premier britannico, eroe antinazista e alcolizzato "bulldog" col sigaro è Splendore e viltà (Neri Pozza editore).

 

Perché «era magnifico e terribile: il rombo spasmodico degli aerei nemici in cielo, il tuono e la luce dei colpi sparati, e una miriade di stelle, vere e artificiali, nel firmamento. Non c'era mai stato un tale contrasto di splendore naturale e viltà umana». Così parlò, nei suoi diari del 1940, il segretario privato di Churchill, John Colville, mentre la furia nazista del Blitz attaccava Londra, i cieli e le terre degli inglesi sotto assedio.

 

«Splendore e viltà si svolge esattamente in un anno», ci racconta l'autore dalla sua casa di Long Island, New York: «Il 10 maggio 1940 Winston Churchill diventa primo ministro britannico mentre il 10 maggio 1941 si sfiata il "Blitz" hitleriano» e il gerarca nazista Rudolf Hess atterra in paracadute in Scozia, dove viene arrestato.

 

winston churchill

Sembra il romanzo di formazione politica di Winston Churchill, ma non è così: «Senza quella prova del fuoco non sarebbe mai diventato Churchill. La sua retorica» ci dice Larson, «fu decisiva nel tenere alto lo spirito e le speranze dei britannici contro i nazisti».

 

Del resto, per lo scrittore ed ex giornalista americano, Churchill era un tale maestro dell'oratoria che Goebbels ne era terrorizzato. «E i suoi discorsi sono strutturati meravigliosamente. Parte mettendo subito in guarda la nazione dai gravi pericoli: racconta la cruda realtà. Poi sparge ottimismo. Infine, chiude il sermone con una straordinaria magnificenza retorica».

 

Non sono tutti d'accordo: lo storico americano Gerard DeGroot sul Washington Post ha criticato Larson perché «vittima della solita, stanca propaganda della storia». L'eroica, "arturiana" resistenza dell'Inghilterra irriducibile non nascerebbe tanto dall'eccellenza retorica di Churchill quanto da una caratteristica quasi atavica del popolo inglese, comunque già forgiata nelle fabbriche di armi, degli Spitfire e degli altri aerei da guerra. Keep calm and carry on.

 

winston churchill

Avremmo potuto dire lo stesso se a Downing Street fosse rimasto Neville Chamberlain, sciagurato messia dell'appeasement? Chissà, ma non distraiamoci. Larson non è un alfiere del romanzo storico e nemmeno un adepto del New Journalism di Truman Capote. Perché le sue storie sono basate su lunghe ricerche di archivio e materiali preziosi, in questo caso il diario segreto di Mary Churchill, ultima dei cinque figli di Winston.

 

«Qualcuno mi definisce storico», nota Larson, «certo, mi baso solo sulla non-fiction. Tuttavia non sono un accademico, ma racconto la Storia e soprattutto le storie, in cui il lettore può immergersi a fondo. Non c'è un segreto, se non la potenza e la tensione narrativa. Stavolta tutto è nato da un parallelo mentale che, a New York, ho fatto tra l'esperienza dell'11 settembre 2001 e i tanti 11 settembre che gli inglesi hanno subito nel 1940-41».

 

Ma bisogna subito svincolarsi da un altro potenziale equivoco su Larson. Sì, Splendore e viltà è concentrato su Churchill. Ma l'autore racconta quel terribile anno del primo ministro e del suo Paese attraverso i diari e le testimonianze della famiglia e degli stretti collaboratori, dalla figlia Mary appunto, al segretario Jock Colville, fino alla 27enne Olivia Crockett, giovane inglese arruolata in un progetto governativo di "sorveglianza sociale", il Mass- Observation Project.

 

winston churchill

Tutti personaggi in cerca d'autore e, come in altre sue opere precedenti, adottati da Larson: perché i loro appunti quotidiani affrescano in modo speciale quell'epoca così tragica, tra amori, tormenti e la "nuova normalità" del terrore bellico. «Nei romanzi tutti i protagonisti subiscono man mano una trasformazione da parte dell'autore» spiega Larson, «qui invece sono autonomi: e quando vedi che crescono, soffrono, maturano senza il tuo "aiuto" è ancora più emozionante».

 

«La mia preferita è Mary Spencer-Churchill (poi Soames, ndr)» confessa Larson, «perché il suo diario è così ricco ed evocativo nel raccontare l'altro volto del Blitz, quello in cui la vita continua nonostante tutto, tra amori, balli, drink. Come quando Mary, diciassettenne, va con le amiche al ballo delle debuttanti "Queen Charlotte", ma il Café de Paris di Londra è stato bombardato. Allora tutti, nonostante gli spari di sottofondo, si dirigono verso un altro bar».

 

E ancora, prosegue Larson, «Mary racconta l'amore per il padre, i corteggiamenti di Eric Duncannon, in un meraviglioso arco narrativo, perché in un anno cresce e matura vertiginosamente, fino a diventare di lì a poco coordinatrice di 230 volontarie nella contraerea britannica. Ma anche Colville soffre per amore, per esempio. Lo stesso Churchill era molto più simpatico di quanto immaginassi, con le sue battutacce. Come quando, in vestaglia rossa, fa una sceneggiata agli ospiti di Chequers, la sua residenza di campagna. O quando, come racconta Colville, esce nudo dalla vasca per rispondere al telefono».

 

boris johnson con la sua biografia di winston churchill

Questa è un'altra caratteristica fondamentale di Churchill, secondo Larson: la sua sconfinata empatia e compassione, unita a un magro senso della vanità. Che non solo lo costringe a dire la verità al suo popolo («non ho altro da offrire che sangue, fatica, lacrime e sudore!»), a differenza di Trump che nelle prime settimane definiva il Covid «quasi innocuo» o dello stesso Boris Johnson, che pure è fan e biografo del suo predecessore.

 

Churchill visita le case colpite subito dopo i raid, piange in pubblico e, sottolinea Larson, «è così intellettuale che dopo un bombardamento va in cima a un tetto a recitare Locksley Hall di Alfred Tennyson, un poema che già nel 1835 anticipava il dominio dell'aviazione civile e militare», con quel verso sui «piloti nell'alba viola».

 

Ecco la differenza tra Churchill e i leader di oggi, «i cui atti simbolici possono essere vergognosi come la scena di Trump che esce dalla Casa Bianca sotto assedio e va a posare davanti a una chiesa tenendo in mano una Bibbia alla rovescia». Per questo, secondo Larson, «è sbagliato vandalizzare la statua di Churchill, nonostante le sue frasi razziste e imperialiste dell'epoca, perché la Storia deve essere sempre contestualizzata».

 

donald trump col cappello di churchill

Uscito negli Usa poco prima della pandemia, Splendore e viltà è stato subito bestseller nella classifica del New York Times. «Nei mesi successivi mi hanno scritto in tanti» conclude Larson «dicendomi, per esempio: "Nel pieno dell'emergenza Covid e con questi leader di oggi, il suo libro su Churchill nel Blitz nazista mi è stato di vero conforto. Grazie”».

churchill hitlerstalin and churchill 2MUSSOLINI CHURCHILL

Ultimi Dagoreport

steve bannon giuseppe conte matteo salvini davide casaleggio, gennaro vecchione jeffrey epstein - pietro dettori

DAGOREPORT - FANNO BENISSIMO QUEI SINISTRELLI DI BONELLI E FRATOIANNI A CHIEDERE CONTO A SALVINI DEI SUOI RAPPORTI CON STEVE BANNON. MA PERCHÉ NON FANNO LA STESSA DOMANDA AL LORO ALLEATO, GIUSEPPE CONTE? NEL 2018, IN PIENA EUFORIA GIALLO-VERDE, BANNON CALÒ SU ROMA PER INCONTRARE DAVIDE CASALEGGIO, A CUI SEMBRA ABBIA PROVATO A VENDERE UN SOFTWARE DI PROFILAZIONE – ERANO GLI ANNI FOLLI IN CUI TRUMP CHIAMAVA CONTE “GIUSEPPI”, E A ROMA ARRIVAVA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA AMERICANO, PER INCONTRARE IL CAPO DEI SERVIZI, GENNARO VECCHIONE – I LEGAMI CON LA LINK UNIVERSITY, IL RUOLO DI PIETRO DETTORI, EX GURU DELLA COMUNICAZIONE GRILLINA ORA RICICLATOSI MELONIANO -  TUTTI I MISTERI E LE INQUIETANTI COINCIDENZE....

andrea pucci bocelli giorgia meloni carlo conti sanremo laura pausini

DAGOREPORT – BENVENUTI AL FESTIVAL DI ATREJU! “CI SIAMO PRESI FINALMENTE SANREMO”, GHIGNANO SODDISFATTI I CAPOCCIONI MELONIANI IN RAI: DOPO TRE ANNI E MEZZO DI OCCUPAZIONE FAMELICA DI POSTI DI POTERE, MANCAVA SOLO ESPUGNARE DEL TUTTO QUEL BARACCONE CANTERINO DIVENTATO UN DISTURBO MENTALE DI MASSA – IL CASO PUCCI? L’ENNESIMA ARMA DI DISTRAZIONE DI MASSA: IL COMICO “MARTIRE” SERVE PER COPRIRE LE DERILANTI DISAVVENTURE DEL FRATELLINO D’ITALIA, PATACCA PETRECCA - FINITO L’EFFETTO AMADEUS, CONTI SI RITROVA A SCODELLARE SUL PALCO DELL’ARISTON UN CAST DEBOLE, PIENO ZEPPO DI RELITTI E DI SCONOSCIUTI. BASTERÀ A RISOLLEVARE LO SHARE, MESSO A RISCHIO DA GERRY SCOTTI E DALLE PARTITE DI CHAMPIONS? – AI POVERI TELE-MORENTI SARÀ RIFILATO (DI NUOVO) ANCHE IL “VINCERÒ” DI BOCELLI…

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...