renzi cairo

CAMPANA A MORTE PER MATTEO (E SE LO DICE IL PROPRIETARIO DEL "CORRIERE") - URBANO CAIRO: “RENZI? UNA DELUSIONE. E’ STATO AL GOVERNO LO STESSO TEMPO DI UN AD. HA INVESTITO MOLTO, MA RACCOLTO POCO. I GIOVANI NON TROVANO LAVORO E IL VOTO DI PROTESTA ESPLODE. MEGLIO LA SPAGNA” (CHE E’ STATA SENZA GOVERNO) – "NON PENSO AFFATTO AL ''SOLE 24 ORE'' - "ALLUCINANTE LA POLEMICA SUI COMPENSI RAI”

 

Francesco Cancellato per www.lInkiesta.it

 

Otto mesi. Tanto ci è voluto a Urbano Cairo per riportare in utile La7, dopo un decennio di profondo rosso. Tanto è bastato, allo stesso modo, per riportare al segno più a Rcs, in perdita dal 2011, tre milioni e mezzo di utili contro i 175,5 milioni di disavanzo registrati nel 2015: «Una coincidenza», spiega Cairo a Linkiesta, sebbene le due storie siano accomunate dal medesimo approccio, quello di «entrare e prendersi cura dei problemi con grande velocità, intervenendo su costi superflui, sprechi inefficienze».

 

RENZI SMORFIERENZI SMORFIE

È sabato pomeriggio, ma per l’imprenditore alessandrino pare non esserci riposo che tenga, né gli obiettivi raggiunti sembrano bastare a placarne le ambizioni: dal Corriere alla Gazzetta, dai settimanali a internet (passando per la radio) ogni cosa è in movimento, per Cairo. Che non si sottrae nemmeno per commentare i guai del Sole24Ore, le polemiche interne alla Rai sui tetti ai maxi stipendi e la politica, ultimo campo che gli manca - dopo la pubblicità, l’editoria e il calcio - per giustapporre la sua parabola a quella di Silvio Berlusconi, suo mentore, termine di paragone e ombra dalla quale ormai si sente affrancato: «È stato un grande innovatore in ogni campo in cui ha operato, ma sono ventidue anni che non lavoro più con lui», puntualizza.

 

Otto mesi per risanare La7, otto mesi per Rcs. Dica la verità: se l’aspettava di farcela in così poco tempo?

URBANO CAIROURBANO CAIRO

Sono molto orgoglioso dell’utile di Rcs. Anche perché con La7 fu molto più facile, in realtà.

 

Come mai?

Perché feci una due diligence a novembre, acquisimmo a marzo ed entrammo davvero ad aprile. Ho avuto sei mesi per capire dove fossero gli sprechi. Senza contare il fatto che eravamo concessionari da oltre dieci anni e già sapevamo molto bene La7 come funzionava la macchina. In Rizzoli è stato molto diverso.

 

In cosa?

Le dimensioni sono molto diverse, innanzitutto. Rcs è un’azienda che fattura quasi un miliardo, con 3500 dipendenti e una componente spagnola che vale un terzo e totale. Aggiunga il fatto che siamo entrati in pieno agosto, con mezza azienda in ferie e solo quattro mesi per finire l’anno. In un mese abbiamo visto dove si annidavano sprechi, cose malfatte, processi complicati, dove l’azienda si andava a complicare la vita inutilmente. Abbiamo semplificato le cose, ma mi creda rimane ancora molto da fare.

renzi smorfierenzi smorfie

 

Ad esempio, far crescere i ricavi. Che nonostante tutto, sono scesi, anche se di poco, pure nel 2016. In che modo conta di riuscirci?

Ne conosco solo uno: vendere più copie. E per farlo serve sviluppare il prodotto editoriale in un modo più vicino all’interesse della gente. Relativamente al Corriere della Sera, Massimo Gramellini in prima pagina, la pagina delle lettere a Cazzullo, la direzione di Sette a Beppe Severgnini vanno in quella direzione.

 

L’Economia, il nuovo dorso economico del lunedì, ha iniziato molto bene. Rispetto a marzo 2016 i ricavi sono più che raddoppiati. Per Sette mi aspetto risultati simili. Io donna ha avuto un incremento del 7% rispetto all’ultimo trimestre 2016 e anche Oggi, che stava diventando una specie di newsmagazine all’Italia e che abbiamo riportato alla sua natura di giornale per famiglie, nei primi nove numeri dell’anno ha avuto un incremento del 37% di copie vendute. In Spagna, stiamo lavorando per far crescere El Mundo. Insomma, diciamo che sono ottimista, per il 2017.

gazzettagazzetta

 

E la Gazzetta?

Con la Gazzetta partirà un progetto di geo-localizzazione molto innovativo. Inseriremo una pagina in più all’interno del giornale in ogni territorio, dedicata alla squadra di calcio locale - l’Atalanta a Bergamo, l’Udinese a Udine, ad esempio - e ognuna di queste diverse edizioni uscirà con un richiamo in prima pagina che cambierà anch’esso di provincia in provincia.

 

A proposito di Gazzetta, in un ritratto a firma Luca Fornovo uscito sulla Stampa quattro anni fa, si diceva che a il suo sogno nel cassetto fosse quello di fare un grande quotidiano nazional-popolare, stile NYPost, e che avrebbe potuto coronarlo proprio con la Rosea. Beh, ora ce l’ha. Conferma il sogno?

Confermo. È dal 2003 che avevo questa fissa di fare un grande quotidiano popolare sul modello tabloid inglese. Il mio modello era il Sun, però, non il New York Post.

 

Perché non l’ha fatto, allora?

Perché in Italia non c’era questa cultura, né ci sono i direttori adatti. A contrario avevamo direttori per fare grandi settimanali, come Sandro Meyer e Silvana Giacobini. Con Di Più, Di più Tv, Diva e Donna, Nuovo, abbiamo creato un polo da 1 milione di copie circa. E complessivamente, come Cario Editorie, siamo a 2 milioni di copie a settimana, superiamo tutti.

IL SOLE 24 OREIL SOLE 24 ORE

 

Quindi niente Gazzetta nazional-popolare?

Vediamo. Quella di fare la Gazzetta un grande quotidiano popolare rimane un’idea affascinante. Però ho visto giornali che sono crollati, quando hanno cambiato identità. I lettori non li hanno seguiti. Si aspettavano una cosa e quella cosa non c’era più.

 

A proposito di crolli, che ne pensa di quel che sta accadendo al Sole24Ore? Qualche tempo fa si era parlato di un matrimonio tra Corriere e Sole…

Il tema non si pone, oggi. Sono molto preso con la Rizzoli, con le mie aziende, con il mio Toro e non ho mai pensato al Sole. Peraltro c’è un azionista forte come Confindustria e hanno nominato come amministratore delegato un manager che stimo molto come Franco Moscetti, a cui faccio i migliori auguri.

 

Basteranno gli auguri?

Il Sole 24 Ore ha avuto dei problemi negli ultimi anni come li ha avuti la Rizzoli, ma rimane comunque il più grande giornale economico italiano. E ha un potenziale enorme che potrebbe valorizzare attraverso abbonamenti e offerte premium, come fanno il Financial Times e l’Economist. Poi è chiaro, i giornali sono forti quando sono liberi. E per essere liberi devono avere i conti a posto. Quando non accade tutto cambia.

FRANCO MOSCETTIFRANCO MOSCETTI

 

Lei è un grande sostenitore dei giornali di carta. Qualche tempo fa diceva che non capiva come fare i soldi con internet. Adesso l’ha capito?

Credo di aver capito una cosa: che per avere risultati importanti nel mondo internet, devi avere una base di utenti potenziali molto ampia. In Rcs internet pesa 15% del fatturato, mentre in Spagna siamo più avanti. Come mai? Perché lo spagnolo è una lingua parlata da 600 milioni di persone al mondo. Non a caso, abbiamo una joint venture con un editore messicano per espanderci in America Latina.

 

In Italia invece rende di più la radio. A proposito, lei ha comprato quotidiani, periodici, reti televisive ma mai una radio. Come mai? Non le piace?

Io in realtà una piccola radio ce l’ho, è Radio Marca in Spagna. Alla radio ci ho pensato eccome comunque, e ho avuto diverse occasioni in cui sono stato a un passo. Sarà destino, ma non è mai andata a buon fine. Il mezzo della radio, in ogni caso, ha grandi potenzialità.

 

Pensa a una Radio Gazzetta o a una Radio Corriere sul modello di Radio 24?

BEPPE GRILLO ED ENRICO MENTANA DIETRO AL PALCO DEL CIRCO MASSIMOBEPPE GRILLO ED ENRICO MENTANA DIETRO AL PALCO DEL CIRCO MASSIMO

Radio Corriere, perché no? Si potrebbe pensare a una radio digitale o a qualcosa sinergico con internet. Non ci ancora pensato, a dire il vero, ma mai dire mai.

 

Ancora non abbiamo parlato di politica. Come vive, da editore, questa fase di grande turbolenza, in cui l’establishment sembra più debole che mai?

Le cose sono in rapida evoluzione. Più che debole, la politica mi sembra molto confusa. Ci sono molte istanze diverse, c’è una situazione economica che ha impoverito una parte significativa della popolazione, in particolare il ceto medio. In un momento come questo, i giornali hanno un ruolo importante. L’autorevolezza dei giornali, quando ce l’hanno, può essere decisiva.

 

URBANO CAIRO CON CORRIERE DELLA SERAURBANO CAIRO CON CORRIERE DELLA SERA

Obiezione: i giornali americani - i più autorevoli di tutti - alle ultime presidenziali hanno sostenuto in massa Hillary Clinton. Sappiamo com’è finita…

Molte volte demonizzare le posizioni non fa che rafforzarle.

 

Succederà anche con il Movimento Cinque Stelle? La7 è spesso “accusata” di essere cripto-grillina…

Mi sembra un’accusa bizzarra, visto che solo pochi mesi fa Enrico Mentana ha minacciato di querelare Beppe Grillo quando quest’ultimo ha accusato anche il Tg de La7 di far parte dei “fabbricatori di notizie false”. Peraltro, Grillo ha pure ritrattato in quell’occasione. Più in generale, direi che siamo inattaccabili, che diamo conto della situazione e la situazione è quella che è. Non è che il Movimento Cinque Stelle cresce per colpa de La7, che da loro spazio come è giusto che sia, visto che il loro elettorato è rilevante. C’era Renzi al governo negli ultimi tre anni.

 

Non è soddisfatto?

logo LA7logo LA7

Quando Renzi si affacciò alla scena nazionale, pensavo potesse essere una risorsa importante. In un’azienda, un amministratore delegato generalmente sta in carica per tre anni. In questi tre anni, Renzi ha investito, ma in termini di fatturato, utili e sviluppo non si sono viste cose splendide. La Spagna ha fatto meglio, per dire. E alla fine il malcontento tracima, i giovani non trovano lavoro e il voto di protesta esplode. Renzi dice che questo accade perché ha comunicato male. Storie. Lui è bravo a comunicare, dovrebbe guardare altrove.

 

RENZI AFFACCIATO ALLA FINESTRA DI PALAZZO CHIGI IN MAGLIETTA BIANCARENZI AFFACCIATO ALLA FINESTRA DI PALAZZO CHIGI IN MAGLIETTA BIANCA

A proposito di giovani e lavoro, non è un paradosso che in regime di magra i collaboratori dei giornali siano pagati sempre meno mentre chi ha un contratto è garantito come prima, o quasi?

Vero. Le strutture dei giornali sono molto ridondanti: la domanda si è ridotta, i fatturati calanti, le strutture importanti. È quasi fisiologico che i giovani facciano fatica, come accade altrove. Il tema dei diritti acquisiti è centrale, non solo nel mondo dei media. È come con le pensioni. Il tema del cuneo fiscale è molto importante e andava affrontato con più incisività.

 

Sembra un programma politico. Sicuro che…

Non ho nessuna velleità politica. Mi sarebbe impossibile dedicarmi alla politica. Dovrei rinunciare a fare l’imprenditore, cosa che non voglio fare. Ma da cittadino e da editore non posso esimermi da dire quel che penso.

 

E che ne pensa del tetto agli stipendi delle star in Rai?

A me sembra allucinante. Sembra quasi fatta per creare problemi a chi gestisce la Rai. Non è quello il modo in cui la Rai diventerà più efficiente.

CAMPO DALLORTO CAMPO DALLORTO

 

Come, allora?

Il problema dell’efficienza della Rai è gestire bene le enormi risorse del canone. Andrebbe fatta una spending review pure in Rai, credo ci sarebbe un bel po’ di lavoro da fare, anche senza mandare via nessuno. Evidentemente non si può.

 

Che ne pensa di Antonio Campo Dall’Orto?

Che sta facendo un buon lavoro, E che, purtroppo per lui, ha poteri limitati e temperati dalla politica.

 

 

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