IL NUOVO CASO TORTORA? - DEL TURCO: “CONDANNATO PER LE FANTASIE DI UN BANDITO” – “HO UN TUMORE, VOGLIO VIVERE PER DIMOSTRARE LA MIA INNOCENZA”

Corrado Zunino per "la Repubblica"

Nel salotto che mostra il profilo scarno dei Monti dei Lupi, lupi marsicani, Ottaviano Del Turco, 69 anni, l'ultimo segretario del Partito socialista italiano nato nel Novecento, già ministro delle Finanze (che importò i Bingo e fece pagare le evasioni fiscali a Pavarotti), ex presidente della Regione Abruzzo (e in tale veste è stato condannato a 9 anni e 6 mesi), rivela: «Da tre mesi so di avere un tumore, da due sono in chemioterapia. Domani andrò a Roma a chiedere al professor Mandelli di darmi cinque anni di vita, cinque anni per dimostrare la mia innocenza e riabilitare la giunta della Regione Abruzzo che ho guidato».

Ha gli occhi gonfi, più volte si perdono a guardare il nulla. «Sono un figlio di Sandro Pertini, sono un socialista che ai congressi diceva, rivolgendosi a Bettino Craxi: "Tra noi c'è troppa gente elegante, gente che nello sguardo non mostra alcuna passione politica". Sono sempre stato un militante della democrazia attento alle degenerazioni del partito. Oggi devo sentirmi dire che ho preso tangenti per sei milioni e due: condannato sulla base delle invenzioni di un bancarottiere».

Presidente Del Turco, perché un imprenditore della sanità cresciuto a finanziamenti pubblici come Vincenzo Maria Angelini a un certo punto sceglie, come sostiene lei, di distruggerla? In sette interrogatori ha reso confessioni dettagliate.
«Angelini doveva girare sul presidente della Regione Abruzzo i suoi guai. Le aziende gli stavano fallendo, nessuno le voleva comprare, soldi pubblici non ce n'erano più. Doveva costruire un castello di fantasie per spostare su di me il peso dell'inchiesta. C'è riuscito. Nel suo primo interrogatorio, sa, disse: Del Turco non ha mai preso un euro. Il pm lo minacciò: "Rifletta su quello che sta dicendo". E lui, istruito dal suo avvocato, dall'interrogatorio successivo ha iniziato a spargere menzogne fantasiose».

Presidente, saranno fantasie, forse non sarà vero che l'imprenditore Angelini sia venuto - come testimonierebbero i telepass autostradali - settantadue volte a casa sua per pagare tangenti. È un fatto che lei, presidente di una Regione che ha l'ottanta per cento del suo bilancio impegnato nella sanità, ha ricevuto Angelini in questo salotto cinque volte.
«Vuole farmi anche lei il processo? A casa mia ho ricevuto tutti (Del Turco si drizza sulla poltrona a fiori, il figlio Guido spegne il film che scorre su RaiTre). Ad Angelini, io, ho tagliato le unghie. Altroché delibere in cui elargivamo denari per prestazioni non erogate, sulle cliniche private regionali ho attivato gli ispettori e dopo tre anni ho riportato 80 milioni nelle casse della Regione. Ho fermato i padroni dell'Abruzzo, loro si sono vendicati».

Chi sono i padroni dell'Abruzzo?
«Angelini e i suoi concorrenti, l'associazione Aiop. Insieme fanno il cento per cento della sanità privata. I ras delle cliniche erano stati abituati dalle giunte precedenti a prendersi tutto».

Poteri locali, ma forti, contro di lei.
«Certo. Vogliamo parlare dei monopolisti autostradali che hanno costruito corsie sei metri più strette rispetto al resto d'Italia e pretendono le stesse tariffe? Vogliamo parlare dei gestori idrici che dichiarano che l'acqua di Pescara è quasi buona? Ho rivelato i nomi, la magistratura non ha voluto indagare. Ho fatto un errore grave: ho voluto affrontare questi privati prepotenti tutti insieme e ho perso. Sono stato un massimalista, queste battaglie vanno fatte una per volta».

La magistratura ha trovato riscontri alle parole di Angelini. Lei, dice la Finanza, il giorno dopo aver ricevuto una tangente di 200 milioni avrebbe versato sui conti della sua compagna 239 milioni per l'acquisto della casa Inps di via Crescenzio, a Roma. Vivevate lì dai tempi di Affittopoli.
«Quei 239 milioni erano frutto di polizze assicurative aperte nel 2001. Soldi miei, guadagnati nel corso di una vita in politica. E la trattativa con l'Inps per l'acquisto della casa era iniziata nel 2003».

C'è una foto, scattata dall'autista di Angelini, in cui si vede l'imprenditore consegnarle una busta sull'uscio di casa. Una dazione, dice l'accusa.
«Sa cosa c'era dentro quella busta? Castagne, noci e mele. E la foto era di un anno prima rispetto alla presunta tangente. Le nostre perizie hanno smontato tutto».

Le vostre perizie non hanno convinto i giudici.
«Mi hanno condannato senza una prova applicando in maniera feroce il teorema Angelini. Oggi in Italia molti presidenti di corte sono ex pm che si portano dietro la cultura accusatoria. Il risultato, spaventoso, sono nove anni e sei mesi basati sulle parole di un bandito. Ho preso la stessa condanna di Tortora, e questo mi dà sgomento. Quando il pm chiese dodici anni, una pena che in Italia non si dà neppure per i più efferati omicidi, ho capito che stava cercando un bersaglio per una condanna esemplare. Hanno cercato disperatamente le prove per quattro anni e non hanno mai trovato un euro, né la traccia di un euro. D'altronde viaggio in Panda e trascorro i natali a Collelongo».

Presidente Del Turco, lei è ancora un uomo del Pd?
«Da cinque anni non faccio attività politica, non la farò mai più. Il Pd ha così paura dei giudici che non è neppure capace di difendere un suo dirigente innocente. Franco Marini mi è stato vicino, tanti sono scappati. Veltroni mi scrisse una cosa orribile, da inquisizione: "Sono certo che dimostrerai la tua innocenza". In uno stato di diritto è l'accusa che deve dimostrare la mia colpevolezza e non ha dimostrato niente».

Nelle ultime settimane da presidente della Regione, Prodi le inviò un commissario a causa dei bilanci della sua sanità. Lei cercò una sponda in Letta e Berlusconi.
«Anche gli avversari politici mi riconoscono che la sanità abruzzese, io, l'ho risanata. Non voglio buttarla in politica. Voglio solo dedicare quel che ho ancora da vivere a riprendermi l'onore».

 

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