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LA POLITICA VA ALLO ZOO - “RENZI CERCA DI DIMOSTRARE CHE I LEGHISTI SONO DELLE “BESTIE”, SALVINI GLI DÀ DEL “VERME”. E’ IL GRADO ZERO DI UNA POLITICA CHE E' PASSATA DALLO SPOT ALLO SPUTO

SALVINI RENZISALVINI RENZI

Filippo Ceccarelli per “la Repubblica”

 

Com’è noto e si ripete anche in una lingua morta, le parole volano, ma gli insulti della politica, al giorno d’oggi, ancora di più. Così domenica scorsa, all’apice di un comizio tecno-animato da tristi foto, il presidente Renzi ha cercato di dimostrare che i leghisti sono delle “bestie”. E ieri in tv Salvini gli ha risposto dandogli del “verme”.

 

Ma al di là del merito, che già dopodomani sarà dimenticato, è difficile scandalizzarsi. E non solo perché il premier si è appena compiaciuto nel ricordare che la rivoluzione, la sua, “non è un pranzo di gala”; né perché Salvini, nell’offendere il prossimo, è uno specialista, o se si vuole un primatista avendo inaugurato il “vaffanculo” in diretta al tg delle 20 (quando la Consulta gli bocciò un referendum).

SALVINI DITO MEDIOSALVINI DITO MEDIO

 

Se Renzi appare fumantino e talvolta pure insolentello, il Matteo della Lega si configura banalmente e perdutamente maleducato – vedi l’uscita di agosto sui vescovi che “non devono rompere le palle”. Nulla a che fare con quell’altro campione del turpiloquio professionale che è Beppe Grillo.

 

Ora, lungi dal giustificare in nome dell’estetica una supposta arte dell’oltraggio, che pure a suo tempo ebbe in Italia una qualche rinomata nobiltà. Ma per restare all’intelligenza del presente, come la definisce senza nostalgia il ministro Delrio, quest’ultimissimo scambio appare rimarchevole proprio in quanto, tra bestie e vermi, ruota coerentemente attorno all’insulto animale.

 

BOSSI DITO MEDIOBOSSI DITO MEDIO

E sebbene tale genere di improperi non suoni del tutto inedito – si ricorderà come Calderoli, altro esperto nel ramo, abbia definito “orango” l’ex ministro Kyenge (ricavandone in cambio una crudele “macumba”) – beh, l’interesse nasce da una domanda: cosa diavolo ci si può aspettare dopo la contumelia zoologica o, se si vuole, post-umana?

 

Nella scala dell’ordinaria degradazione del linguaggio e della società politica, anche la classica materia degli escrementi sembra infatti inflazionata fra gli uomini pubblici. Vedi l’assessore capitolino Esposito che, formatosi alla scuola quadri delle curve da stadio, ha pensato bene di intonare alla radio la canzoncina tifosa: “e Roma merda, Roma Roma merda...”.

 

Ecco, per quanto complessa e forse perfino inutile, l’ipotesi che si cercherà di delineare è che più gli insulti politici si fanno grevi e gravi e definitivi, più in realtà si svuotano, perdono senso, energia e valore. Chi li pronuncia, inseguendo la pretesa spontaneità del proprio elettorato, nemmeno ci crede. Sono insomma pura e vuota tecnica; e dagli e dagli scivolano insesorabilmente verso una complessiva insignificanza.

 

GRILLOGRILLO

La premessa è che ogni offesa corrisponde a un’epoca. Per sommissimi capi, un giornalista politico attempato ha fatto in tempo a registrare insulti ideologici (fascisti, boia, terroristi, zecche) e poi insulti legati alla mancanza di etica nello svolgimento dell’attività di governo (ladri, imbroglioni).

 

Con la caduta ingloriosa della Prima Repubblica, il vecchio campo dell’ingiuria è stato ampiamente e variamente concimato e contaminato dai processi di personalizzazione, quindi anche dalle mattane di Cossiga, dalle volgarità pure gestuali di Bossi, dall’effervescenza della satira, dalla rabbia delle telepiazze, dalla paranoia dei complotti.

 

Ingiusto sarebbe dire che Berlusconi, così cortese e perfino affettato (ma non al telefono), ha concesso il suo personale contributo alla trivialità degli anni 90 e seguenti.

 

ESPOSITOESPOSITO

Ma nel vuoto di ideali e progetti che bene o male ha caratterizzato il ventennio che sta per prendere il suo nome, di pari passo alla centralità del corpo sulla scena pubblica l’insultario politico è drammaticamente regredito verso l’aspetto fisico dei bersagli: brutto, brutta, nano, tinto, pelato, flaccido, la dentiera, il panzone, eccetera. Se non bastasse, gli scandali sessuali si sono tirati dietro un immancabile complemento di puttane, ruffiani, papponi, impotenti, pedofili e altro che magari in futuro aiuterà gli studiosi a comprendere lo spirito del tempo.

 

In compenso, ma sempre sull’onda del più crudo dileggio fisico, è partita, con qualche anticipo rispetto al renzismo, la saga nera della vecchiaia, e dunque vai con le stampelle, i pannoloni, i rottami e la rottamazione. Grillo e i grillini, con uno slancio abbastanza satanico, l’hanno estesa alla morte (zombi, cadaveri e compagnia brutta).

 

SALVINI BOSSI GRILLO ESPOSITO LINGUAGGIO POLITICASALVINI BOSSI GRILLO ESPOSITO LINGUAGGIO POLITICA

I social, se possibile, hanno incanaglito la temperie. Per dire: il vicepresidente del Senato Gasparri, un certo giorno, ha ingaggiato uno scontro su twitter con una dodicenne trovandola obesa. Si ride senza allegria, si resta senza parole, ma nessuno si strappa le vesti. In questo grazioso quadretto, l’ingiuria animale finisce per configurarsi terminale. E se ogni volta sembra che si tocchi il fondo, ecco che magari, al fondo del fondo, non c’è altro che il nulla, il grande Nulla, il profondo vuoto, il grado zero di una politica che senza nemmeno saperlo cerca solo di essere dimenticata.

 

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