alfio marchini -2

1. IL CENTRODESTRA E IL VATICANO HANNO TROVATO FINALMENTE L’ANTI-RENZI: ALFIO MARCHINI 2. NEL GIORNO IN CUI IL GOVERNO PONE LA FIDUCIA SULLE UNIONI CIVILI, ‘’ARFIO’’ SI PROPONE COME IL CANDIDATO SINDACO CHE PRIMA VUOL VINCERE ROMA E POI DECOLLARE VERSO PALAZZO CHIGI: “SE DOVESSI VINCERE LE ELEZIONI NON CELEBRERÒ UNIONI GAY!” 3. MARCHINI SA BENISSIMO CHE OLTRETEVERE GIACHETTI E' VISTO COME IL FUMO AGLI OCCHI

1. “MARCHINI È CONTRO LA LEGGE” BUFERA SUL NO ALLE UNIONI GAY

Giovanna Vitale per “la Repubblica - Roma”

MARCHINI BERLUSCONIMARCHINI BERLUSCONI

 

fedele confalonieri e alfio marchinifedele confalonieri e alfio marchini

Nel giorno in cui il governo pone la fiducia sul ddl Cirinnà, Alfio Marchini si propone ancora come l’anti-Renzi, il candidato sindaco che prima vuol vincere Roma e poi chissà. Attaccando a testa bassa l’ultima riforma targata centrosinistra: «Io non ho nulla contro il riconoscimento dei diritti civili», dice a metà mattina, «ma se dovessi vincere le elezioni non celebrerò unioni gay».

 

MARCHINI BERLUSCONI BERTOLASOMARCHINI BERLUSCONI BERTOLASO

Una dichiarazione scaturita dalla scena che Marchini, una volta insediato in Campidoglio, non intende in alcun modo replicare: quella dell’ex primo cittadino Ignazio Marino che, fasciato dal tricolore, s’infila nel vuoto legislativo e sfida la Curia, registrando all’Anagrafe le nozze omosex contratte all’estero. L’inizio della fine, per il chirurgo dem: decretata da quel «Marino non l’ho invitato io, chiaro?» pronunciato da papa Francesco, di ritorno da Filadelfia.

MARCHINI BERLUSCONIMARCHINI BERLUSCONIMARCHINI BERLUSCONIMARCHINI BERLUSCONIMARCHINI BERLUSCONIMARCHINI BERLUSCONI

 

«Io non sono né un bacchettone né un moralista », preciserà poi coi suoi il candidato del centrodestra a trazione berlusconiana, «e tutto mi si può dire tranne che sia omofobo. Per me l’amore è sacro e mi batterò fino alla morte per difendere due persone che nutrono questo sentimento, anche se dello stesso sesso. Per me, però, il matrimonio e un’altra cosa, una cosa diversa. Anche se sono l’ultimo che può parlare della sua indissolubilità, visto che io ho fallito».

 

Argomenti che tradiscono un equivoco. Sufficiente tuttavia a provocare una slavina di attacchi, soprattutto da sinistra, e a scatenare all’opposto l’entusiasmo degli esponenti cattolici. «Marchini tranquillo, ci penserà Giachetti da sindaco a celebrare le unioni gay», replica a stretto giro il presidente del Pd Matteo Orfini. Con lo sfidante di centrosinistra «felicissimo» di farlo, piuttosto «preoccupato da uno che si candida ad assumere una carica pubblica, preannunciando che non applicherà una legge dello Stato», affonda Roberto Giachetti.

 

marino renzi bergogliomarino renzi bergogliomarino stalker di bergoglio marino stalker di bergoglio

«Perché se sarà approvata, il sindaco dovrà applicarla, non è che potrà fare come gli pare». Affermazioni suonate «gravi» anche all’orecchio di Stefano Fassina, mentre il coordinatore di Sel Fratoianni rincara: «Marchini intende diventare il rappresentante di quella destra oscurantista che a Roma conosciamo tutti». Ironico il segretario radicale Magi: «Il candidato che promette libertà dai partiti, prosegue la sua campagna elettorale contro le libertà e i diritti dei cittadini». Di più: «Con lui si torna al Medioevo », scolpisce la dem Tempesta.

 

E chissà se è il frutto di una riflessione dal sen fuggita, oppure una lungimirante strategia politica, fatto sta che le parole dell’imprenditore civico suscitano l’entusiasmo dei politici di centrodestra considerati vicini alle gerarchie ecclesiastiche. Dalla Binetti a Giovanardi, passando per la Roccella, tutti a esaltare una linea che costituisce «una ragione in più per votare convintamente Marchini», un bel «segno di discontinuità rispetto al sindaco precedente». Inducendo però in sospetto i fedelissimi di Giorgia Meloni: «Sembra Mister Bean, ma è Marxini», tuona Fabio Rampelli: «Un progressista della sua levatura, per raccattare i voti del mondo cattolico, si disconnette dalla sua storia politica e giudica negativamente le unioni civili che il Parlamento sta per varare con la complicità dei suoi alleati centristi. Che tristezza».

BERTOLASO MARCHINIBERTOLASO MARCHINI

 

Un maracanà che deve essere piaciuto molto anche a Silvio Berlusconi. Che alle 7 della sera, in un seminterrato dell’Hotel Ergife definito con disappunto «buco», incorona il suo candidato sindaco, rendendo però l’onore delle armi a Guido Bertolaso, alla sua prima uscita pubblica dopo il ritiro, che spiega di averlo fatto «per il bene di Roma, anteponendo l’interesse della comunità al mio personale».

 

MARCHINI SUL BUS MARCHINI SUL BUS

L’ennesimo show utile all’ex Cavaliere per raccontare le elezioni di Roma come «un avviso di sfratto al governo di Matteo Renzi», l’inizio di un percorso che, attraverso la vittoria del “no” al referendum d’ottobre, porti ad un esecutivo di «larghe intese» e infine al voto politico. L’occasione per lanciare un vero e proprio programma di riforme su scala nazionale, con cui proiettare se stesso, ancora una volta, come leader indiscusso del centrodestra. Un disegno che tuttavia Marchini declina, almeno per il momento.

 

Escludendo qualsiasi aspirazione nazionale, «io lavoro solo per Roma»; lanciando il voto utile, «scegliere Giachetti vuol dire scegliere la Raggi»; rimarcando come quella di Berlusconi sia stata «una scelta coraggiosa per arginare il populismo dilagante, senza che mi sia stato chiesto niente in cambio, né una poltrona né niente».

 

ALFIO MARCHINIALFIO MARCHINI

Perché, scandisce Marchini davanti al popolo forzista, «non c’è promessa di futuro senza memoria, ognuno custodisce la sua con orgoglio: ai leader è richiesto di guidare una comunità non con lo specchietto retrovisore ma indicando una speranza che vada oltre gli steccati di vecchie ideologie che hanno fallito». Il modo per spiegare la sua virata.

 

MARCHINI BERLUSCONI BERTOLASOMARCHINI BERLUSCONI BERTOLASO

Applaude la platea, divertita dal siparietto della capolista Alessandra Mussolini, che in onore del «bel Marchini» mostra la lingerie di pizzo nero che fa capolino sotto al tailleur scuro. Un assist per Berlusconi: «Abbiamo lo charme di Alfio e la concretezza di Guido. Una coppia così è garanzia di una Roma caput mundi». Il ticket per il Campidoglio. Il suo dream team.

 

2. ALESSANDRA MUSSOLINI: «A ROMA CON ALFIO MARCHINI ARRIVIAMO AL BALLOTTAGGIO DI SICURO. HO PAURA DI UNA SOLA COSA DELLE LODI DI GIANFRANCO FINI …»

alessandra mussolini fuorionda rete4  6alessandra mussolini fuorionda rete4 6

«Io sono moderata e con alcuni comunisti ci capiamo». Alessandra Mussolini, candidata capolista di Forza  Italia alle prossime elezioni amministrative di Roma, spiega in un’intervista pubblicata sul numero di Panorama in edicola da domani, giovedì 12 maggio, le ragioni della sua discesa in campo accanto ad Alfio Marchini. Che, assicura, «al ballottaggio ci arriva».

alessandra mussolini fuorionda rete4  5alessandra mussolini fuorionda rete4 5

 

Mussolini dice di non temere la Meloni, «che ha messo più veti che voti ed è leader di un partitino», né la Lega: «A Milano hanno fatto un accordo con Parisi e qui non si sono alleati con Marchini che è il Parisi di Roma». Nell’intervista a Panorama, Mussolini dice di non voler assolutamente parlare di sua sorella Rachele, che a Roma è candidata con Fratelli d’Italia, né di altri avversari. E accetta con simpatia le dichiarazioni a suo favore di un vecchio comunista come Duccio Trombadori, ma sostiene di avere una gran paura «delle lodi di Gianfranco Fini».   

alessandra mussolini fuorionda rete4  2alessandra mussolini fuorionda rete4 2alessandra mussolini fuorionda rete4  1alessandra mussolini fuorionda rete4 1

 

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?