1. DALLA FATALE CHIARA RIZZO IN MATACENA ALLA TOSTA SEGRETARIA DI GALAN, CLAUDIA MINUTILLO L’ITALIA È UNA REPUBBLICA AFFONDATA ANCHE SUI MALUMORI FEMMINILI 2. TUTTA LA BRUTTA STORIA DEL BELPAESE E’ SEGNATA DAL DIO DELLA VENDETTA FEMMINILE 3. COME LAURA SALA, CONSORTE TRADITA DI MARIO CHIESA, CHE ACCESE LA MICCIA DI TAGENTOPOLI, COSI’ C’È VERONICA LARIO AL CENTRO DELLE VICENDE CHE HANNO ACCOMPAGNATO TORMENTO E TRAMONTO DI SILVIO BERLUSCONI SULLA SCENA POLITICA 4. E’ LA ORMAI EX MOGLIE DEL CAVALIERE AD AVER GIGANTEGGIATO - CON LE SUE LETTERE E LE SUE DISSOCIAZIONI PUBBLICHE DAI COMPORTAMENTI MARITALI - NELLA FINE DI UN MATRIMONIO CHE È STATA ANCHE L’ANTICIPO, IL PRESAGIO E UN FATTORE DECISIVO, SOSTANZIALE E DI IMMAGINE, DELLA CONSUMAZIONE DELL’ÈRA BERLUSCONIANA

Nicoletta Tiliacos per "il Foglio"

 

CHIARA RIZZO MATACENA SULL AEREO FOTO DI MATTEO INDICE CHIARA RIZZO MATACENA SULL AEREO FOTO DI MATTEO INDICE

Chiara Rizzo in Matacena, Lia Sartori, Claudia Minutillo: nuove facce e nuove protagoniste femminili del sequel via via sempre più ripetitivo, sempre più confuso e sempre più incomprensibile di quel film – la cui sceneggiatura appariva già scadente nel 1992, all’epoca di Tangentopoli e Mani pulite – intitolato “Politica e malaffare”. La grande giostra che mai smette di girare ci riporta incessantemente, come in un Monopoli impazzito, alla casella iniziale.

 

E anche ora, come nel ’92, “cherchez les femmes”: sono i visi di donna che compaiono nel trailer a infiammare la curiosità languente del pubblico e ad attirarlo al botteghino, proprio quando si pensava che ormai non se ne poteva più dalla noia. E sono sempre i personaggi femminili a dare il tono e il senso di come cambiano (o non cambiano affatto) i tempi. “Cherchez les femmes”, dunque.

 

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Senza dimenticare, tra l’altro, che l’Italia è una repubblica fondata anche sui malumori femminili. C’è una donna, per esempio, al centro delle vicende che hanno accompagnato il tormento di Silvio Berlusconi sulla scena politica italiana. E’ la ormai ex moglie del Cav., Veronica Lario (che fu anche azionista di questo giornale) ad aver giganteggiato – con le sue dichiarazioni, le sue lettere, le sue dissociazioni pubbliche dai comportamenti maritali, la sua delusione e la sua ira di sposa proclamate con sprezzo dei pettegolezzi – nella fine di un matrimonio che è stata anche l’anticipo, il presagio e un fattore decisivo, sostanziale e di immagine, della consumazione dell’èra berlusconiana.

 

Basti pensare al potere deflagrante di quell’irrituale lettera spedita nel gennaio del 2007 al direttore di Repubblica, giornale non propriamente amico di Berlusconi: “Egregio direttore, con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto a un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, quale è mio marito”.

 

claudia minutilloclaudia minutillo

Veronica Lario voleva reagire, come scrisse lei stessa, “alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: ‘se non fossi già sposato la sposerei subito’, ‘con te andrei dovunque’. Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l’età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni”.

 

Quello sfogo della moglie offesa era solo l’anticipo dei futuri conflitti – e di ulteriori, inaudite dichiarazioni – legati alle vicende tra il privato e il pubblico che videro protagonista il Cav., e che portano altri nomi femminili (Noemi Letizia, Karima El Mahroug detta Ruby, Patrizia D’Addario…). Vicende tanto difficili da metabolizzare – anche nell’immaginario nazionale – che ancora oggi se ne sente l’eco avvelenata nelle polemiche per le foto rubate della Lario e finite sul rotocalco Chi?, pubblicato da Mondadori.

 

E comunque l’inappuntabile e risentita moglie di Cesare non ha salvato Cesare, anche se, almeno fino a un certo punto, lo avrebbe voluto. Tant’è. Uno stucchevole luogo comune pretende che ci sia, dietro a ogni uomo di successo, la presenza di una grande donna. Ma è pure un evidente dato di fatto che in Italia la bandierina del via a piccole o grandi storie di malaffare politico-finanziario viene agitata spesso, se non sempre, da mani femminili.

roberta sacco ex segretaria di scajolaroberta sacco ex segretaria di scajola

 

Mani nervose di mogli tradite o mani solerti di segretarie (come Claudia Minutillo, per esempio, a lungo segretaria dell’ex governatore del Veneto, Giancarlo Galan) che, da vestali discrete ed efficienti si trasformano, costrette o incattivite dalle circostanze, in testimoni d’accusa. Mani amorevoli, ma talvolta distratte, di fidanzate o di consorti devote, perinde ac cadaver.

 

Mani di ex amanti vendicative, dotate di memoria granitica e spietatamente mirata. E mani di dame in pericolo da salvare dal drago, come la fascinosa Chiara Rizzo, moglie del latitante Amedeo Matacena. Appena definita in un interrogatorio dall’ex ministro Claudio Scajola, accusato di aver favorito la fuga del consorte di lei, “donna sola, tribolatissima”, oltre che “indifesa, scossa, incasinata”. Scajola dice che voleva per lei “che facesse una vita normale, che non sfasciasse la famiglia e che arrivasse il marito”.

 

Invece la Rizzo, ingrata di fronte a tanta sollecitudine, racconta dal carcere che l’ex ministro la tampinava ed era sempre più geloso della sua relazione con Francesco Bellavista Caltagirone: “Io avevo paura di lui (Scajola, ndr), io avevo paura perché questa cosa sembrava un’ossessione…”.

lia sartorilia sartori

 

A dar manforte alla signora Matacena, ci sarebbero anche le dichiarazioni della segretaria storica di Scajola, Roberta Sacco, da poco tornata in libertà dopo due settimane di domiciliari e sollevata da ogni accusa: “Dovevo verificare gli spostamenti della Rizzo”, ha raccontato la signora Sacco, descritta come fedele, scrupolosa e ineccepibile segretaria.

 

Ora lei dice che “gli incontri con la Rizzo di cui ero a conoscenza e complice” le “creavano disagio” verso la moglie di Scajola “che conosco da anni”. Provò a dirlo al suo datore di lavoro, “ma la mia esternazione non produsse alcun effetto”. E a parlare di “pedinamenti” di Chiara Rizzo commissionati da un gelosissimo Scajola ci si è messa pure la segretaria di Amedeo Matacena, Maria Grazia Fiordelisi, un’altra fedelissima diventata fluviale testimone (pure lei in carcere) di comportamenti quantomeno bizzarri.

 

annamaria bernardini de pace e laura sala moglie di mario chiesaannamaria bernardini de pace e laura sala moglie di mario chiesa

L’unica consolazione, all’ex ministro, arriva dalla moglie, Maria Teresa Verda, che affida alla Stampa la sua dichiarazione di fiducia incrollabile nel consorte: “Mio marito? E’ un galantuomo, un uomo generoso, un puro. Anzi, le dirò di più: dopo questa vicenda lo vedo ancora più forte. La mia stima per lui è incondizionata. E badi: io sono ormai allenata a mettere a fuoco le cose anche attraverso la cortina di fumo che le rende opache e indistinguibili, proprio come sta succedendo in questi giorni”. Chapeau.

 

“Cherchez les femmes”, dunque, nelle storie di mega tangenti, di mazzette di più modesto taglio, di conti corsari, di ruote unte e bisunte, di malversazioni vere o solo ipotizzate. E vedrete il luogo comune rovesciarsi subito nella constatazione che dietro a certi rumorosi e improvvisi collassi – di carriere politiche, di fortuna economica, di status, di reputazioni – c’è sempre, o quasi, un intervento femminile.

 

SIlvio Berlusconi e Veronica LarioSIlvio Berlusconi e Veronica Lario

Non si allude tanto allo stereotipo abusato della donna vampiro, della divoratrice di patrimoni che spolpa mariti e amanti e poi si dilegua per occuparsi della prossima vittima o per darsi finalmente al giardinaggio e alle opere benefiche. E non si pretende nemmeno di vagliare affari come quelli che affossarono la candidatura alla presidenza francese del socialista Dominique Strauss-Kahn (accusato di aggressione sessuale da una cameriera dell’albergo di New York a pochi giorni da quella che sembrava la sua certa designazione); oppure come quelli che segnarono la fine della carriera del ministro conservatore britannico John Profumo, costretto nel 1963 a dimettersi per certe frequentazioni pericolose, in odor di spionaggio, con quelle che oggi si chiamerebbero “escort”.

 

SILVIO BERLUSCONI E VERONICA LARIO SILVIO BERLUSCONI E VERONICA LARIO

No, qui si vuole riflettere su una particolare e moderna specializzazione della classica Erinni – intesa come agente consapevole o inconsapevole del fato – destinata a vivacizzare le cronache giudiziarie, soprattutto in Italia ma non solo. E anche a rinverdire l’idea (di suo già sempreverde) che “dove ti giri, è tutto un magna-magna”.

 

E che per la casta (uffa, la casta) non valgono mai le stesse regole imposte al popolo turlupinato e oppresso. Va detto che c’è stato, nel tempo, qualche adeguamento legato all’accresciuta emancipazione femminile e allo sviluppo di nuovi orizzonti della scienza e della tecnica. Dove prima impazzava la documentazione cartacea, per dire, a guastare certe feste ora interviene piuttosto l’uso poco prudente di posta elettronica, di messaggini, di carte di credito, di telefonate al cellulare fatte come se non fossero mai state inventate le intercettazioni.

 

E se fino a non troppo tempo fa le figure interessate erano di natura esclusivamente famigliare, sentimentale e/o ancillare, il progressivo incrinarsi del famoso “soffitto di cristallo” – quello che impedisce da un certo punto in poi l’avanzare delle carriere femminili – introduce nuove variabili: la socia in affari, la collega di partito (come l’ex europarlamentare di Forza Italia, Lia Sartori, recentemente coinvolta nell’affare Mose insieme con Galan), la manager, la segretaria.

BERLUSCONI-VERONICABERLUSCONI-VERONICA

 

Ma anche la segretaria-manager che si dimostra goldonianamente (non per niente c’è di mezzo Venezia) sicura padrona del campo e della situazione. E’ il caso della citata Claudia Minutillo, che di Galan fu prima la segretaria onnipresente, e che poi, negli ultimi anni, si era messa in proprio come imprenditrice. E’ cronaca di questi giorni: le sue dichiarazioni, ammissioni, accuse sono alla base dell’inchiesta intestata al Mose e al Consorzio Venezia Nuova.

 

LELLO ESPOSITO NOEMI LETIZIA resize LELLO ESPOSITO NOEMI LETIZIA resize

Era lei, che tutti chiamavano la Dark lady per via delle chiome corvine, della predilezione per i vestiti di quel colore e anche del carattere ombroso, che dai suoi uffici di imprenditrice intimava all’assessore regionale alla Mobilità e alle Infrastrutture, Renato Chisso (come risulta dalle intercettazioni): “Alza il culo e vieni qua”. Si narra anche che fu la futura moglie di Galan, Sandra Persegato, a chiedergli di decidere, senza tergiversare oltre: “O lei o me”. Lui decise e liquidò la Minutillo.

 

E si può facilmente immaginare quanto la sua ex collaboratrice abbia preso bene quell’addio, dopo tanti anni di dedizione professionale. Dall’appartata Laura Sala, moglie separata di Mario Chiesa e all’origine della “prima Tangentopoli”, alla volitiva Claudia Minutillo, vediamo dunque disegnarsi nell’arco di poco più di un ventennio una sorta di evoluzione della specie che però lascia intatta la sostanza: vittime o complici, ignare o consapevoli, incrollabili o friabili, ingenue o allumeuses, per capire certi intrecci, certi scherzi di destino, certe vicende inesplicabili, certi sgambetti della sorte, “il faut chercher les femmes”.

 

La capostipite assoluta della categoria “Erinni per caso, ma neanche tanto” è comunque lei, l’ex consorte di Mario Chiesa, presidente del milanese Pio Albergo Trivulzio e proverbiale “mariuolo isolato” di craxiana memoria. Beccato nell’ormai remoto 1992 mentre cercava di far sparire una mazzetta di sette milioni di (compiante) lire nel water del bagno annesso al suo ufficio, incurante del bene comune così come dell’efficienza delle tubature.

RUBY DA FACEBOOK RUBY DA FACEBOOK

 

Tutti ricordiamo, perché è ormai storia patria quanto la breccia di Porta Pia o la battaglia del Piave, che alle rivelazioni della ex signora Chiesa si deve l’avvio della reazione a catena che portò alla fine della Prima repubblica e al dissolvimento dei partiti italiani (tranne uno) per come erano stati conosciuti fino a quel momento. In principio, dunque, ci furono una moglie delusa e un ex marito “arrogante”.

 

Proprio così lo definisce l’avvocatessa Annamaria Bernardini de Pace, la quale difendeva gli interessi di Laura Sala nella causa per adeguare, a tre anni dalla separazione, l’assegno di mantenimento che veniva versato alla ex (anzi, che non le veniva più versato) da Chiesa, anche per un figlio adolescente.

 

Il calendario 2004 di Patrizia D'Addario realizzato dai fotografi Nicola e Giulio FerranteIl calendario 2004 di Patrizia D'Addario realizzato dai fotografi Nicola e Giulio Ferrante

“Lei non si è mai voluta vendicare”, ha dichiarato solennemente l’avvocatessa in un’intervista al Giorno, rilasciata nel 2012, in occasione del ventennale di Mani pulite: “Lui non pagava l’assegno, la signora avviò le procedure del caso, allora Chiesa fece ricorso per far diminuire l’importo del mantenimento. Ma noi conoscevamo le sue capacità finanziarie, e lei mi portò copie di documenti che riguardavano certi conti correnti. Io le depositai davanti al collegio, ci fu una lunghissima discussione e chiesi che gli atti fossero trasmessi alla Procura.

 

Finirono sulla scrivania del pm Di Pietro”. L’avvocatessa Bernardini de Pace – che da allora conquistò un’eccelsa e meritata posizione nell’empireo dei matrimonialisti italiani – riconosce modestamente di non essersi resa conto, ai tempi, del potenziale esplosivo di quelle carte. Tantomeno, pare, ne era consapevole la sua assistita. Piuttosto, specifica, “l’abbiamo capito insieme, lei ha capito sempre tutto. E’ una delle persone più intelligenti che abbia conosciuto.

PATRIZIA D'ADDARIOPATRIZIA D'ADDARIO

 

Una donna perbene, umile, di grande dignità”. Come Bisanzio assediata dagli ottomani e caduta perché, si narra, qualcuno lasciò aperta la “kerkoporta”, una porticina minuscola nelle mura invincibili, un intero mondo finì dunque per la vendetta di una moglie esacerbata? Macché, questa interpretazione è ingiusta e ingenerosa: “Laura Sala ha soltanto fatto valere i suoi diritti.

 

E ha cercato fino all’ultimo di trovare un accordo. Avrebbe potuto chiedere tanto di più, ha voluto solo il minimo indispensabile per tutelare suo figlio. E quando io mi battevo per trasmettere gli atti al penale, lei era preoccupata. Si trattava pur sempre del padre di suo figlio”. Insomma, “Chiesa è stato così arrogante che se l’è cercata”.

 

Francesco Bellavista Caltagirone Francesco Bellavista Caltagirone

Uomini arroganti e, visti con il senno di poi, un po’ fessi. Uomini illusi che la moglie bistrattata si accontenti di elemosine elargite dopo umilianti anticamere, mentre certi estratti conto, quando già va illanguidendo quell’idea di amarsi e rispettarsi e vivere insieme “finché morte non vi separi”, continuano magari a rimanere abbandonati alla coniugale mercé, sulla scrivania nello studio di casa o nella cassetta delle lettere, tra una cartolina (almeno all’inizio degli anni Novanta si usavano ancora), un dépliant e una bolletta della luce. E se Mario Chiesa fu insopportabilmente arrogante, che cosa si deve pensare del francese Jérôme Cahuzac, ex ministro del Bilancio di François Hollande ?

DOMINIQUE STRAUSS-KAHNDOMINIQUE STRAUSS-KAHN

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