maria elena boschi

IO CI SARO’! – PD PREOCCUPATO PER LA SORTE DELLA BOSCHI, COSI’ LA BLINDA IN SEI COLLEGI: DA BOLZANO ALLA SICILIA. OVUNQUE, TRANNE CHE AD AREZZO – SEGUONO A RUOTA NELLE PLURICANDIDATURE LA BOLDRINOVA (LEU) E LA BONGIORNO (LEGA) – IL COLLEGIO E’ DONNA 

 

Goffredo De Marchis per la Repubblica

 

MARIA ELENA BOSCHI

Il record assoluto e imbattibile è di Maria Elena Boschi. Pluricandidata e dappertutto capolista. La sottosegretaria corre nell' uninominale a Bolzano, lontano da Arezzo, la sua terra di origine, ma guida anche il listino in cinque circoscrizioni proporzionali: Lombardia, Lazio e 3 zone della Sicilia. Nessuna come lei nel Partito democratico, sebbene altre due donne raggiungano lo stesso score: Marianna Madia e Rosa Maria Di Giorgi. Loro però in alcuni listini sono al secondo o addirittura al terzo posto.

 

Dunque, si può dire che la Boschi sia superblindata, che la sua rielezione non sia a rischio neanche nel caso di un' imponderabile emorragia di voti dem. Sarà nel prossimo Parlamento, alla Camera dei deputati. Per lei, come per altre pluricandidature di altri partiti, vale un ragionamento in più: è donna. Infatti altri record minori appartengono a persone dello stesso sesso. Effetto della legge elettorale che prevede l' alternanza di genere nei listini proporzionali.

 

RENZI E BOSCHI

Spesso perciò l' indicazione di una candidata serve a far scattare il collegio per un collega maschio. Meccanismo studiato a tavolino al momento della composizione delle liste naturalmente. Sapendo già per quale collegio opterà la candidata (se non ce la fa all' uninominale) e quale onorevole maschio verrà promosso. Comunque, è chiaro che il Pd considera Boschi una risorsa e non un problema altrimenti non l' avrebbe usata così.

 

Lei del resto era seduta al tavolo delle candidature, dunque ha potuto decidere dove e come. Ha scelto di essere onnipresente. Più di Matteo Renzi e più di Paolo Gentiloni, entrambi fermi a 1 maggioritario e 2 plurinominali, che insieme fanno da paracadute e da bandiera a favore del Partito democratico. Madia corre nel Lazio 2 volte, Toscana, Calabria e Marche. Di Giorgi spazia dalla Toscana a Messina. Anche l' esterna Lucia Annibali viene sfruttata quasi al massimo: 1 collegio maggioritario e 4 plurinominali (2 in Veneto, 2 in Piemonte).

boldrini

 

I 5stelle hanno scelto di evitare le pluricandidature consentite dalla legge. Al massimo 1 corsa all' uninominale e 1 nel listino, che riguarda solo i big come Luigi Di Maio, Roberto Fico, Carla Ruocco e Paola Taverna. Escludendo Giorgia Meloni di Fratelli d' Italia, gli altri partiti non hanno praticamente nessuno che raggiunga il tetto di 5+1. Ma anche per loro vale la regola che sono le donne le pluricandidate.

GIORGIA MELONI ATREJU 1

 

Liberi e uguali schiera Laura Boldrini e Rossella Muroni come recordwomen. La presidente della Camera corre a Milano e poi in altri 4 listini lombardi. La coordinatrice della campagna elettorale scelta da Piero Grasso Rossella Muroni ingaggia la sfida diretta a Foligno e poi è presente in due listini pugliesi, 1 in Umbria e 1 a Pisa. È evidente che la ex presidente di Lega Ambiente conta di passare alla Camera nel cuore verde d' Italia.

 

bongiorno salvini

Nel centrodestra i record, a differenza della sinistra, coinvolgono il Senato. Matteo Salvini partecipa alla competizione solo nel listino, senza uninominali. E fa il capolista in Lombardia, Lazio, Liguria, Sicilia, Calabria. Nel maggioritario ha lasciato spazio ad altri candidati leghisti. Anche Giulia Bongiorno punta a Palazzo Madama e va alla battaglia in Lombardia, Lazio, Piemonte, Sicilia e Liguria. Ma solo nel proporzionale.

 

Elezione garantita. Per sè e per chi trainerà negli altri collegi, cercando di ottenere voti anche nella sua isola. Compete per il Senato anche Licia Ronzulli. Già europarlamentare, è il nuovo braccio destro di Silvio Berlusconi, sempre presente accanto a lui, prima come consulente per la vendita del Milan, oggi per gli affari politici.

SILVIO BERLUSCONI E LICIA RONZULLI ALLA FESTA DI COMPLEANNO

 

Sfida gli avversari in un maggioritario in Lombardia, poi si blinda in altri 3 listini della sua regione e in 2 della Puglia. Così, Ronzulli raggiunge il tetto massimo. La proiezione di quello che avrebbe fatto Berlusconi se fosse stato candidabile. Ovviamente, in campo per sfidare gli avversari nel collegio e presente come capolista in tutta Italia.

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