giuseppina di foggia giorgia meloni

MANAGER PUBBLICO? NO, "MAGNAGER" AL SERVIZIO DEL SUO CONTO CORRENTE! GIUSEPPINA DI FOGGIA, L’AD IN USCITA DI TERNA, NON VUOLE FARE A MENO DEI 7,3 MILIONI DI BUONUSCITA, COME INVECE CHIESTO DAL TESORO E DA PALAZZO CHIGI - LA MANAGER, GRAZIE AI BUONI RAPPORTI CON ARIANNA MELONI, E’ STATA INDICATA ALLA PRESIDENZA ENI, CON UNO STIPENDIO DI POCO SUPERIORE AI 500 MILA EURO LORDI ANNUI, MA ORA AL MEF E A PALAZZO CHIGI SI ASPETTANO CHE, ALMENO, LA MANAGER RINUNCI ALLA CARICA AL VERTICE DI ENI. MA COSÌ SERVE TROVARE UNA SOSTITUTA (CIRCOLA IL NOME DI EMMA MARCEGAGLIA, PROFILO NON GRADITO AL MEF) – IL MALUMORE DI GIORGIA MELONI...

Articolo di Carlo Di Foggia per il "Fatto quotidiano"  - Estratti

 

giuseppina di foggia 1

Di per sé sarebbe una banale faccenda di sottopotere, ma la buonuscita da 7,3 milioni che Giuseppina Di Foggia, l’amministratrice delegata in uscita di Terna, pretende pur essendo stata appena indicata alla presidenza dell’Eni sta mandando in fibrillazione il governo.

 

A questo punto si rischia una vera figuraccia, visto che sia al ministero dell’Economia sia a Palazzo Chigi si aspettano che la manager risolva lo stallo non rinunciando ai soldi, ma alla prestigiosa carica al vertice del colosso petrolifero. (...)

 

Di Foggia, ex Nokia Italia, è stata nominata nel maggio 2023 alla guida della società della rete elettrica grazie ai buoni rapporti con Arianna Meloni, sorella della premier.

 

Due settimane fa, il governo ha deciso di non rinnovarle il mandato ma, a sorpresa, l’ha designata alla presidenza dell’Eni, incarico prestigioso ma con uno stipendio di poco superiore ai 500 mila euro lordi annui, assai meno dei 3,8 (bonus compresi) percepiti in Terna lo scorso anno. Ieri le opposizioni hanno iniziato ad alzare il tiro, visto lo stallo in cui è caduto l’esecutivo.

 

GIORGIA E ARIANNA MELONI - MEME BY EMILIANO CARLI

 (...) Secondo il ministero, infatti, Di Foggia dovrebbe rinunciare alla buonuscita. Due sono gli impedimenti tecnici: Terna ed Eni sono entrambe società controllate da Cassa depositi e prestiti e per un passaggio tra società controllate non possono esserci indennità per le stesse policy interne di Cdp;

 

l’altro è che per accettare la presidenza di Eni, Di Foggia dovrebbe dimettersi da Terna prima dell’assemblea del Cane a sei zampe in agenda il 6 maggio, visto che in base allo statuto di Terna non può ricoprire le due cariche insieme.

 

Domenica il ministero di Giorgetti ha diffuso una nota di avvertimento alla manager, dopo che da Palazzo Chigi era stato fatto filtrare tutto il malumore della premier Meloni. “Già dal 2023 il Mef, in qualità di socio, ha dato specifiche direttive che nelle società partecipate dovessero essere esclusi o, in ogni caso, rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità da corrispondere a fine mandato” (...)

giuseppina di foggia 2

 

Di Foggia non pare però voler rinunciare alla buonuscita, forte anche di pareri legali portati in Cda dal responsabile affari legali della società Danilo Del Gaizo (commissionati agli studi Staiano e Chiomenti). Ieri si è tenuto un secondo cda straordinario di Terna, dopo quello della scorsa settimana che avrebbe affrontato – oltre ai costi saliti alle stelle dell’elettrodotto con la Tunisia (da 650 milioni a 1,2 miliardi) – anche il tema della buonuscita di Di Foggia. Su quest’ultimo punto, il Consiglio si riunirà nuovamente entro 15 giorni. Ieri la manager, almeno in una prima fase, era assente perché all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università La Sapienza.

 

Da quanto filtra, il cda non pare intenzionato a concedere la buonuscita se approderà all’Eni. Su input del presidente Igor De Biasio è stato anche commissionato un altro parere legale. Stando a quanto filtra, De Biasio avrebbe addirittura rinunciato al suo trattamento di fine mandato per dare un segnale alla manager, notizia che potrebbe essere annunciata oggi.

giancarlo giorgetti funerale umberto bossi foto lapresse

 

 Altro segnale è arrivato dal consigliere in quota Mef, Stefano Cappiello, indicato per il Cda di Eni che si è dimesso in ossequio allo statuto.Se la manager non rinuncia ai soldi o almeno a una buona parte dovrà rinunciare all’Eni, questa almeno è la linea di Chigi e ministero.

 

Nel secondo caso, come detto, sarebbe una figuraccia. Il governo dovrebbe trovare una sostituta (circola il nome di Emma Marcegaglia, che ha già ricoperto il ruolo nel 2014-17, nome però non gradito al Mef) e spiegare al mercato perché si è arrivati a un cambio a pochi giorni dall’assemblea. Non una bella scena.

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