de mita mastella moro cossiga

"MORO NON SI POTEVA SALVARE, AVEVA ROTTO LO SCHEMA DI YALTA. NEL MOMENTO DEL SUO SEQUESTRO, A ROMA AGIVANO AGENTI DELLA CIA E DEL KGB" - CLEMENTE MASTELLA MEMORIES: "SU QUESTA STORIA RILASCIAI TRE O QUATTRO INTERVISTE. POCHE ORE DOPO MI TROVAVO L’APPARTAMENTO E L’UFFICIO SOTTOSOPRA" - LA SUA PRIMA VOLTA AL GOVERNO, CON BERLUSCONI, NEL 1994: "QUALCHE ANNO PRIMA, NEL CORSO DI UNA SEDUTA SPIRITICA SUL TABURNO VENNE FUORI CHE AVREI FATTO IL MINISTRO DEL LAVORO" - QUANDO LO CHIAMO' PAPA RATZINGER: "PER UN PO’ RISPOSI CONVINTO DI PARLARE A FIORELLO" - "TORNARE IN PARLAMENTO? SONO MENO VECCHIO DI TRUMP, CHE STA ALLA CASA BIANCA. DI TESTA STO MESSO MOLTO MEGLIO DI LUI" - LO SCAZZO CON PERTINI CHE LO TENNE FUORI DAL QUIRINALE PER SETTE ANNI, L'AMICIZIA CON ARBORE, BONCOMPAGNI E RAFFAELLA CARRÀ E IL "PARENTE NEI SERVIZI" CHE LO AVVERTÌ: "TI VOGLIONO FOTTERE"

Estratto dell’articolo di Tommaso Labate per il "Corriere della Sera"

 

CLEMENTE MASTELLA 1

Clemente Mastella, mezzo secolo nelle istituzioni.

«Entrai a Montecitorio con le elezioni del 20 giugno 1976, contro tutti i pronostici. De Mita mi chiese: “Ce la fai a prendere 18 mila preferenze a Benevento?”.

 

Girai in lungo e in largo il collegio, che comprendeva anche Salerno e Avellino, arrivando a fare venti comizi al giorno. Andavo a letto con la bava alla bocca».

 

Risultato?

«Ne presi 34 mila solo a Benevento e quasi 65 mila totali. La Dc in quel collegio elesse dieci deputati, io arrivai settimo. Lo schema della corrente di De Mita era facile da memorizzare: si vota l’anno, il 1976. Nella lista al numero 1 c’era Ciriaco, al 9 io, al 7 Peppino Gargani, al 6 Gerardo Bianco».

clemente mastella francesco cossiga

 

La prima cosa che fece a Roma?

«Comprai dei calzini lunghi, non ne avevo mai posseduto un paio. Prima giravo con quelli corti, che facevano impazzire De Mita perché quando stavo seduto i pantaloni si sollevavano e si vedeva mezza gamba, quasi fino al ginocchio. “Clemente, con questi calzini sembri un cafoncello di paese!”. E io: “Ma io sono un cafoncello di paese, Ciriaco”».

 

È vero che fece litigare Pertini e De Mita?

«Un giorno, mentre Moro era prigioniero delle Brigate Rosse, io e Guglielmo Zucconi vedemmo Pertini che si aggirava per Montecitorio. Con fare decisamente antipatico, riferendosi a quello che il presidente della Dc stava dicendo ai terroristi e che i terroristi facevano sapere al Paese tramite i comunicati, urlava nei corridoi della Camera che un cattolico se la faceva sotto davanti ai carcerieri mentre lui e gli altri avevano tenuto duro quando erano nelle mani dei fascisti. Giurai a me stesso: “Appena ho l’occasione, gliela faccio pagare”».

clemente mastella

 

Moro si poteva salvare?

«No».

 

Perché?

«Perché Moro, nel coinvolgere nella maggioranza il Partito comunista, aveva rotto lo schema di Yalta, che Stati Uniti e Unione Sovietica continuavano a difendere.

 

Seppi, e lo dissi in un’interrogazione parlamentare, che nel momento del sequestro a Roma agivano contemporaneamente agenti della Cia e del Kgb. E su questa storia rilasciai tre o quattro interviste».

 

Risultato?

«Ogni volta che ne parlavo, poche ore dopo mi trovavo l’appartamento di Roma e l’ufficio sottosopra. Entravano e mettevano tutto a soqquadro, senza rubare nulla. Sistematicamente».

 

ROBERTO BENIGNI CLEMENTE MASTELLA

Tornando a Pertini, poche settimane dopo venne eletto presidente della Repubblica.

«Io non lo votai. Lo scrissi pubblicamente nel “Diario del grande elettore” che tenni su Panorama per due numeri consecutivi, col settimanale che arrivò a vendere un milione e passa di copie. Non lo votai io e non lo votò nemmeno Zucconi».

 

Pertini sarebbe diventato «il presidente più amato dagli italiani».

«Avrebbe recuperato in simpatia, e in molto altro, una volta a Quirinale. Perché simpatico non era per nulla, almeno a me».

 

Praticamente lei votò in dissenso dal resto del gruppo della Dc.

«Zaccagnini voleva prendere provvedimenti. De Mita mi salvò».

de mita mastella

 

Con Pertini finì lì?

«Macché, si vendicò. Per sette anni non ho mai messo piede al Quirinale. E per qualche mese non ci mise piede De Mita, visto che Pertini pretendeva che Ciriaco mi cacciasse dal giro dei suoi collaboratori più stretti, cosa che non fece».

 

Era il suo capo ufficio stampa.

«Divenni la faccia della sconfitta della Dc alle elezioni del 1983, quelle del tracollo. Era la prima volta che si facevano le dirette televisive del dopo voto e la prima volta della Dc sotto il 35 per cento.

 

clemente mastella da giovane

A Piazza del Gesù nessuno voleva andare giù e parlare davanti alle telecamere. Toccò a me. Due anni dopo, alle amministrative del 1985, ci sarebbe stata la risalita e tutti avrebbero sgomitato per farsi vedere. De Mita fermò la ressa: “Ci va Clemente perché ci è andato due anni fa”».

 

Andare in tv le piaceva?

«Ero diventato amico di Arbore e di Boncompagni. Ma soprattutto di Raffaella Carrà, che mi invitava a Pronto, Raffaella? con qualsiasi scusa, anche per parlare dei prodotti tipici del Sannio».

 

Erano tutti e tre di sinistra.

«Con Raffaella, Gianni e Renzo era sempre la stessa storia. Dicevano “Clemente, tu sei giovane, tu ci piaci. Ma la Dc, De Mita...”. E io: “Sì, ragazzi, ma sappiate che se fottono De Mita sono in mezzo a una strada pure io”.

 

papa prevost clemente mastella sandra lonardo

Nel 1985 convinsi la Carrà, che aveva sempre votato comunista, a dare almeno un voto alla Dc. Si votava con tre schede: regionali, provinciali, comunali. Raffaella mi disse: “Clemente, in una di queste barrerò il simbolo della Dc. Ma lo faccio solo per te”».

 

Un mese dopo quelle amministrative, Cossiga divenne presidente della Repubblica.

«Alla prima votazione. Non senza lo zampino del sottoscritto».

 

Come andò?

«Prima che iniziasse la girandola dei voti, De Mita venne da me e mi disse: “Ho parlato con Natta. I comunisti sono pronti a votare per uno dei nostri. Ma quell’uno dev’essere Cossiga”.

 

clemente mastella paolo cirino pomicino

La lontana parentela con Berlinguer, di cui si parlava tanto all’epoca, non c’entrava nulla. Semplicemente, Cossiga era il Dc più scolorito di tutti; da presidente del Senato, non aveva rinnovato neanche la tessera». [...]

 

Come andò?

«Il giorno del voto nei gruppi parlamentari sul candidato da sostenere dissi in giro che la Dc era compatta e che dopo la relazione di De Mita, che avrebbe indicato Cossiga, tutti si sarebbero esposti. E invece, una volta che finì di parlare Ciriaco, nella saletta calò il gelo. Andreotti, invitato a prendere la parola, guardando verso di me disse: “Leggo sui giornali che sono iscritto a parlare d’ufficio...”.

 

Insomma, quando contammo le schede, Cossiga aveva a stento la maggioranza. Io bruciai tutte le tracce di quel voto interno e dissi ai giornalisti che i parlamentari lo avevano votato in massa. Ci cascarono tutti: i gruppi di potenziali franchi tiratori si sentirono isolati e in Aula si andò dritti su Cossiga, che venne eletto al primo scrutinio». [...]

 

silvio berlusconi clemente mastella

Anno 1994: ministro del Lavoro col Berlusconi I, dopo che con Casini avevate fondato il Centro cristiano democratico, alleato col Cavaliere.

«Qualche anno prima, nel corso di una seduta spiritica sul Taburno a cui aveva partecipato mia moglie Sandra, venne fuori che avrei fatto il ministro del Lavoro. Era l’unico tema di cui non mi ero mai occupato in vita mia. Ci avevo riso sopra».

 

E invece.

«L’idea venne a Bossi. “In questo governo sono tutti di destra, chi parla coi lavoratori? L’unico di sinistra è Mastella, chiediamolo a lui”. Accettai».

il cadavere di aldo moro in via caetani

 

Anno 2006: ministro della Giustizia col Prodi II.

«Quando iniziò la storia delle unioni civili, che all’epoca si chiamavano “Dico”, spiegai a Prodi che intestardirsi su un provvedimento del governo avrebbe fatto saltare tutto. Doveva occuparsene di sua iniziativa il Parlamento, com’era successo con l’aborto all’epoca della Dc.

 

Lui si impuntò e io da ministro votai contro, da cattolico. Quando scoppiò la polemica, un giorno la mia segretaria mi passò una chiamata dal Vaticano. “Grazie, grazie”, disse la voce tedesca dall’altro capo del telefono. “Grazie a lei, padre Georg”, risposi io. Ma non era padre Georg».

tommaso padoa schioppa clemente mastella

 

Era Benedetto XVI?

«Sì. Solo che quando si presentò come il Santo Padre, io per un po’ risposi convinto di parlare a Fiorello, che faceva un’imitazione perfetta. Con Benedetto XVI da allora nacque un rapporto di simpatia. [...]».

 

Col governo Prodi finì malissimo.

«Qualche mese prima dell’inchiesta per concussione e dell’arresto di Sandra, un mio parente di Napoli, che lavorava per i Servizi, mi disse: “Guarda che ti vogliono fottere”. Chiamai preoccupato Franco Gabrielli e lui mi rassicurò. Su di me, insomma, non c’erano indagini. E invece aveva ragione il parente di Napoli».

clemente mastella romano prodi 1

 

Per tutta risposta, lei fece cadere il governo.

«Non lo feci cadere io. I parlamentari di Dini, la sinistra dei Rossi e dei Turigliatto... la maggioranza non c’era più e non a causa mia. Io me ne andai perché mi avevano lasciato da solo. Tutti tranne Vannino Chiti, a cui sarò grato a vita, che fu l’unico al mio fianco mentre parlavo all’Aula per dimettermi da ministro. Alla sinistra avevo fatto vincere le elezioni; loro, per tutta risposta, lasciandomi da solo in quel modo è come se avessero detto ai magistrati: “Prego, fate pure!”».

 

Come finì l’inchiesta?

ALDO MORO VIA FANI

«In un nulla di fatto ma dopo undici anni di calvario. Si poteva chiudere in mezzo secondo. Accusavano me e mia moglie di concussione nei confronti di Bassolino? Ecco, bastava interrogare Bassolino e chiederglielo. Non lo fecero mai; lo chiamò la mia difesa come testimone». [...]

 

Dopo dieci anni da sindaco di Benevento, avrebbe voglia di tornare in Parlamento?

«Sono vecchio. (Pausa). Però...».

 

Però?

«Sempre meno vecchio di Trump, che sta alla Casa Bianca. E direi che di testa sto messo molto meglio di lui».

giuliano amato clemente mastella aldo moroCLEMENTE MASTELLA E CIRIACO DE MITAaldo moroCIRIACO DE MITA E CLEMENTE MASTELLA clemente mastella pierferdinando casini foto di bacco (1)la renault 4 rossa con il corpo di aldo moro in via caetani 1giuliano amato clemente mastellaclemente mastella arturo parisimarco ferrante clemente mastellaclemente mastella foto di baccoafef jnifen clemente mastella

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