“COGLIONA DI MERDA“, “VAI A CAGARE, PARASSITA”, “LECCACULO”, “COLLUSI”, “SDRAIATI AL POTERE”. SEBASTIANO MESSINA RACCOGLIE UNA LIMITATA ANTOLOGIA DEL VOCABOLARIO DI BEPPE GRILLO CON I GIORNALISTI – ED A CHI PROVA AD INTERVISTARLO, RISPONDE: “PRIMA DAMMI IL NUMERO DI TUA MADRE” – INVOCA "PROCESSI POPOLARI A CHI SGARRA". MINACCE? MA NO! BEPPE SCHERZAVA. IN FIN DEI CONTI E’ UN COMICO…

 

Sebastiano Messina per la Repubblica

 

GRILLO E VESPA c d dfe f e b GRILLO E VESPA c d dfe f e b

SI capisce che a Beppe Grillo non faccia piacere, scoprire che nel rapporto annuale di Reporter senza frontiere sulla libertà di stampa in Italia c' è finalmente il suo nome, ma purtroppo tra le cause e non tra i rimedi della malattia dell' informazione. Grillo naturalmente non ci sta, a essere indicato come l' unico politico che condiziona la libera stampa. Lui che da otto anni a questa parte cita il rapporto di Rsf a ogni suo comizio, lui che dal primo Vaffa Day ci spiega che la nostra informazione è inquinata, lui che promette notizie pulite e anzi pulitissime quando i Cinquestelle andranno al potere, non accetta di essere additato come il principale responsabile delle minacce ai giornalisti, addirittura accanto alla mafia e all' Isis.

I GIORNALISTI IN LIZZA PER IL PREMIO DEL BLOG DI BEPPE GRILLOI GIORNALISTI IN LIZZA PER IL PREMIO DEL BLOG DI BEPPE GRILLO

 

In effetti, non si capisce quale sia la sua colpa. Vogliamo davvero considerare minacciosa quella simpatica gag nel cortile di Porta a Porta, quando consegnò a Bruno Vespa un plastico del castello di Lerici spiegandogli che in quel carcere sarebbero state rinchiusi - insieme ai politici e agli imprenditori - anche i giornalisti, «le liste saranno rese pubbliche quanto prima e faremo un processo popolare che durerà almeno un anno»?

 

Vogliamo davvero prendere sul serio la sua offerta di perdono per i giornalisti pentiti, quando disse che servivano «un Buscetta, un Contorno, un Mutolo dell' informazione» e offrì ai cronisti che confessavano le loro colpe - come i mafiosi e i camorristi - «un programma di protezione, una nuova identità e l' iscrizione in una white list, quella dei «giornalisti della Terza Repubblica »?

 

BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO

Vogliamo davvero addebitargli quelle battute sui «giornalisti leccaculo, slap... telegiornale, slap... quotidiano!», sui giornalisti che sono «tutti collusi», «sdraiati e supini al potere», sui giornalisti «tromboni a libro paga, specialisti nel bacio della pantofola, incapaci, dilettanti, specialisti del nulla», sui giornalisti che «sono più spregevoli dei politici», sui giornalisti che ormai «sono i veri walking dead, morti che camminano»?

 

Non esageriamo, via. Scherzava. Come quella volta che nella piazza di Mascalucia disse: «Non ce l' ho con i giornalisti, ma io non dimentico niente, e un giorno gli faremo un c... così». Grillo ha sempre rispettato i cronisti. A modo suo, certo. A quello che gli chiese se i Cinquestelle avrebbero davvero votato per Prodi come presidente della Repubblica, rispose candidamente: «Ma perché ti droghi?». A quello che la settimana scorsa voleva intervistarlo a Genova ha risposto, spiritosamente: «Prima dammi il telefono di tua madre».

 

I GRILLINI INSEGUONO MARIO ORFEOI GRILLINI INSEGUONO MARIO ORFEO

A quell' altro che a Bruxelles insisteva a fargli una domanda, rispose così: «Meno male che i vostri giornali stanno chiudendo. Cominci a cercarsi un altro lavoro». E di quel giovane cronista, che al Quirinale aveva osato fare una domanda imbarazzante ai capigruppo pentastellati, disse che era «un povero ragazzo frustrato che deve dire che ha sentito una cosa che ha sentito per sopravvivere, perché gli danno dieci euro a pezzo, e così dai una cosa falsa, crei una smentita, ridai un' altra cosa falsa e un' altra smentita e alla fine porti a casa uno stipendio ». Ma lo diceva con affetto.

beppe grillo vaffa beppe grillo vaffa

 

Grillo ama i giornalisti, a cominciare dai direttori dei Tg, «gentaglia che la pagherà» (ma è detto con ironia), e ha un debole per i cronisti parlamentari, «folle di gossipari e di pennivendoli, mercanti di parole rubate», ai quali voleva addirittura riservare un' area tutta per loro: «Non devono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi, fuori dal palazzo».

 

E infatti per i giornalisti lui ha persino organizzato dei premi. Il primo, varato il 6 dicembre 2013, fu «Il giornalista del giorno», e la vincitrice numero uno fu Maria Novella Oppo dell' Unità, che quel giorno raccolse sul blog un diluvio di insulti (tutti ironici e affettuosi, si capisce, da «cogliona di merda » a «vai a cagare, parassita »). Poi vennero «Il giornalista dell' anno», ovvero «quello che più si è distinto per il suo livore prezzolato» (16 mila votanti, vincitore Giuliano Ferrara) e «Lo sciacallo del giorno», assegnato d' ufficio a Vittorio Zucconi.

Giuliano Ferrara Giuliano Ferrara

 

Infine, l' ultima geniale pensata, quella di far giudicare tg e quotidiani a una giuria popolare, così «se viene accertata la falsità di una notizia il direttore, a capo chino, deve fare pubbliche scuse», un' idea che non era venuta neanche a Mao. Ora, vogliamo considerare tutto ciò «intimidazioni verbali »? Ma no, via. Erano battute, gag, scenette per farci ridere un po'. Perché Beppe Grillo, in fondo, è solo un comico. O no?

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