macaluso

COM'ERA LA VITA NEL PCI? - EMANUELE MACALUSO: “C'ERANO DELLE IDEE, CAZZO! UN BRACCIANTE O UN OPERAIO AVEVANO LETTO PIÙ LIBRI DEI NOSTRI VICE PREMIER - SCIASCIA SCRISSE CHE LE BR SI ADDESTRAVANO MILITARMENTE IN CECOSLOVACCHIA. GLIELO AVEVA CONFERMATO BERLINGUER. IL QUALE NEGÒ, DI QUI L'ALTERCO – GUTTUSO NON ACCETTÒ DI BUON GRADO CHE LA CONTESSA MARZOTTO SI FOSSE MESSA CON UNO PIÙ GIOVANE, LUCIO MAGRI - SOLTANTO UN CRETINO POTREBBE PENSARE DI RIFARE IL PCI. PERÒ MI MANCA LA SINISTRA. DI QUELLA ABBIAMO BISOGNO’’

Antonio Gnoli per ''la Repubblica'' del 20 aprile 2019

 

emanuele macaluso massimo d alema

Quasi trequarti di secolo trascorsi vivendo, pensando e ripensando il comunismo. Gran bella idea, gran bella condanna. Verrebbe da dire pensando a Emanuele Macaluso. Da un mese ha compiuto novantacinque anni, vive in un piccolo appartamento a Testaccio, un tempo considerata la zona più autentica di un certo modo di essere romani. Emanuele è nato a Caltanissetta, la città degli angeli e delle miniere di zolfo. Fu quel mondo a strapparlo dai sogni di adolescente e a spingerlo dentro alle grandi problematiche sociali: "Durante i mesi trascorsi in sanatorio conobbi il primo compagno. Fu lui a introdurmi al comunismo. A fare da tramite presentandomi a Calogero Boccadruti, uomo straordinario cui era affidata l'organizzazione della rete clandestina del partito: lì nel 1941 ebbi i primi contatti".

Macaluso

 

Parli di un periodo trascorso in sanatorio. Che cosa avevi?

 

"Mi avevano diagnosticato la tubercolosi. Me ne accorsi dopo una notte passata a tossire. La mattina seguente vidi il cuscino e il lenzuolo macchiati di sangue. Lo dissi ai miei fratelli e loro lo riferirono a nostro padre. Lui chiamò un medico che mi fece prontamente ricoverare nel sanatorio. Era su una collina da cui si vedeva Caltanissetta".

 

PALMIRO TOGLIATTI jpeg

Cosa provasti?

"Avevo 16 anni e nessun senso della tragedia. I miei erano preoccupati. Si diceva che chi entrava in quel luogo era facile che ne uscisse con i piedi allungati. Si pensava che la tubercolosi si trasmettesse anche per via aerea e questo determinò il mio isolamento. Erano in molti a temere il contagio. Un'eccezione fu quel mio amico, Gino Giannone, più grande di un paio d'anni, figlio di un libraio e sufficientemente colto da instradarmi oltre che alla politica anche alla lettura dei libri. In casa avevamo dei testi che mio padre aveva raccolto nel tempo".

Giuliano Ferrara, Berlinguer, Fassino

 

Di che cosa si occupava?

"Era manovale delle ferrovie. Impromovibile, come fu scritto su una scheda aziendale. Il fascismo lo considerava un elemento inaffidabile. Solo dopo la liberazione gli fu riconosciuto il grado di aiuto macchinista".

 

Ti fece studiare?

EMANUELE MACALUSO E ENRICO BERLINGUER.

"Per quel poco che le condizioni economiche lo consentivano. Eravamo tre fratelli. Avrei fatto volentieri il ginnasio. Ma alla fine dovetti accettare l'istituto tecnico minerario. Comunque fu una scuola dura, dove si studiava per otto ore al giorno. Non l'ho amata. Me ne sono fatto una ragione".

Emanuele Macaluso con la moglie

 

La malattia che conseguenze ha avuto?

 

"Nessuna. Lentamente tutto si riassorbì. Tra gli effetti imprevisti, oltre l'incontro che avrebbe contribuito alla mia scelta comunista, ci fu la conoscenza di una donna, della quale mi innamorai. Era sposata. Ma viveva separata con due figli. Cominciammo ad avere una storia clandestina".

 

 

Non ti bastava la cellula.

Emanuele Macaluso

"Che avrei dovuto fare? Strombazzare la nostra storia? Dopo la liberazione resi pubblico il legame. Le famiglie si opposero. Ma cosa ben più grave il marito di Lina, probabilmente istigato dai notabili locali, ci denunciò per adulterio. Fummo arrestati. Feci qualche settimana di carcere e poi venimmo condannati a sette mesi. Uscii con la condizionale e ripresi il lavoro, dividendomi tra una tipografia e l'impegno politico. Nel frattempo la madre di Lina, una vedova piuttosto facoltosa, ci mise a disposizione un appartamentino dove andare a vivere. Insomma, la situazione si normalizzò".

 

 

palmiro togliatti

Come reagì il partito alle tue vicende?

"All'inizio male. Una situazione come la mia non poteva che essere disapprovata. Era il 1944. L'organizzazione politica in pieno fermento. Gli appelli al rigore e alla moralità erano quotidiani. Il Pci di fatto mi processò per la mia condotta privata. Ne uscii assolto e iniziai a percorrere seriamente la mia strada. Ma invece di abbracciare il partito, come alcuni dirigenti volevano, preferii il lavoro sindacale. Un impegno che mi portò a ricoprire il ruolo di segretario regionale, carica che tenni fino al 1956, l'anno dei fatti di Ungheria".

 

Nel sindacato la figura di riferimento era Giuseppe Di Vittorio. Hai avuto rapporti con lui?

Emanuele Macaluso e moglie

"Fu lui a propormi come segretario regionale. Perciò l'ho conosciuto bene e ritengo sia stato un leader straordinario. Il più amato dell'intera storia sindacale. Aveva doti umane e politiche come raramente si ritrovano in un uomo. Sapeva comprendere le esigenze di chi lavorava. Guardava ai suoi braccianti, ai contadini, agli operai con l'intelligenza di chi sa andare oltre la rivendicazione salariale immediata, che pure era la questione imprescindibile da cui partire".

 

 

Da un certo punto in poi i rapporti tra lui e il Pci si inasprirono. Un altro caso di divisione a sinistra.

Napolitano Berlinguer

"Credo che in questo siamo degli specialisti. Ma per restare a Di Vittorio, lo scontro avvenne in relazione ai fatti di Ungheria del 1956. Il segretario della Cgil disse che lì era in corso una rivolta dei lavoratori. E che bisognava condannare l'invasione sovietica. Tutta la direzione del partito si schierò contro di lui. In pratica fu lapidato. E ho la certezza che quello fu il più grave errore commesso da Togliatti".

 

Tu con chi stavi?

Sciascia e Guttuso

"Ero appena entrato nella direzione. Mi vergogno a dirlo, sostenni la posizione del partito".

 

Tu che c'hai vissuto più di cinquant'anni com'era la vita nel partito?

"Si sono dette tante cose su quel partito. La più ricorrente è che fossimo una specie di chiesa con i suoi sacerdoti e i suoi riti".

 

Io penso che il partito comunista senza liturgia sarebbe incomprensibile.

emanuele macaluso (2)

"Tu trovi? Io non credo che fosse il nostro problema. Avevamo una organizzazione, estesa e radicata sul territorio. Con regole ben precise. Da rispettare. Sentivamo da vicino quali fossero i bisogni della gente, perché erano anche i nostri bisogni".

 

Da un lato la casa del popolo, dall'altro il campanile.

"E che c'è di male? Siamo andati avanti per trent'anni con questa dialettica. Sapendo che c'era una democrazia da rafforzare e una Costituzione da difendere. Poi, capisco che le cose cambiano, che la gente si rompe i coglioni di lottare o sacrificarsi per un partito. Ma c'erano delle idee, cazzo! Un bracciante o un operaio avevano letto più libri dei nostri vice premier. E lascia stare se erano i libri giusti o meno (per me lo erano), però si informavano, crescevano culturalmente".

 

funerali berlinguer 1

Crescevano e viaggiavano su binari precisi e guai a deragliare.

 

"Tutta questa storia del partito occhiuto controllore di un'ideologia culturale a me ha stancato. Che ti aspettavi, che un partito di quelle proporzioni non provasse a esercitare anche un'egemonia culturale? Gli altri che cosa pensavi volessero fare? Noi avevamo i mezzi, le persone, le strutture per poterci provare. Lo dico senza pentimenti, perché non c'è battaglia culturale che non sia anche politica e viceversa".

 

La politica quasi sempre aveva il sopravvento sulla cultura. Pensa al caso Vittorini.

NAPOLITANO e EMANUELE MACALUSO

"Elio l'ho conosciuto bene. Nella biblioteca della camera del lavoro di Caltanissetta tenevano la serie "Americana" e posso capire che alcuni dirigenti del partito non apprezzassero queste aperture".

 

Ti stai riferendo a Mario Alicata.

"Proprio a lui che commentò acidamente che Vittorini avrebbe dovuto leggere meno Hemingway e più Marx. E quando uscì Uomini e no, il libro ebbe una recensione favorevole sull'Unità di Milano e una stroncatura sull'edizione romana".

 

Chi firmava la stroncatura?

nilde iotti palmiro togliatti

"Fabrizio Onofri, il quale parlò del libro in modo impietoso al punto che Togliatti scrisse una lettera a Vittorini dissociandosi da quel giudizio ed esprimendogli tutta l'ammirazione per quello che aveva scritto".

 

Lo stesso Togliatti che nel 1947 gli stroncherà la rivista "Il Politecnico".

"Potremmo stare qui a discutere su quell'episodio fino a domattina. Sta di fatto che Vittorini non fu espulso, se ne andò e Togliatti ironizzò su quell'uscita scrivendo: "Vittorini se n'è ghiuto e soli ci ha lasciato!"".

 

La vita culturale del Pci è segnata da ricorrenti scontri. Un altro conflitto, che vide coinvolto un segretario, fu quello tra Berlinguer e Sciascia.

livia turco emanuele macaluso

"Le premesse di quello scontro non ebbero nulla di ideologico visto che riguardavano il rapimento Moro e le Brigate rosse. Tieni conto che io ero molto amico di Leonardo e lavoravo nella segreteria di Berlinguer. Sapevo benissimo com'era".

 

E com'era appunto?

"Un uomo fondamentalmente timido, come Sciascia del resto. Qualcuno disse che fu un dialogo tra due muti che finirono col querelarsi a vicenda per incomprensione. La storia in breve è questa: Sciascia chiese a Berlinguer se le Br si addestravano militarmente in Cecoslovacchia. E scrisse che Berlinguer glielo aveva confermato. Il quale negò, di qui l'alterco che stava per finire in tribunale. Poi le querele furono ritirate e Sciascia commentò: vedi, le liti giudiziarie in Italia finiscono sempre così".

RENATO GUTTUSO E MARTA MARZOTTO jpeg

 

In quella vicenda fu coinvolto anche Renato Guttuso?

"Renato fu sentito come testimone, perché pare fosse presente. E diede ragione a Berlinguer. Sciascia se ne risentì al punto da rompere l'amicizia con Guttuso. Non volle più vederlo. Quando andai a trovare Sciascia che era già ammalato gli chiesi se voleva in qualche modo riappacificarsi con Guttuso. Mi guardò, sollevandosi lievemente dal guanciale: non lo voglio neppure al mio funerale, disse con un filo di voce".

 

E Guttuso?

"Era dispiaciuto, lui avrebbe volentieri fatto pace. In ogni caso morì prima di Sciascia. E strano a dirsi fu anche lui toccato da un gran rifiuto".

 

A cosa ti riferisci?

"Posto che è sempre stato un uomo cui piacevano le donne, non accettò di buon grado che la contessa Marzotto si fosse messa con uno più giovane".

 

Emanuele Macaluso

Ti riferisci a Lucio Magri?

 

"A lui. Ricordo un viaggio che feci in Unione Sovietica con Renato e la moglie Mimise. Io ero con Ninni Monroy, la mia nuova compagna. Ogni tanto arrivavano in hotel delle telefonate complicate. Renato mi diceva: "Ti prego distrai Mimise che al telefono c'è Marta". Fu un rapporto tumultuoso il loro. Ma alla fine di tutta la loro lunga storia lui non volle più vederla. Mimise era morta da qualche mese. Me lo ricordo Renato sdraiato sul divano perché non ce la faceva a stare in piedi a dire no. E la Marzotto accusò me e Antonello Trombadori di impedirle di vedere Renato. Anche in questo caso rischiammo di finire tutti in tribunale".

 

MARTA MARZOTTO E RENATO GUTTUSO jpeg

Anche tu sei stato uno sciupafemmine.

"Non userei quell'espressione. Diciamo che ho avuto donne con cui ho condiviso delle lunghe stagioni. Accompagnate da cose belle e da episodi dolorosi, come quando ahimè lasciai una ragazza senza poter immaginare le conseguenze di quel gesto".

 

Tu ne hai scritto come se volessi liberarti da un peso. La ragazza era la sorella di Eugenio Peggio, importante economista del Pci.

marta marzotto e magri

"E mio grande amico. Conobbi Erminia nel 1964 dopo un paio di anni tra noi nacque una storia d'amore. A un certo punto mi chiese di metterci insieme e io, poiché ero già legato e con dei figli, non ebbi il coraggio".

 

Lo hai definito un gesto di "viltà".

"Tale fu, perché non riuscii ad affrontare la situazione, nella convinzione che né Lina né i miei figli avrebbero accettato la rottura. Fu un bel casino e tutto precipitò quando Erminia, segnata da alcune fragilità, pochi mesi dopo si suicidò".

NAPOLITANO MACALUSO

 

Ci furono ripercussioni nel partito?

"Sono stato malissimo ed era l'ultima cosa che mi importava. Però ci furono. Amendola istruì una specie di inchiesta. Ma ne venni a conoscenza molto tempo dopo. Fu lo stesso Eugenio, fratello di Erminia, a dirmi, quando finalmente c'eravamo riappacificati, che Amendola gli aveva chiesto di formalizzare l'accusa di "scorrettezza morale". Ma poi non se ne fece niente".

 

Berlinguer davanti a i funerali di Togliatti di Renato Guttuso - Venezia 1982 (Contrasto)

Contavano un po' meno i doveri del militante.

"Diciamo che si stava attenuando l'accanimento moralistico. Pensa a quello che ha dovuto passare Togliatti dopo essersi messo con Nilde Iotti. Ma come il suo o il mio caso, ce n'erano altri. Questo era il partito comunista, con le sue grandezze e le sue miopie".

 

Ti manca, intendo il partito?

WELLES TOGLIATTI

"Mi mancano le persone che ho incontrato e con cui ho stretto rapporti di conoscenza e di amicizia. Mi mancano certi gesti, certe intelligenze: come quella sottile di Togliatti, dotta di Bufalini o sofferta di Berlinguer. Qualche giorno fa ho festeggiato i novantacinque anni. C'erano ancora amici, molti dei quali più giovani. Ero lì e pensavo ai pochi della mia generazione rimasti, come Giorgio Napolitano, e ai tanti che non ci sono più. Mi mancano. Ma non mi manca il partito. Soltanto un cretino potrebbe pensare di rifare il Pci. Però mi manca la sinistra. Di quella abbiamo bisogno. Quella va ripensata. Ma non so se avrò il tempo di vederla. Temo che arriverò prima io al capolinea".

Palmiro Togliatti

Ultimi Dagoreport

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT - CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L'AFFRESCO DELL'ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO - LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D'AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO - CHI HA PAGATO L'EX MILITANTE DELL'MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL "RITOCCO" MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI "SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI". QUALI? - IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D'AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO...

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)

donald trump giorgia meloni ixe sondaggio

DAGOREPORT - CHE COSA SI PROVA A DIVENTARE “GIORGIA CHI?”, DOPO ESSERE STATA CARAMELLATA DI SALAMELECCHI E LECCA-LECCA DA DONALD TRUMP, CHE LA INCORONÒ LEADER "ECCEZIONALE", "FANTASTICA", "PIENA DI ENERGIA’’ E ANCHE "BELLISSIMA"? - BRUTTO COLPO, VERO, SCOPRIRE CHE IL PRIMO DEMENTE AMERICANO SE NE FOTTE DELLA “PONTIERA” TRA USA E UE CHE SI È SBATTUTA COME MOULINEX CONTRO I LEADER EUROPEI IN DIFESA DEL TRUMPISMO, E ORA NON RACCATTA NEMMENO UN FACCIA A FACCIA DI CINQUE MINUTI, COME È SUCCESSO AL FORUM DI DAVOS? - CHISSÀ CHE EFFETTO HA FATTO IERI A PALAZZO CHIGI LEGGERE SUL QUEL “CORRIERE DELLA SERA” CHE HA SEMPRE PETTINATO LE BAMBOLE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI, IL DURISSIMO EDITORIALE DI UN CONSERVATORE DOC COME MARIO MONTI - CERTO, PER TOGLIERE LA MASCHERA ALL’INSOSTENIBILE GRANDE BLUFF DELLA “GIORGIA DEI DUE MONDI”, C’È VOLUTO UN ANNO DI ''CRIMINALITÀ'' DI TRUMP MA, SI SA, IL TEMPO È GALANTUOMO, I NODI ALLA FINE ARRIVANO AL PETTINE E LE CONSEGUENZE, A PARTIRE DAL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO, POTREBBERO ESSERE MOLTO AMARE TRASFORMANDO IL ''NO'' ALL'UNICA RIFORMA DEL GOVERNO IN UN "NO" AL LEGAME DI MELONI CON LA DERIVA FASCIO-AUTORITARIA DI TRUMP... 

tommaso cerno barbara d'urso durso d urso francesca chaouqui annamaria bernardini de pace

FLASH – IERI SERA GRAN RADUNO DI PARTY-GIANI ALLA CASA MILANESE DI TOMMASO CERNO, PER CELEBRARE IL 51ESIMO COMPLEANNO DEL DIRETTORE DEL “GIORNALE” – NON SI SONO VISTI POLITICI, AD ECCEZIONE DI LICIA RONZULLI. IN COMPENSO ERANO PRESENTI L’AVVOCATESSA ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE E L’EX “PAPESSA” FRANCESCA IMMACOLATA CHAOUQUI. A RUBARE LA SCENA A TUTTE, PERÒ C’HA PENSATO UNA SFAVILLANTE BARBARA D’URSO STRETTA IN UN ABITINO DI DOLCE E GABBANA: “BARBARELLA” AVREBBE DELIZIATO I PRESENTI ANNUNCIANDO CHE, DOPO FABRIZIO CORONA, ANCHE LEI TIRERÀ FUORI QUALCHE VECCHIA MAGAGNA…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...