peter magyar viktor orban

COME PETER MAGYAR SI È PAPPATO ORBAN – IL VINCITORE DELLE ELEZIONI UNGHERESI HA 45 ANNI, È UN CONSERVATORE E PER VENT’ANNI HA MILITATO IN FIDESZ, IL PARTITO DEL “VIKTATOR” PUTINIANO. LA SVOLTA ARRIVA NEL 2023, PER RAGIONI “PERSONALI”: DIVORZIA DALLA MOGLIE, LA POTENTE MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, JUDITH VARGA, ACCUSATA DI AVER PROTETTO UN PEDOFILO. INTUISCE LE FALLE DEL SISTEMA DI POTERE DI ORBAN E CI SI FIONDA, EVITANDO ACCURATAMENTE DI FARE CAMPAGNA ELETTORALE SULL’UCRAINA E SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, MA PARLANDO DI TEMI CONCRETI, E PUNTANDO SULLA RABBIA DEL POPOLO PER LA CORRUZIONE...

MAGYAR, 'GRAZIE UNGHERIA!'

(ANSA) -  "Grazie Ungheria!" Lo ha scritto sui suoi profili social il leader dell'opposizione ungherese Peter Magyar poco prima di annunciare che l'attuale premier Viktor Orban ha riconosciuto la sconfitta alle elezioni. 

 

PETER, L'UOMO SOLO AL COMANDO CHE HA SPEZZATO IL MONOLITE

Valentina Brini per l’ANSA

 

PETER MAGYAR - VIKTOR ORBAN

Appesa nella sua stanza da bambino c'era una foto di Viktor Orban. Non l'avversario che ha dominato l'Ungheria per sedici anni, ma il giovane avvocato che nel 1989 chiedeva il ritiro delle truppe sovietiche, simbolo di una stagione che prometteva libertà e futuro.

 

Peter Magyar aveva nove anni quando il comunismo crollò. Oggi è lui a cambiare il corso del Paese, a spezzare l'uomo forte di Budapest, portando a compimento una sfida che fino a poco tempo - nelle stesse parole dei tanti sostenitori della neonata galassia di Tisza - sembrava impossibile. Il trionfo gli consegna il futuro di un Paese che dovrà tornare, ha scandito alla vigilia dell'ora decisiva, "uno Stato di diritto democratico".

   

JUDIT VARGA PETER MAGYAR

Nato nel 1981, sotto il segno dei Pesci, in una famiglia di giuristi - madre giudice dell'Alta Corte, nonno tra le figure dello Stato -, Magyar è cresciuto dentro l'élite magiara studiando legge all'Università cattolica di Budapest, una delle fucine del conservatorismo.

 

Credente convinto, ex adepto di Fidesz, underdog nato dalla costola del potere di cui ha presto assorbito linguaggio e regole. Tanto da sfidarlo e, infine, batterlo. L'ingresso nel sistema del 45enne è stato graduale.

 

A segnare la svolta sono, nel 2006, le nozze con la collega di partito Judit Varga, destinata a diventare ministra della Giustizia. Quando la carriera della moglie lo porta a Bruxelles, anche entra nel circuito delle istituzioni europee, imparando presto a muoversi tra il cuore del potere nazionale e i corridoi dell'Ue.

 

comizio di peter magyar foto lapresse

Rientrato in patria, è rimasto però ai margini della politica vera: ruoli tecnici, incarichi in aziende pubbliche, una presenza che non sfonda. I vertici di Fidesz lo considerano troppo autonomo, difficile da controllare, poco incline agli ordini di scuderia.

 

L'avvocato intanto osserva e diventa lo spin doctor di Varga, contribuendo alla sua ascesa. Poi la rottura personale che ha anticipato quella politica: il matrimonio finisce nel 2023 e lui, poco dopo, viene progressivamente escluso dai centri di potere. Fino all'epilogo, un anno più tardi, con lo scandalo della grazia a un pedofilo che travolge il sistema, facendo cadere la presidente della Repubblica e l'ex moglie.

  

comizio di peter magyar foto lapresse

L'Ungheria si scopre attraversata da una crepa morale. Magyar decide di entrarci con un'intervista senza filtri al canale Partizan, muovendo accuse frontali a Fidesz di corruzione e abusi e raccogliendo milioni di visualizzazioni.

 

Nel giro di poche settimane fonda il suo Tisza - dal Tibisco, il fiume che attraversa la vasta pianura ungherese - con l'idea di trascinare il cambiamento. Appena quattro mesi dopo, alle Europee, sfiora il 30%. Un terremoto che lo catapulta al centro della scena, spinto da una macchina sorprendente che prende forma alle sue spalle: decine di migliaia di volontari, le 'isole Tisza', accendono la campagna dal basso, quartiere dopo quartiere, portandolo alla soglia della vittoria.

 

JUDIT VARGA PETER MAGYAR

Parla agli ungheresi con il "linguaggio dell'umanità", intercetta l'elettorato urbano e progressista, tenendo insieme patriottismo e critica al sistema, sovranità e apertura all'Europa. Una strategia che alla fine è stata premiata, anche se agli occhi di molti - anche di alcuni che alle urne hanno scelto l'opposizione - resta poco più di un 'baby Orban', sfuggente e non troppo distante da alcune politiche del premier. Adesso promette di sbloccare i fondi Ue, di rilanciare l'economia, di lottare contro la corruzione e ridurre la dipendenza dalla Russia, ma senza strappi. Intorno a lui restano le ombre di accuse personali e dubbi mai del tutto dissolti. Eppure il suo punto di forza è stato il tempismo: è arrivato al cospetto di un'Ungheria pronta a voltare pagina.

manifestazione di tisza, il partito di peter magyar foto lapressepeter magyar foto lapressePETER MAGYAR POLYMARKET DA PER VINCENTE PETER MAGYAR IN UNGHERIAPETER MAGYARPETER MAGYARJUDIT VARGA PETER MAGYAR peter magyar foto lapresse supporter di peter magyar in ungheria foto lapressemanifestazione di peter magyar in ungheria foto lapresse

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