LA POLITICA DEGLI AFFARI (WALL STREET AMA I CLINTON) - COME SONO RIUSCITI BILL E HILLARY A CREARE UNA CORPORATION CON 5,2 MILIARDI NELLA FONDAZIONE A LORO NOME E OLTRE 200 MILIONI DI DOLLARI NEI PORTAFOGLI PRIVATI

Vittorio Zucconi per “La Repubblica

 

obama e clinton4obama e clinton4

C‘è una grande muraglia che sbarra la strada di chi sogna la Casa Bianca, una barriera alta già 5 miliardi di dollari e in continua crescita, sulla quale vegliano le sentinelle più ricche della politica americana: Bill e Hillary Clinton.


Chiunque, fra i Repubblicani o i Democratici avesse l’intenzione o la tentazione di incamminarsi sul sentiero che porta alle elezioni del novembre 2016, sa che per avere qualsiasi chance deve scavalcare, abbattere o demolire quella muraglia di dollari. È un forte che la “Clinton Corporation” ha eretto da quando Bill lasciò la scrivania e i boudoir della residenza presidenziale nel 2000, con una parcella legale di 6,5 milioni di dollari e niente altro in tasca che il vitalizio di 197mila dollari annui lordi che gli ex capi di Stato americani percepiscono, dunque formalmente in bancarotta, come ha detto l’ex First Lady accolta dal sarcasmo generale.

barack obama hillary e bill clinton 1barack obama hillary e bill clinton 1


Ma era vero. E tanto più sensazionale appare l’enormità del tesoro dei Clinton oggi ripensando a quel debito, che Bill ha finito di pagare agli avvocati che lo salvarono dalla destituzione e lo difesero durante il processo di impeachment, se si rammenta che lui è un ex avvocato radiato dall’Ordine per indegnità e dunque impossibilitato a esercitare.

 

E lei, avvocato che aveva interrotto la professione sposando il futuro governatore dell’Arkansas e poi Presidente, aveva scelto un seggio senatoriale pagato 147mila dollari l’anno e poi la poltrona di segretario di Stato, che vale 186mila dollari. Ottime retribuzioni, ma non cifre che possano spiegare come oggi, 14 anni dopo, l’ex studiolo legale “Billary”, come era stato ironicamente battezzato, sia divenuto una corporation con 5,2 miliardi nella Fondazione a loro nome e oltre 200 milioni di dollari nei portafogli privati.

hillary clinton hillary clinton


Se qualcuno dovesse subito pensare “furto”, all’italiana, e immaginare “politometri” punitivi, si disinganni subito. Nel tesoro dei Clinton tutto, a oggi, appare trasparente e verificato, perché la elezione di lei a senatrice di New York e poi la nomina a Segretario di Stato l’ha obbligata, per legge, a rendere pubblici tutti i redditi.

 

La loro fortuna privata, e la rocca di dollari costruita nella Fondazione che sarà l’eventuale tesoro di guerra per la battaglia presidenziale, nasce dai diritti letterari sulle memorie: 12 milioni di dollari per quelle di lui, oltre 10 per quelle di lei, nei due libri pubblicati. Ma quello è solo l’antipasto, il minimo necessario per saldare le parcelle dei famelici avvocati.


Sono i discorsi pubblici, davanti ad associazioni, banche, sindacati, davanti a chiunque sia disposto a versare almeno mezzo milione di dollari per l’emozione di vedere dal vivo e di stringere la mano a Bill e i 250mila minimi necessari per ascoltare Hillary, a gonfiare il portafoglio personale della coppia.

 

Hillary e Bill Clinton e c a bb d c c ed ffcf Hillary e Bill Clinton e c a bb d c c ed ffcf

Per un discorso sull’energia tenuto a Praga, lui ha sparecchiato ai generosi uomini d’affari cechi 1,2 milioni. Mentre lei, più fresca di esperienza e di ricordi geopolitici e soprattutto più ricca di promesse future, è pagata meno, ma oggi è assai più richiesta del coniuge.


Ma se questa è ricchezza privata, resta poca cosa rispetto alla marea di donazioni che le grandi aziende, banche, sindacati, lobbies hanno rovesciato nella Fondazione Clinton. Mai in esclusiva — perché i super-elemosinieri della politica non puntano tutte le loro fiches su un numero solo — ma con una evidente predilezione per la “Clinton Corp”. Soprattutto Wall Street ha spalancato i forzieri.

 

Dopo la mezza delusione del secondo Obama, che i “big” della finanza avevano visto male nel secondo giro sulla giostra elettorale per quella nuova regulation imposta dopo il crac del 2008, Goldman Sachs più di tutte, poi JP Morgan Chase, Citibank, Bankamerica e le altre hanno ritrovato il proprio idolo e benefattore, quel Bill Clinton che nel 1999 abbatté la legge barriera, il Glass-Steagall Act del 1933, che impediva alle banche commerciali le speculazioni finanziarie.


Non sono più i sindacati, né le industrie manifatturiere e certamente non i versamenti individuali online, tanto celebrati ed esagerati nella mistica della vittoria di Obama, i finanziatori della Clinton Corp., ma Wall Street. In quella New York dove Hillary, che avrebbe potuto scegliere di farsi eleggere in California o nel Maine, scelse come proprio collegio. Sapendo che in quell’isola dal nome indiano pulsa il cuore del big business americano.

WALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGE WALL STREET BORSA NEW YORK STOCK EXCHANGE


Può essere questa, la dipendenza dalle generosità della grande finanza resa ormai senza limiti dalla Corte Suprema che ha equiparato gli assegni alla espressione della libertà di pensiero e di opinione, la crepa nella muraglia Clinton. Anche i repubblicani succhiano ingordamente dal biberon delle banche e dei finanzieri, ma da loro è ideologicamente atteso, e corretto, che ciò avvenga.

 

Più difficile sarà, per Hillary, spiegare all’uomo e alla donna della middle America, al metalmeccanico di Detroit che sta ancora pagando il conto della follia finanziaria 2008 e che annaspa con mutui impagabili, alla cassiera del super shopping center discount che non riesce neppure ad avere un contratto sindacale, come possa lei, la darling di Wall Street, vegliare sugli interessi di coloro che la finanza quotidianamente spenna.

Jeb BushJeb Bush


Ma se la mistica del crowdfunding del finanziamento popolare abilmente sfruttata dalla campagna di Obama (che ebbe una quota di piccoli contributi diretti di fatto identica a quella che prima di lui Bush aveva raccolto) sarà riesumata da lei per democratizzare la propria immagine, e il socio Bill farà sfoggio della propria ancora inimitabile capacità di seduttore anche di folle, il fatto rimane che, senza montagne, mura, catapulte, arieti di soldi, nessuno può assediare o difendere il castello bianco nel tempo del finanziamento libero e privato della politica.

 

Jeb Bush, l’ultimo hurrah del clan dei due presidenti, ha già in cassa 1 miliardo e 250 milioni, ma deve crescere. Quei due miliardi di dollari che Obama e Romney consumarono nel duello del 2012 sono destinati a diventare almeno tre, se non quattro, nel 2016. E dagli spalti della loro Corporation, con pentoloni di dollari bollenti da versare sugli assalitori, Bill e Hillary sorridono.

Ultimi Dagoreport

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…