NON SBARRATE QUELLA PORTA! - SENTENZA DELLA CASSAZIONE: UN CONIUGE NON PUO’ CAMBIARE LA SERRATURA DI CASA PER TENERE ALLA LARGA L’EX AMORE DELLA SUA VITA - LO AVEVA FATTO UN PALERMITANO (CONDANNATO PER VIOLENZA PRIVATA) QUANDO LA MOGLIE SE NE ERA TORNATA PER UN PO’ DA MAMMA’ - IN ASSENZA DI UN PROVVEDIMENTO GIUDIZIARIO DI ASSEGNAZIONE, LA DIMORA CONIUGALE RESTA A DISPOSIZIONE DI TUTTI E DUE…

Maria Corbi per "La Stampa"

Anche se i due cuori non vanno più d'accordo e una metà decide di passare qualche giorno fuori dalla «capanna», magari dai genitori, l'altro non può cambiare la serratura. Insomma anche se uno dei due coniugi si assenta dalla casa di famiglia, può sempre rientrare a meno che non subentri un provvedimento giudiziario di assegnazione dell'abitazione. Fino ad allora la dimora coniugale resta tale e a disposizione di marito e moglie.

Così ha deciso la Cassazione confermando la sentenza della corte di Appello di Palermo su un ricorso che racconta una storia di separazione, dolorosa come tante. Liti continue, e poi la donna che chiede asilo per qualche tempo a mamma e papà, ma che poi torna in attesa della separazione ufficiale. Il marito la caccia e non con grazia.

Oltretutto, come ricorda la Cassazione, la Corte d'Appello di Palermo confermando la sentenza del Tribunale di Agrigento - aveva condannato il marito «per il reato di violenza privata commesso l' 8 dicembre 2006 in danno della moglie». E non solo: con riferimento ad altre condotte tenute dall'uomo, lo aveva condannato anche «per quelli di ingiuria, lesioni personali e danneggiamento, commessi il 5 febbraio 2007», sempre ai danni della moglie.

Il marito, per quanto riguarda la violenza privata, aveva fatto ricorso in Cassazione facendo notare che nel dicembre 2006 la casa familiare era in uso a lui, «essendo la parte offesa andata a vivere presso i genitori». La Cassazione ha però rigettato il ricorso, ritenendolo manifestamente infondato, poichè «la prospettazione dell'esimente dell'esercizio di un diritto... collide con il rilievo tranciante della Corte d'appello che non vi erano all'epoca provvedimenti di assegnazione della casa (che sarebbe stata assegnata alla moglie all'udienza presidenziale del 5 febbraio 2007)». «Tanto basta - scrive la Cassazione - per ritenere corretta la conclusione che la donna, anche se temporaneamente trasferitasi presso i genitori, aveva il diritto di tornare».

Confermata la sentenza anche nella parte in cui l'uomo veniva condannato per aver danneggiato beni di proprietà di entrambi, per aver ingiuriato e picchiato la moglie. In particolare, proprio il giorno dell'assegnazione da parte del giudice della casa alla donna, l'uomo «si era messo a letto vestito per riaffermare il proprio predominio, e la donna si era inginocchiata accanto al letto ricevendo un pugno al costato», seguito da «una manata sul naso». Adesso la manata, anche se simbolica, se l'è presa il marito da parte della Cassazione. E chissà se non fa più male. Certamente da adesso i mariti e le mogli che sognano di cambiare la serratura di casa per riappropriarsi della dimensione da single sono avvertiti.

 

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