conte lamorgese

MEGLIO TARDI CHE MAI! - CONTE ALLA FINE HA CEDUTO SUI SERVIZI E MOLLERÀ LA DELEGA AI SERVIZI, MA COME MAI CI HA TENUTO A PRECISARE CHE DESIGNERÀ UNA PERSONA “DI SUA FIDUCIA”. QUINDI PROBABILMENTE UN TECNICO E NON UN PARLAMENTARE. MA CHI? SI PARLA DEL FEDELISSIMO CAPO DI GABINETTO ALESSANDRO GORACCI O DI LUCIANA LAMORGESE. COSÌ SI LIBEREREBBE UN MINISTRO DI PESO PER IL RIMPASTONE CHE ANDRÀ FATTO, O PRIMA O DOPO…

giuseppe conte gennaro vecchione

1 - DELEGA PER I SERVIZI IL PREMIER CEDE LA NUOVA PARTITA È SULL'INTELLIGENCE

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

 

Appena venti giorni fa, durante la conferenza stampa di fine anno, Giuseppe Conte aveva risposto quasi bruscamente alle pressioni renziane sui servizi segreti: «La legge attribuisce al presidente del Consiglio la responsabilità politica e giuridica sulla sicurezza nazionale. Chi chiede al premier di delegare, deve spiegare perché: cos' è, non si fida?».

 

CONTE LAMORGESE

Ieri invece, nel mezzo di un discorso per tentare di uscire dalla crisi provocata da Italia viva, ha cambiato tono e orientamento: «Mi avvarrò della facoltà, che la legge mi accorda, di designare un'autorità delegata per l'intelligence di mia fiducia, come prescrive la legge, che possa seguire l'operato quotidiano delle donne e degli uomini del comparto di intelligence ».

 

Se rimarrà a Palazzo Chigi, insomma, il premier affiderà la guida dei Servizi a un ministro senza portafoglio o a un sottosegretario, pur potendo avocare - secondo quanto stabilito dalla norma - l'esercizio di alcune o tutte le funzioni delegate.

 

enrico borghi sergio mattarella

Una svolta non da poco, che fosse avvenuta un po' prima sarebbe stata di semplice lettura: andare incontro alle insistenze di Renzi, pur ritenute strumentali. Ma adesso forse è un po' tardi. Probabile che il messaggio sia rivolto pure al Pd, l'altro partito di maggioranza che ancor prima aveva posto la questione della delega, senza però arrivare ai toni ultimativi e quasi ossessivi di Italia viva.

 

LA STORIA CONTRO RENZI PUBBLICATA NEL PROFILO UFFICIALE DI GIUSEPPE CONTE

Di certo, nel momento in cui si rimescolano le carte della coalizione, questa mossa aggiunge una novità che avrà un peso nelle trattative per far proseguire il governo per la sua strada, o farne nascere un altro con lo stesso presidente del Consiglio. Tuttavia l'annuncio non può non creare fibrillazioni anche all'interno degli apparati d'intelligence .

 

Tra Aisi (l'Agenzia per la sicurezza interna) e Aise (l'Agenzia per la sicurezza esterna) ci sono tre vice-direttori da nominare; le caselle sembravano riempite a fine anno, mancava solo l'ufficialità, poi tutto s' è fermato. E adesso è intuibile che tutto resterà fermo fino alla scelta dell'autorità delegata, che evidentemente avrà competenza e voce in capitolo anche sui nuovi vice-direttori.

 

renzi conte

Alimentando le ansie di chi pensava di avercela fatta e nuove aspirazioni in chi era rimasto fuori dalla terna considerata vincente. Inoltre la disputa sulla guida politica dell'intelligence non è rimasta immune dalle controversie delle ultime ore sui tentativi di Conte di restare a Palazzo Chigi.

 

Sono finite sui giornali voci di interventi obliqui e trasversali anche di ambienti legati al direttore del Dis, il Dipartimento informazione e sicurezza, Gennaro Vecchione, tesi a reclutare parlamentari in una rinnovata maggioranza a sostegno del premier. Il quale ha respinto le insinuazioni e ha detto alla Camera: «Faccio un invito collettivo.

 

Alessandro Goracci e giuseppe conte

Siete tutti parlamentari, se avete delle proposte di modifica della legge, seguite i tradizionali canali istituzionali; se avete delle richieste di verifica e controllo, ci sono i vostri colleghi del Copasir, deputati a questa funzione. Ma teniamo fuori il comparto di intelligence dalle polemiche».

 

Un appello per provare a spegnere potenziali nuovi incendi, in attesa della comunicazione del nome che Conte sceglierà per affidargli la delega: sarà quello il momento della verità, per comprendere se gli 007 resteranno davvero al riparo dalla disputa politica, oppure no.

 

Il capo del governo ha voluto precisare che designerà una persona di sua fiducia, specificazione che fatta da un leader senza partito lascia immaginare la figura di un tecnico più che di un politico. Quindi non un parlamentare.

 

roberto chieppa

Nei giorni scorsi s' è parlato del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, un prefetto che da oltre un anno lavora nella squadra di Conte; ma a parte il fatto che passare dal Viminale a un sottosegretariato o a un ministero senza portafoglio sarebbe una sorta di declassamento, lei non pare interessata.

 

E comunque era una mossa pensata per liberare un ministero di peso da affidare ai renziani, che ora sembrano fuori gioco. Altri nomi di «tecnici» già circolati (dal segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa all'ex direttore del Dis Gianpaolo Massolo, passando per l'attuale capo del Dipartimento Vecchione) presentano ciascuno incognite e controindicazioni. Molto vicino a Conte è considerato l'attuale sottosegretario Mario Turco, senatore grillino, un profilo politico che però aprirebbe una questione tra i partiti alleati, con possibili reclami del Pd e conseguenti veti incrociati. E così si ritorna al cuore del problema: una nomina che potrebbe pesare nella trattativa per costruire la nuova maggioranza. Ancora da definire, assieme al più generale assetto del governo.

giuseppe conte gennaro vecchione 1

 

2 – MOLLATE LE DELEGHE AGLI 007 CONTE STA PENSANDO ALLA LAMORGESE O GORACCI

Claudio Antonelli per "La Verità"

 

Il 30 dicembre, meno di tre settimane fa, il premier Giuseppe Conte di fronte ai microfoni dei giornalisti replicava alle richieste di Matteo Renzi sulle deleghe ai servizi segreti con un non si può fare.

 

«C'è una legge che dice che il presidente del Consiglio affida la delega a una personalità di chiara importanza a cui assegna il compito strategico di gestire l'intelligence, che non è la polizia personale di qualcuno», commentava Conte aggiungendo che «la legge del 2007 attribuisce al presidente la responsabilità politica e giuridica sulla sicurezza nazionale. Domanda: perché si chiede a un presidente del Consiglio di liberarsi dei suoi poteri? Altrimenti cambiamo la legge».

 

conte trump

Ieri, nel suo lungo discorso alla Camera per chiedere la fiducia, lo stesso Conte ha cambiato registro. «Nei prossimi giorni chiederò alle forze di maggioranza di completare il confronto già avviato per concordare il patto di fine legislatura», aggiungendo che «viste le nuove sfide che mi attendono e gli impegni sul piano internazionale non intendo mantenere la delega all'agricoltura e mi avvarrò anche della facoltà, che la legge mi accorda, di designare un'autorità delegata per l'intelligence di mia fiducia».

 

funerali willy conte zinga lamorgese

Che cosa è accaduto nel frattempo? È intervenuta la necessità di cedere alle richieste nel tentativo di portare a casa il Conte ter. E non ci riferiamo alle richieste di Matteo Renzi, ma di quelle degli alleati dem. Perché la battaglia di Italia viva, sebbene abbia fatto più rumore, si è inserita nell'agone per ultima dopo mesi di pressioni e moral suasion da parte dell'opposizione e pure del Pd.

 

Innanzitutto bisogna sottolineare un fatto: il passo indietro di Conte poteva essere fatto prima, rimanendo come ovvio nell'ambito della legge statutaria del 2007. Cedere le deleghe a una persona di fiducia come ovvio, ma all'interno di una decisione condivisa con i partiti della maggioranza. Perché come è sempre accaduto in passato, la scelta del sottosegretario con delega avveniva all'interno del partito di riferimento del premier.

renzi mejo dello sciamano di washington

 

Conte, però, non ha un partito, il che non gli consente comunque di scegliere un persona in totale autonomia. E ciò riporta il tema sulle scelte future. La decisione di fare un passo indietro sembra dunque un chiaro messaggio al Pd, il quale negli ultimi mesi, sempre all'interno della sfera dei palazzi, ha più volte contestato il blitz di fine luglio che ha modificato i termini di rinnovo dei direttori.

 

Ha contestato le modalità di avvio della fondazione sulla cybersecurity. Una modalità inizialmente mirata ad accentrare le decisioni dentro il Dis e Palazzo Chigi, lasciando pericolosamente al di fuori del perimetro le altre agenzie e pure Copasir e Cisr. Infine, a frapporre Pd e Conte si sono inserite anche le nomine dei vice direttori, poi di fatto saltate, nonostante il lungo periodo di vacatio.

 

WILLIAM BARR JOHN DURHAM

A questo punto Conte dovrebbe sapere che non basteranno le parole di ieri per riavvicinare il Pd e gli altri alleati. Anche se il gioco del Conte ter dovesse stare in piedi, il premier dovrà garantire che il nome del delegato contenga pure il concetto di collegialità invocato nei mesi e nelle scorse settimane. Non resta dunque che vedere cosa accadrà oggi e se il premier riuscirà a rimanere al suo posto. In tal caso la scelta del sottosegretario con delega dirà tantissime cose.

 

giuseppe conte funerali santelli con Lamorgese

L'idea di Luciana Lamorgese avrebbe agli occhi della maggioranza un doppio vantaggio. Primo, quello di liberare un ministero. Secondo di individuare un figura apprezzata da Sergio Mattarella, ma anche molto vicina a Marco Minniti. In pratica, un ritorno al passato con la benedizione del Colle. Più problematica sarebbe l'ipotesi di delegare Alessandro Goracci, attuale capo di gabinetto di Conte che ieri risultava se non autore editor del discorso in Aula del premier.

mario turco

 

Carlo Goracci, il padre di Alessandro, ha lavorato per anni a stretto contatto con Ugo Zampetti, consigliere di Mattarella. Un solido rapporto di stima che però non garantirebbe al Pd la conoscenza di tutte le strutture e i gangli che uniscono apparati di intelligence e strutture dell'Interno. Il terzo nome in ballo, invece, sembra non avere possibilità di decollare.

 

gennaro vecchione

Si tratta del sottosegretario Mario Turco con delega alla programmazione economica. dalla sua nomina si è però concentrato quasi esclusivamente sugli investimenti cinesi o sullo sviluppo di Taranto. Un background che suona un po' troppo sinofilo per la parte atlantista del governo e pure per i cugini d'Oltreoceano.

 

Perché non va dimenticato che la leva principale usata per scardinare le deleghe in capo a Conte deriva dal cambio di inquilino alla Casa Bianca e dai possibili sviluppi del caso Barr. Senza contare il nome di Gennaro Vecchione, capo del Dis, il cui nome è emerso nei retroscena sulla caccia ai «responsabili».

Conte e Gennaro Vecchione

 

Articoli pesanti smentiti in gran parte dalla nota ufficiale del comandante generale della Gdf, Giuseppe Zafarana: «Le notizie circa il presunto coinvolgimento di generali della Gdf in attività volte ad ampliare la maggioranza di governo sono prive di fondamento», ha precisato il generale dopo aver informato Gualtieri che nessun generale in servizio nel Corpo ha posto in essere attività di tal genere». Un modo per mettere la mano sul fuoco per i propri uomini ma non per gli uomini di tutti.

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