Antonio CONTE DICE ADDIO ALLA JUVE, BERLUSCONI LIQUIDA SEEDORF CON QUATTRO MILIONI NETTI. IN BALLO DA MONTELLA A DONADONI A SPALLETTI, ANCHE SE IL SUO PREDILETTO RESTA INZAGHI


1. SEEDORF, NON SERVE VINCERE ANDRÀ VIA CON QUATTRO MILIONI
Enrico Currò per La Repubblica

Mentre l'ex Gattuso è in colloquio a Budapest col premier ungherese Orban che lo vuole alla guida del Videoton, l'ambizioso club di cui è grande tifoso, il surreale epilogo della stagione del Milan è una lunga e incerta attesa per tutti.

Berlusconi aspetta l'esito delle elezioni, per poi dire che cosa farà della squadra: nel frattempo, nonostante fiumi di parole televisive, continua a tacere in pubblico sul destino di Seedorf e il silenzio è molto eloquente, perché in privato conferma, irritatissimo, di non volerlo più in panchina.

Seedorf aspetta suo malgrado (e malgrado nel girone di ritorno sia terzo in classifica) il divorzio, che intende eventualmente concedere a caro prezzo: la transazione potrebbe aggirarsi sui 4 milioni netti.

I tifosi aspettano le due partite con Atalanta e Sassuolo, per sapere se potranno conservare in extremis l'abitudine alle serate europee di coppa. Galliani aspetta il via libera per trattare il nuovo mister da una rosa di candidati piuttosto varia, che spazia da Montella a Donadoni a Spalletti, anche se il suo prediletto resta Inzaghi.

Inzaghi aspetta di sapere se il debutto da tecnico di serie A sarà a Milanello oppure in un club più piccolo, visto che il Sassuolo di Squinzi, dopo il matrimonio mancato di febbraio, non lo ha mai perso d'occhio. Tassotti aspetta di decidere se farà ancora il vice in rossonero o se seguirà Allegri nella sua prossima destinazione.

El Shaarawy aspetta di tornare in campo. Balotelli aspetta novità di mercato. Rami e Taarabt aspettano di essere riscattati, anche se il primo rischia la sostituzione col parametro zero Alex, sponsorizzato da Ancelotti.

Robinho e Kakà, infine, aspettano oggi, nel tardo pomeriggio di Milano (tarda mattinata a Rio), la lista dei 23 di Scolari per il Mondiale. Tuttavia hanno stati d'animo opposti. L'attaccante può entrare tra gli eletti, a dispetto di un'annata ai margini del Milan.

Il trequartista sa invece che difficilmente farà parte del gruppo degli "italiani" (anche Hernanes è sfavorito, quotazioni in rialzo per Maicon ed Enrique, comunque in bilico). Per l'ex Pallone d'oro si profila al massimo un posto tra le 7 riserve: anche per questo l'orgoglio lo spinge all'inseguimento dell'Europa League e verso un'ultima stagione da milanista, prima del crepuscolo annunciato nel soccer statunitense.

2. CONTE E LE PAROLE D'ADDIO CHE SPAVENTANO LA JUVE "IMPOSSIBILE FARE DI PIÙ"


La Repubblica

Antonio Conte parla come uno che se ne andrà: accenna a un testamento, manda dei saluti e in qualche modo mette una pietra sopra al miracoloso triennio di cui è stato artefice.
«Domenica ho pianto di gioia, non mi vergogno a dirlo. Ma adesso è difficile migliorare, se non impossibile». Lunedì sera ha rattristato la festa scudetto - e molti tifosi non gliel'hanno perdonato, sbriciolando il dogma della sua infallibilità - avanzando con chiarezza l'ipotesi di un divorzio. A sentirlo, a vederlo, pareva uno che avesse già deciso: raccontava di non vedere un futuro migliore ma solamente un muro invalicabile, o traguardi impossibili.

«Questo è un mondo che non perdona niente, perché sembra che tutto sia dovuto. E abbiamo un handicap che pesa come un macigno e si chiama storia: le aspettative sono di vincere la Champions, ma io non mi sento di prometterla. Anzi, con tutto il casino che c'è in Italia ci vorranno anni prima che torniamo protagonisti. Qui le aspettative sono sempre più alte ma la crisi economica è sempre uguale».

Conte raccontava di una squadra arrivata al massimo, quindi forse alla fine della sua corsa. Sa che non ci saranno (che non ci possono essere) fiumi di denaro per migliorarla (oggi, per altro, Vidal sarà operato di menisco a Barcellona), ma è lui, prima di tutto, che sembra approdato alla fase dell'esaurimento. Il suo concetto è: oltre non si può andare, eppure mi si chiede sempre di più.

«Quest'anno abbiamo raschiato il fondo del barile con le unghie e con i denti. Ma vista da fuori è sembrata soltanto una buona stagione, e non una stagione storica, perché non abbiamo vinto l'Europa League. Anzi, siamo stati massacrati per l'eliminazione: sembrava non si aspettasse altro».

Nelle sue parole, e nelle sue espressioni, si mescolavano stanchezza, stress, delusione, forse appagamento. E mancava la scintilla, quella con la quale ha sempre incendiato chi gli sta attorno. «Sono sempre stato, sono e sempre sarò juventino»: questo sembrava un epitaffio, o il modo per addolcire un addio. Ma anche l'anno scorso diceva cose non troppo diverse, e alla fine rimase: gli chiesero il terzo epocale scudetto, ma subito dopo essere entrato nella storia si è messo alla ricerca di una via d'uscita. E molti juventini ne sono rimasti delusi. ( e. g.)

 

I GIOCATORI DELLA JUVE FESTEGGIANO ANTONIO CONTE DOPO LO SCUDETTO CONTE E SEEDORFantonio-conte-fabio-capelloBARBARA BERLUSCONI E SEEDORF heroa BALOTELLI E SEEDORFANDREA AGNELLI E PAVEL NEDVED JUVENTUS INTER VIDAL JUVENTUS BENFICA - POGBA

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