luigi di maio matteo salvini giuseppe conte

IL DECRETO È COSÌ SEGRETO CHE NON SI VEDE - ANCORA IN ALTO MARE IL TESTO SULLA SICUREZZA, E CONTE È COSTRETTO A RINVIARE ALLE ''PROSSIME SETTIMANE'' LA NOMINA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI, FACENDO CAPIRE CHE ANCHE LÌ NON C'È L'ACCORDO TRA LEGA E 5 STELLE - PANSA VERSO UN RUOLO ACCANTO AL PREMIER, MENTRE SALVINI INSISTE SULLA SOSTITUZIONE DI MANENTI (AISE)

Marco Galluzzo e Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

 

CONTE E SALVINI

Doveva essere «pronto alla fine di agosto», come aveva annunciato il ministro dell' Interno Matteo Salvini. E invece molto lavoro dovrà essere ancora fatto per portare in consiglio dei ministri il "decreto sicurezza", tanto che lo stesso titolare del Viminale ieri ha confermato il rinvio a «fine settembre». I funzionari dell' ufficio legislativo sono al lavoro, ma i dubbi sollevati dai colleghi della Giustizia sono numerosi.

 

Problemi tecnici che in realtà rendono manifesta la divisione politica. Il leader leghista vuole ridurre al massimo la concessione dei permessi umanitari agli stranieri e soprattutto «mandare via i migranti che commettono reati». Il principio viene condiviso dagli altri componenti del governo, ma è sui metodi che non si trova l' accordo, con il Guardasigilli Alfonso Bonafede, determinato a difendere le garanzie costituzionali sulla presunzione di non colpevolezza e a ridurre la lista dei reati per i quali scatterebbe l' immediata sospensione della procedura per la concessione dello status di rifugiato. Si discute, dunque, e non soltanto su questo tema.

 

ALESSANDRO PANSA LORENZO GUERINI

Ieri è toccato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciare che per il cambio ai vertici dei servizi segreti si procederà «nelle prossime settimane», confermando che anche sulle nuove nomine non c' è accordo.

 

Attualmente nella lista dei reati che fanno perdere il diritto all' asilo ci sono quelli di grave «pericolosità sociale», come l' associazione di stampo mafioso, il traffico di droga e armi, il pericolo per la sicurezza pubblica.

 

L' elenco compilato al Viminale inserisce invece delitti di più lieve entità come la violenza, la minaccia e la resistenza al pubblico ufficiale facendo decadere l' istanza anche se all' imputato non è stata contestata l' aggravante. Nelle intenzioni di Salvini c' è pure la possibilità di far scattare la cosiddetta «anticipazione del giudizio». In pratica si dovrebbe decidere l' espulsione dello straniero prima del giudizio definitivo di condanna, come adesso avviene quando si decreta l' espulsione per «salvaguardare la sicurezza nazionale» in materia di terrorismo islamico.

 

ALBERTO MANENTI

Una strada che alla Giustizia viene però ritenuta impossibile da percorrere per reati di tipo comune, anche tenendo conto che un simile provvedimento difficilmente potrebbe superare il vaglio del Quirinale cui spetta la firma dei decreti prima dell' esame parlamentare. Al di là delle leggi italiane, sarebbe infatti in contrasto con trattati internazionali e norme comunitarie, come è stato sottolineato dagli esperti giuridici.

 

I tecnici torneranno a vedersi la prossima settimana e intanto rimane al palo anche il cambio al vertice dei servizi segreti previsto per gli inizi di settembre. «In pochissime settimane procederemo a nuove nomine», dichiara il premier Conte incalzato dalle domande dei parlamentari del Copasir. Funzionano, spiega, così come funziona l' impianto normativo attuale prima di elogiare pubblicamente Alessandro Pansa, direttore del Dis, che «sta facendo un buon lavoro e con il quale ho un ottimo rapporto».

 

Motivo in più per ritenere che proprio Pansa potrebbe comunque restare con un altro incarico a fianco del premier. L' avvicendamento - che Salvini ha posto come priorità subito dopo l' insediamento del governo - riguarderà lui e il direttore dell' Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise) Alberto Manenti.

 

MATTARELLA GENTILONI

Il leader leghista non ha infatti digerito il fatto che entrambi fossero stati prorogati dal governo guidato da Paolo Gentiloni tre giorni dopo la sconfitta. «È un problema nelle mani di Conte», continua a ripetere a chi gli chiede chi saranno i successori. In realtà si tratta di scelte che vanno condivise, ma sui nomi non si riesce a trovare l' accordo. E questo rischia di indebolire strutture che sono essenziali per la sicurezza dello Stato.

 

 

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