NEL PD NON C’E’ SPERANZA NELLE PRIMARIE: “SAREBBERO UN AUTOGOL” – DA ROBERTO SPERANZA A DARIO FRANCESCHINI FINO A GOFFREDO BETTINI, IL CORPACCIONE DEM VEDE I GAZEBO COME LE FORCHE CAUDINE. SCHLEIN E’ SOTTO ASSEDIO DELLE VECCHIE VOLPI DEL PD, CON IN TESTA IL GRUPPETTO DEI “CONTIANI DEM” (DAL NAZARENO AFFERMANO CHE “GLI EX MINISTRI DEL CONTE II, SPERANZA E FRANCESCHINI SONO TRA QUESTI”) – ELLY SA CHE, SE DOVESSE ARRETRARE ANCHE SOLO UN MILLIMETRO SULLE PRIMARIE, UN ATTIMO DOPO SAREBBE FUORI DALLA CORSA PER PALAZZO CHIGI – IL PRODIANO DOC ARTURO PARISI ACCUSA: “TRA I CAPICORRENTE DEL PD C’È LA GARA A LOGORARE SCHLEIN...”
Claudio Bozza per il “Corriere della Sera” - Estratti
«Con le primarie si rischia di perdere consensi, un clamoroso autogol». L’intervista al Corriere di Roberto Speranza apre un vaso di Pandora dentro al Pd, con forti ripercussioni nel Campo largo.
L’ex ministro della Salute dell’era Covid, e con Giuseppe Conte premier, si è fatto semplicemente carico di esternare pubblicamente ciò che pensano diversi big del Partito democratico. E cioè: che le primarie rischierebbero di essere un «bagno di sangue» che ridurrebbe ulteriormente le possibilità di vittoria, nel 2027, contro il centrodestra di Giorgia Meloni.
dario franceschini roberto speranza foto lapresse
Rubrica alla mano, dalla raffica di telefonate fatte a deputati, senatori e manovratori del Pd romano (con Goffredo Bettini meno «primarista» in assoluto) si capisce che i timori sul disputare le primarie contro il M5S di Conte siano molto più concreti di quanto si possa pensare. Anche tra coloro che sulla carta sono e sono stati sostenitori di Elly Schlein, il mantra è: «I dubbi stanno crescendo, ma non metta il mio nome altrimenti dovrò smentirla».
Mentre chiamando i parlamentari riformisti, si scopre un paradosso: la minoranza del partito è quella più favorevole alle primarie. «Se c’è lealtà tra i candidati — e non dubito che ci sia — possono anzi essere un’occasione per rinsaldare il patto di coalizione», commenta l’eurodeputato Giorgio Gori.
SCHLEIN MAGI FRATOIANNI CONTE BONELLI
In questo «viaggio telefonico» attraverso le varie anime dem nessuno vuole apparire sul giornale. Impossibile trovare un «kamikaze» disposto a mettere il carico su quanto esternato da Speranza. Per di più mentre dalla sede del Partito democratico arriva un messaggio chiaro: «La linea della segretaria non cambia di una virgola. Il candidato premier del Campo largo si deciderà con le primarie o sarà quello del partito che prenderà un voto in più alle elezioni». La leader è infatti pienamente consapevole dei tentativi di accerchiamento delle vecchie volpi dem, con in testa il gruppetto dei (ribattezzati) «contiani dem», inclusi ex ministri del Conte II.
conte schlein bonelli fratoianni
Speranza e Dario Franceschini, si osserva maliziosamente dentro al partito, «sono palesemente tra questi» e l’ex responsabile della Salute è entrato da tempo nel «Correntone» guidato dal più abile manovratore del partito, fu alla Cultura. Ma quale sarebbe il candidato premier sulla scheda? «Basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano», ha spiegato Speranza. Poi si vedrà.
È in questo intreccio che si vede chiaramente l’obiettivo: trovare un terzo uomo (Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli) o la terza donna (Silvia Salis, di Genova), per provare a evitare le primarie. Il «non detto» lo rimarca però chiaramente Arturo Parisi, prodiano doc e inventore delle primarie: «Non so se siano amici o avversari di Conte. Ma tra Franceschini e Speranza e altri capicorrente continua la gara a logorare Elly Schlein. Il loro “no” alle primarie rafforza e diffonde l’idea che lei non può che perderle».
conte bonelli schlein fratoianni fico manfredi manifestazione napoli
Dopo la pausa estiva, il quadro dovrà giocoforza iniziare a chiarirsi. Schlein è consapevole che se dovesse arretrare anche solo un millimetro sulle primarie, un attimo dopo sarebbe ostaggio dei «congiurati» e fuori dalla corsa per Palazzo Chigi. Mentre Conte, da settimane, è già in piena corsa per diventare premier per la terza volta. Ma oltre a essere in balia delle correnti, il Campo largo sembra aver perso di vista un piccolo particolare: che prima ci sarebbero da vincere le elezioni. «Vaste programme», chioserebbe il generale De Gaulle.
E se nel Pd crescono gli scettici, dal partito «monocorrente» M5S il messaggio è secco: «Primarie senza “se” e senza “ma”, non ci sono alternative». (...)
SPERANZA NON VUOLE LE PRIMARIE: SCHLEIN E CONTE TIRANO DRITTO
Luca De Carolis per “il Fatto quotidiano” - Estratti
Il corpaccione del Pd vede i gazebo come le forche caudine. E allora sul Corriere della Sera il già ministro Roberto Speranza, azionista di spicco del correntone di Montepulciano – che sta con Elly Schlein, ma che vuole essere consultato dalla segretaria – avvisa innanzitutto lei: “Le primarie sono un errore politico e vanno evitate, ci stiamo scivolando dentro senza aver ragionato sulle conseguenze politiche ed elettorali”.
Però mentre i dem aprono la discussione interna, si avvicina già un antipasto di duello – a distanza – tra Schlein e Giuseppe Conte: in programma il 20 settembre, quando lei chiuderà la festa del Pd di Bologna, mentre l’ex premier sarà a Milano per la seconda delle due giornate di Nova, l’evento nazionale del Movimento per fare la sintesi sulle proposte di programma di iscritti, associazioni e cittadini.
E chissà quanto parleranno di primarie, i due leader. Nell’attesa, Speranza dice quello che almeno mezzo Pd pensa ma raramente dice: i gazebo sono un problema. “Rischieremmo di avere primarie durissime e divisive, col risultato di ridurre la nostra capacità di mobilitare l’elettorato in vista dell’appuntamento che conta”.
Tradotto: tanti 5Stelle non andrebbero a votare nelle Politiche in caso di vittoria di Schlein, mentre un pezzo della base Pd sarebbe destabilizzato da un successo di Conte. “Rischiamo un clamoroso autogol” sostiene Speranza, che non volendo proporre un terzo nome se la cava con una formula laterale:
goffredo bettini giuseppe conte foto lapresse
“Sulla scheda elettorale mettiamo il nome di un candidato premier simbolico, come un neo 18enne o un anziano partigiano”. Un modo anche per ribadire il no al Melonellum, che prevede l’indicazione del nome del candidato premier sulla scheda elettorale. Ma il punto rimane la richiesta di un passo indietro: a Conte, ma innanzitutto a Schlein. Segnale che arriva dopo che, poche ore fa, Dario Franceschini aveva smentito le indiscrezioni su un suo attivismo contro i gazebo: “Le primarie sono l’unica strada”. Ma il dibattito sale. Con il prodiano doc Arturo Parisi che accusa: “Tra i capicorrente del Pd c’è la gara a logorare Schlein”.
Mentre il presidente del partito, Stefano Bonaccini, sbotta: “Smettiamola di parlare di primarie e concentriamoci su come costruire l’alternativa alle destre: poi vedremo come scegliere la leadership”. Schlein tace. Ma dal Nazareno ostentano tranquillità: “La linea era e resta quella”. Ovvero il nome si sceglierà con le primarie, oppure sarà quello del partito con un voto in più nelle Politiche.
Elly Schlein e Giuseppe Conte2
Elly Schlein e Giuseppe Conte3
goffredo bettini giuseppe conte foto lapresse
alessandro onorato goffredo bettini giuseppe conte foto lapresse
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