IL “CORRIERE DELLA SERA” NON SMETTE DI ALLISCIARE LA BIONDA CHIOMA DI GIORGIA – IL QUOTIDIANO DI URBANETTO CAIRO OGGI SPARA IN PRIMA PAGINA IL TITOLO “MELONI: TORNANO LE PREFERENZE”. PECCATO CHE LA REALTÀ SIA MOLTO DIVERSA: L’EMENDAMENTO DI FDI PASSATO AL SENATO NON PREVEDE LE PREFERENZE PURE, MA I CAPILISTA BLOCCATI. INFATTI A VIA SOLFERINO È CORTO CIRCUITO, PERCHÉ A PAGINA CINQUE IL COMPASSATO MASSIMO FRANCO È COSTRETTO AD AMMETTERE: “IN POCHI GIORNI SONO EVAPORATI SIA I BALLOTTAGGI CHE LE PREFERENZE. QUANDO SI RINVIA IL VOTO SULLE PREFERENZE AL RESPONSO DELL’‘AULA SOVRANA’ DEL PARLAMENTO, SIGNIFICA CHE DI QUI AL 28 SETTEMBRE LA SITUAZIONE PUÒ EVOLVERSI ULTERIORMENTE. L’IPOTESI PIÙ VEROSIMILE È CHE SI VADA DI NUOVO VERSO UN SISTEMA CHE DI FATTO PRIVILEGIA I ‘NOMINATI’ DAI LEADER POLITICI. MA MELONI CELEBRA LA RIFORMA COME QUELLA CHE REINTRODUCE LE PREFERENZE DOPO DECENNI…”
UN EPILOGO SOVRASTATO DA TATTICISMI E IMBARAZZI
Estratto dell’articolo di Massimo Franco per il “Corriere della Sera”
PRIMA PAGINA DEL CORRIERE DELLA SERA - 11 SETTEMBRE 2026
L’alone di confusione che accompagna l’ultimo tratto della riforma elettorale non è un buon viatico. Mostra una maggioranza che si disunisce e si ricompatta solo per evitare una spaccatura, ma sembra avere idee e interessi diversi sulla prospettiva delle urne. E si espone agli attacchi di opposizioni che additano il caos istituzionale provocato dal governo, di fronte a problemi economici e sociali pressanti.
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In pochi giorni sono evaporati sia i ballottaggi che le preferenze: in entrambi i casi per le divergenze all’interno dell’alleanza governativa. Il Pd ha cercato di portare la premier ad appoggiare le preferenze «per coerenza». Ma le stesse opposizioni ne avevano salutato con entusiasmo la bocciatura a luglio, sperando di far cadere il governo. La manovra, adesso, è naufragata di fronte al muro di FI e Lega.
URBANO CAIRO E LUCIANO FONTANA
Il timore degli alleati di avvantaggiare FdI ha prevalso. Ma decisiva è stata soprattutto la logica di maggioranza. La premier non poteva avallare l’offerta strumentale del partito di Elly Schlein, senza provocare uno strappo.
E ancora meno poteva dare ragione alle provocazioni dell’estrema destra di Roberto Vannacci, pronto a additare le contraddizioni di Meloni e del governo. La sensazione di un affanno riformista e di un difetto di lucidità e di visione, tuttavia, si è accentuata.
giorgia meloni foto lapresse 6
Anche perché il risultato finale di queste contorsioni non è di una chiarezza cristallina. Quando si rinvia il voto sulle preferenze al responso dell’«aula sovrana» del Parlamento, significa che di qui al 28 settembre la situazione può evolversi ulteriormente.
Al momento l’ipotesi più verosimile è che si vada di nuovo verso un sistema che di fatto privilegia i «nominati» dai leader politici; con meno candidature femminili; con un premio in seggi di dubbia costituzionalità per la coalizione che raggiungerà il 42 per cento dei voti; e con l’indicazione del premier: altro dettaglio che solleva dubbi. Sul potere delle segreterie, in realtà anche i capi delle opposizioni non si stracciano le vesti. [...]
ARTICOLO DI MASSIMO FRANCO SU PREFERENZE E LEGGE ELETTORALE - CORRIERE DELLA SERA 11 SETTEMBRE 2026
Ma Meloni celebra la riforma come quella che reintroduce le preferenze dopo decenni. Quanto all’indicazione del leader della coalizione, l’imbarazzo è palpabile. Maria Elisabetta Casellati, ministra per le Riforme istituzionali, sostiene che «non c’entra nulla col premierato, è stata costruita nel perimetro della Costituzione»; e dunque non intaccherebbe i poteri conferiti al presidente della Repubblica nella scelta del premier.
Eppure il suo collega Luca Ciriani, di FdI, responsabile dei Rapporti col Parlamento, sostiene da tempo il contrario. «La riforma», ha scolpito, «è l’inizio del premierato».
massimo franco foto mezzelani gmt21
URBANO CAIRO LUCIANO FONTANA
FRANCHI TIRATORI EMENDAMENTO PREFERENZE CAMERA DEI DEPUTATI