COS'HA FATTO NETANYAHU IL GIORNO DELLA STRAGE DEL 7 OTTOBRE? TRE ORE PER ARRIVARE AL QUARTIER GENERALE E NESSUNA CHIAMATA AI VERTICI MILITARI – “BIBI” SI È SEMPRE DIFESO SCARICANDO LE COLPE SUI GENERALI E SUGLI 007: “NESSUNO MI HA SVEGLIATO” – TUTTE LE INCONGRUENZE E LA TESTIMONIANZE DEL LEADER DELL’OPPOSIZIONE LAPID: “IO L'HO INCONTRATO E POSSO DIRE CHE A 10 ORE DALL’ATTACCO IL PREMIER ERA INATTIVO. OGGI POSSO CHIEDERGLI: ‘QUANDO T’HANNO SVEGLIATO, CHE HAI FATTO?’ NULLA” – NETANYAHU HA QUERELATO IL QUOTIDIANO “HAARETZ” PER LE RIVELAZIONI SULLA TELEFONATA DEL PRESIDENTE DEGLI EMIRATI, MOHAMMED BIN ZAYED, CHE LO AVVERTÌ CHE HAMAS STAVA PIANIFICANDO UN ATTACCO CONTRO ISRAELE…
FRANCESCO BATTISTINI per Corriere della Sera - Estratti
(...) Nella sua villa di Cesarea, sul mare, i camerieri avevano già messo via il fascio delle preghiere intrecciato con foglie di palma e cedro. Benjamin Netanyahu era andato a letto: si racconta che il premier israeliano, come il manzoniano principe di Condé, dormì profondamente la notte avanti la strage del 7 ottobre.
Non era molto affaticato e, come il Condé, non aveva dato alcuna disposizione per la mattina, nonostante la telefonata dell’emiro Mbz che dieci giorni prima l’avrebbe avvertito d’un possibile attacco di Hamas.
Bibi non immaginava che stesse per cominciare (parole sue) «la lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre». Il giorno più difficile nei suoi 30 anni in politica. È su quel che fece il premier quella mattina — gli ordini, i ritardi, le omissioni — che Israele adesso s’interroga. Ricostruendo minuto per minuto come andò davvero. Obbligando Bibi a dare la sua cronologia. Aspettando una commissione d’inchiesta, dopo le elezioni, per chiarire la domanda che pende da 152 settimane: chi sapeva?
Ore 6.29 Squilla WhatsApp ed è il generale Avi Gil, l’addetto militare del premier, che lo informa dell’attacco. La chiamata non viene registrata. Sono minuti preziosi e la sensazione, subito, è che se ne siano già persi: «Se m’avessero svegliato prima — dirà Bibi tre anni dopo —, le cose sarebbero andate in modo completamente diverso». Netanyahu e Gil si risentono alle 6.40 sul telefono rosso, per 4 minuti, e Bibi è arrabbiato: «Perché non c’è nulla nelle informazioni dell’intelligence Shin Bet?». Interroga sulla necessità di mobilitare i riservisti e se sia possibile assassinare i vertici di Hamas.
«Posi anche una domanda sulla possibilità di sigillare il confine con Gaza» (impossibile: ci sono solo 767 soldati, ad affrontare 5 mila terroristi).
In questi primi minuti, il leader appare scioccato. Commenterà un ex funzionario governativo, intervistato dalla stampa israeliana: «Che cosa significava eliminare i leader di Hamas? È una cosa che si fa in un’operazione, non in guerra. E richiamare i riservisti? Li stavamo già facendo, due ore prima che lui l’ordinasse».
Cosa strana, il premier non chiama i capi né dell’Israel Defense Force, Herzi Halevi, né dello Shin Bet, Ronen Bar.
Ore 7.30 Netanyahu sostiene d’essersi mosso per la Kirya di Tel Aviv, al quartier generale militare, «dopo che il convoglio era stato preparato. L’arrivo nella War Room sotterranea fu alle 8», anche se i verbali dello Shin Bet parlano delle 8.22 (e delle 9.03, per la prima discesa nel bunker blindato).
Secondo altre fonti, invece, il premier non sarebbe arrivato prima delle 9-9.30. In ogni caso, «non c’è ragione per cui ci vogliano 45 minuti a organizzare un convoglio», osserva l’ex primo ministro Yair Lapid: «La scorta può essere in strada in tre minuti, senz’alcuna preparazione speciale». Anche i vicini di casa, a Cesarea, dicono che Netanyahu s’è mosso più tardi. Di sicuro, c’è che alle 7.30 compare alla Kirya solo il ministro della Difesa, Yoav Gallant, che vive distante 80 km (e Cesarea è solo a 20). In auto Bibi parla con Gallant, ma inspiegabilmente insiste a non chiamare né Bar, né Halevi: ci parlerà solo tre ore e mezza dopo l’attacco.
Ore 8.40 Gallant convoca Bar e Halevi per la prima riunione d’emergenza, ma Netanyahu non c’è.
VIGNETTA ELLEKAPPA NETANYAHU 7 OTTOBRE
Ore 9.30 Sono passate tre ore dall’attacco e finalmente Netanyahu convoca una riunione.
Ore 9.47 L’addetto militare di Netanyahu legge «per la prima volta» un rapporto che Bar ha già preparato in un briefing delle 5.15, un’ora prima dell’attacco.
Domanda: che cosa sapeva lo Shin Bet, a quell’ora? E perché impiegò 4 ore e mezza, prima di darne notizia? Per Netanyahu, è questa la prova che le informazioni sono rimaste in mano agli 007, anziché arrivare a lui.
Ore 9.55 Netanyahu ha un suo primo colloquio con Halevi. All’incontro partecipano anche Bar, Gallant e il capo del Mossad, David Barnea. Un consigliere del premier, Topaz Luk, elogia le prime mosse di Bibi: «Possono raccontare storie fino a domani. Io sono stato tra i primi ad arrivare alla Kirya. E l’unica persona che funzionava era Netanyahu: il capo di gabinetto, il capo dello Shin Bet, erano tutti sotto choc».
Ore 10.30 Netanyahu riceve la prima chiamata da un leader straniero, l’olandese Mark Rutte, non ancora segretario generale della Nato. Perché questo colloquio, col leader d’un Paese di poco peso sulla scena mediorientale?
Ore 11.35 Il premier va in video per una dichiarazione agl’israeliani: «Siamo in guerra».
Ore 12.30 Netanyahu nel suo ufficio a Tel Aviv con 5 ministri.
Ore 13.45 Bibi ordina, oltre 7 ore dopo l’attacco, di distruggere le forze di Hamas.
Ore 15.15-16.15 Al telefono coi presidenti francese e americano, Emmanuel Macron e Joe Biden.
Ore 16.30 Netanyahu riceve Lapid. Sono passate 10 ore dall’attacco. E «fino a quel momento il premier — racconterà durissimo il leader dell’opposizione — era praticamente inattivo. Oggi ripete la sciocchezza che “non lo hanno svegliato”, altrimenti avrebbe attivato aeronautica ed esercito. Ma io sono una delle poche persone che l’ha incontrato, ero seduto con lui, so tutto. E posso chiederglielo: quando t’hanno svegliato, che hai fatto? Nulla.
Nessuna proposta, nessuna azione».
Netanyahu ieri ha querelato Haaretz per le rivelazioni sulla telefonata dell’emiro Mbz. Sua moglie Sara, a sua volta querelata, dice che chi sapeva in anticipo dell’attacco era il generale Yair Golan, oggi oppositore politico del premier. Bibi invece scarica su Bar e Halevi: «Avevano visto tutti i segnali indicatori, per prevenire l’attacco». Veleni & bugie: è su questo filo che i 50 giorni di campagna elettorale dovranno stare in equilibrio. La guerra delle opposte verità è appena iniziata. E Netanyahu, stavolta, promette di restare sveglio.
Benjamin Netanyahu 3
attacco di hamas del 7 ottobre 3
NOA ARGAMANI RAPITA IL 7 OTTOBRE
attacco di hamas del 7 ottobre 2
NETANYAHU MOSTRA IL SUO NUMERO DI CELLULARE
attacco di hamas del 7 ottobre 1
attacco di hamas del 7 ottobre 5
attacco di hamas del 7 ottobre 4
Benjamin Netanyahu
il video del sequestro delle soldatesse israeliane da parte dei terroristi di hamas il 7 ottobre
Benjamin Netanyahu 2
Benjamin Netanyahu 4






