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DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...

DAGOREPORT

GIORGIA MELONI CONTRO I MAGISTRATI DOPO LA SENTENZA SUL RISARCIMENTO A SEA WATCH

Maledetto il giorno che è stato promosso 'sto cazzo di referendum sulla riforma della giustizia! Doveva essere un successo clamoroso, è diventato uno stillicidio rischiosissimo per gli equilibri dell'Armata Branca-Meloni.

 

Quel che è certo, è che il referendum del 22/23 marzo è lo snodo attorno a cui ruotano tutti gli equilibri e le questioni più delicate: la resa dei conti interna alla Lega? Rimandata al 24 marzo, così come le beghe in Forza Italia la Famiglia Berlusconi e i tajanei.

 

Come abbiamo scritto su questo disgraziato sito, ad avere tutto da perdere, però, è Giorgia Meloni. La Ducetta dei due mondi (Colle Oppio e Garbatella), dopo averci sbomballato con la litania del fatto che quello del 22-23 marzo “non è un voto politico” e “non è un referendum su di me”.

 

Dopo l’ultima rilevazione di Ixè, che registra un vantaggio del “No” di ben sei punti, con la fiducia nei magistrati che sarebbe il quadruplo di quella nei partiti, i contrari alla riforma della giustizia salgono al 53%, contro il 47% di favorevoli.

 

SERGIO MATTARELLA - CARLO NORDIO

Un dato in controtendenza, rispetto alle altre rilevazioni, che danno, nella migliore delle ipotesi, un testa a testa tra “Sì” e “No”. Ma tutti gli istituti hanno certificato una clamorosa rimonta: se qualche mese fa chi si schierava con il Governo era avanti di venti punti, ora i contrari se la giocano.

 

E già questo conferma quanto sia stata mal  giocata la partita della comunicazione, con lo scivolone da matita blu del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha parlato di “sistema paramafioso” al CSM.

 

Un altro dato evidenziato da tutti i sondaggisti è che solo un’affluenza alta favorirebbe la vittoria del “Sì”. Secondo YouTrend, con una scarsa partecipazione al voto (il 46,5%), la spunterebbe, di misura, il “No” (51,1 contro 48,9%). Invece con alta affluenza, al 58,5%, passerebbe la nuova legge voluta dal governo (52,6 contro 47,4%).

SONDAGGIO IXE - REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

 

Ed ora la premier, dopo averlo politicizzato attaccando al muro un giorno sì e l'altro pure la magistratura, preso atto della possibile sconfitta, sarà costretta a metterci la faccia, personalizzando il referendum salendo su un palco e urlando a squarciagola "Vota Giorgia!": è convinta, a ragione, di essere l’unica a poter trascinare al voto gli indecisi, con la sua abilità oratoria da “So’ una der popolo”. 

 

MAGISTRATI

Di contro, e per questo la premier è sull'orlo di una crisi di nervi, potrebbe esserci un effetto non desiderato. Se è vero che la Meloni sarebbe in grado di mobilitare i suoi Fratelli d'Italia, è altresì vero che l'elettorato moderato che ha gonfiato Fratelli d'Italia dal 4-10% fino al 30%, non pare gradire per niente la rissa inscenata dai Nordio mentre applaude la saggezza democristiana del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

 

Come spiega Roberto Weber, patron di Ixè, a Daniele Cristofani sul “Centro”, a giocare un ruolo nella rimonta del “No” sarebbero molti “astensionisti che hanno deciso di tornare alle urne. In questo gruppo, sostiene Weber, “Per uno che vota Sì, ce ne sono due che votano No”: “Sono quelli che non si sentono né di destra né di sinistra, circa il 25% di quelli che andranno a votare. È una parte minoritaria ma decisiva, perché gli altri due schieramenti sono più o meno in equilibrio”.

 

giorgia meloni alla fiaccolata per borsellino del 2019

Soprattutto, c’è a detta di Weber “una maggiore compattezza del fronte del No rispetto a quello del Sì, dove vediamo più frammentazione e […] una maggiore propensione a rimanere a casa nei giorni del voto. Soprattutto nella parte di elettorato che vota Forza Italia e Noi moderati. […]

 

L’effetto Meloni? Più che altro, è l’effetto paura  per l’instabilità politica dell’Italia, dell’Europa e del pianeta, che alimenta la diffidenza verso una riforma che tocca un argomento serio come la giustizia”

il codice nordio - poster by macondo

 

Ai moderati che si preoccupano per il possibile caos all’orizzonte va poi aggiunto lo zoccolo duro della destra: gli ex missini, passati poi in Alleanza nazionale e traghettati infine a Fratelli d’Itaila sono, tradizionalmente, per Dna, giustizialisti.

 

Li ricordiamo applaudire il cappio leghista in Parlamento ai tempi di Tangentopoli, con la foto di Paolo Borsellino sventolata come santino da Giorgia Meloni. Erano gli ex missini, che rivendicavano la propria diversità morale da chi aveva sempre gestito il potere. a vedere nei magistrati una mano santa per un repulisti delle élites corrotte della Prima Repubblica.

 

ALFREDO MANTOVANO - MARIO SECHI

Poi il corpaccione molle di Fratelli d’Italia, una volta arrivato al potere, ha scoperto il garantismo. Ma la destra storica resta agganciata a "Legge e ordine", a favore dei magistrati e forze di polizia. E forse sono gli stessi che ora si stanno spostando verso “Futuro nazionale”, il partito di Roberto Vannacci (che infatti non si espone sul referendum).

 

Potrebbe vincere il “Sì”, potrebbe vincere il “No”, ma conterà anche la misura della vittoria: 40%?, 50%, 60%?. 

 

Morale della fava: comunque vada, il rapporto dell'Armata Branca-Meloni con la casta dei magistrati sarà per sempre compromesso. Nordio e Mantovano possono inventarsi tutte le separazioni delle carriere e i Csm a sorteggio che vogliono, ma finché sarà in vigore l'art. 112 della Costituzione, che impone l’obbligatorietà dell’azione penale, sarà impossibile mettere la giustizia sotto il tallone della politica.

 

Carlo Nordio e Silvia Albano e antonio di pietro ad Atreju - foto lapresse

L'ha ricordato persino Antonio Di Pietro, ex toga ora schierata con il “Sì”, intervistato da “Fanpage”: “Per definizione il magistrato ha l'obbligo dell'azione penale. Ce l'aveva allora, ce l'ha adesso e ce l'avrà domani. Anche con questa riforma nessuno può fermare il magistrato che vuol fare il suo dovere. Manco il Padre eterno”.

 

Del resta, un tipino che la sa lunga, il navigatissimo Ignazio La Russa, non avendo nessunissima voglia di schierarsi contro i magistrati (anzi!), ha preso una netta distanza dall'Armata Branca-Meloni: “E’ giusta la separazione, ma forse il gioco non valeva la candela…''

 

lione corteo per quentin deranque 4

 

 

 

 

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

lione corteo per quentin deranque 5MAGISTRATI

 

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