matteo salvini alberto stefani luca zaia

DAGOREPORT - LUCA ZAIA MINACCIAVA DI DIVENTARE UN SERIO “PROBLEMA” PER MATTEO SALVINI E FORSE LO SARÀ: NON POTENDO IL “DOGE”, PER ORDINE DI SALVINI IN COMBUTTA CON MELONI, GUIDARE UNA LISTA A SUO NOME, UNA VOLTA SBATTUTO A CAPOLISTA IL SUO ENTUSIASMO POTREBBE SCEMARE E LA LEGA IN VENETO CORRE IL RISCHIO DI UN SORPASSO DI FRATELLI D'ITALIA - EVENTUALITA' CHE METTEREBBE DI NUOVO IN DISCUSSIONE LA LEADERSHIP DEL "CAPITONE" - I RAS LOCALI HANNO CRITICATO PER ANNI SALVINI, SENZA MAI AVERE IL CORAGGIO DI SFIDUCIARLO. QUESTA VOLTA, TRA UN VANNACCI CHE SI PRENDE I PIENI POTERI NEL PARTITO E I MALUMORI PER LA "CESSIONE" DELLA LOMBARDIA A FDI, UN FLOP IN VENETO POTREBBE ESSERE LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO - SE SALVINI NON RIDE IN VENETO, ELLY SCHLEIN POTREBBE PIANGERE IN CAMPANIA: IL GRILLONZO ROBERTO FICO NON ENTUSIASMA E FA INCAZZARE DE LUCA CON LE SUE LEZIONCINE ETICHE SUI CANDIDATI. TANT'E' CHE TRA I FEDELISSIMI DI DON VICIENZO È PARTITO IL FUGGI FUGGI VERSO LE SIRENE DELLA DESTRA DI POTERE...

DAGOREPORT

zaia stefani salvini

Le elezioni in Veneto si avvicinano e Luca Zaia sta mantenendo la promessa. Il Governatore uscente, di fronte ai molti no di Salvini e Meloni (prima alla sua terza ricandidatura, poi alla creazione di una lista civica a suo nome), ha minacciato: “Se sono un problema vedrò di renderlo reale, il problema. Cercherò di organizzarmi in maniera tale da rappresentare fino in fondo i veneti”.

 

Parole che sono state accompagnate dall’annuncio di una sua candidatura come capolista “in tutti i collegi del Veneto”, nelle liste della Lega. Tradotto: voi non mi volete? Io vi faccio vedere a suon di decine di migliaia di preferenze che la Regione “c’est moi”.

 

MATTEO SALVINI E ROBERTO VANNACCI - PONTIDA 2025

Ma tra il dire e il fare, si sa, c’è di mezzo il mare. Il “Doge” sarebbe sempre più disilluso: anche se incassasse un consenso bulgaro alle Regionali, è di fatto conclusa la sua era d'oro. Dopo 15 anni di governo del territorio, di fatto scivola in una posizione di secondo piano.

 

Sfumate le ipotesi di un ruolo a livello nazionale, vale a dire di ministro, sembra finito in un buco nell'acqua anche il suo desiderio di spacchettare la Lega in due formazioni federate, sul modello Cdu-Csu (ieri Salvini, con cui Zaia non parla da settimane, ha liquidato l’ipotesi come “rumors senza fondamento”).

 

Zaia sarà con ogni probabilità il recordman di preferenze, ma a che pro? A cosa gli servirà sventolare il consenso dei suoi fedeli elettori? Il potere si detiene quando si può contare sulla forza di incidere e di decidere: e non la si può avere da soli, senza un gruppo di persone da infilare nelle giuste caselle del consiglio regionale.

 

LUCA ZAIA - ALBERTO STEFANI

A novembre, ottenuto un mezzo plebiscito, Zaia sarà un consigliere regionale “semplice”, agli ordini del salviniano Alberto Stefani, a sua volta circondato da un agguerrito gruppo di Fratelli d'Italia, guidato dal camerata Luca De Carlo, incazzatissimo per non essere stato scelto come candidato Governatore.

 

Di spazio di manovra per orientare le scelte, Zaia ne avrà ben poco.

 

È evidente che il 34enne Stefani, che fu svezzata da Zaia, farà di tutto per dimostrare la sua autonomia e leadership: ma senza avere al fianco un numero di consiglieri superiori a quelli dei Fratellini d'Italia, il suo campo di azione viene va farsi fottere.

 

Un caso simile si è materializzato in Puglia, dove Decaro, pur di non avere tra le orecchiette l'ingombrante rete di potere di Michele Emiliano, ha minacciato di non candidarsi. Ma se vuoi non avere sul groppone i "mammasantissima" a decidere nell'ombra, devi avere i voti e Decaro, a differenza di Stefani, ne ha in abbondanza. 

 

luca zaia umberto bossi

Alla luce di questo cul de sac, Zaia è assalito dalla domanda: ma vale la pena sbattersi, portare in dote i miei voti alla Lega di Salvini per poi sentirmi dire: "Grazie e ora levati dai piedi"? 

 

Alcuni analisti prefigurano infatti che il risultato della Lega, alle Regionali in Veneto, sarà meno spumeggiante del previsto.

 

Certo, sarà difficile ripetere il flop della Toscana, dove il partito di Salvini, "trainato" dall’ex generalissimo Roberto Vannacci, si è fermato a un misero 4,4%, ma se Zaia tira i remi in gondola e il Carroccio dovesse essere superato da Fratelli d’Italia, per il fu "Truce del Papeete" sarebbe difficile continuare a far finta di niente.

 

vannacci decima

Ieri, arrivando al congresso federale, il segretario ha abbozzato una mini-autocritica: “[…] quando hai un risultato al di sotto delle aspettative ti devi chiedere perché. Non è colpa della sfortuna o degli elettori. Quindi tutti noi abbiamo sbagliato qualcosa? Si, io in primis. Sono in Lega da 35 anni, ho vinto tante volte e ho perso altrettante volte. Da una sconfitta devi trarre lezione per la futura vittoria”.

 

Scuse e giustificazioni che a malapena  possono bastare per una Regione rossa come la Toscana, ma saranno sufficienti a sedare i malumori leghisti in caso di batosta in una storica roccaforte del Carroccio?

 

Quali argomentazioni addurrà Salvini per spiegare l'eventuale sorpasso di Fdi? È utile ricordare cosa avvenne nel 2020: Luca Zaia stravinse con il 76,79% dei voti. La sua lista ottenne, "Zaia presidente", ottenne il 44,57% dei consensi e la LEga si fermò a un più modesto 16,92%.

 

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

L'avversario di sempre, Fratelli d'Italia, restò a cuccia con il 9,5%. Stavolta la lista Zaia non c'è: quel 44,57% del 2020, ora che il Doge è un semplice capolista e non avrà responsabilità di amministrare, si travaserà integralmente sul bottino della Lega? O i fedelissimi di Zaia preferiranno una scampagnata anziché recarsi alle urne? O magari si sparpaglieranno delusi verso gli altri partiti, finendo per ingrossare il granaio meloniano?

 

E che succederà, in caso di sorpasso di Fdi sulla Lega, alla fragile leadership di Salvini? Se dovessimo azzardare un pronostico, visto l'andamento degli ultimi anni, diremmo niente: i vari feldmarescialli locali (Zaia, Fedriga, Fontana eccetera) nel tempo si sono dimostrati maestri di lagne ma pavidi nell'agire. Nessuno di loro ha mai sfidato a viso aperto Salvini per contendergli la guida del partito. Stavolta, però, ci sono elementi nuovi:

 

ROBERTO VANNACCI

1) L'incontrollata ascesa di Roberto Vannacci con graduale spostamento verso l'estrema destra della Lega e conseguente insofferenza della base moderata e pragmatica.

 

2) La cessione della Lombardia a Fratelli d'Italia alle Regionali del 2028, già concordata e firmata in cambio della candidatura di Stefani in Veneto.

 

3) Il commissariamento del Veneto. Come già successo al Pirellone, dove negli ultimi anni Attilio Fontana è stato "accerchiato" dalle truppe dei "La Russa boys", grazie all'ascesa elettorale di Fratelli d'Italia, anche in Veneto i meloniani in Consiglio regionale e in Giunta potrebbero sopravanzare i leghisti, con il risultato di fare di Stefani un mezzo presidente. 

 

elly schlein giuseppe conte roberto fico - manifestazione piazza del popolo

Ps. Se il risultato della Lega in Veneto sarà dirimente per Salvini, quello in Campania lo sarà per Elly Schlein. La candidatura dell’impalpabile grillonzo Roberto Fico, concessa a Giuseppe Conte, non entusiasma gli elettori campani.

 

E come Zaia in Veneto, anche il “cacicco” di Salerno, Vincenzo De Luca, oltre a non essere felice di essere stato pre-pensionato, soprattutto non sopporta le lezioncine etiche sui candidati di De Luca da parte di un Fico secco senza voti a cui si aggiunge la sua ipocrita vaghezza nel dichiararsi pronto a mandare in porto i progetti già lanciati dallo Sceriffo di Salerno.

 

In tale stato di precarietà di potere, si registra un fuggi-fuggi delle truppe di Don Vicienzo “sceriffo” verso destra (dove Fratelli d’Italia, in quanto partito di potere nazionale, ha molti margini di “promessa”)...

 

luca zaia manifestiLUCA ZAIA E ALBERTO STEFANI

Ultimi Dagoreport

pier silvio marina berlusconi giudici toghe magistrati

FLASH! – E MARINA FINI' MARINATA DA PIER SILVIO - LA CAVALIERA AVREBBE CHIESTO UN IMPEGNO PIÙ INCISIVO DI MEDIASET PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, IN NOME DEL “CALVARIO” SUBITO DA PAPI SILVIO - MA “PIER DUDI”, CHE È MOLTO PIÙ AUTONOMO DALLA PRIMOGENITA DI QUANTO SI RACCONTI IN GIRO, IN NOME DEL PLURALISMO SI SAREBBE OPPOSTO – PERCHÉ SPINGERE CON UNA CAMPAGNA SPECIFICA, QUANDO BASTA MARTELLARE SUGLI ERRORI GIUDIZIARI (GARLASCO, TORTORA ECC.) SUI TALK SHOW E LE TRASMISSIONI CRIME?

donald trump ted sarandos david zaslav larry david ellison paramount

CASA BIANCA DELLE MIE BRAME (PICCOLI TRUMP CRESCONO) - COME MAI LA PARAMOUNT DELLA FAMIGLIA MULTI-MILIARDARIA DI LARRY ELLISON VUOLE WARNER BROS-DISCOVERY A TUTTI I COSTI? - DOPO IL NO ALL'ULTIMA OFFERTA DI 108 MILIARDI DI DOLLARI (25 IN PIÙ DI NETFLIX) L'EREDE DAVID ELLISON PORTA L'AFFARE IN TRUBUNALE - L’OBIETTIVO PRINCIPALE NON SONO I FILM O GLI STUDIOS, MA L'EMITTENTE ALL-NEWS, LIBERAL E ANTI-TRUMP CNN, TRAMPOLINO INDISPENSABILE PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI ELLISON JR ALLA NOMINATION REPUBBLICANA NEL 2028…(A DIFFERENZA DI TRUMP, NON HA BISOGNO DI FARSI FINANZIARE DA NESSUNA BIG TECH...)

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)