DAGOREPORT – PER IL “T-REX” TRUMP (COPYRIGHT GAVIN NEWSOM) I SOVRANISTI EUROPEI SONO DINOSAURI VICINI ALL’ESTINZIONE. È LA MORTE DI QUELLA BANALE DIALETTICA CHE CI TRANQUILLIZZAVA (TIPO MELONI CONTRO SCHLEIN) A FAVORE DELLA POLITICA DEL CAOS: TU PRENDI L’UCRAINA, IO TOLGO MADURO DAL VENEZUELA, PRENDO LA GROENLANDIA E UN TERZO CONTINENTE A SCELTA – CON IL PRESIDENTE AMERICANO INTERESSATO SOLO AL BUSINESS E AGLI AFFARI (CHI INCASSERÀ I 20 MILIARDI “DONATI” DAGLI STATI PER L’ONU PRIVATA CHIAMATA “BOARD OF PEACE”?), E IN PROCINTO DI ANNETTERE LA GROENLANDIA, CON O SENZA ARMI, PURE CHI VEDEVA IN LUI UN CONDOTTIERO SI È DOVUTO RICREDERE. E COSÌ, DA BARDELLA A FARAGE, FINO ALLA MELONI CON I SUOI SUSSURRI IMBARAZZATI, I MAL-DESTRI EUROPEI HANNO CAPITO DI ESSERE SOLO PREDE PRONTE PER ESSERE DIVORATE DALLE FAUCI DEL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO
donald trump nei panni di jean baptiste colbert, la mente del mercantilismo
DAGOREPORT
Tutto era nato con la Rivoluzione francese e Napoleone.
Le insurrezioni popolari dell’Ottocento avevano dato vita alle nazioni, esito della Storia hegeliana e delle civiltà che la muovevano: basta sudditi, siamo cittadini e, progressivamente, tutti al voto.
Inghilterra e Francia dominarono il mondo fino a quando cedettero alla decolonizzazione (al loro posto arrivarono Bokassa, Amin Dada e vari cruenti dittatori locali) e gli Stati Uniti, un Paese senza storia e con quella che c’è (genocidio dei nativi e razzismo) da cancellare, presero il posto delle due nazioni europee con la forza dell’industria e della democrazia.
Democrazia voleva dire politica, inizialmente massoneria contro classi popolari e anarchici; poi, nel Novecento, si impone la formula Destra vs Sinistra, sino all’arrivo della globalizzazione, dove il potere passa dalle idee ai soldi e alle multinazionali, dalle norme alla forza economica.
Poteva essere l’avvento di quella “Pace perpetua” indicata da Kant. Nella "Fine della Storia" del 1989, il politologo Francis Fukuyama sostenne che la diffusione delle democrazie liberali e del capitalismo avrebbero concluso lo sviluppo socioculturale dell'umanità: tutti uguali, con un governo del mondo.
Anche la tarantella della politica italiana, una sorta di commedia dell’Arte, sarebbe finita… ma non per il ritorno alla clava.
No, questo non era stato previsto da nessuno, tantomeno da Colle Oppio o da Botteghe oscure, da Macron o da Le Pen.
vladimir putin donald trump anchorage, alaska. foto lapresse
Tantomeno dagli intellettuali organici o inorganici, figure sparite sin dai tempi di Foucault (che inneggiava ai giovani rivoluzionari iraniani nel ’79, che oggi, invecchiati, uccidono altri giovani nelle stesse strade di Teheran).
La Russia, da sempre imperiale, invade ciò che vuole: prima l’Afghanistan, e gli va male, poi la Cecenia e gli va bene. Seguono l’Ossezia, la Georgia, la Crimea e l'Ucraina. La Cina ha preso il Tibet e aspetta di papparsi Taiwan. Per controllare Gaza devi pagare una fee dice Trump, che vorrebbe trasformare la Striscia in una Rimini misto Miami.
L’Arabia Saudita attacca lo Yemen e contrasta gli Emirati come parte del programma Saudi Vision…
Tutti ce l’hanno con tutti: c’è chi ti taglia a fette in ambasciata, chi ti uccide con il polonio, qualcuno ammazza la moglie e la seppellisce nel giardino, qualcuno un ferroviere che sta lavorando, c’è chi fa il maranza sabato e domenica e chi va a scuola col coltello, perché sui social c’è una foto della fidanzatina manco maggiorenne…
In compenso, di sera, accendi la tv, e se schivi Garlasco vedi la Montaruli contro la Picierno, Hoara Borselli che discetta di geopolitica, poi entrano in scena i dioscuri di Avs, la Carfagna, ci colleghiamo con Massimo Cacciari e alla fine arriva Vespa con il plastico di Palazzo Chigi. E buonanotte.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
Non è la prima volta che cambia un epistema… E’ la “Teoria delle catastrofi” di René Thom: vai avanti, vai avanti e non ti accorgi che la prossima goccia farà tracimare il vaso. Il puzzone è arrivato. E le conseguenze sono devastanti.
La fine delle categorie politiche di Destra e Sinistra sarebbe pure una cosa buona se ci fosse l’alba di una nuova democrazia plurale, attiva.
Invece la morte di quella banale politica che ci tranquillizzava (tipo Meloni contro Schlein a dibattere di facezie in uno studio tv) lascia campo alle invasioni barbariche: tu prendi l’Ucraina, io tolgo Maduro dal Venezuela, prendo la Groenlandia e un terzo continente a scelta, neanche fossimo sulla plancia di Risiko.
la mappa del mondo diviso tra vladimir putin donald trump e xi jinping di Kirill Dmitriev
La Siria? Vediamo. Peggio per te, Europa, che non mi hai dato un Nobel. Un Nobel che, poi, non conta ormai nemmeno tanto: abbiamo visto che l’hanno assegnato a Montale perché l’anno prima l’avevano dato per amichettismo a degli amici svedesi.
Che poi in questo marasma di "disruption" politica, non solo Destra e Sinistra perdono di significato, ma anche le tradizionali convergenze tra nazionalismi sfumano.
Agli occhi della tecno-destra americana (il potere oligarchico dei Big-tech unito all'industria satellitar-elettrica di Musk e alle cyber-visioni di Peter Thiel), le destre europee sono come i dinosauri. Vecchie, lente, sull'orlo dell'estinzione.
Dinanzi alla velocità dirompente del nuovo mondo, in cui la democrazie cede il passo alla "Repubblica Tecnologica" di cui parla Alex Karp, ceo di Palantir, l'Europa sembra una casa di riposo per burocrati. Il "terremoto Trump", con le sue mire espansionistiche, fa traballare anche quelle frange sovraniste che in lui avevano visto un condottiero.
peter thiel alex karp donald trump
Quando la Casa bianca ha esplicitato la pretesa di annettere la Groenlandia, in Francia il lepenista Bardella si è schierato contro Trump e al fianco del suo avversario Macron; in Gran Bretagna, il brexiter Farage ha fatto lo stesso con il laburista Starmer; e persino Giorgia Meloni, pur timidamente, ha dovuto ammettere che il tycoon stava sbagliando.
D'altronde con Trump non c'è possibilità di dialogo, solo sudditanza: o gli "baci il culo", come ebbe a vantarsi con eleganza parlando dei leader che lo chiamavano per i dazi, o soccombi. Lo ha ben compreso il Segretario generale della Nato, l'olandese Mark Rutte, che non perde occasione di mostrare la sua piaggeria con il "paparino" Donald.
Se sei utile agli interessi della famiglia Trump, benvenuto. Altrimenti, "you're fired", sei licenziato (come amava dire ai tempi del reality "The Apprentice").
Panico sovranista: Trump non è più guida (e collante)
Estratto dell’articolo di Piero Ignazi per “Domani”
LA FOTO PUBBLICATA DA TRUMP SULLA GROENLANDIA
Attacco alla Groenlandia e pioggia di dazi hanno scosso il mondo del populismo sovranista. Per molti di loro si tratta di un brusco risveglio, dovendo scegliere tra la fedeltà ossequiosa a Trump e il tradizionale riferimento nazionalista.
Allineamento ideologico al trumpismo o difesa degli interessi nazionali? Questo il dilemma che attraversa l’ambiente della destra radicale. In alcuni casi risuona in maniera più chiara l’impulso nazionalista, tanto da portare, addirittura, a una difesa dell’Unione europea: a leggere le dichiarazioni del presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, c’è da rimanere sbalorditi.
Testualmente: «Le minacce di Donald Trump alla sovranità di uno stato, e soprattutto di uno europeo, sono inaccettabili. Allo stesso tempo, il ricatto commerciale non è tollerabile. Invitiamo l’Ue a sospendere l’accordo di luglio sui dazi che non offre garanzie ai nostri interessi».
Se si confrontano queste parole con i sussurri imbarazzati di Giorgia Meloni si comprende quanto la nostra premier sia succube al presidente americano, definito amorevolmente «un amico che sbaglia» (come i camerati di un tempo?).
Meloni non parla di posizioni «inaccettabili» come Bardella: le considera alla stregua di un semplice malinteso, facilmente rimediabile. Se poi aggiungiamo l’entusiasmo filoamericano di Matteo Salvini, la curvatura trumpiana del governo italiano si accentua ancora di più. Una curvatura non raddrizzata dai pigolii di Forza Italia e del ministro degli Esteri. Ancora una volta il governo Meloni si trova affiancato dal solo Orbán nel formare la guardia pretoriana del tycoon in Europa.
Nemmeno i tedeschi dell’Afd […] hanno mostrato compiacenza nei confronti del presidente americano, pur con sfumature diverse tra loro. Durissimo il premier belga. Più articolate le considerazioni dell’AfD, diviso tra rivendicazione di orgoglio nazionale e consonanza antieuropea di marca trumpiana.
Anche l’araldo della Brexit, Nigel Farage, che era corso da Trump per ricevere la sua benedizione, si è allineato, obtorto collo, con il suo primo ministro; salvo poi ricordare che ci sono altre questioni di dissenso, come lo statuto dell’isoletta Diego Garcia nell’oceano indiano.
Il momento è decisivo non solo per i 27 governi ma anche per le forze euroscettiche e sovraniste di destra. Possono agire da quinte colonne del presidente americano per infragilire la compattezza dell’ Ue e provocare un situazione di crisi complessiva, interna e internazionale: un humus fertile per attori estremisti. In questo modo, però, perdono una delle loro ragion d’essere, ovvero la difesa su ogni piano della sovranità nazionale.
E, ancor peggio per loro, se difendono i rispettivi interessi nazionali, oggi si trovano ad allinearsi su posizioni europeiste, perché i due contesti sono strettamente legati; di conseguenza entrano in contraddizione con tutto il loro armamentario politico-ideologico. Certo, della coerenza non se ne sono mai curati: pensiamo alle mille piroette di Giorgia Meloni.
Anche i francesi del Rassemblement National hanno compiuto una virata di 180° gradi, dall’uscita dall’euro avanzata da Marine Le Pen fino a poco tempo fa, alle parole di orgoglio europeo di Bardella. Forse sono espressioni strumentali, dettate dal progetto di “de-diabolizzare” il partito in vista della sfida presidenziale.
donald trump giorgia meloni foto lapresse
Tuttavia, l’elettorato della destra, antiestablishment e protestatario, naturalmente attratto dall’irritualità e dall’esibizione di forza di Trump, dovrebbe d’un colpo riposizionarsi su un versante più filo-europeo e, implicitamente, espressione dell’establishment. Un corto circuito che può provocare incrinature nel consenso di queste forze.
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