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DAL CASO BUTTAFUOCO AI MUSEI, TUTTE LE SPINE DI ALESSANDRO GIULI - GIORGIA MELONI E’ INCAZZATA CON IL MINISTRO PER LA SCELTA DEL PRESIDENTE DELLA BIENNALE PIETRANGELO BUTTAFUOCO DI INVITARE I RUSSI ALLA MOSTRA. UNA DECISIONE PASSATA SOPRA LA TESTA DI GIULI TENUTO ALL’OSCURO DI TUTTO E CHE HA HA FATTO SALTARE DALLA POLTRONA IL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI, SPOSATO CON UN'UCRAINA E INFLESSIBILE SOSTENITORE DI KIEV - IL MINISTRO DEL PENSIERO SOLARE SOTTO ACCUSA ANCHE PER LE NOMINE DEI CDA DEI MUSEI A FIRENZE E AL MANN DI NAPOLI - IL PD: “SONO DETTATE DA LOGICHE DI APPARTENENZA PARTITICA, ANZICHÉ DA CRITERI MERITOCRATICI”

 

Federico Capurso, Niccolò Carratelli per lastampa.it - Estratti

 

È da metà gennaio che il governo cerca di convincere Pietrangelo Buttafuoco a ripensarci. La decisione del presidente della Biennale di Venezia di ospitare alla prossima edizione la Russia, con un suo padiglione, nel nome di una “tregua culturale” viene considerata dalle parti di Palazzo Chigi «quantomeno inopportuna, perché travalica i confini della Biennale ed entra in contrasto con la linea di politica estera dell’Italia». 

pietrangelo buttafuoco ph andrea avezzu

 

(...)

 

Buttafuoco, d’altronde, sapeva quanto la questione fosse delicata. Non a caso decide di informare il governo già tre settimane fa, quando inizia a coltivare l’idea di invitare gli artisti russi a Venezia. Non si rivolge, però, al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ma – racconta una fonte di Palazzo Chigi – scrive direttamente al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che in quel primo confronto mostra tutte le sue perplessità.

 

Buttafuoco insiste. Si appella anche alla premier. Lo ha scelto lei, due anni fa, per guidare la Biennale. Vuole provare a convincerla. Lo fa sapere lui stesso in un’intervista a Repubblica, in cui lascia intendere che alla fine, Meloni fosse d’accordo.

 

alessandro giuli tatuaggio

E qui nasce un ulteriore motivo di fastidio a Palazzo Chigi, perché – puntualizza chi è vicino alla presidente del Consiglio – a Buttafuoco era stato risposto tutt’altro. Gli era stato fatto notare che una decisione del genere «andava oltre le normali scelte culturali di un presidente della Biennale, perché la Russia è un Paese sottoposto a sanzioni dall’Unione europea, volutamente isolato anche da questo governo». Poi, certo, si aggiungeva che «la Biennale gode di piena autonomia e qualunque sua scelta è legittima». Ma questo è scritto nello statuto della fondazione veneziana, «non è un segno di concordia con Palazzo Chigi».

 

E l’ha presa anche peggio il braccio destro di Meloni, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, che tra l’altro è sposato con una donna ucraina. Difficile per lui gestire comunicativamente l’imbarazzo del governo: ad aprire le porte alla Russia è un uomo scelto proprio da Fratelli d’Italia.

 

Il ministro della Cultura, invece, viene tenuto all’oscuro di tutto. Buttafuoco lo informa – fanno sapere da Fratelli d’Italia – solo una volta che l’accordo tra Mosca e Venezia è ormai chiuso. Giuli gli sconsiglia di proseguire su quella strada, ma non può fare molto di più.

ALESSANDRO GIULI IN VERSIONE TEMPLARE

 

Vicenda amara per il ministro della Cultura, che in questi giorni deve fare i conti anche con gli attacchi da sinistra per una serie di nomine nei consigli di amministrazione di importanti musei italiani. «Nomine dettate da logiche di appartenenza partitica, anziché da criteri meritocratici», attaccano i deputati toscani del Pd Simona Bonafè e Federico Gianassi, che annunciano un’interrogazione parlamentare. Si concentrano su tre nomi.

 

Quello di Andrea Fossi, avvocato, candidato alle ultime elezioni amministrative di Firenze con FdI, nominato nel cda della Galleria dell’Accademia e dei Musei del Bargello. Quello di Alessia Galdo, professione notaio, anche lei candidata con FdI alle ultime Comunali, scelta dal ministero della Cultura per il cda delle Ville e Residenze Monumentali fiorentine. Insieme a un’altra esponente del partito di Giorgia Meloni, l’architetto Chiara Mazzei, già in corsa alle elezioni politiche. «Ti candidi con FdI e non ti eleggono? Nessun problema, Giuli c’è», ironizzano i dem, che denunciano come il ministro sembri portare avanti «una strategia nazionale di progressiva invasione della politica nei musei statali».

giovanbattista fazzolari e giorgia meloni

 

Firenze non è un caso isolato. Meno di due settimane fa sono arrivate le nomine per il Consiglio di amministrazione del Mann di Napoli e anche lì i due prescelti dal ministero hanno una precisa provenienza politica. Raffaella Docimo era stata accreditata in pole position per prendere proprio il posto di Giuli alla guida della Fondazione del Maxxi di Roma. In questi anni è rimasta lì come semplice consigliera e ora aggiunge l’incarico al museo archeologico napoletano.

 

Lei che è una odontostomatologa, professoressa di Odontoiatria pediatrica all’università di Tor Vergata. (...)

raffaella docimo raffaella docimo giorgia melonipietrangelo buttafuoco

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