vincenzo de luca

VINCENZO DE LUCA, "IL GRANDUCA DI CAMPANIA CHE VUOLE FARSI RE" – IL RITRATTONE BY RONCONE: LA STRATEGIA (PRECISISSIMA) DEL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA CHE VUOLE DIVENTARE IL PROTAGONISTA FORTE DEL PD DA NAPOLI IN GIU’: ATTACCA IL GOVERNO (“IMBECILLI, FARABUTTI, DISTURBATI MENTALI”) E SCHLEIN (CHE CHIAMA IN MODO SPREZZANTE “ELENA”) – LA MANIFESTAZIONE CHE HA ORGANIZZATO A ROMA, IN PIAZZA SANTI APOSTOLI, CON 500 AMMINISTRATORI VIENE INTERPRETATA AL NAZARENO COME IL TENTATIVO DI UN’AUTOINVESTITURA – LE STILETTATE A TRAVAGLIO, SANTORO E SANGIULIANO CHE HA RIMESSO AL SUO POSTO COSI': “IO NON MI CONFRONTO CON I PARCHEGGIATORI ABUSIVI”

Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera - Estratti

 

 

vincenzo de luca

Dev’esservi chiaro che Vincenzo De Luca, detto Enzo, non è il governatore della Campania. Ma è molto di più: De Luca è il Granduca di Campania.

 

(…)

 

Cos’ha in mente De Luca?

Dobbiamo restare dentro la cronaca recente. Gli attacchi alla premier Giorgia Meloni e al governo — «Imbecilli, farabutti, disturbati mentali» — sono aspri (eufemismo) e ormai quotidiani. Siamo ben oltre la nota bizzosa estemporaneità (Maurizio Crozza, nelle sue trasmissioni, ci ha costruito sketch leggendari). Siamo, quasi certamente, dentro una strategia precisa.

 

Che però, per adesso, è piuttosto complicata da mettere bene a fuoco. Anche perché è chiaro che rovistare tra i neuroni di un simile personaggio significa trovare molti pensieri scabrosi. Su Rep, Stefano Folli ha avanzato un’ipotesi: De Luca vuole diventare il protagonista forte del Pd, da Napoli in giù. Cerca il colpaccio: prova a incoronarsi Re delle Due Sicilie. Che poi è un po’ quello che pensano al Nazareno.

 

meloni sangiuliano de luca

Dove la manifestazione che De Luca ha organizzato per domani a Roma, in piazza Santi Apostoli, viene interpretata come il tentativo di un’autoinvestitura: 500 amministratori (ma il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi non ci sarà, ha delegato l’assessora Teresa Armato) più dieci pullman di militanti convocati per protestare contro l’autonomia differenziata che isola il Sud, contro il blocco dei fondi europei di coesione e sviluppo destinati alla regione che guida. Sottinteso: il Mezzogiorno lo difendo io. Immaginate la sua voce cantilenante: «Sono, non dimenticatelo, l’esponente dem più votato d’Italia. Essere eletto in Campania con il 70% non è banale. Per capirci: ho preso il triplo dei voti che Elena Schlein ha preso alle primarie».

 

Notare bene: Elena, non Elly.

Un po’ ironico, un po’ sprezzante.

 

vincenzo de luca

Perché l’altro grande obiettivo di De Luca era e resta la sua segretaria. I rapporti, tra i due, più che complicati, sono inesistenti. Lui la detesta. Lei, appena eletta, gli spedisce due commissari (l’ex leader della Cgil, Susanna Camusso, con il compito di ripulire Caserta, luogo — raccontavano — di intrallazzi pazzeschi proprio alle ultime primarie; e Antonio Misiani — senatore bergamasco, schiaffo doppio — a controllare l’intero territorio, Napoli compresa). Rileggersi gli appunti.

 

C’è scritto: Elly, baldanzosa, non si ferma. Così, prima se la prende con il figlio Piero, il mite Piero De Luca che, da vice capogruppo a Montecitorio, un pomeriggio si ritrova retrocesso a segretario d’Aula. Poi, a Napoli, in un albergo — durante un incontro che sarebbe piaciuto molto a Quentin Tarantino — addirittura annuncia al potente cacicco che può togliersi dalla testa l’idea di essere candidato alla Regione per un terzo mandato.

 

 

VINCENZO DE LUCA VITTORIO FELTRI

Lui risponde sfilandosi gli occhialini appannati, la mano tremante, le pupille come mosche impazzite: «Andrò… avanti… nei… secoli». Quindi parte con le presentazioni del libro che ha scritto per Piemme: Nonostante il Pd.

 

Cinema, librerie, sezioni stracolme. Applausi, selfie, grida di evviva. Il sultano delle tessere è graffiante. «Ho appreso che Elena si avvale della consulenza di una armocromista, la quale si fa pagare 300 euro all’ora… si chiama Enrica Chicchio… cacchio, mi verrebbe da dire». Forse è in quei giorni che inizia a prendere forma il suo piano. A 74 anni è arrivato il tempo di assumere una dimensione nazionale. Deve puntare direttamente la Meloni. E fregarsene della Schlein. Del resto, De Luca sa tutto, ha visto tutto. Viene da lontano.

 

De Luca è il grigio dirigente comunista che, mischiando il dialetto stretto a dotte citazioni di Cicerone, inizia la scalata al potere riuscendo a prendersi Salerno per quattro volte, sindaco con effetti speciali, i manganelli ai vigili urbani («Il manganello — diceva — è un commovente strumento di persuasione») e le fontane d’acqua nelle piazze: e poi sempre un ghigno di purissimo scherno per ogni inchiesta giudiziaria, per ogni soprannome che gli appendono sulle spalle. «O’ Faraone», «Fidel», «Sceriffo». Lo attaccano, e lui gode. Lo trascinano in tribunale, e lui gode anche di più. I nemici lo esaltano. E scatenano la sua fantasia.

DE LUCA SALLUSTI FELTRI

 

Stefano Caldoro, storico avversario: «Un pastorello di San Gregorio armeno». Luigi Cesaro (all’epoca, presidente della Provincia di Napoli): «È un oltraggio alla biologia, è una polpetta». Marco Travaglio, direttore del Fatto: «È uno sfessato. Spero di incontrarlo di notte per strada». Vittorio Feltri: «Noi meridionali inferiori? Dipende da quello che decidiamo di misurare». Michele Santoro: «Me lo ricordo quando, candidato alle Europee, mi chiamava perché gli serviva una mano. Cialtroni, gentaglia, personaggetti». Rosy Bindi (ospite su La7 di Lilli Gruber): «Impresentabile sotto tutti i punti di vista». Roberto Fico: «Il chierichetto». Luigi de Magistris: «Questo ex sindachetto chiamato Giggino».

 

Avete capito tutti chi è De Luca, no?

 

de luca schlein

Calma. Perché uno che non l’ha ancora capito, c’è. Eccolo, è lui: il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Il quale, avendo quella certa ideuzza di candidarsi per il centrodestra a governatore della Campania, l’altro giorno, dopo l’ultimo insulto rimbalzato dentro Palazzo Chigi — «Siete dei pe-ra-co-tta-ri…» — tomo tomo s’avventura. «Sono pronto a qualsiasi confronto con De Luca!». Risposta: «Io non mi confronto con i parcheggiatori abusivi» (un po’ ruvida e politicamente scorretta, in effetti: però bisogna ammettere che fa ridere).

 

 

 

 

 

 

VINCENZO DE LUCA E I GRILLI

Ultimi Dagoreport

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO