LA DEBOLEZZA EUROPEA È LA PIÙ GRANDE FORZA DI TRUMP – IL POLITOLOGO IAN BREMMER: “TRUMP ARRETRA SOLO QUANDO PERCEPISCE UNA CONTROPARTE PRONTA A REAGIRE IN MODO SERIO, COME È AVVENUTO CON LA CINA. SE INVECE VEDE VULNERABILITÀ, TENDE A SPINGERSI SEMPRE OLTRE” – “DAL SUO PUNTO DI VISTA, OGGI GLI EUROPEI APPAIONO FRAGILI. LA FRANCIA EVOCA LO STRUMENTO ANTI-COERCIZIONE, L'ITALIA PREFERISCE MANTENERE APERTO IL DIALOGO, LA NATO ADOTTA TONI MOLTO PRUDENTI. SE L'EUROPA NON DIMOSTRA CHE LA GROENLANDIA È UNA LINEA ROSSA, TRUMP NON FARÀ MARCIA INDIETRO” – “IL PROBLEMA È LA MANCANZA DI ALLINEAMENTO STRATEGICO. PRENDIAMO GIORGIA MELONI: È IN UNA POSIZIONE SOLIDA, MA L'ITALIA NON HA IL PESO DELLA GERMANIA E NON È STATA UN ATTORE GUIDA SUL DOSSIER UCRAINO…”
Estratto dell’articolo di Fabrizio Goria per "la Stampa"
Al World Economic Forum di Davos, il rapporto tra Europa e Stati Uniti appare sempre più segnato da una divergenza strutturale che va oltre le singole crisi.
Ian Bremmer, politologo e presidente di Eurasia Group, descrive un'America che sotto Donald Trump rafforza unilateralismo e coercizione geopolitica, mentre l'Europa fatica a presentarsi come un attore compatto e credibile.
«Se Trump percepisce debolezza, continuerà a chiedere di più. Serve più unità», osserva Bremmer […].
A Davos molti leader europei parlano apertamente di preoccupazione per Groenlandia e dazi. Qual è il vero problema per l'Europa?
«Tutti sono preoccupati, ma lo esprimono in modo molto diverso, ed è proprio questa frammentazione il problema. Trump arretra solo quando percepisce una controparte pronta a reagire in modo serio, come è avvenuto con la Cina. Se invece vede debolezza e vulnerabilità, tende a spingersi sempre oltre».
Trump ne può trarre vantaggio?
«Dal suo punto di vista, oggi gli europei appaiono fragili. Non ho visto segnali in grado di cambiare questa percezione. Ursula von der Leyen non dispone né del temperamento né del sostegno istituzionale necessari per indicare chiaramente una risposta credibile.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
La Francia evoca lo strumento anti-coercizione, l'Italia preferisce mantenere aperto il dialogo, la Nato adotta toni molto prudenti. Se l'Europa non dimostra che la Groenlandia è una linea rossa, Trump non farà marcia indietro.
È un tema impopolare negli Stati Uniti: se diventasse politicamente costoso, i repubblicani inizierebbero a opporsi apertamente. Ma se l'Europa appare pronta a cedere, questo non accadrà».
Questo significa che esiste un problema di credibilità della leadership europea?
«Non direi in senso assoluto. Prendiamo Giorgia Meloni: è in una posizione relativamente più solida grazie alla durata del suo governo e al consenso interno, ma l'Italia non ha il peso della Germania e non è stata un attore guida sul dossier ucraino. […]».
Quindi?
EMMANUEL MACRON AL FORUM DI DAVOS – FOTO LAPRESSE
«Il problema reale è la mancanza di allineamento strategico. Ogni Paese europeo è credibile su temi diversi. I Paesi nordici sono i più determinati sulla Groenlandia, ma sono piccoli e vulnerabili, e non vedo un sostegno continentale sufficiente e coerente alle loro posizioni».
Quale ruolo può giocare l'Europa tra Stati Uniti e Cina in questa fase storica?
«Gli Stati Uniti restano il principale avversario strategico della Cina, come dimostrano gli attacchi cyber, il sostegno militare a Taiwan e molte altre dinamiche.
Tuttavia, quando Pechino ha dimostrato di poter colpire duramente le aziende americane, limitando l'accesso ai minerali critici, Trump ha capito che una fase di stabilità è preferibile a un'escalation continua».
Un duopolio?
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP MAKE EUROPA NAZI AGAIN
«Il riferimento a un G2 tra Stati Uniti e Cina e il vertice previsto a Pechino vanno in questa direzione. Mi aspetto uno o due anni di relativa stabilità nei rapporti bilaterali. Nel frattempo, il decoupling nei settori strategici andrà avanti, ma richiederà tempo e investimenti significativi».
[…] Ma non c'è solo questo.
«No. Ci sono poi fattori interni che non possono essere ignorati: le elezioni di medio termine, il costo della vita, l'inflazione. Trump deve fare i conti con pressioni economiche concrete sul fronte domestico. Ma tutto questo non implica un ripensamento dell'America First o dell'unilateralismo.
Al contrario, Trump continua a rafforzare questa linea. Dopo il Venezuela, si sente più legittimato ad agire con una presenza geopolitica più ampia. Questo significa dottrina Monroe, […] concentrazione sul […] "cortile di casa", pressioni sulla Groenlandia e una postura sempre più dura nei confronti dell'Iran. In questo contesto stiamo assistendo a un passaggio dalla militarizzazione economica alla coercizione diretta».
A proposito di concentrazioni, qui a Davos il tema dominante è l'intelligenza artificiale. È una moda destinata a esaurirsi?
«No. L'AI è diversa da tanti altri trend. Non scomparirà. Sta già trasformando la crescita economica e il modo in cui utilizziamo il capitale umano. […] Alcune aziende sono sopravvalutate e falliranno, ma verranno sostituite. I rischi sono reali, anche per i sistemi politici e sociali, ma i benefici economici e scientifici sono enormi».
In tre parole, quali saranno le priorità dell'Europa nel 2026?
«Forza, competitività o capitolazione. E saranno i leader europei a dover scegliere».
EMMANUEL MACRON AL FORUM DI DAVOS – FOTO LAPRESSE
DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA
EMMANUEL MACRON E CHRISTINE LAGARDE AL FORUM DI DAVOS – FOTO LAPRESSE
EMMANUEL MACRON CON GLI OCCHIALI DA SOLE PER UN DISTURBO AGLI OCCHI
emmanuel macron a davos
giorgia meloni donald trump


