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LA DEMOCRAZIA È IN DISARMO - IL 71 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE (5,7 MILIARDI DI PERSONE) VIVE SOTTO IL TACCO DI UN'AUTOCRAZIA. LE VECCHIE DEMOCRAZIE LIBERALI SOPRAVVIVONO IN UN'AREA RESIDUALE, BENCHÉ IL MONDO SI DIVIDA EQUAMENTE FRA 88 AUTOCRAZIE E 91 DEMOCRAZIE. MA QUESTE ULTIME OFFRONO UN TETTO A UNA MINORANZA DELLA POPOLAZIONE MONDIALE (2,3 MILIARDI DI PERSONE). E QUEL TETTO ORMAI VACILLA – MA LO SPAZIO DI LIBERTÀ DEGLI INDIVIDUI SI RESTRINGE PURE NEGLI STATI DI DEMOCRAZIA CLASSICA. SECONDO L'INDICE DELL'”ECONOMIST”, NEL 2024 SOLTANTO IL 6,6 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE MONDIALE VIVEVA IN PAESI CONSIDERATI COME “DEMOCRAZIE COMPLETE”...

Estratto da “Fascismo bianco”, di Michele Ainis (ed. Garzanti)

 

Autocrazie democrazie

[…] La democrazia arretra dappertutto, s'affievoliscono le ragioni del diritto, troneggia unicamente il primato della forza. Potere senza contropoteri. E senza libertà, o con un patrimonio di diritti individuali dimezzato, eroso nei suoi stessi fondamenti.

 

È un processo in corso da una ventina d'anni (dal 2006, secondo Freedom House; ma già nel 2002 le Nazioni Unite denunziavano la regressione verso regimi autoritari o neo-autori-tari). Però adesso sta subendo un'accelerazione poderosa, come rivelano tutti gli indicatori elaborati dai centri di ricerca internazionali.

vladimir putin

 

Sicché facciamo parlare i numeri, le cifre. Il 71 per cento della popolazione mondiale - 5,7 miliardi di persone - vive sotto il tacco di un'autocrazia. Senza libere elezioni né garanzie giuridiche che ne difendano la libertà. Le vecchie democrazie liberali sopravvivono in un'area residuale, benché il mondo si divida equamente fra 88 autocrazie e 91 democrazie.

 

Ma queste ultime offrono un tetto a una minoranza della popolazione mondiale (2,3 miliardi di persone). E quel tetto ormai vacilla.

 

autocrazia 5

Sta di fatto che lo spazio di libertà degli individui si restringe pure negli Stati di democrazia classica, s'affievoliscono le loro garanzie, i diritti diventano di carta, forma senza sostanza.

 

Di conseguenza nel 2023 il tasso di democrazia del quale fruisce in media ogni persona al mondo è sceso ai livelli del 1985: così dichiara il Democracy Report 2024 di V-Dem, insieme alla World Bank, a Bertelsmann Stiftung, al World Justice Project, all'Economist Intelligence Unit.

 

Anzi: secondo l'indice dell'«Economist», nel 2024 soltanto il 6,6 per cento della popolazione mondiale viveva in Paesi considerati come «democrazie complete». Mentre nel 2025 il report di Civil Liberties Union for Europe segnala l'aggravarsi della recessione democratica in Europa: ne sono responsabili Bulgaria, Croazia, Romania, Slovacchia, e ahimè pure l'Italia.

autocrazia 3

 

C'è insomma, in circolo, una disaffezione generale per la democrazia, che cresce in tutto il mondo. C'è un sentimento di disillusione verso le istituzioni democratiche, reputate dai più corrotte e inefficienti. E la prima vittima è la libertà d'espressione - «pietra angolare della democrazia», come la definì a suo tempo la Corte costituzionale italiana.

 

Nel 2022 il World Trends Report dell’UNESCO dichiarava che nell'ultimo quinquennio circa 1'85 per cento della popolazione mondiale avesse subito un calo della libertà di stampa nel proprio Paese.

 

recep tayyip erdogan

Sicché il giornalismo indipendente è sempre più in pericolo, assediato dagli interessi economici delle piattaforme online e dagli appetiti dei politici. E questo fenomeno perverso viene puntualmente registrato dai rapporti annuali di Reporters sans frontières.

 

Nel 2022 si è consumato un triste record: 86 giornalisti uccisi, e a migliaia feriti, aggrediti, minacciati. Nel 2023 si contavano 31 Stati ritenuti in una «situazione molto grave». Nel 2024 l'indice è crollato ulteriormente, specie in Europa orientale e nell'Asia centrale. Ma neanche l'Italia se la passa bene, scivolando al 46° posto nel ranking internazionale, sotto Paesi come Capo Verde, il regno di Tonga, le isole Fiji. E peggiorando il dato nel 2025 (49° posto).

TRUMP

 

Questa china - dalla pienezza delle libertà costituzionali alla loro negazione - si è guadagnata un nome negli studi di politologi e giuristi: constitutional retrogression. O in alternativa democratic recession, democratic degradation, democratic erosion.

 

Altri parlano di «democratura», un neologismo frutto della crasi di democrazia e dittatura. Ma è un ossimoro, una contraddizione fra due opposti, come le false verità che i nuovi poteri politici dispensano ai propri cittadini.

 

Serve a designare, tuttavia, la zona grigia che intercorre fra democrazia e autoritarismo, occupata in questo torno d'anni da regimi ibridi, che non rinunziano a definirsi democratici pur oscurando i fondamenti stessi della democrazia. E costruendo perciò altrettante illiberal democracies - un altro ossimoro, un'altra acrobazia semantica per mascherare la realtà dei fatti.

 

xi jinping al vertice sco in kirghizistan foto lapresse

Ma la realtà registra, viceversa, un'inedita concentrazione dei poteri nelle mani del governo, nutre il culto dell'uomo (o della donna) forte e in solitudine al comando, s'intesse di una retorica nazionalista e protezionistica, soffoca ogni voce dissenziente con la propaganda di regime.

 

Senza colpi di Stato o golpe militari, senza usare gli stadi per rinchiudervi gli oppositori, come fece Pinochet. Piuttosto svuotando l'autorità dei Parlamenti, minando l'indipendenza del potere giudiziario, occupando con uomini fidati le Corti costituzionali e gli altri organi di garanzia, controllando i media, riducendo le autonomie locali.

 

In apparenza le garanzie costituzionali sopravvivono; ma il sistema di checks and balances, di pesi e contrappesi, che dalle prime Costituzioni scritte di fine Settecento rappresenta il nucleo del costituzionalismo, quel sistema viene progressivamente eroso, neutralizzato.

Xi Jinping Vladimir Putin 2

 

A quale prezzo? La trasformazione dei cittadini in sudditi, tenuti alla catena da un padrone. «Che il potere arresti il potere», scriveva il vecchio Montesquieu (De l'esprit des lois, 1748, libro XI, cap. 4); occorre dividerlo, separarlo, dislocarlo in organi distinti e reciprocamente indipendenti, per impedirgli abusi, per proteggere le nostre libertà. Viceversa il potere si presenta adesso con una sola faccia, assiso su un unico trono, come ai tempi di Luigi XVI.

 

[…] Perché il leader è il megafono del popolo, e il popolo è un'entità indifferenziata, che parla attraverso la sua voce. Da qui il germe del populismo, che ha ormai infettato le democrazie rappresentative.

 

Xi Jinping

Promettendo un rivolgimento esistenziale («una vita più ricca, più felice, più piacevole e sicura per ogni cittadino», secondo lo slogan coniato dal People's Party nel 1894), e facendo pulizia dei troppi congegni garantistici che ingombrano i sistemi democratici. Sicché l'uomo su cui cade la scelta popolare è depositario d'un potere sacro, e per sua natura incomprimibile.

 

Lui è «l'unto del Signore», come affermava in anni non troppo lontani Silvio Berlusconi.

Questo messaggio riflette una concezione arcaica della democrazia, che fa perno sul messaggio originario della sovranità popolare, ma lo legge senza contrappesi, negando tutta l'esperienza dello Stato di diritto.

 

Donald Trump - comizio in South Carolina

«Voi avete giuridicamente torto perché siete politicamente una minoranza», disse nel 1981 il deputato socialista André Laignel, rivolgendosi ai banchi dell'opposizione. E invece ogni Costituzione pone un argine all'arbitrio della maggioranza, taglia le unghie del potere per evitare che ci faccia troppo male. 

 

Il «dispotismo elettivo» - così lo definiva nel 1781 Thomas Jefferson, principale autore della Dichiarazione d'indipendenza americana - è infatti un pericolo in agguato, oggi più di ieri.

 

Democrazie

Si può anzi aggiungere che le democrazie costituzionali traggono alimento dal popolo, ma ne diffidano: altrimenti non farebbero spazio al controllo di costituzionalità delle leggi, che assegna a un giudice il potere d'annullare ciò che il popolo ha deliberato per mezzo dei suoi rappresentanti.

 

[…]

 

Ma il paesaggio istituzionale che si va disegnando in questi ultimi anni è ancora più allarmante: una plutocrazia, un governo detenuto dai più ricchi. La doppia elezione di Donald Trump (un magnate immobiliare con un patrimonio stimato in miliardi di dollari), nonché l'attribuzione d'un ruolo centrale nel suo secondo esecutivo a Elon Musk (l'uomo più ricco del pianeta), ne offrono l'esempio più eloquente.

 

[…]

Democrazie Xi Jinping Vladimir Putin

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