cisterna pignatone bianconi napolitano

LA DENUNCIA DELLA TOGA DELL’ANTIMAFIA: “COME FUI STRITOLATO DALLA MORSA MAGISTRATI-GIORNALI” - ALBERTO CISTERNA A SOLI 51 ANNI ERA GIÀ IL NUMERO DUE DELLA DNA. SUBITO DOPO, UNA SERIE DI ACCUSE INFONDATE FINITE AI CRONISTI IN TEMPO REALE HA AZZOPPATO LA SUA CARRIERA: “CONVOCATO A REGGIO CALABRIA DA PIGNATONE MI SONO RITROVATO QUELLA STESSA MATTINA IN PRIMA PAGINA SUL ‘CORRIERE DELLA SERA’ CON UN ARTICOLO DI GIOVANNI BIANCONI (IL GIORNALISTA CHE FARÀ ESPLODERE IL CASO PALAMARA)”. E DOPO OTTO MESI PIGNATONE SARÀ PROCLAMATO PROCURATORE DI ROMA IN UN PLENUM DEL CSM A CUI PRENDERÀ PARTE NAPOLITANO IN PERSONA…

Fabio Amendolara per “la Verità”

 

alberto cisterna

C’è un magistrato di lungo corso, ex procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia, che sostiene di avere ancora impresse sulla pelle «le stimmate» del «triangolo disegnato da Luca Palamara», quello che all’incrocio di ognuno dei tre lati trova un elemento del Sistema: «Procure, giornalisti e forze di polizia». Una santa alleanza che ha consentito il perpetrarsi di un certo tipo di potere. Più oscuro di quello esecutivo o legislativo, ma più decisivo: il potere giudiziario. 

 

Palamara Vietti Napolitano

A Roma si dice che il procuratore valga due ministri e, infatti, per quello di Roma, nel 2019 il Sistema scatenò l’inferno e insieme con Palamara ghigliottinò l’incolpevole Marcello Viola, che stava per assurgere a un soglio a lui precluso dalla formidabile saldatura tra pm, giornaloni e investigatori contrari a quella nomina perché non garantiva la continuità con il procuratore uscente Giuseppe Pignatone, il convitato di pietra anche della nostra storia di oggi. 

 

pignatone

Da un’audizione in Commissione parlamentare antimafia che risale al 2022 saltano fuori le pesantissime dichiarazioni con le quali Alberto Cisterna, attuale presidente della Tredicesima sezione del Tribunale civile di Roma, ha descritto il muro di gomma contro cui sbatte da ormai oltre dieci anni, ovvero da quando alla Procura nazionale antimafia era diventato scomodo. 

 

marcello viola procuratore generale firenze 2

Pur conoscendo dall’interno ogni singolo ingranaggio del meccanismo rivelato da Palamara, Cisterna non è riuscito a schivare i colpi che l’hanno quasi abbattuto. «Io la forza del Sistema l’ho provata a mie spese», dice alla Verità Cisterna. «Perché», afferma, «se ti trovi in mezzo a un qualcosa che riguarda la Presidenza della Repubblica, le carriere dei magistrati e i rapporti di questi con i servizi segreti, non se ne può uscire, è un groviglio inestricabile». 

 

alberto cisterna

Per comprendere questa affermazione bisogna fare un passo indietro e tornare al 2004. Cisterna era già alla Direzione nazionale antimafia quando concorre per un posto da capo ufficio alla Procura di Palmi, in provincia di Reggio Calabria. «Era una domanda esplorativa, vista l’anzianità dei concorrenti», ammette. Poi spiega: «Arrivati al momento decisivo bisognava guadagnarsi i voti delle correnti. A quel punto occorre scendere a patti e andare a chiedere con il cappello in mano».

PIGNATONE PALAMARA

 

Lui non lo fece e gli venne preferita un’altra toga. «Quando mi sono lamentato per l’esclusione», racconta, «mi sono sentito rispondere “ma non ci hai detto che ci tenevi”. Al momento della domanda, però, non c’era una casellina da sbarrare con su scritto “ci tengo molto”». All’epoca credeva che tutto si giocasse sulle esperienze e sulla carriera. 

 

«Ma», ricorda Cisterna, confermando l’esistenza dei giochetti raccontati Palamara, «mi venne detto che i curricula non contavano, che non venivano aperti e che bisognava regolarsi nel mercato delle nomine». Ciò che conta, invece, denuncia Cisterna, «è costruirsi una reputazione che non sia solo professionale, ma anche mediatica». È necessario pure avere una buona rete di informatori e notizie sugli altri magistrati. Perché come si sa la conoscenza è potere.

 

Pasquale Condello

Una fabbrica dei dossier che produrrebbe «morti e feriti, gravi e meno gravi», spiega Cisterna, secondo il quale «questo Sistema» non solo non garantirebbe «la selezione dei migliori», ma addirittura la scoraggerebbe. Ed ecco il groviglio che ha tirato fuori durante la sua audizione (in parte secretata) in Commissione parlamentare antimafia. Un collega che stava dando la caccia a uno dei più importanti latitanti calabresi che, non a caso, era soprannominato il Supremo, Pasquale Condello, gli riferisce che una fonte sarebbe disposta a dare una mano per acciuffarlo. 

 

A una condizione, però: non voleva parlare né con la polizia giudiziaria, né con i magistrati di Reggio Calabria, perché non si fidava. Mentre Cisterna cerca una soluzione, incontra nei corridoi della Procura nazionale antimafia un ex colonnello dei carabinieri passato al Sismi, il vecchio servizio segreto militare, che gli dice di occuparsi proprio della cattura dei latitanti. A quel punto Cisterna decide di mettere in contatto lo 007 e la fonte che dice di avere informazioni sul Supremo. «Vado dal procuratore Pierluigi Vigna», racconta Cisterna, «lo informo e mi dice di procedere». 

PierLuigi Vigna

 

Così la barba finta e la gola profonda entrano in contatto. «Per me la questione finisce lì», dice Cisterna. Ma si sbaglia. L’uomo che aveva messo in contatto con i servizi, qualche anno dopo, finisce in un’inchiesta di Reggio Calabria con l’accusa di essere coinvolto in alcuni attentati svolti contro alcuni magistrati locali. In pratica un presunto confidente di Cisterna è sospettato di voler ammazzare altre toghe. «Quando ammetto che questa persona l’avevo messa in contatto con i servizi, è scoppiato un putiferio», ricorda la toga. 

 

DNA - DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA

«Mi hanno chiesto di sapere perché fossi in contatto con il Sismi. Benché io abbia chiesto più volte l’audizione del dottor Vigna affinché confermasse la mia versione, non è stato ascoltato». Il Sistema comincia a muoversi. Il procedimento che porta al suo trasferimento dalla Procura nazionale antimafia a un altro ufficio dura solo 12 giorni. Lui riesce a ottenere due annullamenti dalla Cassazione. «La terza volta», racconta per dare un peso all’accanimento, «non c’erano componenti del collegio compatibili, perché tutti mi avevano già giudicato».

 

Loris D’Ambrosio

Mentre cerca di difendersi, a livello disciplinare, da accuse kafkiane che lo dipingono come un pm che chissà cosa trama con i servizi segreti, ecco che arriva un’accusa ancora più grave ed entra nella storia anche la Presidenza della Repubblica. Cisterna viene accusato di corruzione da uno strano collaboratore di giustizia, Antonio Lo Giudice, in un procedimento poi rapidamente archiviato. 

 

alberto cisterna

Ma prima di venire prosciolto, il magistrato ha il tempo di scoprire qualcosa di davvero sorprendente: «Trovo tra le carte dell’inchiesta una nota datata 27 luglio 2011 indirizzata al Quirinale e, per la precisione al consigliere giuridico di Napolitano (Giorgio, all’epoca presidente della Repubblica, ndr), Loris D’Ambrosio, con la quale l’allora capo della Squadra mobile di Reggio Calabria trasmette una nota redatta dal dottor Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria su questa vicenda». 

giuseppe pignatone lirio abbate e antonello ardituro

 

Cisterna non ha mai capito perché la sua vicenda giudiziaria dovesse interessare il Colle. Comprende, invece, dopo poco tempo di essere finito in un meccanismo infernale che lo sta per stritolare.

Una morsa in cui è fondamentale il ruolo della stampa.

 

Il magistrato viene convocato a Reggio Calabria per essere sentito da Pignatone. Convinto di risolvere la questione in pochi minuti si presenta senza avvocato. «Chiamato a rendere un interrogatorio in maniera assolutamente riservata mi sono ritrovato quella stessa mattina in prima pagina sul Corriere della sera con un articolo a firma di Giovanni Bianconi», ricorda Cisterna. Il giornalista a cui Pignatone affiderà la sua ultima intervista alla vigilia della pensione, oltre che il cronista che farà esplodere il caso Palamara con il suo scoop.

 

Giovanni Bianconi

L’articolo si intitola: «Indagato il vice di Grasso alla Procura antimafia. Un pentito: Cisterna pagato per una scarcerazione». L’inchiesta ha appeal mediatico e il cronista, una sorta di biografo di Pignatone, canta le gesta dell’inquirente, citato per nome nelle prime righe per questa sua clamorosa inchiesta. Specificando che la Procura ha già inviato le carte dell’indagine al Csm e al procuratore generale della Cassazione. È la cronaca della fine di una carriera. Dopo appena otto mesi Pignatone sarà proclamato procuratore di Roma in un plenum del Csm a cui prenderà parte Napolitano in persona.

PIGNATONE PALAMARA

 

Il giudice ancora oggi vorrebbe delle spiegazioni: «Qualcuno mi dovrà prima o poi spiegare come mai il verbale di chi mi aveva accusato sia finito su quella prima pagina del Corriere della sera, giornale che era a conoscenza di un atto che credo non avesse nessuno in quel momento a disposizione se non la Procura di Reggio Calabria o pochissime altre persone legittimamente delegate».

 

Il suo accusatore, tra l’altro, sarà processato e condannato per calunnia in primo grado a 5 anni. «La sua scarsissima attendibilità avrebbe dovuto essere evidente al dottor Pignatone e ai suoi collaboratori dal primo momento in cui entrati in contatto con questo personaggio. Avrebbero dovuto comprendere subito che si trattava di un calunniatore» protesta il giudice. Il quale presenta un esposto, ma nessuno procede per la fuga di notizie.

 

giovanni bianconi foto di bacco

«La Procura generale avoca le indagini, dicendo ai pm “ma qui che avete fatto? Non avete svolto neanche un minimo di accertamento?”». Alla fine il procedimento viene archiviato perché erano passati tre anni, i tabulati erano stati cancellati e quindi non era stato possibile risalire a chi avesse avvisato Bianconi. A questo punto Cisterna tira le somme: «La polizia giudiziaria, Pignatone e Bianconi. Quando si parla del triangolo descritto da Palamara io so cosa voglia dire». 

 

GIOACCHINO GENCHI

Ormai Cisterna è diventato un bersaglio. Quando ha accesso al fascicolo scopre anche l’esistenza della registrazione di un colloquio tra un giornalista del Sole 24 ore e il superconsulente delle procure, Giacchino Genchi, l’uomo famoso per la pesca a strascico con i tabulati telefonici, l’esperto a cui si era affidato Luigi De Magistris per «pescare» anche Romano Prodi e Clemente Mastella. La conversazione viene registrata un mese prima che si acquisisca la notizia di reato che ha portato all’ iscrizione sul registro degli indagati di Cisterna.

 

«Genchi», ricorda il giudice, «riferisce che stava svolgendo accertamenti sui miei tabulati e su quelli di un altro collega e al giornalista dice una frase emblematica, questa: «Le indagini sono come la maionese, se vengono versati tutti gli ingredienti all’interno del minipimer, la maionese non esce. Bisogna metterli un po' alla volta». 

 

ANTONIO DI PIETRO CIRCONDATO DAI GIORNALISTI

Solo un mese prima l’ex leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro aveva presentato un’interrogazione parlamentare contro Cisterna. «A quel punto», racconta il bersaglio mobile, «io lo affronto, chiedo di parlargli e lui spontaneamente ammette che era stato Genchi a suggestionarlo e a indurlo a firmare questa interrogazione. Quindi io chiedo di sapere quando sia stata preparata la maionese, chi l’abbia servita e chi siano stati gli chef».

 

«Io», conclude Cisterna, «ho fatto quattro o cinque denunce, a Pignatone, a Genchi, al capo della Squadra mobile di Palermo e ai giornalisti». «Francesco Viviano da Palermo, che pubblica una notizia su Repubblica che pure non si sa da dove arriva, Giuseppe Lo Bianco, Fatto quotidiano, da Palermo». 

alberto cisterna

 

E ha riflettuto a voce alta davanti agli esponenti della Commissione antimafia: «Che cosa volete che pensi? Che qualcuno con buoni agganci a Palermo ha fatto pubblicare notizie in loco su tutto ciò che era necessario per costruire e tenere vivo il fuoco di questa vicenda? E quindi si soccombe, nei limiti nei quali è necessario che si soccomba».

Uno dei grandi colpi del Sistema.

Ultimi Dagoreport

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”

giorgia meloni roberto vannacci antonio tajani

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI PASSERÀ IL FERRAGOSTO CON UNA MARGHERITINA IN MANO: AL POSTO DEL "M'AMA/NON M'AMA" CHE LA FACEVA SOSPIRARE DA ADOLESCENTE, IL DILEMMA SARÀ: "VANNACCI SÌ - VANNACCI NO?" - A FACILITARLE LA DECISIONE CI PENSA IL GENERALE, SEMPRE PIÙ CONVINTO DI NON FARSI IMBARCARE IN MAGGIORANZA: MEGLIO RESTARE ALL’OPPOSIZIONE, SPARARLA SEMPRE PIÙ GROSSA E INGROSSARE LA SUA "SPORCA DOZZINA" – IN ATTESA DI SCIOGLIERE IL DILEMMA, LA DUCETTA HA MESSO IN MOTO LA CONTROFFENSIVA: SE L’EX GENERALE DELLA FOLGORE, DOPO AVER PROSCIUGATO LA LEGA, ORA STA DRENANDO VOTI ANCHE A FRATELLI D’ITALIA (E NEL SUD PURE AI 5STELLE), PERCHE' NON RIACCIUFARE I CONSENSI AL CENTRO? DETTO, FATTO: MESSI IN STAND-BY I SUOI COLONNELLI COL FEZ, HA RILANCIATO SULLA SCENA IL SUO EX MAGGIORDOMO DI FORZA ITALIA. COSÌ SI SPIEGA LA PRESENZA A SANT’ANNA DI STAZZEMA DI ANTONIO TAJANI, E L’IMPROVVISA ACCELERAZIONE ANTIFASCISTA DELL'EX MONARCHICO CIOCIARO... - VIDEO

theodore kyriakou enrico mentana cnn

FLASH – A CHE PUNTO E' LA “CNN ITALIANA” BY KYRIAKOU-MENTANA, IL CUI DECOLLO E' PREVISTO PER IL PROSSIMO GENNAIO? - SFUMATE LE TRATTATIVE SUL CANALE “NOVE” E “TV8”, IL MAGNATE GRECO SI SAREBBE RASSEGNATO A PRENDERE IN “AFFITTO” DA DISCOVERY IL CANALE 52, VICINO ALLE ALTRE ALL NEWS, DOVE ORA C’È “DMAX” – IL PROBLEMA È IL COSTO DELL’OPERAZIONE: TRA RETE, TECNICI, GIORNALISTI E IL CONTRATTONE DI CHICCO, VERREBBE A COSTARE SUI 25 MILIONI DI EURO ALL’ANNO, MENTRE I RICAVI PUBBLICITARI STIMATI SI FERMEREBBERO A 6. UN DEFICIT SOSTENIBILE? - KYRIAKOU CONFIDA NEL “BRAND” CNN, MA I BILANCI DELLE ALL NEWS ITALIANE NON È RASSICURANTE. SKYTG24 E TGCOM RESISTONO (CON PERDITE), RAINEWS DRENA MILIONI ALLA TV PUBBLICA PER COLPA DELLE MANCATE SINERGIE: OGNI TG HA I SUOI INVIATI E REDATTORI, CREANDO DOPPIONI INUTILI…

sergio cola

LA VITA È STRANA, LAVITOLA DI PIÙ – CHE COINCIDENZA: L’AVVOCATO DI VALTERINO, SERGIO COLA, L’UOMO DEL “NO COMMENT” ALLA DOMANDA SULLA CONSAPEVOLEZZA DI RANUCCI DELL’ATTENTATO, È UN UOMO DI DESTRA, DA SEMPRE – GIÀ DEPUTATO DI ALLEANZA NAZIONALE PER TRE LEGISLATURE, FINO A 20 ANNI FA, HA PARTECIPATO A MOLTE INIZIATIVE PER IL “SÌ” AL REFERENDUM COSTITUZIONALE SULLA GIUSTIZIA. E NEGLI ULTIMI TEMPI AVREBBE RIPRESO CON RINNOVATO VIGORE L’ATTIVITÀ POLITICA, CON FRATELLI D’ITALIA (AL PADRE, ARTURO, FU INTITOLATA L’ANNO SCORSO LA SEZIONE DEL PARTITO DI MELONI A SAN GIUSEPPE VESUVIANO) - COME MAI VALTER LAVITOLA HA SCELTO, TRA I TANTI AVVOCATI POSSIBILI, PROPRIO UNO COSÌ LEGATO A FDI, IL PARTITO CHE PIÙ DI TUTTI HA ATTACCATO SIGFRIDO RANUCCI E NON VEDE L'ORA DI BUTTARLO FUORI DALLA RAI? ANCHE PERCHÉ, COME SCRIVE "MOWMAG", DI LAVITOLA, SERGIO COLA NON È AFFATTO LO STORICO DIFENSORE. E ALLORA PERCHÉ IL FACCENDIERE SI FA DIFENDERE DA UN LEGALE COSÌ DI PARTE E COSÌ VICINO A UN PARTITO? AH, SAPERLO...

giorgia meloni in sardegna - foto di oggi

FOTO FLASH! - MA CHI E': UNA LONTRA FUORI HABITAT, UN SUB SPAESATO O UN "NAVY SEAL" DELLA GARBATELLA? - IL SETTIMANALE "OGGI" PUBBLICA UNA IMMAGINE "ANFIBIA" DI GIORGIA MELONI CHE, CON I CAPELLI BAGNATI, MASCHERA E BOCCAGLIO, EMERGE MINACCIOSA DALLE ACQUE DELLA SARDEGNA - LA PREMIER NUOTA A PELO D'ACQUA SCRUTANDO L'ORIZZONTE, CON L'OCCHIO DA SQUALETTA COATTA - COSA HA PUNTATO? QUALCHE GIORNALISTA SGRADITO, I SONDAGGI SULLE PROSSIME ELEZIONI O LE TRUPPE BALNEARI DI VANNACCI? AH, SAPERLO...