trump deutsche bank

DEUTSCHE BANG! TRUMPONE HA 365 MILIONI DI DEBITI CON IL COLOSSO MALATO TEDESCO, CHE STA 'TRATTANDO' UNA MULTA DA 14 MILIARDI $ PER LE TRUFFE DEI MUTUI IN AMERICA - CHE FARA' TRUMP? QUESTO È IL PRIMO VERO CASO DI CONFLITTO D’INTERESSI CHE DOVRÀ AFFRONTARE IL NEO PRESIDENTE

 

Federico Rampini per la Repubblica

 

donald melania ivanka trump e jared kushnerdonald melania ivanka trump e jared kushner

La “tournée del ringraziamento”, o il giro trionfale del vincitore, Donald Trump lo ha iniziato ieri sera con le tappe nell’Indiana e a Cincinnati (Ohio) dove la fiducia della classe operaia gli è stata decisiva. Ma il bagno di folla del presidente- eletto è stato guastato dalle rivelazioni su un altro monumentale conflitto d’interessi, che coinvolge una delle più “tossiche” fra le banche europee: la Deutsche Bank.

 

Che all’immobiliarista Trump ha fatto credito per 365 milioni di dollari, finanziando generosamente almeno tre dei suoi ultimi investimenti. Fra cui il fiore all’occhiello, il nuovissimo Trump International Hotel inaugurato a pochi isolati dalla Casa Bianca, in un antico palazzo delle poste federali restaurato come 5 stelle di lusso. Il problema è che la Deutsche Bank è un’inquisita della magistratura americana: il Dipartimento di Giustizia sta tentando di infliggerle una multa record da 14 miliardi.

john cryan   deutsche bankjohn cryan deutsche bank

 

E un giorno quel Dipartimento di Giustizia prenderà ordini dal cliente che deve 365 milioni alla stessa Deutsche Bank. Un pasticcio colossale, forse il più grave fin qui fra i tanti conflitti d’interessi emersi finora.A lanciare il caso Deutsche è stata la radio pubblica, National Public Radio ( Npr), che però a dispetto del nome e del suo status non profit non riceve sussidi dal governo e si mantiene con le donazioni degli ascoltatori.Npr ha dedicato un ampio servizio al “gioiello della corona”, l’hotel inaugurato di recente a Washington, con 263 stanze.

 

E già oggetto di un altro scandalo sollevato da Politico. com: quell’albergo di lusso appena aperto è stato prenotato dal governo del Bahrain per un maxi-ricevimento privato. Evidentemente gli stranieri hanno già capito come ingraziarsi il futuro presidente? L’inchiesta di Npr però si concentra sull’altro aspetto, le fonti dei finanziamenti che Trump ha dovuto chiedere per i lavori di ristrutturazione dell’hotel di Washington (200 milioni solo quello), nonché un altro aperto di recente a Chicago, e un club di golf in Florida. In tutto la Deutsche ha erogato fidi a Trump per 365 milioni appunto.

 

DEUTSCHE BANKDEUTSCHE BANK

 Proprio mentre la stessa Deutsche deve rispondere alle autorità federali per una serie di frodi e operazioni illecite commesse sui titoli strutturati della finanza “tossica”, legati ai mutui-subprime dell’era pre-2008. La banca tedesca, su cui sono caduti gli strali anche del Fondo monetario internazionale, è impegnata in un serrato negoziato con il Dipartimento di Giustizia e spera di riuscire almeno a ridurre la multa da quei 14 miliardi richiesti ad una cifra inferiore.

 

OBAMA MERKEL - 2OBAMA MERKEL - 2

Il governo di Angela Merkel appoggia la Deutsche Bank, considerata come l’anello più debole del sistema bancario tedesco. Da che parte starà Trump? Si attende l’annuncio che lui farà il 15 dicembre sul conflitto d’interessi, ma da quanto lui stesso ha fatto capire, la soluzione sarebbe molto al di sotto dei problemi (si limiterebbe ad astenersi dalla guida operativa della sua azienda lasciando ai figli le responsabilità del management).Ma intanto Trump è impegnato a pubblicizzare il suo primo “miracolo” economico: ieri è stata confermata ufficialmente la decisione dell’azienda Carrier di salvare 1.000 posti di lavoro nella sua fabbrica di condizionatori dell’Indiana, che l’azienda voleva trasferire in Messico.

 

Sul tema delle delocalizzazioni industriali Trump era intervenuto ripetutamente in campagna elettorale, promettendo un’inversione di tendenza dopo decenni di trasferimenti di fabbriche dagli Stati Uniti verso paesi emergenti a minor costo del lavoro. Spesso nei comizi lui aveva citato proprio il caso Carrier, una filiale della United Technologies. E della Carrier era tornato ad occuparsi personalmente nel ponte festivo di Thanksgiving, telefonando al chief executive della United Technologies che è anche un grosso fornitore militare per il Pentagono.

carrier a indianapoliscarrier a indianapolis

 

La marcia indietro della multinazionale sarebbe dovuta ad un mix di pressioni e di promesse da parte di Trump e delle autorità locali dell’Indiana. Il Wall Street Journal ha stimato che per salvare quei mille posti di lavoro sono stati offerti 7 milioni di dollari di sgravi fiscali: un costo medio di 7.000 dollari per ogni posto di lavoro. E con questo Trump ha salvato appena lo 0,2% dell’occupazione manifatturiera dell’Indiana. E qualche altro migliaio di posti di lavoro di quella fabbrica Carrier se ne andranno comunque in Messico.

 

Mentre Trump aveva sempre denigrato il bilancio di Obama che nel solo 2009 con gli aiuti all’industria automobilistica salvò 3 milioni di posti, e in 8 anni di presidenza ha visto 15,5 milioni di assunzioni. Il comportamento di United Technologies però, facendo seguito ad un’analoga decisione della Ford che ha sospeso trasferimenti di produzioni dal Kentucky al Messico, segnala un’evidente apertura di credito da parte del padronato verso il nuovo presidente.

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