silvia salis

DOPO “BLOOMBERG” E “THE GUARDIAN”, SILVIA SALIS FINISCE ANCHE SULLA COPERTINA DI "VANITY FAIR ITALIA" - UN'OPERAZIONE MEDIATICA PER PORTARE AL GRANDE PUBBLICO L'AVVENENTE SINDACA DI GENOVA, VALORIZZANDO LA SUA IMMAGINE POP - PECCATO CHE L'EX LANCIATRICE DI MARTELLO NON BRILLI PER VISIONE STRATEGICA. ANZI, CI RIFILA PENSIERINI ANALCOLICI: “SONO  MADRE, CATTOLICA, ETEROSESSUALE. MA IL MIO MODELLO NON È L’UNICO" – A DIFFERENZA DI ELLY SCHLEIN, SALIS ALMENO PARLA DI COSE CONCRETE: SICUREZZA, SANITÀ, LAVORO, PRESSIONE FISCALE: “SE UN GOVERNO DI DESTRA SI TROVA A REGISTRARE IL MALUMORE DI CONFINDUSTRIA, HA FALLITO” - PIU’ CHE L’ANTI-MELONI, LA RENZIANA SALIS PUO’ FORSE AMBIRE A GUIDARE LA FUTURA ''CASA RIFORMISTA'', TERZA GAMBA CENTRISTA DEL CAMPOLARGO - L’OPERAZIONE MEDIATICA SULLA SINDACA DI GENOVA RICORDA QUELLA CHE PORTO' MATTEO RENZI A PALAZZO CHIGI, MANCA SOLO L'OSPITATA AD "AMICI" DALLA DE FILIPPI...

Simone Marchetti per Vanity Fair – www.vanityfair.it - Estratti

 

COPERTINA DI VANITY FAIR CON SILVIA SALIS

Da Genova al mondo. Di Silvia Salis oggi parlano tutti. All’estero, il quotidiano inglese The Guardian le dedica un ritratto da icona progressista italiana. Qualche settimana prima, l’agenzia di stampa Bloomberg News l’ha soprannominata «Anti-Meloni».

 

(...)  un concerto di musica techno in piazza Matteotti a Genova l’ha trasformata in un meme, ovvero nella vera consacrazione planetaria di un personaggio politico.

 

(...) Quarant’anni anni, ex atleta (è stata una pluripremiata martellista) e dirigente sportiva italiana, ha un figlio di due anni e un marito, Fausto Brizzi, che è regista, scrittore e sceneggiatore. (...)

 

 

silvia salis - foto vanity fair

Ecco, partiamo da qui. Dagli attacchi più biechi. La chiamano Barbie. E la attaccano per una foto a piedi nudi prendendosela con il marchio di lusso delle sue scarpe.

 

«Allora, premesso che non c’è niente di male nel comprarsi, con le proprie risorse, quello che più ci piace, ci tengo a dire che quella è una foto di quattro anni fa scattata nel mio ufficio del Comitato Olimpico e spacciata per recente, realizzata nell’ufficio da sindaca. È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare.

 

IL POST DI FRANCO ZAFFINI SULLE SCARPE MANOLO BLAHNIK DI SILVIA SALIS

Ero abituata a tutto questo e mi sembrava normale quando abbiamo fatto le elezioni amministrative. Infatti mi dicevo: accidenti come sono scarsi, come possono pensare di vincere con questi argomenti? E, sbagliando, immaginavo che su un piano più nazionale la destra usasse altri temi. Invece no, il copione è lo stesso. Ma vi faccio uno spoiler: non funziona. Alle persone non interessa.

 

(...) però è arrivato il momento di capire che puoi essere per la giustizia sociale, per i diritti dei lavoratori, per la riduzione delle disuguaglianze sociali e allo stesso tempo non negarti la libertà di spendere per le tue passioni quello che hai guadagnato onestamente. E se il dossieraggio su di me ha prodotto una foto con un paio di scarpe, che dire: per favore, andiamo avanti».

 

 

silvia salis al dj set di charlotte de witte piazza mattoetti genova

Lei si è scagliata spesso contro l’utilizzo di un linguaggio volgare, basso e populista. In una trasmissione televisiva, con fermezza e senza ideologia, ha difeso Elly Schlein dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che la definiva una «befana» in un post sui social.

 

«Entriamo di nuovo nel grande tema di cui parlavo prima. Non si tratta solo di sessismo. Il punto è che se Farfallina35 mi dice che sono una Barbie senza cervello tu pensi: vabbè, i social hanno dato voce a milioni di persone e questo è il risultato.

 

Ma se le persone che ti attaccano nello stesso modo hanno una responsabilità amministrativa o comunque rappresentano la Repubblica ti aspetti un altro approccio. Se sei un sindaco, un senatore, un deputato non mi offendi perché mi chiami Barbie o befana, mi offendi perché rappresenti la Repubblica, perché hai accettato la responsabilità che richiede quel ruolo. (...)

 

 

silvia salis - foto vanity fair

Com’è stato, dopo il famoso concerto in piazza Matteotti a Genova, risvegliarsi il giorno seguente e trovarsi trasformata in un meme planetario?

«Incredibile e divertente. Ma, sono sincera, queste cose devono rimanere sullo sfondo. Come per lo scatto delle scarpe, non mi sono scomodata a fare smentite o commenti perché un sindaco che rappresenta un’istituzione ha solo da perderci a infilarsi in questa melma dove tutto è il contrario di tutto e dove i toni sono da tifoseria.

 

 

Ci vuole distacco. E poi, sa, anche di fronte agli attacchi personali più strumentali, vedo anche persone che non mi conoscono e che chiedono di guardare ai contenuti, non all’aspetto fisico, alle apparenze, alla vita privata. Io, poi, non attaccherei mai un’altra donna su questi elementi.

 

C’è un partito che ha pubblicato recentemente una mia foto in costume da bagno con mio figlio in braccio senza nemmeno oscurargli il volto. C’è un livello oltre il quale non bisognerebbe andare. (...)

 

In Italia, si discute molto se lei sia di centro, di centrosinistra, di sinistra. Allora, come dice lei, provo a riportare i fatti del suo operato da sindaca in questi primi dieci mesi. Punto per punto, vorrei un suo commento.

silvia salis dietro charlotte de witte. 2

«Va bene, sono pronta».

 

Ha registrato due madri all’anagrafe nonostante i limiti e la propaganda dell’attuale governo.

«Guardi che non è una concessione ma semplicemente qualcosa che una sentenza ha permesso. Non sono stata magnanima, ho permesso un diritto. E poi, questi bambini, queste bambine di coppie omogenitoriali esistono indipendentemente dal fatto che il Comune firmi o no.

 

La firma del Comune permette di dare le tutele a questi bambini e alle loro famiglie. L’ho sempre detto: sono una madre, sono cattolica, sono sposata, sono eterosessuale ma non credo che il mio sia l’unico modello o che sia migliore degli altri. Il Comune è laico, l’amministrazione è laica, il Paese è laico. E lo dico da cattolica».

 

silvia salis - foto vanity fair

Altro suo operato: l’obbligo al salario minimo.

«Ma è evidente: gli effetti positivi del salario minimo sono lampanti in Paesi come la Spagna dove è stato applicato. E, sinceramente, chi può ancora discutere su questo? Con la pressione fiscale che c’è.

 

Con la realtà di queste nuove generazioni che saranno le prime che pur lavorando non potranno permettersi una casa. In quest’ottica, ovviamente, il Comune può fare una piccola parte, perché il tema è nazionale. Però l’abbiamo fatta: in tutti gli appalti abbiamo garantito un obbligo a un salario minimo».

 

Si è espressa apertamente sulla Palestina e sul genocidio a Gaza.

«E ho fatto bene, visto che anche chi non l’ha fatto si è dovuto rimangiare le parole dette. Ma come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità.

 

Ed è un’idiozia pensare che la tua posizione di sindaco o di città non cambi le cose. Genova, poi, è un simbolo, uno dei più grandi porti del Mediterraneo, la sua posizione è rilevante. Pensi anche a tutta la vertenza Ilva sul mondo del lavoro».

 

A proposito. Lei è scesa in piazza a fianco degli operai dell’ex Ilva.

silvia salis mezza maratona

«Perché mi riconosco nelle loro lotte. Sono le stesse che hanno fatto i miei genitori quando prendevano il treno e andavano a Roma per gli scioperi generali. Quel senso collettivo si è un po’ perso. E, comunque, una città in cui diminuiscono i posti di lavoro qualificati è una città che si sgretola».

 

Lei ha anche sostenuto la partenza della Flotilla.

«Anche in quel caso: è l’identità culturale di Genova. Un’identità che non è legata ai partiti politici. Quella sera, poi, nelle strade della città c’erano decine di migliaia di persone. Devi tenerne conto. Le ricordo che al recente Referendum il No è stato votato al 64%, il Sì al 36. È tanto. È importante tenere conto della città e del Paese che ti circondano».

Si è battuta anche per l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, altro argomento spinoso per l’attuale governo.

«Guardi, mi spiace che l’altra parte politica si stracci le vesti per cose che andrebbero fatte senza nemmeno troppo clamore. 

 

 

silvia salis - foto vanity fair

(...) Siamo, infatti, nelle mani di potenti che, nel bene o nel male, stanno sconvolgendo l’ordine mondiale. Inizio dal più controverso, Donald Trump.

«Trump sembra una puntata della serie tv distopica Black Mirror. Credo che nessuno di noi potesse contemplare nella sua vita di vedere un presidente degli Stati Uniti di questo genere».

Benjamin Netanyahu.

«Lo metto insieme a Trump ma a un livello più basso. Perché è anche più cattivo».

 

Vladimir Putin.

«Ma questa è la galleria degli orrori. Sono il male assoluto. Ci manca solo Orbán nella lista».

Cambiamo registro, allora. Sergio Mattarella.

«Il presidente Mattarella è il baluardo della rispettabilità della nostra Repubblica».

Giorgia Meloni.

«È una politica determinata con posizioni molto distanti da me. Ma resta una donna che ha fatto un grande percorso politico».

Matteo Renzi.

«Da presidente del Consiglio ha caratterizzato una stagione di grande cambiamento. È stato un presidente giovane e progressista, poi, come lui stesso dice, non ha saputo interpretare le risposte che gli arrivavano dal Paese. Non che sia semplice, per carità».

 

 

silvia salis techno diventa un meme

Succede una cosa molto strana in molte donne che arrivano nei ruoli più importanti della politica. Penso alla premier giapponese, alle donne dell’amministrazione Trump, ma anche a Marine Le Pen in Francia e ad Alice Weidel in Germania. Tutte figure potenti che però sembrano comportarsi come, se non peggio, degli uomini conservatori che le hanno precedute...

«È un cortocircuito culturale. Perché la presenza di una donna in una posizione apicale silenzia il tema dei diritti dell’emancipazione femminile. Il grande pericolo è scambiare questa copertina con un Paese che va bene.

 

Ma quando una donna arriva al potere si deve ricordare di tutte le altre. Perché il tema dei diritti delle donne, del femminismo non è di sinistra o di destra. È di tutti e di tutte. Io resto basita quando incontro una donna che mi dice “io non sono femminista”.

 

silvia salis - foto vanity fair

Ma in che senso? Dire femminismo non è come dire maschilismo. Il femminismo non nega nessun diritto ma vuole dare alle donne le stesse opportunità che hanno gli uomini. Parliamo, poi, delle quote rosa. Come si fa a dire: sono contro le quote rosa? Ha presente quelle frasette che ti dicono certi uomini: “Le donne brave le cose se le devono guadagnare, non dobbiamo regalargliele”.

 

È una bufala gigantesca: se così fosse, dato che ci sono così poche donne in politica, nelle partecipate, nel mondo imprenditoriale, allora vuol dire che di donne brave ce ne sono davvero poche. La verità è un’altra: senza rappresentanza, senza quote destinate alle dirigenti sportive, per esempio, io difficilmente avrei avuto un ruolo nel Coni. Le quote rosa alimentano un ciclo positivo.

 

E non è solo un tema culturale ma soprattutto economico. In Italia abbiamo una differenza salariale tra le più alte d’Europa. E se da donna guadagni meno, chi lascia il lavoro quando hai un figlio? Tu. E quindi ti esponi a una minore libertà, a violenza domestica ed economica. E quando sarai in età avanzata rischierai la povertà, perché se rimarrai sola avrai una pensione che non ti permetterà di mantenerti».

(…)

Qual è la lezione più importante che ha imparato dallo sport?

silvia salis al dj set di charlotte de witte piazza mattoetti genova 2

«Che devi rispettare i tuoi avversari. Perché i tuoi avversari ti qualificano. Perché se non li rispetti e loro vincono, allora tu vali ancora di meno. Questo è un elemento che in politica mi manca molto. Nell’atletica c’è meritocrazia. Nello sport c’è solo il merito. Fai un metro in più? Sei più bravo di me. E non ti possono attaccare dicendo che sei una Barbie».

 

(...)

Che mi dice di suo marito, il regista Fausto Brizzi?

«Anche se vive e lavora a Roma, quindi lontano, è il mio grande supporto. La gestione della nostra famiglia non è certo facile. Però sono fortunata perché ho una madre e una nonna che mi aiutano nella gestione di mio figlio. Mi fanno sentire serena. E non provo sensi di colpa anche se lo vedo poco perché so che sto lavorando per la nostra famiglia e per la nostra città. È chiaro che mi manca. E, ripeto, sono fortunata perché quel senso di nostalgia per lui è attenuato dal fatto di saperlo con mia mamma e mia nonna».

 

Si sente mai sola nel suo ruolo di sindaca?

silvia salis - foto vanity fair

«In questo mi ha aiutata lo sport. Hai una grande squadra ma sul campo sei da sola. Nella politica, la decisione finale è la mia ma ho intorno una squadra davvero buona. Una squadra che ti sa sorreggere, proteggere e supportare. Bisogna circondarsi di persone che lavorano per il tuo bene».

 

È mai stata tradita da qualcuno della sua squadra?

«No».

 

 

(..)

A una cena, a Milano, ha dichiarato che il suo programma politico si articola in quattro temi: sicurezza, sanità, lavoro, pressione fiscale. Iniziamo dal primo: la sicurezza.

«Il governo attuale dice sempre che va tutto bene, poi si scaglia contro i sindaci per la sicurezza nelle città perché queste sono per la maggior parte governate dal centrosinistra.

 

Ma la sicurezza nelle città dipende per il 20% dall’amministrazione cittadina e per l’80% dal governo. Ora, per un governo la Finanziaria è il documento più politico che ci sia. E gli investimenti nelle forze dell’ordine sono diminuiti invece di essere rafforzati. La polizia locale, poi, è sottodimensionata e sottopagata rispetto alle altre forze dell’ordine. Ci vogliono più risorse e meno propaganda».

 

silvia salis al dj set di charlotte de witte piazza mattoetti genova 3

Mi parli della sanità.

«Milioni di persone in Italia hanno rinunciato a curarsi. E stanno per aprire i primi centri privati convenzionati per la chemioterapia e le cure oncologiche. È un grande muro che cade: aprire la linea privata per un certo tipo di patologie gravissime. Io non ho nulla in contrario alla sanità privata, anzi. Però quella pubblica deve funzionare. Deve garantire la salute ai cittadini. Altrimenti lo Stato non sta svolgendo il suo compito».

 

Il lavoro è il suo terzo punto.

«Sul tema del lavoro si fa una propaganda di numeri. Ma i numeri vanno studiati bene. Che tipo di lavoro è aumentato? Facile dire: il lavoro a tempo indeterminato. Ma che lavoro è quello che non ti permette di pagare nemmeno l’affitto? Bisogna parlare della qualità del lavoro e del salario minimo».

 

Pressione fiscale: siamo al 43,17%, mai così alta dal 2014.

«Era la propaganda della destra: il centrosinistra vuole più tasse. Invece...».

Invece?

silvia salis con charlotte de witte

«Questa destra ha portato una pressione fiscale che non è mai stata così alta. Il problema, poi, è l’evasione fiscale. Se lo ricorda quando all’inizio della legislatura questo governo diceva: ma chi è che non ha cinquemila euro in contanti in casa? Sono stati smentiti dai fatti e anche dalla Banca centrale europea. Bisogna scardinare il concetto del furbetto che non paga le tasse. Le tasse vanno pagate perché se le pagassimo tutti ne pagheremmo di meno e la sanità, la sicurezza, il lavoro e la pressione fiscale si risolverebbero. E poi, possiamo parlare di Confindustria?».

Prego, mi dica.

«Se un governo di destra si trova a registrare il malumore di Confindustria, allora ha proprio fallito su tutto. Non voglio poi pensare al costo dell’energia. Ma ha visto che cosa è successo in Spagna? Lì l’energia costa molto, molto meno. Perché hanno investito per tempo sulle rinnovabili dando una svolta che in Italia non è avvenuta. Oggi, con la congiuntura sfavorevole della guerra in atto, saranno i cittadini, le aziende e le imprese italiane a pagare il prezzo delle scelte di questo governo».

Torno a parlarle della sua vita e della sua carriera. Qual è stato il momento più buio? E quello più felice?

charlotte de witte a genova con silvia salis

«Il momento più buio è stato tre giorni prima della campagna elettorale, quando mio padre è morto improvvisamente per un’emorragia cerebrale fulminante. Di colpo, mi sono ritrovata con un figlio, un marito lontano e la complessità di organizzare una famiglia e un nuovo impegno politico. Non ho ancora superato quel lutto, è una ferita rimasta aperta».

 

Il più felice?

«Ce ne sono tanti, sono una persona fortunata. Forse il momento più felice è stato la nascita di mio figlio Eugenio. Però, più che un momento, direi Eugenio. Lui è il momento più felice ogni volta che lo vedo».

 

Lei ha detto che quando si arriva a un ruolo di potere tutto cambia. E che devi essere pronto a fare compromessi.

«È così. Fa parte della responsabilità del ruolo che hai. Non sempre potrai fare quello che vuoi, dovrai trovare continue mediazioni, dovrai mediare tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare. E penso a quello che mi dicevano in tanti: una volta che hai fatto il sindaco, sei pronto a tutto».

 

SILVIA SALIS CON MATTEO RENZI

C’è un limite che bisogna darsi al cambiamento di idee quando si arriva al potere? Penso alle mille giravolte di Giorgia Meloni, cambi di rotta, opinioni e promesse che le stanno costando molto in fatto di credibilità...

«Be’, un limite ci vuole. Diciamo che l’elettorato di centrodestra non vede nella coerenza il suo valore indistinguibile. A una leader di centrosinistra, per esempio, l’elettorato non perdonerebbe mai le giravolte della nostra presidente del Consiglio».

silvia salis dietro charlotte de witte fausto brizzi silvia salissilvia salis fausto brizziI PIEDI DI SILVIA SALIS

 

(...)

SILVIA SALIS SU BLOOMBERG fausto brizzi silvia salis (3)silvia salis matteo renzisilvia salis su drudge report silvia salis 3SILVIA SALIS SU BLOOMBERG

 

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