IL "CAMPO LARGO" NON STA PROVANDO A BATTERE LA DESTRA: SI STA STRITOLANDO NEL DUELLO TRA SCHLEIN E CONTE - ELLY CHIUDE IN MODO ECUMENICO E “TESTARDAMENTE UNITARIO” LA FESTA DELL’UNITA’ DI REGGIO EMILIA, PEPPINIELLO ARRINGA GLI AFICIONADOS ALLA FESTA DEL "FATTO QUOTIDIANO" CONTRO LE ARMI A KIEV – "LA STAMPA": “MA DAVVERO SI PUÒ PENSARE DI CANDIDARSI A GOVERNARE L’ITALIA SENZA AVER SCIOLTO QUESTO NODO IN UN’EPOCA IN CUI LA POLITICA ESTERA È TUTTO? C’È QUALCOSA DI AUTOREFERENZIALE, MA ANCHE DI AUTODISTRUTTIVO IN QUESTO MECCANISMO. È UN AZZARDO FONDARE UNA COALIZIONE CHE NON È MAI STATA TALE SULLA CONTESA PER LA LEADERSHIP PRIMA DI COSTRUIRE IL PROGETTO. SI RISCHIA CHE CHI VINCE NON SARÀ POI SEGUITO ALLE SECONDARIE…”
Alessandro De Angelis per “la Stampa” - Estratti
ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL UNITA DI REGGIO EMILIA
Al termine della giornata comiziante, vissuta dai protagonisti con un certo vigore agonistico, tutti “pronti” a sfidare Giorgia Meloni, ma in verità pronti a sfidarsi tra loro, la domanda viene spontanea: è davvero così che si costruisce l’alternativa?
L’uno, Giuseppe Conte, al termine del suo tour autopromozionale nelle Feste dell’Unità – mai così tante – arringa gli aficionados alla Festa del Fatto quotidiano contro le armi a Kiev. Lo chiamano pacifismo.
Forse è qualcos’altro l’indebolimento dell’aggredito, peraltro in una settimana che si è aperta con il drone russo e l’allarme per l’aereo di Zelensky in Moldavia e si è chiusa ieri col bombardamento di un convoglio al confine polacco. L’altra, Elly Schlein, a Reggio Emilia, ha voluto rendere plastica una prova di forza, riempiendo uno spazio più grande del solito. Un segno di vita, ma niente di paragonabile alle adunate di una volta. «Bene, e adesso che te ne fai?». Così disse Togliatti a Giancarlo Pajetta
(…) Tutto legittimo. Ma il filo che lega la festa dell’uno e la festa dell’altra, l’arringa dell’uno a quella dell’altra, insomma il duello a distanza, è un unico grande “festival dell’ambizione”.
Personale, più che collettiva. Che, come domanda di fondo, risponde al “chi guida?” più che al “che fare?” per conquistare chi è fuori dal recinto. Ecco, il meccanismo della competizione per la leadership si è già innescato. L’uno lo gestisce in modo corsaro, arrembante, spregiudicato. L’altra in modo più “ecumenico” e più dall’intero popolo dell’altro.
ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL UNITA DI REGGIO EMILIA
Da questa curiosa miscela scaturisce lo stallo politico a tutti i livelli. Se l’assillo fosse quello di sfidare la destra coinvolgendo i moderati proprio nel momento in cui Vannacci ha prodotto una radicalizzazione a destra, il tema del centro non sarebbe posto come una batracomiomachia, in cui c’è chi sceglie Renzi e chi Onorato secondo ciò che gli aggrada.
E se la priorità fosse costruire un’alternativa e non solo un’ammucchiata “contro” dopo aver stabilito chi è il più fico del bigoncio, qualcuno metterebbe la testa sulle amministrative. (...)
Quel che è mancato nel discorso di Reggio Emilia, in perfetta continuità con la storia di questi anni, è una propria visione dell’Italia, su cui misurare in modo esigente il rapporto con gli altri. Un grande partito riformista non accetta tutto pur di stare assieme, ma costruisce lo stare assieme attorno a punti negoziabili e non negoziabili.
E la visione del Paese, in questo mondo così confuso e interconnesso, è più di un insieme di proposte, fossero pure giuste, su sanità, salario minimo, trasporti.
Significa interrogarsi sulle questioni di fondo che riguardano il rapporto dell’individuo con questa epoca inquieta. Una su tutte: la sicurezza per l’Europa.
In Svezia, i socialdemocratici hanno vinto sostenendo l’aumento delle spese militari e il sostegno incondizionato a Kiev.
ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL UNITA DI REGGIO EMILIA
Ma davvero si può pensare di candidarsi a governare l’Italia senza aver sciolto questo nodo in un’epoca in cui la politica estera è tutto? C’è qualcosa di autoreferenziale, ma anche di autodistruttivo in questo meccanismo che stringe e non allarga.
E che porterà a privilegiare, gli uni e gli altri, gli elementi identitari. È un azzardo fondare una coalizione che non è mai stata tale sulla contesa per la leadership prima di costruire il progetto.
Si rischia che chi vince non sarà poi seguito alle secondarie Il caso Torino è di scuola. C’è un sindaco uscente che parte con i favori del pronostico, è pronto col suo programma, è così pronto che la destra fatica a trovare il candidato e – per inciso – non vuole l’election day perché pensa di perdere alle comunali.
Quel sindaco apre all’alleato con cui ci si candida a governare l’Italia, ma riceve il rifiuto, perché Chiara Appendino è contro di lui ma anche un po’ contro Conte, che però avrà bisogno di lei alle primarie, e quindi si vedrà. Come si vedrà a Milano e pure a Roma. «Continuiamo così, facciamoci del male!» chioserebbe Nanni Moretti in Bianca. Se non ci fossero il caro bollette, il caro affitti, il caro vita, la partita sarebbe ingiocabile.
ELLY SCHLEIN ALLA FESTA DELL UNITA DI REGGIO EMILIA


