È FINITO TUTTO, ANCHE LA SVIZZERA SI RIARMA! – IL GOVERNO ELVETICO HA IN PROGRAMMA DI SPENDERE 33 MILIARDI DI EURO, A PARTIRE DAL 2028, PER RAFFORZARE LA SICUREZZA, COME REAZIONE AL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO – IL MINISTRO DELLA DIFESA PREVEDE DI FINANZIARE LA SPESA CON L’AUMENTO DI UN PUNTO PERCENTUALE DELL’IVA, PER EVITARE DI CARICARLA SULLE SPALLE DELLE PROSSIME GENERAZIONI. IN SVIZZERA, ANCHE NELLE EMERGENZE, UN DEBITO PUBBLICO ECCESSIVO RIMANE QUALCOSA DI INCONCEPIBILE…
Articolo di Franco Zantonelli per repubblica.it - Estratti
La Svizzera ha in programma di spendere 31 miliardi di franchi, a partire dal 2028, per rafforzare la sicurezza. In sostanza per riportare ad un livello accettabile il proprio esercito. Per finanziare la spesa il Ministro della Difesa, Martin Pfister, propone in buona parte di far capo a un aumento dell’Iva dello 0,8%.
Ciò che porterebbe l’imposta sul valore aggiunto elvetico all’8,9%. Attualmente è dell’8,1%. Un valore, comunque sempre distante da quello dei Paesi UE, che varia dal 15 al 27%.
Come si è giunti a questa situazione? Va detto che la Confederazione, fino agli anni della Guerra Fredda, aveva un esercito di milizia temibile, sul modello israeliano per intenderci, tanto che lo scrittore statunitense John McPhee gli dedicò lodi sperticate nel libro “Quel formidabile esercito svizzero”.
Dopo la disintegrazione dell’URSS si pensò allo scampato pericolo e le spese per la difesa ne risentirono in modo consistente.
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A suonare la sveglia, mentre la motivazione della truppa calava e i mezzi militari invecchiavano, ci ha pensato il conflitto tra Russia e Ucraina. “Prima di allora - ha dichiarato Thomas Süssli, comandante in capo delle forze armate svizzere fino alla fine del 2025 -si pensava che una guerra cibernetica fosse l’unica vera minaccia”.
“Ci si domandò perfino se valesse ancora la pena dotare ogni singolo soldato di un giubbotto antiproiettile”. Intanto mancano già le divise per la libera uscita e parecchi militari sono costretti a girare sempre in tuta mimetica. Insomma, una guerra convenzionale, come quella che stanno combattendo da quasi 4 anni russi e ucraini, sembrava appartenere al passato.
Non a caso, invece di investire sui droni, Berna ha ordinato 30 F35 alla Lockeed Martin, per 6 miliardi di franchi. Che, secondo l’ex-comandante in capo Süssli “consentirebbero alla Svizzera di resistere non più di un mese in caso di attacco di vasta portata”.
Di più:”scoppiasse una guerra solo un terzo dei nostri soldati sarebbe equipaggiato per combattere”. Ecco che, per colmare queste lacune, il Ministro della Difesa Pfister prevede di investire 31 miliardi di franchi.
E di finanziare la spesa con l’aumento di poco meno di un punto percentuale dell’Iva. Per evitare di caricarla sulle spalle delle prossime generazioni. In Svizzera, anche nelle emergenze, un debito pubblico eccessivo rimane qualcosa di inconcepibile.

